Casa

Sicurezza in casa, 20 milioni coinvolti: cosa cambia oltre i furti

Palazzina residenziale a Roma, immagine di contesto sulla sicurezza della casa

La sicurezza domestica non riguarda più soltanto porte e finestre da proteggere dai ladri. Nel quinto rapporto Censis-Verisure, presentato il 20 ottobre, oltre 20 milioni di italiani dichiarano di aver subito almeno un furto o un tentativo in casa; ma l’87,2% associa la protezione anche a incidenti, malori e guasti. È un cambio di prospettiva utile per leggere le paure delle famiglie, senza confondere un’indagine sulle esperienze e percezioni con i dati ufficiali sui reati denunciati.

Palazzina residenziale a Roma, immagine di contesto sulla sicurezza della casa
Edificio residenziale a Roma: fotografia di contesto, non collegata alle persone intervistate né a un episodio di cronaca. Foto: altotemi/Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0.

Che cosa misura il nuovo rapporto

Il rapporto «Il perimetro della sicurezza domestica» è la quinta edizione dell’Osservatorio realizzato da Censis e Verisure. Secondo i risultati diffusi dal Censis, il 40,8% della popolazione ha vissuto almeno un furto o un tentativo di furto nell’abitazione; circa 6,4 milioni di persone riferiscono inoltre atti di vandalismo contro la propria casa. Il furto resta la preoccupazione principale tra i reati: è indicato dal 43,2% degli intervistati. Seguono aggressioni, minacce o percosse, mentre una quota segnala anche il timore per i dati personali.

Queste cifre descrivono esperienze dichiarate dai partecipanti all’indagine, non il numero di denunce registrate dalle forze dell’ordine. Per questo non vanno lette come una nuova statistica ufficiale sull’andamento dei furti, né sommate ai dati del Ministero dell’Interno. Il valore del rapporto sta soprattutto nell’allargare il campo: mostra come il senso di sicurezza dentro casa sia legato alla vita quotidiana, alla possibilità di ricevere aiuto e alla percezione di vulnerabilità, oltre che alla difesa dei beni.

Anche la dimensione serale pesa. Il 44% dichiara di temere il rientro a casa da solo dopo il buio e il 56% si preoccupa per familiari che tornano da soli. Sono risposte di percezione, non una misura del rischio individuale: segnalano però quanto contino gli spostamenti, le relazioni familiari e la possibilità di contattare qualcuno in caso di necessità. La casa, nel rapporto, è così uno spazio connesso al quartiere e alle reti di assistenza.

Un residente controlla un rilevatore di fumo nella propria abitazione
Un residente verifica un allarme domestico: immagine illustrativa sui rischi che possono verificarsi dentro casa, non tratta dal rapporto Censis-Verisure. Foto: U.S. Consumer Product Safety Commission/Wikimedia Commons, pubblico dominio.

I rischi che vanno oltre le intrusioni

Il dato che sposta maggiormente il discorso è l’87,2%: questa quota considera sicurezza domestica la protezione da qualunque evento negativo in casa, non soltanto da furti e rapine. Il 42% teme di sentirsi male senza riuscire a ricevere soccorso; il 32,4% ha paura di un incidente domestico. Quasi tre persone su dieci dichiarano inoltre di limitare alcune attività in casa per timore che possa accadere qualcosa.

Il rapporto richiama anche chi vive da solo e le persone che temono per un familiare isolato. Il dato ha una ricaduta concreta: una caduta, un malore o un guasto possono diventare più difficili da gestire quando in casa non c’è nessuno che possa intervenire. Non significa che tutte le famiglie abbiano bisogno di un dispositivo specifico: le necessità cambiano in base all’età, alla salute, alla struttura dell’abitazione e alla rete di vicinato disponibile.

Questa lettura invita a non ridurre la prevenzione all’acquisto di un allarme. Manutenzione degli impianti, rilevatori funzionanti, numeri di emergenza accessibili e accordi pratici con familiari o vicini possono rispondere a rischi diversi. Il rapporto non prescrive una soluzione universale e i suoi dati non dimostrano che una tecnologia da sola riduca gli incidenti o i reati: offre piuttosto una mappa delle preoccupazioni riferite dagli italiani.

Serratura e maniglia di una porta d’ingresso residenziale
Dettaglio di una serratura su una porta di abitazione, fotografata a Hong Kong nel 2023: immagine d’archivio, non relativa a un furto in Italia. Foto: DKIMAJGIM 882/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Tecnologia e assistenza: cosa chiedono le famiglie

Il rapporto registra interesse per sistemi integrati, ma anche una condizione: il 58,5% considera affidabile un allarme che impiega intelligenza artificiale se resta supervisionato da persone in grado di intervenire. Nella scelta pesa soprattutto l’equilibrio tra prezzo, tecnologia e servizi, indicato dal 63,8%. La fiducia, dunque, non è attribuita automaticamente all’automazione: dipende dalla presenza di un presidio umano e dalla chiarezza di ciò che il sistema rileva e di chi risponde.

È un’indicazione da leggere tenendo presente che l’Osservatorio è realizzato insieme a un’azienda che opera nel settore della sicurezza. I risultati sulle preferenze aiutano a capire che cosa le persone dichiarano di volere, ma non costituiscono una valutazione indipendente dell’efficacia o del costo dei prodotti disponibili. Prima di adottare un servizio, è utile verificare condizioni contrattuali, gestione dei dati, tempi di risposta, manutenzione e alternative adeguate alla propria situazione.

L’86,4% degli intervistati sostiene una collaborazione più stretta tra forze dell’ordine, enti locali e vigilanza privata per ridurre i furti. Qui il rapporto si sposta dalla singola abitazione al territorio: illuminazione, attenzione ai punti vulnerabili, aiuto ai residenti soli e coordinamento con i servizi di emergenza. La sicurezza quotidiana dipende quindi anche dal contesto e dalla capacità delle istituzioni di rispondere, non solo dalle scelte individuali.

Conclusioni finali

Il rapporto Censis-Verisure fotografa una domanda di protezione più ampia: oltre ai furti, entrano nel quadro malori, incidenti domestici e guasti. I dati raccontano ciò che gli intervistati dichiarano di aver vissuto o temono, non sostituiscono le statistiche ufficiali sui reati e non provano l’efficacia di un prodotto. Il punto pratico è valutare i rischi reali della propria abitazione e le reti di aiuto disponibili, mantenendo la tecnologia al servizio di persone e servizi pubblici.

Fonti

Leggi anche: Criminalità in calo, allarme città: cosa cambia per la sicurezza

Leggi anche: Campi Flegrei, piano da 1 miliardo: cosa cambia per le case

Piu letti oggi
Piu letti della settimana
Piu letti in questa categoria
Ultimi di questa categoria