Economia

Retribuzioni, a settembre +2,5%: nel privato crescono meno dei prezzi

Persone lavorano con computer portatili attorno a un tavolo in ufficio
Lavoro al computer in una fotografia pubblicata il 22 marzo 2018. Immagine d’archivio e di contesto: non documenta i salari delle persone ritratte né identifica un campione italiano dell’indagine Istat. Foto: Annie Spratt / Unsplash, Unsplash License. Ridimensionamento proporzionale, senza ritaglio.

A settembre le retribuzioni contrattuali orarie italiane sono cresciute del 2,5% rispetto a un anno prima, restando ferme sul mese precedente. Lo rileva l’Istat nella diffusione del 30 ottobre 2026 dedicata al terzo trimestre. Per il secondo trimestre consecutivo, la crescita annua delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell’inflazione.

Il comunicato Istat distingue però settori e periodi: nel privato l’aumento annuo di settembre è del 2,3%, nella pubblica amministrazione del 3,2%. Il dato nazionale non annuncia un aumento identico per tutti i lavoratori e non misura il netto accreditato sul conto.

Persone lavorano con computer portatili attorno a un tavolo in ufficio
Lavoro al computer in una fotografia pubblicata il 22 marzo 2018. Immagine d’archivio e di contesto: non documenta i salari delle persone ritratte né identifica un campione italiano dell’indagine Istat. Foto: Annie Spratt / Unsplash, Unsplash License. Ridimensionamento proporzionale, senza ritaglio.

Il confronto con i prezzi riguarda lo stesso periodo

Secondo l’Istituto, nel settore privato a settembre la dinamica retributiva risulta circa due punti percentuali inferiore a quella dell’IPCA, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo. Il divario è riportato anche da ANSA nel lancio delle 12:23. È un confronto tra velocità di crescita: i valori contrattuali aumentano, ma meno dei prezzi.

Non bisogna sottrarre automaticamente il 2,5% delle retribuzioni di settembre al 5,4% dell’inflazione di ottobre diffuso oggi. Cambiano il mese di riferimento e l’indice dei prezzi: quel 5,4% riguarda il NIC, mentre il commento sui salari usa l’IPCA di settembre. Una differenza costruita mescolando queste misure non descriverebbe correttamente il divario indicato dall’Istat.

Scuola al 5,5%, servizi privati al 2,1%

La media nasconde andamenti differenti. Nell’agricoltura le retribuzioni contrattuali orarie aumentano del 3,3% sull’anno, nell’industria del 2,6% e nei servizi privati del 2,1%. Fra i comparti con le variazioni più elevate figurano la scuola, al 5,5%, le telecomunicazioni, al 5,1%, e l’igiene ambientale, al 5%.

L’incremento annuo è invece nullo per farmacie private, funzioni centrali, forze dell’ordine, forze armate e vigili del fuoco. Questo descrive l’andamento dell’indice contrattuale nei comparti elencati; non permette di stabilire se ogni cedolino individuale sia rimasto invariato. Anche il +2,5% medio dei primi nove mesi confronta gennaio-settembre 2026 con lo stesso periodo del 2025, anziché il solo mese di settembre.

Scrivania in legno con monitor, tastiera e sedia accanto a una finestra
Postazione di lavoro in una fotografia pubblicata l’8 giugno 2021. Immagine d’archivio e di contesto, senza località indicata nella pagina originale: non documenta retribuzioni o rinnovi contrattuali italiani. Foto: ergonofis / Unsplash, Unsplash License. Ridimensionamento proporzionale, senza ritaglio.

Perché l’indice non coincide con la busta paga

La nota metodologica allegata alla diffusione chiarisce il perimetro della misura mensile. Sono esclusi gli straordinari, le somme della contrattazione integrativa aziendale o decentrata, gli arretrati e le una tantum. Questi ultimi importi possono quindi incidere su un pagamento senza comparire nello stesso modo nell’indice mensile.

Per leggere la propria situazione, il passaggio utile è riconoscere il contratto applicato, il livello di inquadramento e le voci del cedolino. Il nostro approfondimento sul rinnovo delle Funzioni locali mostra, per esempio, perché tabellare, arretrati e indennità possano avere decorrenze diverse. La statistica nazionale non sostituisce il conteggio previsto dal singolo contratto.

Ancora 2,5 milioni di dipendenti attendono il rinnovo

A fine settembre i contratti in vigore per la parte economica sono 56 e riguardano l’80,8% dei dipendenti considerati dall’indagine, circa 10,6 milioni. I contratti in attesa di rinnovo sono 19, per circa 2,5 milioni di persone: 1,1 milioni nel privato e 1,4 milioni nella pubblica amministrazione.

Nel terzo trimestre l’Istat ha recepito sette contratti, tutti della pubblica amministrazione. Il tempo medio d’attesa dei lavoratori con contratto scaduto scende a 20,8 mesi, dai 27,9 di settembre 2025. È un miglioramento aggregato, non una data prevista per ciascun rinnovo ancora aperto. La prossima diffusione è fissata al 28 gennaio 2027.

Fonti e crediti verificabili

Comunicato Istat del 30 ottobre 2026, relativo a luglio-settembre, e relativo testo integrale con metodologia; riscontro ANSA dello stesso giorno, collegati nei paragrafi pertinenti. Fotografie d’archivio di contesto: pagine originali, autori e licenza sono indicati nelle didascalie. Non documentano i redditi delle persone ritratte né gli effetti economici nelle attività fotografate.

Piu letti oggi
Piu letti della settimana
Piu letti in questa categoria
Ultimi di questa categoria