Ventisei orologi da taschino del Settecento sono stati rubati dalla Reggia di Venaria Reale, alle porte di Torino. Il valore stimato è di circa 150mila euro. Il colpo è stato scoperto dopo l’intrusione nella notte di lunedì 19 ottobre: gli oggetti erano custoditi in una teca antisfondamento nella Camera d’Udienza del Duca di Savoia. Secondo le informazioni diffuse dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, allarme e vigilanza armata erano attivi. Le indagini sono in corso e, al momento, non è stata resa nota una ricostruzione completa della dinamica.

Che cosa è stato rubato e dove si trovava
I pezzi sottratti sono 26 orologi del XVIII secolo, realizzati da manifatture inglesi e francesi, con casse d’oro e smalti. Erano esposti nel percorso del Piano Nobile, nella Camera d’Udienza del Duca di Savoia, dopo la Galleria Grande. La teca che li conteneva era descritta come antisfondamento. È uno dei dettagli che rende il caso particolarmente delicato: gli oggetti non erano in un deposito accessibile al pubblico, ma in uno spazio museale protetto, dentro una vetrina progettata per custodire opere e reperti.

Il valore di circa 150mila euro è una stima riportata dalle fonti giornalistiche, non un prezzo di vendita né una valutazione definitiva del danno storico. Il dato economico aiuta a misurare l’entità del furto, ma non restituisce da solo il valore documentario di una raccolta di oggetti d’epoca. Le informazioni rese pubbliche finora non descrivono in dettaglio i singoli esemplari, né indicano se siano stati diffusi inventari o fotografie utili al riconoscimento.
La collezione Accornero e gli oggetti rimasti
Gli orologi appartenevano al Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e facevano parte della donazione degli eredi di Giorgio Accornero, trasferita nel 2012. La raccolta comprendeva anche 24 tabacchiere storiche, che non risultano coinvolte nel furto. Secondo quanto riferito dal Consorzio, i beni sottratti erano assicurati: un elemento rilevante per la gestione patrimoniale, ma che non cambia la perdita materiale di oggetti non più presenti nell’esposizione.
La notizia non significa che l’intera collezione storica della Reggia sia stata sottratta o che gli altri oggetti custoditi nelle sale siano coinvolti. Il furto riguarda gli orologi indicati e la teca collocata in un ambiente preciso. La distinzione è importante anche per evitare di trasformare un episodio circoscritto in un allarme generale non supportato dalle comunicazioni disponibili. Una fotografia di un orologio d’epoca può aiutare a capire il tipo di bene, ma non documenta gli esemplari mancanti.

Allarme attivo e indagini: i punti ancora da chiarire
Il Consorzio ha riferito che erano regolarmente funzionanti sia l’impianto d’allarme, sottoposto a controlli periodici, sia la vigilanza armata affidata alla società Allsystems. Questo dato descrive le condizioni comunicate dall’ente, ma non spiega come sia avvenuta l’intrusione o come i ladri siano riusciti a portare via gli orologi. Le fonti consultate non forniscono elementi sufficienti per ricostruire tempi, accessi, eventuali danni alla teca o modalità di fuga. Attribuire già ora una falla a un dispositivo o a una procedura sarebbe quindi prematuro.
Sul caso indagano i Carabinieri del comando territoriale e il Comando Tutela Patrimonio Culturale, specializzato nei reati che riguardano beni artistici e archeologici. Il lavoro investigativo dovrà ricostruire la sequenza degli eventi e raccogliere gli elementi utili a identificare i responsabili. Il Consorzio ha dichiarato di collaborare con le forze dell’ordine. Non sono stati comunicati arresti, recuperi o ipotesi ufficiali sulla destinazione dei pezzi.
Il passaggio successivo sarà capire che cosa mostreranno gli accertamenti, senza confondere le informazioni confermate con le domande ancora aperte. Per ora sono noti il numero degli orologi, la loro collocazione, la provenienza dalla donazione del 2012 e il valore indicativo. Restano da chiarire la dinamica del colpo e l’identità di chi è entrato nella residenza. Anche episodi precedenti che hanno riguardato opere esposte in musei italiani, come il caso della teca del Bacco agli Uffizi, mostrano quanto sia essenziale attendere ricostruzioni ufficiali prima di trarre conclusioni sulle misure di sicurezza.
Conclusioni finali
Alla Reggia di Venaria sono stati sottratti 26 orologi da taschino del Settecento, per un valore stimato di 150mila euro. Gli esemplari facevano parte della donazione Accornero e si trovavano in una teca antisfondamento del Piano Nobile. Il Consorzio dichiara che allarme e vigilanza erano attivi; i Carabinieri e il reparto per la tutela del patrimonio culturale stanno indagando. Finché non emergeranno altri riscontri, è questo il perimetro verificabile del caso: un furto rilevante, una collezione storica privata di alcuni pezzi e molti aspetti della dinamica ancora da accertare.
Fonti
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