Economia

Pensioni 2027, il coefficiente scende: cosa cambia per l’assegno

Dal 1° gennaio 2027 il coefficiente contributivo a 67 anni scende al 5,514%. Ecco come si calcola l’effetto e perché non è un taglio uguale per tutti.

Sede nazionale dell’INPS a Roma, Palazzo INPS
La sede nazionale dell’INPS a Roma. Foto: CAPTAIN RAJU/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Dal 1° gennaio 2027 cambia il coefficiente che trasforma i contributi accumulati in una parte della pensione. La nuova tabella firmata dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia riduce i valori per tutte le età comprese tra 57 e 71 anni. A 67 anni, l’età ordinaria di vecchiaia oggi, il coefficiente passa dal 5,608% al 5,514%.

È un aggiornamento tecnico con un effetto concreto per chi avrà una pensione calcolata, in tutto o in parte, con il sistema contributivo. Ma il dato non significa che ogni assegno perderà automaticamente l’1,68%: il coefficiente si applica al montante contributivo, mentre l’importo finale dipende anche dalla storia individuale, dall’età di uscita e dalle regole di calcolo applicabili.

Sede nazionale dell’INPS a Roma, Palazzo INPS
La sede nazionale dell’INPS a Roma. Foto: CAPTAIN RAJU/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2027

Il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 aggiorna i coefficienti biennali e sostituisce quelli in vigore dal 2025. La tabella copre le età dai 57 ai 71 anni: a 57 il valore scende dal 4,204% al 4,153%; a 62 dal 4,795% al 4,725%; a 65 dal 5,250% al 5,166%; a 70 dal 6,258% al 6,139%. La diminuzione, quindi, non riguarda soltanto chi va in pensione a 67 anni.

Il coefficiente è la percentuale usata per convertire il montante contributivo in rendita pensionistica annua. In termini semplici, a parità di montante una percentuale più bassa produce una quota annua inferiore. La revisione non è una decisione discrezionale inserita nella manovra: la legge prevede l’aggiornamento periodico sulla base di parametri economici e demografici elaborati dall’Istat.

La nota tecnica indica che sono stati aggiornati, tra gli altri elementi, i dati sulla mortalità, le probabilità relative al coniuge superstite e la differenza media di età tra i partner. Il tasso di sconto di lungo periodo resta all’1,5%. Il decreto separa questo calcolo dalla revisione dei requisiti anagrafici e contributivi per accedere alla pensione: i due meccanismi possono avere decorrenze vicine, ma incidono su aspetti diversi.

Chi è coinvolto e quanto può pesare

L’impatto diretto interessa la parte dell’assegno determinata col metodo contributivo. Per chi ha iniziato a versare dopo il 1995, il montante è la base centrale del calcolo. Per molti lavoratori con anzianità precedente, invece, la pensione può essere composta da quote calcolate con regole differenti: applicare la variazione del coefficiente all’intero assegno darebbe quindi un risultato fuorviante.

Un esempio aiuta a leggere la tabella, senza trasformarlo in una previsione personale. Con un montante contributivo ipotetico di 100.000 euro e uscita a 67 anni, il coefficiente 2025-2026 corrisponde a 5.608 euro di pensione annua lorda; quello dal 2027 corrisponde a 5.514 euro. La differenza aritmetica è di 94 euro lordi annui, circa 7,23 euro per tredici mensilità. Il confronto mantiene invariato il montante: nella realtà, altri contributi, la rivalutazione, l’età effettiva e le componenti non contributive modificano il risultato.

La diminuzione relativa del coefficiente a 67 anni è circa l’1,68%, ma questo è il confronto tra i due coefficienti, non una percentuale da sottrarre all’assegno netto o a ogni trattamento pensionistico. Le cifre dell’esempio sono lorde e non considerano imposte, maggiorazioni, integrazioni, reversibilità o altri elementi individuali. Per stimare la propria pensione serve una simulazione basata sull’estratto contributivo aggiornato.

Una coppia anziana esamina documenti con un consulente
Una coppia anziana consulta documenti con un consulente (immagine di contesto). Foto: Kampus Production/Pexels, licenza Pexels.

Per chi è vicino all’uscita, il passaggio pratico è controllare che i periodi lavorati e i contributi risultino correttamente registrati e confrontare scenari con età diverse usando i servizi ufficiali. L’importo non dipende solo dalla percentuale: continuare a lavorare può aumentare il montante e spostare l’età di applicazione verso un coefficiente più alto, ma anche questa scelta va valutata sul caso concreto.

Conclusioni finali

La revisione dal 2027 è un cambiamento reale per il calcolo contributivo, ma va letta con precisione: il coefficiente a 67 anni scende di 0,094 punti percentuali e trasforma lo stesso montante in una rendita annua leggermente inferiore. Non è una riduzione uniforme di tutte le pensioni né un nuovo requisito per andare in pensione.

La tabella offre un riferimento certo per le decorrenze dal prossimo anno; non sostituisce una proiezione individuale. Chi vuole capire l’effetto sul proprio assegno dovrebbe verificare la posizione contributiva e chiedere una simulazione aggiornata, distinguendo la quota contributiva dalle eventuali componenti calcolate con altri criteri.

Fonti

Leggi anche: Pensioni a 67 anni e mezzo: cosa rischia chi esce nel 2029

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