Dal 1° gennaio 2027 cambia il coefficiente che trasforma i contributi accumulati in una parte della pensione. La nuova tabella firmata dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia riduce i valori per tutte le età comprese tra 57 e 71 anni. A 67 anni, l’età ordinaria di vecchiaia oggi, il coefficiente passa dal 5,608% al 5,514%.
È un aggiornamento tecnico con un effetto concreto per chi avrà una pensione calcolata, in tutto o in parte, con il sistema contributivo. Ma il dato non significa che ogni assegno perderà automaticamente l’1,68%: il coefficiente si applica al montante contributivo, mentre l’importo finale dipende anche dalla storia individuale, dall’età di uscita e dalle regole di calcolo applicabili.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2027
Il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 aggiorna i coefficienti biennali e sostituisce quelli in vigore dal 2025. La tabella copre le età dai 57 ai 71 anni: a 57 il valore scende dal 4,204% al 4,153%; a 62 dal 4,795% al 4,725%; a 65 dal 5,250% al 5,166%; a 70 dal 6,258% al 6,139%. La diminuzione, quindi, non riguarda soltanto chi va in pensione a 67 anni.
Il coefficiente è la percentuale usata per convertire il montante contributivo in rendita pensionistica annua. In termini semplici, a parità di montante una percentuale più bassa produce una quota annua inferiore. La revisione non è una decisione discrezionale inserita nella manovra: la legge prevede l’aggiornamento periodico sulla base di parametri economici e demografici elaborati dall’Istat.
La nota tecnica indica che sono stati aggiornati, tra gli altri elementi, i dati sulla mortalità, le probabilità relative al coniuge superstite e la differenza media di età tra i partner. Il tasso di sconto di lungo periodo resta all’1,5%. Il decreto separa questo calcolo dalla revisione dei requisiti anagrafici e contributivi per accedere alla pensione: i due meccanismi possono avere decorrenze vicine, ma incidono su aspetti diversi.
Chi è coinvolto e quanto può pesare
L’impatto diretto interessa la parte dell’assegno determinata col metodo contributivo. Per chi ha iniziato a versare dopo il 1995, il montante è la base centrale del calcolo. Per molti lavoratori con anzianità precedente, invece, la pensione può essere composta da quote calcolate con regole differenti: applicare la variazione del coefficiente all’intero assegno darebbe quindi un risultato fuorviante.
Un esempio aiuta a leggere la tabella, senza trasformarlo in una previsione personale. Con un montante contributivo ipotetico di 100.000 euro e uscita a 67 anni, il coefficiente 2025-2026 corrisponde a 5.608 euro di pensione annua lorda; quello dal 2027 corrisponde a 5.514 euro. La differenza aritmetica è di 94 euro lordi annui, circa 7,23 euro per tredici mensilità. Il confronto mantiene invariato il montante: nella realtà, altri contributi, la rivalutazione, l’età effettiva e le componenti non contributive modificano il risultato.
La diminuzione relativa del coefficiente a 67 anni è circa l’1,68%, ma questo è il confronto tra i due coefficienti, non una percentuale da sottrarre all’assegno netto o a ogni trattamento pensionistico. Le cifre dell’esempio sono lorde e non considerano imposte, maggiorazioni, integrazioni, reversibilità o altri elementi individuali. Per stimare la propria pensione serve una simulazione basata sull’estratto contributivo aggiornato.

Per chi è vicino all’uscita, il passaggio pratico è controllare che i periodi lavorati e i contributi risultino correttamente registrati e confrontare scenari con età diverse usando i servizi ufficiali. L’importo non dipende solo dalla percentuale: continuare a lavorare può aumentare il montante e spostare l’età di applicazione verso un coefficiente più alto, ma anche questa scelta va valutata sul caso concreto.
Conclusioni finali
La revisione dal 2027 è un cambiamento reale per il calcolo contributivo, ma va letta con precisione: il coefficiente a 67 anni scende di 0,094 punti percentuali e trasforma lo stesso montante in una rendita annua leggermente inferiore. Non è una riduzione uniforme di tutte le pensioni né un nuovo requisito per andare in pensione.
La tabella offre un riferimento certo per le decorrenze dal prossimo anno; non sostituisce una proiezione individuale. Chi vuole capire l’effetto sul proprio assegno dovrebbe verificare la posizione contributiva e chiedere una simulazione aggiornata, distinguendo la quota contributiva dalle eventuali componenti calcolate con altri criteri.
Fonti
Leggi anche: Pensioni a 67 anni e mezzo: cosa rischia chi esce nel 2029
Leggi anche: Pensioni più lontane e salari fragili: cosa cambia per famiglie

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