Economia

Danni climatici, 147 miliardi in Italia: cosa rischia l’economia

Immagini satellitari mostrano il calo dell’acqua nel lago Alto del Flumendosa in Sardegna
Il lago Alto del Flumendosa in Sardegna in due immagini satellitari, gennaio 2022 e gennaio 2024. La variazione del bacino mostra un esempio di esposizione alla siccità. Copernicus Sentinel-2 / Commissione europea, immagine concessa con licenza CC BY 4.0.

Le perdite economiche legate agli eventi climatici estremi in Italia arriverebbero a 147 miliardi di euro dal 1980: circa 2.500 euro per residente, secondo un nuovo rapporto promosso da ConsumerLab e Future Respect. La cifra riporta al centro una domanda concreta per famiglie e imprese: quanto costa l’esposizione a caldo, siccità e alluvioni e chi finisce per sostenerne il conto? Le stime più aggiornate raccontano una pressione crescente, ma misurano fenomeni diversi e non vanno sommate senza distinguere metodi e periodi.

Immagini satellitari mostrano il calo dell’acqua nel lago Alto del Flumendosa in Sardegna
Il lago Alto del Flumendosa in Sardegna in due immagini satellitari, gennaio 2022 e gennaio 2024. La variazione del bacino mostra un esempio di esposizione alla siccità. Copernicus Sentinel-2 / Commissione europea, immagine concessa con licenza CC BY 4.0.

Da dove arrivano i 147 miliardi

Il rapporto “Strategia per la pace climatica”, ripreso da ANSA il 18 ottobre, ricostruisce le perdite europee dal 1980 in circa 915 miliardi di euro: 822 miliardi fino al 2024 e altri 93 attribuiti al 2025. Per l’Italia indica 147 miliardi e una media di circa 2.500 euro per abitante. Gli autori presentano il lavoro come una sintesi di oltre ottanta ricerche ufficiali su economia, imprese e cittadini.

È una stima ampia, che dipende dalle basi dati e dalle componenti considerate dal rapporto. Il confronto con l’indicatore dell’Agenzia europea dell’ambiente aiuta a inquadrare la serie: per l’UE a 27, l’EEA contabilizza 822 miliardi tra 1980 e 2024, in euro a prezzi 2024. Il dato dell’agenzia copre quindi un periodo che termina un anno prima e non include i 93 miliardi attribuiti al 2025 nel nuovo rapporto. Le due cifre non sono una contraddizione automatica, ma hanno perimetri temporali diversi.

Mappa satellitare delle aree allagate in Emilia-Romagna dopo l’alluvione del maggio 2023
Mappa satellitare Copernicus che confronta le aree allagate in Emilia-Romagna il 18 e il 20 maggio 2023. Immagine di contesto sui danni delle alluvioni. Contiene dati Copernicus Sentinel modificati nel 2023; riutilizzo consentito con attribuzione alla fonte (European Union, Copernicus Emergency Management Service).

La serie EEA mostra anche quanto i danni si concentrino in pochi episodi: il 5% degli eventi più costosi spiega il 59% delle perdite complessive. Alluvioni e piene rappresentano il 47% del totale, le tempeste circa il 27% e le ondate di calore quasi il 18%. Per il periodo 2021-2024, l’agenzia registra oltre 208 miliardi di perdite nell’Unione, un quarto del valore cumulato dal 1980. In termini economici, ciò significa che la spesa non arriva solo con gradualità: può crescere bruscamente quando un evento colpisce infrastrutture, case o attività produttive.

Il caldo 2026: una stima sul PIL, non un consuntivo

Un altro numero circolato insieme al rapporto riguarda l’estate 2026: il caldo potrebbe ridurre il prodotto interno lordo europeo di circa un punto percentuale, equivalente a 180 miliardi di euro. Questa proiezione viene dall’analisi “Hot Summer Economics” di Triodos Bank. Non è una fattura già contabilizzata né un dato ufficiale sul PIL a consuntivo: è una stima dell’effetto economico atteso, elaborata mentre i conti dell’anno non sono ancora definitivi.

Mappa Copernicus dell’intensità del caldo in Europa occidentale alla fine di maggio 2026
Mappa dell’intensità del periodo caldo che ha interessato l’Europa occidentale il 28 maggio 2026; il colore evidenzia le aree più esposte. Copernicus Emergency Management Service / Commissione europea, immagine concessa con licenza CC BY 4.0.

Triodos individua quattro canali principali: minore produttività del lavoro, raccolti più deboli e rincari alimentari, difficoltà nella produzione energetica e interruzioni dei trasporti. La componente della produttività sarebbe la maggiore, con una perdita media stimata intorno allo 0,6% del PIL UE; per la produzione agricola l’analisi prospetta un calo tra il 3 e il 7%. L’impatto varia da Paese a Paese: la Francia risulterebbe la più esposta, mentre anche Italia e Spagna rientrano fra quelle con perdite rilevanti.

Per l’Italia il legame passa, per esempio, dalle ore di lavoro all’aperto durante i picchi di calore, dai consumi elettrici per raffrescare gli ambienti e dagli effetti della siccità su colture e disponibilità d’acqua. Sono canali che possono riflettersi su produzione, prezzi e bilanci aziendali, anche senza che un singolo evento causi danni materiali visibili. Le stime europee, tuttavia, non consentono di attribuire automaticamente al nostro Paese una quota precisa dei 180 miliardi.

Perché il conto riguarda anche assicurazioni e bilanci pubblici

Una parte rilevante del costo degli eventi estremi resta fuori dalla copertura assicurativa. Nella serie 1980-2024, l’EEA stima che meno di un quinto delle perdite totali sia stato assicurato; per gli eventi legati al clima, come ondate di calore, incendi e siccità, la quota assicurata supera di poco il 10%. La differenza ricade su famiglie, imprese, amministrazioni locali e Stato attraverso riparazioni, ristori e ricostruzioni.

Questo non significa che esista un’unica cifra da addebitare ai contribuenti: i costi dipendono dalla gravità del singolo evento, dai beni esposti, dalla prevenzione realizzata e dai criteri usati per stimare il danno. Ma il divario assicurativo rende più importante ridurre la vulnerabilità degli edifici e delle reti, aggiornare le mappe di rischio e proteggere i servizi essenziali. Gli interventi di adattamento hanno un costo iniziale; il confronto utile per le decisioni pubbliche è con i danni e le interruzioni che possono evitare nel tempo.

Conclusioni finali

Il rapporto presentato oggi porta una stima rilevante per l’Italia, mentre i dati EEA e l’analisi Triodos mostrano due dimensioni distinte: i danni storici agli asset e l’effetto potenziale del caldo sulla produzione economica del 2026. Le cifre aiutano a leggere il rischio, ma vanno accompagnate da periodo, metodo e margine d’incertezza. Per famiglie e imprese il segnale pratico è che prevenzione, assicurazione e continuità dei servizi hanno ormai un peso economico misurabile.

Fonti

Leggi anche: Il caldo costa all’Italia fino a 12 miliardi l’anno: i settori più esposti

Leggi anche: Agosto record Copernicus: cosa rischia l’Italia dopo il caldo

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