Cronaca

Cuccioli malati, 5 misure a Napoli: cosa rischia chi compra

L’indagine dei Carabinieri CITES contesta un sistema di vendita di cuccioli malati con documenti sanitari irregolari: cinque misure, quattro attività sequestrate e oltre cinquanta ipotesi di truffa.

Quattro cuccioli di barboncino seduti insieme su un divano
Quattro cuccioli di barboncino di otto settimane, foto d’archivio a fini illustrativi e non riferita all’inchiesta di Napoli. Foto: Ejleroy/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’inchiesta dei Carabinieri CITES di Napoli su una rete che avrebbe venduto cuccioli malati come cani di razza, con documenti sanitari contestati. Secondo l’ANSA, tre indagati sono stati condotti in carcere e due posti ai domiciliari. I militari hanno inoltre sequestrato quattro esercizi commerciali e 43mila euro, somma ritenuta collegata a oltre cinquanta ipotesi di truffa.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, sarebbe partita dal ritrovamento in strada di un cucciolo in fin di vita, poi morto in una struttura veterinaria dell’ASL. È una vicenda che mette al centro sia la tutela degli animali sia le verifiche che una famiglia può fare prima di accogliere un cane. Le contestazioni descrivono un sistema investigato, ma non equivalgono a una sentenza: la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel procedimento.

Quattro cuccioli di barboncino seduti insieme su un divano
Quattro cuccioli di barboncino di otto settimane, foto d’archivio a fini illustrativi e non riferita all’inchiesta di Napoli. Foto: Ejleroy/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa contesta l’inchiesta e quali segnali controllare

Nel comunicato del 21 ottobre, i Carabinieri riferiscono che i cuccioli, spesso di taglia piccola, sarebbero arrivati dall’Europa orientale attraverso circuiti privi di garanzie sanitarie e genealogiche. Gli animali venivano poi pubblicizzati online come esemplari di razza, talvolta con diciture come “mini toy”, e presentati come provvisti di pedigree, microchip e vaccinazioni. Gli investigatori contestano anche vendite senza ricevuta, pagamenti in contanti o su carte intestate a terzi e libretti sanitari che sarebbero stati falsificati o compilati da persone senza qualifica veterinaria.

La ricostruzione accusatoria parla di cuccioli separati troppo presto dalle madri e trasportati o tenuti in condizioni igieniche precarie. Alcuni, sempre secondo il comunicato, avrebbero manifestato patologie gravi pochi giorni dopo la vendita. Sui resti di animali recuperati sono state svolte analisi autoptiche e anatomopatologiche dagli specialisti dell’Università Federico II; la nota dei Carabinieri cita parvovirosi, cimurro e parassitosi, oltre a difformità tra l’età biologica e le date riportate nei documenti.

Le misure eseguite riguardano cinque persone tra titolari e gestori di attività commerciali. I sequestri hanno interessato quattro punti vendita, animali da compagnia, medicinali veterinari, sistemi di videosorveglianza e documentazione fiscale e sanitaria. La somma di 43mila euro è indicata dagli investigatori come profitto contestato per più di cinquanta ipotesi di truffa e frode in commercio. Non è quindi un importo stabilito da una condanna definitiva. Le cronache Rai e ANSA confermano i principali elementi dell’operazione.

Una cagna allatta i suoi cuccioli in un villaggio
Una cagna allatta i suoi cuccioli in un villaggio dell’Andhra Pradesh: immagine d’archivio di contesto, non riferita agli animali dell’inchiesta. Foto: Ravichandra/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Per chi cerca un cucciolo, questa vicenda suggerisce verifiche semplici prima di concludere l’acquisto: chiedere di vedere l’animale insieme alla madre quando possibile, controllare che il microchip sia presente e leggibile, farsi consegnare documentazione veterinaria compilata da un professionista e ottenere una ricevuta con i dati del venditore. Un pedigree dichiarato a voce o un libretto non verificabile non bastano, da soli, a dimostrare provenienza, salute o razza. In caso di dubbi, è prudente sospendere il pagamento e chiedere un controllo indipendente a un veterinario.

La presenza di una singola irregolarità non dimostra automaticamente una truffa. Qui gli investigatori descrivono invece condotte coordinate, più vendite e accertamenti documentali e veterinari; saranno gli atti e il confronto processuale a definire le responsabilità individuali. Anche per questo è utile conservare annunci, messaggi, ricevute, certificati e referti: sono elementi che possono aiutare a ricostruire la storia dell’animale se emergono problemi.

Conclusioni finali

L’operazione di Napoli riguarda un’inchiesta ampia, con cinque misure cautelari, quattro attività sequestrate e oltre cinquanta presunte truffe ricostruite dagli investigatori. Il punto più concreto per i potenziali acquirenti è verificare provenienza e documenti prima di pagare, affidando la valutazione sanitaria a un veterinario e diffidando di promesse non documentate.

Le accuse restano da provare in giudizio e le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a una decisione definitiva. Per gli animali sequestrati e per gli acquirenti che dichiarano di essere stati raggirati, saranno gli sviluppi dell’indagine e le decisioni dell’autorità giudiziaria a chiarire i passaggi successivi.

Fonti

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