La verifica europea è arrivata: nel 2025 il deficit italiano è rimasto al 3,1% del Pil, mentre il debito pubblico ha raggiunto il 136,7%. La seconda notifica Eurostat conferma i valori trasmessi dall’Italia e non modifica i dati nazionali. Il passaggio chiude il controllo statistico di autunno, ma non equivale a una nuova decisione sulle misure di bilancio o sulla procedura europea.
Per famiglie, imprese e mercati il dato da seguire è soprattutto la distanza dalla soglia del 3% prevista dalle regole europee sul disavanzo. Il margine è contenuto, ma il rapporto resta sopra il riferimento. La conferma rende più chiaro il punto di partenza dei prossimi conti: il governo dovrà misurarsi con un deficit da riportare stabilmente sotto quel limite e con un debito che continua a pesare sul quadro finanziario.

Che cosa ha confermato la seconda notifica
Eurostat ha pubblicato il 21 ottobre i dati annuali 2022-2025 comunicati dai Paesi dell’Unione nell’ambito della procedura per i disavanzi eccessivi. Per l’Italia, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è pari a 69,736 miliardi di euro: nel 2024 era stato di 74,835 miliardi. In rapporto al Pil, il valore passa dal 3,4% del 2024 al 3,1% del 2025.
Anche il dato sul debito è ora parte della seconda notifica: a fine 2025 ammontava a 3.097 miliardi di euro, equivalenti al 136,7% del Pil. L’Istat riporta una crescita del rapporto rispetto al 2024. Il dato non misura il deficit dell’anno, ma lo stock di passività pubbliche accumulato e ancora da finanziare: sono grandezze diverse, spesso accostate nel dibattito ma da leggere separatamente.

L’Istat spiega che la notifica è stata inviata alla Commissione europea secondo il calendario previsto dal Trattato di Maastricht. Eurostat precisa che non ha modificato i dati comunicati dagli Stati e segnala una riserva soltanto sui dati della Bulgaria. Per l’Italia, l’Istat dichiara che non sono state espresse riserve. La pubblicazione di oggi, quindi, non corregge al rialzo o al ribasso il 3,1% già diffuso a settembre: lo conferma nel controllo europeo.
Il confronto con l’Europa e la procedura
Nel 2025 il rapporto deficit/Pil dell’area euro è stato pari al 3,0% e quello dell’Unione al 3,1%. Il dato italiano si colloca dunque in linea con la media Ue, ma resta sopra il parametro di riferimento europeo. Per il debito il confronto è più netto: il 136,7% italiano è il secondo rapporto più alto nell’Unione, dopo quello della Grecia, mentre la media dell’area euro è 87,7% e quella Ue 81,5%.
Il superamento del 3% non produce automaticamente una sanzione il giorno della pubblicazione. L’Italia è già soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo, che la Commissione ha tenuto in sospeso dopo aver valutato efficaci, per il momento, le misure adottate e previsto una correzione entro il 2026. La procedura resta aperta: sospesa significa che non avanza in questa fase, non che sia stata chiusa. La verifica Eurostat fornisce una base contabile comune; l’eventuale chiusura richiederà una valutazione europea successiva.

Che cosa cambia per i prossimi conti
Per la manovra e per i documenti di finanza pubblica, il dato certificato riduce l’incertezza sulla base statistica del 2025, ma non assegna nuove risorse né stabilisce da solo quanto spazio ci sia per tagli fiscali, bonus o investimenti. Il punto dipenderà dalle previsioni aggiornate, dagli obiettivi di spesa netta e dalle decisioni che il governo inserirà nei prossimi atti. Anche il profilo del debito conta: interessi e rifinanziamento assorbono risorse che non possono essere utilizzate contemporaneamente per altre misure.
Eurostat segnala inoltre che, nel complesso dell’Unione, undici Paesi hanno registrato nel 2025 un deficit almeno pari al 3% del Pil. Questo confronto non cambia il parametro né rende irrilevante il dato italiano; aiuta però a distinguere il quadro comune dalle situazioni nazionali. L’Italia parte dal 3,1%, in miglioramento di tre decimi rispetto al 2024, ma deve ancora consolidare il rientro sotto la soglia e contenere la dinamica del debito.
La conseguenza pratica per chi segue l’economia è quindi una conferma, non una svolta immediata: i numeri del 2025 sono validati senza correzioni, mentre le scelte per il 2026 e per la manovra dipenderanno dai prossimi passaggi politici e dalle verifiche della Commissione. La soglia del 3% resta il riferimento per il deficit; il 136,7% mostra invece quanto sia elevato il debito rispetto alla dimensione dell’economia.
Conclusioni finali
La seconda notifica Eurostat conferma il deficit italiano al 3,1% del Pil e il debito al 136,7%, senza modifiche ai dati trasmessi. Il controllo non chiude la procedura europea e non anticipa una nuova manovra: certifica il consuntivo su cui si baseranno le prossime valutazioni. Per l’Italia la sfida resta riportare stabilmente il disavanzo sotto il 3% senza trascurare il costo e la traiettoria del debito pubblico.
Fonti
- Istat – Notifica dell’indebitamento netto e del debito delle Amministrazioni Pubbliche, anni 2022-2025
- Eurostat – Provision of deficit and debt data for 2025, second notification
- Commissione europea – Country report Italy, European Semester 2026
- ANSA – Istat notifica a Bruxelles, deficit 2025 al 3,1%, debito-Pil al 136,7%
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