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Pompei, un armadio con amuleti e 38 monete: cosa racconta lo scavo

Strada lastricata e resti di edifici nel sito archeologico di Pompei
Una strada di Pompei, fotografia d’archivio del 3 luglio 2014; non documenta il nuovo scavo. Foto: Carole Raddato / Flickr, CC BY-SA 2.0. Ridimensionamento senza ritaglio; conversione tecnica del sito.

Il Parco archeologico di Pompei ha annunciato il 29 ottobre 2026 lo studio di un armadio rinvenuto nella casa IX 11, 7, lungo via dell’Abbondanza. Fra i materiali figurano oggetti per la cura della persona, piccoli amuleti, recipienti e 38 monete di bronzo. L’interesse della scoperta sta nel poter esaminare insieme cose che avevano funzioni diverse nella stessa abitazione. L’identità di chi le conservava, invece, resta sconosciuta.

Strada lastricata e resti di edifici nel sito archeologico di Pompei
Una strada di Pompei, fotografia d’archivio del 3 luglio 2014; non documenta il nuovo scavo. Foto: Carole Raddato / Flickr, CC BY-SA 2.0. Ridimensionamento senza ritaglio; conversione tecnica del sito.

Un mobile ricostruito attraverso le tracce dello scavo

La prima distinzione riguarda ciò che gli archeologi hanno effettivamente recuperato. La presentazione dello studio del Parco descrive un mobile ricostruibile sulla base dei dati documentati durante lo scavo: non va quindi immaginato come un armadio ligneo intatto, pronto per essere aperto. È il contesto dei reperti a permettere di riconoscere il contenuto e di discuterne gli usi.

L’edificio è tradizionalmente associato al nome di Cornelius Maximus, ma il comunicato ufficiale precisa che l’attribuzione è dubbia. Deriva da iscrizioni oggi non più visibili. La facciata era stata scavata nel 1912; l’indagine degli ambienti retrostanti si inserisce nel progetto di restauro e accessibilità dell’Insula dei Casti Amanti. Il 29 ottobre è la data dell’annuncio e della pubblicazione scientifica, non una data di rinvenimento da attribuire automaticamente a ogni oggetto.

Cura del corpo, lavoro e ricordi: che cosa suggeriscono gli oggetti

Pinzetta, strumento per stemperare pigmenti e contenitore in vetro per balsami rimandano alla cura personale. Sono presenti anche una lucerna e un bruciaprofumi. I pesi di piombo, sistemati in una piccola cassetta lignea di cui restano poche tracce, introducono un’altra possibilità: un’attività economica. Lo studio presenta questa lettura come compatibile con i materiali, senza assegnare con certezza un mestiere a una proprietaria identificata.

La collana comprende almeno ventiquattro piccoli elementi in materiali differenti, tra cui osso, pasta vitrea e cristallo di rocca. Le forme includono divinità, mani, piedi e motivi vegetali. Il Parco li interpreta come crepundia, amuleti e sonagli associati all’infanzia che potevano essere conservati anche da adulti. Il possibile valore affettivo è una chiave di lettura archeologica: non consente di conoscere la biografia di una singola persona.

Le monete erano raccolte in un contenitore intrecciato di materiale vegetale, la cistella, riconosciuto attraverso l’analisi dei resti. Anche Euronews, nel resoconto del 29 ottobre, riporta il numero di 38 esemplari, tutti bronzei. La loro presenza indica beni lasciati nella casa; non dimostra, da sola, quale sia stata la sorte degli abitanti durante l’eruzione del 79 d.C.

Affresco conservato su una parete a Pompei con tracce di decorazione architettonica
Affresco in situ a Pompei, fotografia d’archivio del 3 luglio 2014; non è la decorazione della casa del nuovo ritrovamento. Foto: Carole Raddato / Flickr, CC BY-SA 2.0. Ridimensionamento senza ritaglio; conversione tecnica del sito.

Quello che resta da capire

Il direttore Gabriel Zuchtriegel sottolinea il contributo degli oggetti comuni alla ricostruzione della quotidianità e riconosce il limite sull’identità degli abitanti. Le pitture e la posizione centrale suggeriscono un certo livello di benessere, mentre lavori ancora in corso complicavano l’uso della casa. Sono informazioni che convivono: ridurre l’insieme al solo “tesoro” farebbe perdere gran parte del risultato dello scavo.

Per approfondire è disponibile il numero 11 del 2026 dell’E-Journal degli Scavi di Pompei, con la documentazione scientifica. Le pagine consultate non annunciano un percorso di visita dedicato ai nuovi reperti: il ritrovamento non va trasformato in una promessa di esposizione immediata.

La conservazione dei contesti è il presupposto di queste letture. Per altri approfondimenti LSDI sulla tutela del patrimonio si possono leggere il caso della protezione del Bacco agli Uffizi e quello della sicurezza delle collezioni al MuMe: vicende distinte dallo scavo pompeiano.

Fonti e crediti

Parco archeologico di Pompei: comunicato del 29 ottobre 2026 e scheda dello studio di Zuchtriegel e altri; Euronews, Fortunato Pinto, 29 ottobre. Le due fotografie di Carole Raddato sono d’archivio, scattate il 3 luglio 2014: non rappresentano l’armadio o i reperti annunciati oggi. Licenze e collegamenti agli originali nelle didascalie.

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