Tra l’autorizzazione europea di un nuovo farmaco contro il cancro e la sua disponibilità per i pazienti in Italia passano in media 470 giorni: quasi quindici mesi. È il dato che riporta l’attenzione sui tempi di accesso alle terapie, mentre gli oncologi italiani chiedono di ridurre gli ostacoli amministrativi che possono allungare il percorso dopo la decisione nazionale sulla rimborsabilità.
Il quadro ha due facce. L’Italia rende disponibile l’89% dei farmaci oncologici considerati nell’ultima rilevazione, una quota tra le più alte in Europa, ma l’attesa media resta lunga. Il numero non è una previsione per il singolo malato: descrive un indicatore di sistema, costruito confrontando l’autorizzazione dei medicinali con la loro disponibilità secondo criteri di rimborso nazionali.

Cosa dicono davvero i 470 giorni
Il rapporto Patients W.A.I.T. Indicator 2025, realizzato da IQVIA per EFPIA, osserva 168 medicinali innovativi autorizzati con procedura europea tra il 2021 e il 2024. Per la sezione oncologica il campione comprende 56 farmaci. Le informazioni sulla disponibilità sono aggiornate al 5 gennaio 2026; per la maggior parte dei Paesi il momento di disponibilità coincide con l’inserimento nelle liste di rimborso pubblico, tenendo conto anche di alcune forme di accesso limitato.
Nel confronto oncologico, il tempo medio italiano è di 470 giorni. La media europea arriva a 655 giorni. Quanto alla quota di medicinali disponibili, l’Italia è all’89%, dopo la Germania al 91%, mentre il valore medio Ue è del 51%. Sono percentuali riferite ai farmaci inclusi nel campione, non a tutti quelli usati in oncologia né alla probabilità che una particolare cura sia adatta a una persona.
Il rapporto va letto anche per la sua natura. È uno strumento comparativo promosso dalla federazione europea delle industrie farmaceutiche: le associazioni nazionali del settore trasmettono i dati a IQVIA ed EFPIA. Il documento descrive definizioni e limiti paese per paese e non misura quanto spesso un farmaco venga effettivamente prescritto o utilizzato. Inoltre, “disponibile” non significa sempre accessibile senza restrizioni: possono esserci condizioni specifiche o canali diversi dalla piena rimborsabilità.
Per questo il dato non equivale a dire che ogni paziente aspetta 470 giorni dopo una diagnosi, né che una cura indicata dal medico venga automaticamente rinviata di quindici mesi. L’indicatore parte dall’autorizzazione europea del farmaco e si ferma quando il medicinale risulta disponibile secondo la definizione adottata dal monitoraggio. Tra la prescrizione e il trattamento di una singola persona intervengono invece la diagnosi, le caratteristiche cliniche, le indicazioni approvate, i tempi di presa in carico e l’organizzazione del centro.

Il percorso nazionale comprende la valutazione del dossier, la negoziazione del prezzo e la decisione sulla rimborsabilità da parte dell’AIFA. L’Agenzia spiega che il proprio Ufficio Prezzi e Rimborso supporta le commissioni e predispone l’istruttoria per fissare prezzo e condizioni di rimborso. Dopo la conclusione di questa fase possono aggiungersi passaggi regionali e ospedalieri: l’inserimento nei prontuari, le procedure di acquisto e l’organizzazione dei servizi. Secondo il presidente AIOM Massimo Di Maio, proprio questi ulteriori snodi possono ritardare la disponibilità concreta in alcune aree.
La richiesta degli oncologi è di rendere le terapie disponibili senza attese aggiuntive una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento nazionale. La proposta riguarda la semplificazione dei passaggi successivi, ma non cancella le valutazioni di appropriatezza, sicurezza e sostenibilità economica che accompagnano i medicinali. Il punto pratico è ridurre duplicazioni e tempi amministrativi mantenendo chiari i criteri con cui il farmaco viene offerto.
La stessa cautela serve nel leggere il tema dei costi. Le terapie oncologiche sono sempre più mirate e il loro impatto sulla spesa cresce: al congresso ESMO, gli esperti hanno ricordato l’aumento della spesa europea per farmaci anticancro e il peso delle immunoterapie. Accelerare l’accesso richiede quindi procedure prevedibili, ma anche dati trasparenti su efficacia, popolazioni che possono beneficiarne e condizioni di rimborso. Il confronto fra Paesi è utile se considera insieme disponibilità, tempi e regole di misurazione.
Conclusioni finali
I 470 giorni fotografano un intervallo medio tra l’autorizzazione europea e la disponibilità dei nuovi farmaci oncologici in Italia secondo il monitoraggio Patients W.A.I.T. Il Paese si colloca tra quelli con la più alta quota di medicinali disponibili, ma il confronto segnala margini per rendere più rapido e uniforme il passaggio dalla decisione nazionale alla pratica nei territori.
Per i pazienti, il dato non sostituisce il parere dell’oncologo e non permette di stimare i tempi di una terapia individuale. La questione riguarda l’organizzazione del sistema: rendere leggibili i passaggi, contenere le attese amministrative e garantire che l’accesso ai trattamenti indicati non dipenda inutilmente dal luogo in cui si viene curati.
Fonti
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