La sicurezza domestica non riguarda più soltanto porte e finestre da proteggere dai ladri. Nel quinto rapporto Censis-Verisure, presentato il 20 ottobre, oltre 20 milioni di italiani dichiarano di aver subito almeno un furto o un tentativo in casa; ma l’87,2% associa la protezione anche a incidenti, malori e guasti. È un cambio di prospettiva utile per leggere le paure delle famiglie, senza confondere un’indagine sulle esperienze e percezioni con i dati ufficiali sui reati denunciati.

Che cosa misura il nuovo rapporto
Il rapporto «Il perimetro della sicurezza domestica» è la quinta edizione dell’Osservatorio realizzato da Censis e Verisure. Secondo i risultati diffusi dal Censis, il 40,8% della popolazione ha vissuto almeno un furto o un tentativo di furto nell’abitazione; circa 6,4 milioni di persone riferiscono inoltre atti di vandalismo contro la propria casa. Il furto resta la preoccupazione principale tra i reati: è indicato dal 43,2% degli intervistati. Seguono aggressioni, minacce o percosse, mentre una quota segnala anche il timore per i dati personali.
Queste cifre descrivono esperienze dichiarate dai partecipanti all’indagine, non il numero di denunce registrate dalle forze dell’ordine. Per questo non vanno lette come una nuova statistica ufficiale sull’andamento dei furti, né sommate ai dati del Ministero dell’Interno. Il valore del rapporto sta soprattutto nell’allargare il campo: mostra come il senso di sicurezza dentro casa sia legato alla vita quotidiana, alla possibilità di ricevere aiuto e alla percezione di vulnerabilità, oltre che alla difesa dei beni.
Anche la dimensione serale pesa. Il 44% dichiara di temere il rientro a casa da solo dopo il buio e il 56% si preoccupa per familiari che tornano da soli. Sono risposte di percezione, non una misura del rischio individuale: segnalano però quanto contino gli spostamenti, le relazioni familiari e la possibilità di contattare qualcuno in caso di necessità. La casa, nel rapporto, è così uno spazio connesso al quartiere e alle reti di assistenza.

I rischi che vanno oltre le intrusioni
Il dato che sposta maggiormente il discorso è l’87,2%: questa quota considera sicurezza domestica la protezione da qualunque evento negativo in casa, non soltanto da furti e rapine. Il 42% teme di sentirsi male senza riuscire a ricevere soccorso; il 32,4% ha paura di un incidente domestico. Quasi tre persone su dieci dichiarano inoltre di limitare alcune attività in casa per timore che possa accadere qualcosa.
Il rapporto richiama anche chi vive da solo e le persone che temono per un familiare isolato. Il dato ha una ricaduta concreta: una caduta, un malore o un guasto possono diventare più difficili da gestire quando in casa non c’è nessuno che possa intervenire. Non significa che tutte le famiglie abbiano bisogno di un dispositivo specifico: le necessità cambiano in base all’età, alla salute, alla struttura dell’abitazione e alla rete di vicinato disponibile.
Questa lettura invita a non ridurre la prevenzione all’acquisto di un allarme. Manutenzione degli impianti, rilevatori funzionanti, numeri di emergenza accessibili e accordi pratici con familiari o vicini possono rispondere a rischi diversi. Il rapporto non prescrive una soluzione universale e i suoi dati non dimostrano che una tecnologia da sola riduca gli incidenti o i reati: offre piuttosto una mappa delle preoccupazioni riferite dagli italiani.

Tecnologia e assistenza: cosa chiedono le famiglie
Il rapporto registra interesse per sistemi integrati, ma anche una condizione: il 58,5% considera affidabile un allarme che impiega intelligenza artificiale se resta supervisionato da persone in grado di intervenire. Nella scelta pesa soprattutto l’equilibrio tra prezzo, tecnologia e servizi, indicato dal 63,8%. La fiducia, dunque, non è attribuita automaticamente all’automazione: dipende dalla presenza di un presidio umano e dalla chiarezza di ciò che il sistema rileva e di chi risponde.
È un’indicazione da leggere tenendo presente che l’Osservatorio è realizzato insieme a un’azienda che opera nel settore della sicurezza. I risultati sulle preferenze aiutano a capire che cosa le persone dichiarano di volere, ma non costituiscono una valutazione indipendente dell’efficacia o del costo dei prodotti disponibili. Prima di adottare un servizio, è utile verificare condizioni contrattuali, gestione dei dati, tempi di risposta, manutenzione e alternative adeguate alla propria situazione.
L’86,4% degli intervistati sostiene una collaborazione più stretta tra forze dell’ordine, enti locali e vigilanza privata per ridurre i furti. Qui il rapporto si sposta dalla singola abitazione al territorio: illuminazione, attenzione ai punti vulnerabili, aiuto ai residenti soli e coordinamento con i servizi di emergenza. La sicurezza quotidiana dipende quindi anche dal contesto e dalla capacità delle istituzioni di rispondere, non solo dalle scelte individuali.
Conclusioni finali
Il rapporto Censis-Verisure fotografa una domanda di protezione più ampia: oltre ai furti, entrano nel quadro malori, incidenti domestici e guasti. I dati raccontano ciò che gli intervistati dichiarano di aver vissuto o temono, non sostituiscono le statistiche ufficiali sui reati e non provano l’efficacia di un prodotto. Il punto pratico è valutare i rischi reali della propria abitazione e le reti di aiuto disponibili, mantenendo la tecnologia al servizio di persone e servizi pubblici.
Fonti
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