Il terremoto più forte ha raggiunto magnitudo momento 5,5, ma la sequenza nel Tirreno meridionale non si è chiusa con quella scossa: l’INGV ha continuato a localizzare altri eventi nelle ore successive e nella mattina del 24 ottobre. L’epicentro è in mare, a nord-ovest di Alicudi, nell’arcipelago delle Eolie. Il dato da tenere distinto dall’attività sismica è quello sull’allerta tsunami: l’avviso arancione diramato il 23 ottobre è stato cancellato dopo le verifiche strumentali. Non risulta quindi un’allerta tsunami attiva legata a quell’evento.
La sequenza, iniziata nella notte del 20 ottobre, ha attirato l’attenzione anche perché il Centro Allerta Tsunami dell’INGV ha impiegato per la prima volta in area mediterranea una nuova procedura probabilistica. Ecco che cosa è stato registrato, perché l’allerta viene inviata in via precauzionale e che cosa hanno controllato le autorità.

Che cosa è successo al largo di Alicudi
L’evento principale è stato localizzato alle 12:19 del 23 ottobre a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi. La scheda dell’INGV indica una magnitudo locale ML 5,0, corrispondente a una magnitudo momento Mw 5,5, e una profondità di circa 9 chilometri. Sono due scale che descrivono lo stesso terremoto, non due scosse diverse. L’epicentro si trova a circa 62 chilometri da Malfa, sull’isola di Salina.
Nella stessa area, prima e dopo il sisma maggiore, la rete sismica ha rilevato altre scosse: tra quelle di maggiore intensità, una ML 4,3 alle 11:51 e una ML 4,0 alle 12:24. Nel pomeriggio si è verificato un nuovo evento forte, poi rivisto dall’INGV con valori di magnitudo differenti a seconda del parametro utilizzato. Le stime possono essere aggiornate quando vengono analizzati altri dati delle stazioni; per questo i bollettini in tempo reale possono non coincidere perfettamente con i resoconti iniziali.
La mappa dell’Istituto mostra la concentrazione degli eventi più recenti e li distingue dai terremoti registrati negli anni precedenti. Il catalogo storico segnala che l’area delle Eolie è sismicamente attiva e ha avuto in passato terremoti anche superiori a magnitudo 5. Questa informazione descrive la pericolosità di fondo della zona, ma non permette di stabilire quando avverrà un’altra scossa né quale sarà la sua intensità.
Perché è partita l’allerta tsunami e perché è stata revocata
Alle 12:23 il Centro Allerta Tsunami dell’INGV ha inviato alla Protezione civile un messaggio informativo. Sei minuti dopo, sulla base della prima stima rapida del sisma, il livello è salito ad “Advisory”, corrispondente all’allerta arancione: secondo la valutazione iniziale, non si poteva escludere un maremoto di piccole dimensioni. Un’allerta precauzionale comunica un rischio da verificare, non certifica che uno tsunami si sia già formato.
Il monitoraggio successivo ha permesso di controllare i mareografi di Strombolicchio e Ginostra. Le misurazioni non hanno mostrato uno tsunami in corso e alle 13:22 il Centro ha inviato il messaggio di cancellazione. La sequenza è stata quindi: informazione, aumento temporaneo del livello di allerta, verifica dei dati del mare e revoca. Le autorità locali, intanto, avevano ricevuto le comunicazioni attraverso il sistema nazionale di Protezione civile.
Secondo il Centro, l’episodio è stato il primo trattato nel Mediterraneo con la nuova procedura Probabilistic Tsunami Forecasting. Il metodo valuta la probabilità che un terremoto generi onde anomale e i possibili effetti sulle coste, considerando anche le incertezze nelle prime misurazioni. L’INGV ha descritto come regolarmente funzionanti i passaggi di calcolo, invio dei messaggi e verifica sul territorio. La cancellazione dell’avviso è il risultato del controllo strumentale: non è una previsione sull’evoluzione dello sciame sismico.

La Protezione civile regionale ha chiesto ai Comuni delle province di Palermo e Messina di controllare edifici e infrastrutture più esposti e verificare le aree di accoglienza. Sono misure precauzionali rivolte alle amministrazioni, non un ordine generalizzato di evacuazione. Il catalogo INGV viene aggiornato man mano che gli eventi sono localizzati e rivisti: per conoscere la situazione occorre fare riferimento alle comunicazioni ufficiali, senza interpretare una scossa minore come previsione di un evento maggiore.
Per chi si trova sulle isole e sulla costa, l’avviso tsunami del 23 ottobre è stato revocato, mentre il monitoraggio sismico continua. Le mappe mostrano la localizzazione e lo scuotimento stimato del sisma già avvenuto, non un’allerta in tempo reale. Gli esperti non possono prevedere se e quando avverrà un nuovo terremoto.
Conclusioni finali
La sequenza al largo delle Eolie è iniziata il 20 ottobre e ha avuto il suo evento più forte il 23, con magnitudo Mw 5,5. L’attività è proseguita nelle ore successive, mentre l’allerta tsunami arancione è stata cancellata alle 13:22 dopo che i mareografi non hanno rilevato onde anomale. Il sistema ha attivato una nuova procedura probabilistica e verificato le misurazioni prima di chiudere l’allerta. Per gli aggiornamenti contano i bollettini ufficiali: i dati vengono affinati e non consentono previsioni sulle prossime scosse.
Fonti
- INGVterremoti – Sequenza sismica nel Mar Tirreno Meridionale, 23 ottobre 2026
- Centro Allerta Tsunami INGV – Terremoto Eolie 23 ottobre 2026 e allerta tsunami
- Regione Siciliana – Sciame sismico nel Tirreno, indicazioni della Protezione civile regionale
- INGV – Lista dei terremoti localizzati, aggiornamento in tempo reale
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