Economia

Vendite al dettaglio, settembre a +1,6% in valore: i volumi scendono dello 0,1%

File di carrelli metallici con maniglie rosse sotto una tettoia
Carrelli della spesa a Bubenreuth, Germania. Foto d’archivio illustrativa, non documenta le vendite italiane di settembre 2026. Foto: Markus Spiske / Unsplash. Unsplash License. Immagine integrale, ridimensionata.

A settembre 2026 le vendite al dettaglio in Italia sono cresciute dell’1,6% in valore rispetto a un anno prima, mentre i volumi sono diminuiti dello 0,1%. Il dato, diffuso dall’Istat il 5 novembre, descrive due movimenti diversi: aumenta l’importo delle vendite, ma non la quantità acquistata al netto dell’effetto dei prezzi. Nel confronto con agosto, invece, il valore sale appena dello 0,1% e il volume complessivo resta fermo.

File di carrelli metallici con maniglie rosse sotto una tettoia
Carrelli della spesa a Bubenreuth, Germania. Foto d’archivio illustrativa, non documenta le vendite italiane di settembre 2026. Foto: Markus Spiske / Unsplash. Unsplash License. Immagine integrale, ridimensionata.

Alimentari: spesa stabile sul mese, quantità in calo

Nel comparto alimentare, rispetto ad agosto la spesa non cambia in valore, mentre i volumi perdono lo 0,3%. Il confronto con settembre 2025 mostra invece un aumento dell’1,7% in valore e una diminuzione dello 0,1% in volume. Anche Sky TG24, nel resoconto del 5 novembre, riporta questa differenza tra gli importi pagati e gli acquisti in termini reali.

Per i beni non alimentari, il confronto mensile è moderatamente positivo: +0,3% in valore e +0,1% in volume. Guardando a un anno prima, però, il valore cresce dell’1,5% e il volume scende dello 0,2%. Per leggere correttamente il risultato bisogna quindi tenere insieme periodo di confronto e tipo di indicatore: un aumento sul mese può convivere con una flessione annua.

Il trimestre e il canale online

Il quadro del terzo trimestre è più debole del solo dato di settembre. Rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite diminuiscono dello 0,3% in valore e dello 0,5% in volume. Nei primi nove mesi dell’anno, invece, il bilancio rispetto allo stesso periodo del 2025 resta positivo: +1,9% in valore e +0,4% in volume. Sono confronti differenti, che non vanno sommati né usati come se raccontassero lo stesso intervallo.

Tra i canali distributivi spicca il commercio elettronico, con un aumento annuo dell’8,5% in valore e del 7,1% in volume. La nota metodologica Istat precisa però il perimetro: l’aggregato riguarda le imprese che vendono prevalentemente o esclusivamente attraverso internet. Le vendite online di imprese con un’altra attività commerciale prevalente confluiscono nei rispettivi aggregati. Il dato non rappresenta dunque, da solo, ogni acquisto effettuato sul web.

Corsia di un negozio alimentare con scaffali, frutta e verdura
Scaffali alimentari e reparto ortofrutta a Tadoussac, Québec, Canada. Foto d’archivio illustrativa, non documenta le vendite italiane di settembre 2026. Foto: clement proust / Unsplash. Unsplash License. Immagine integrale, ridimensionata.

Cosa misura il volume e cosa non dice sul singolo carrello

Nella metodologia dell’istituto, l’indice in valore incorpora sia le quantità sia i prezzi dei prodotti venduti. Per ottenere l’indice in volume viene eliminato l’effetto delle variazioni dei prezzi, utilizzando gli indici armonizzati dei prezzi al consumo. È questa distinzione che permette di capire perché maggiori incassi non equivalgano automaticamente a maggiori acquisti reali.

La rilevazione riguarda le vendite delle imprese del commercio al dettaglio, escludendo i combustibili e le imprese che vendono prevalentemente autoveicoli. Non è una misura completa di tutti i consumi delle famiglie. Inoltre, i risultati sono nazionali: non consentono di stabilire quanto abbia speso una determinata famiglia, né quali prodotti abbia tolto dal proprio carrello.

Per il lettore, la verifica utile è distinguere le tre domande: quanti euro sono stati spesi, come si muovono gli acquisti al netto dei prezzi e quale periodo si confronta. I dati più recenti sono provvisori e soggetti a revisione. La prossima diffusione indicata dall’Istat è il 4 dicembre.

Per il contesto, LSDI ha approfondito anche la stima dell’inflazione di ottobre e i dati sulle retribuzioni contrattuali di settembre: sono indicatori diversi, da tenere distinti dalle vendite qui descritte.

Fonti e crediti

Fonti consultate il 5 novembre 2026: comunicato Istat sul commercio al dettaglio di settembre, relativo PDF con prospetti e metodologia, resoconto Sky TG24, collegati nel testo. Le fotografie sono d’archivio e illustrative; autori, luoghi, pagine originali e licenza sono indicati nelle didascalie.

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