Attualità

Origine della vita, uno studio ridimensiona il ruolo delle comete

Lo studio di Cambridge su Scientific Reports esamina consegna e concentrazione delle molecole: cosa indicano le simulazioni e quali dubbi restano.

La cometa NEOWISE nel cielo con nubi nottilucenti sopra gli edifici ESO a Garching nel luglio 2020
Archivio, 8 luglio 2020: cometa C/2020 F3 NEOWISE sopra la sede ESO a Garching, Germania. Foto S. Ströbele/ESO, CC BY 4.0. Ridimensionamento senza ritaglio; non è un’immagine degli impatti studiati.

Le comete potrebbero aver contribuito molto meno del previsto alla chimica da cui nacque la vita sulla Terra. È la conclusione di uno studio guidato da Richard Anslow, dell’Università di Cambridge, pubblicato il 28 ottobre su Scientific Reports. Le simulazioni indicano che portare al suolo molecole integre, nella concentrazione necessaria alle reazioni successive, sarebbe stato estremamente difficile. Il risultato riguarda un possibile meccanismo chimico: non stabilisce dove e come sia comparsa la prima vita.

La cometa NEOWISE nel cielo con nubi nottilucenti sopra gli edifici ESO a Garching nel luglio 2020
Archivio, 8 luglio 2020: cometa C/2020 F3 NEOWISE sopra la sede ESO a Garching, Germania. Foto S. Ströbele/ESO, CC BY 4.0. Ridimensionamento senza ritaglio; non è un’immagine degli impatti studiati.

Il viaggio delle molecole non finisce all’arrivo

Le comete contengono composti organici. Da questa constatazione nasce l’ipotesi che abbiano rifornito la Terra primitiva degli ingredienti necessari alla chimica prebiotica, cioè alle reazioni che precedono i sistemi viventi. Ma possedere quegli ingredienti e consegnarli utilizzabili sono due condizioni diverse.

Come spiega il comunicato dell’Università di Cambridge, i ricercatori hanno combinato modelli sull’evoluzione delle comete, sull’attraversamento dell’atmosfera e sugli impatti. Velocità e angolo d’ingresso limitano fortemente le possibilità che molecole fragili arrivino intatte. Anche un impatto favorevole lascerebbe da risolvere il problema della diluizione nell’acqua e del tempo disponibile per le reazioni.

Che cosa significa il 54% delle simulazioni

L’analisi si concentra sull’acido cianidrico, indicato con la formula HCN, un composto presente nelle comete e rilevante per alcuni percorsi studiati in laboratorio sull’origine della vita. Gli autori considerano una concentrazione di riferimento di 10 millimoli per litro, assumendo condizioni favorevoli alla sopravvivenza e alla concentrazione del materiale.

Nelle 100.000 ricostruzioni della storia del bombardamento cometario mostrate nello studio, il 54% non registra neppure un impatto capace di consegnare HCN alla concentrazione considerata su terre emerse. Il valore mediano degli impatti riusciti è zero. Quel 54% descrive l’esito delle simulazioni: non è la probabilità che la vita esista, né una misura diretta della sua origine.

Il lavoro non esclude formalmente un singolo impatto fortunato. Sottolinea però che, anche in quel caso, la chimica successiva dovrebbe procedere rapidamente prima che il materiale si disperda. Il punto critico è quindi l’intera sequenza: consegna, concentrazione e persistenza, non soltanto l’arrivo di una cometa.

Nucleo irregolare a due lobi della cometa 67P e getti di materiale fotografati dalla NAVCAM di Rosetta nel 2015
Archivio, 21 marzo 2015: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko ripresa dalla NAVCAM di Rosetta. Credito ESA – European Space Agency / ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA 3.0 IGO. Nessun ritaglio aggiunto; immagine d’archivio, non un impatto sulla Terra.

Marte è un confronto, non una scoperta di vita

La ricostruzione divulgativa di Media INAF, pubblicata oggi, richiama anche il confronto con Marte. Dimensioni inferiori e atmosfera più sottile possono rendere più agevole la consegna di molecole attraverso gli impatti. Questo non dimostra che sul pianeta siano comparsi organismi, né che vi sia avvenuto davvero il percorso ipotizzato.

Restano inoltre aperte altre possibilità per la Terra: la formazione dei precursori attraverso processi locali oppure la loro sintesi associata agli impatti di asteroidi. Sono alternative indicate dai ricercatori, non una soluzione definitiva ricavata da questo studio. Anche una consegna di ingredienti riuscita non equivale automaticamente alla nascita di un essere vivente.

Come leggere la notizia senza trasformarla in una certezza

Per il lettore, la distinzione decisiva è tra un’ipotesi resa meno plausibile dai modelli e un fatto storico osservato direttamente. Le condizioni della Terra primitiva hanno margini d’incertezza; gli autori hanno scelto assunzioni favorevoli alla consegna cometaria, ma restano assunzioni. Il risultato restringe uno scenario e aiuta a formulare nuove domande, senza chiudere la ricerca sull’origine della vita.

Altri temi di ricerca astronomica sono trattati nell’approfondimento sull’Einstein Telescope; le nuove notizie scientifiche trovano spazio nell’archivio Attualità.

Fonti e crediti

Studio originale: Richard J. Anslow e colleghi, Cometary impacts an unlikely pathway towards the origins of life on Earth, Scientific Reports, 28 ottobre 2026, DOI 10.1038/s41598-026-74214-y. Consultati anche il comunicato di Cambridge e l’articolo di Media INAF del 28 ottobre. Comunicato e articolo descrivono la medesima ricerca: non sono repliche indipendenti dei risultati.

Le fotografie sono immagini d’archivio di due comete differenti: illustrano il tema e non documentano gli impatti simulati. Origini, date e licenze sono indicate nelle rispettive didascalie.

Piu letti oggi
Piu letti della settimana
Piu letti in questa categoria
Ultimi di questa categoria