Salute

West Nile, 521 casi e 26 morti: cosa rischia l’Italia

Zanzara Culex quinquefasciatus, vettore associato al virus West Nile
Zanzara Culex quinquefasciatus su pelle umana. Credito: CDC/James D. Gathany, Public Domain.

Il nuovo aggiornamento dell’Istituto superiore di sanità cambia il peso dell’allerta West Nile in Italia: al 2 settembre 2026 i casi confermati nell’uomo sono saliti a 521, con 26 decessi notificati e una circolazione dimostrata in 75 province di 19 regioni. Non è un dato da panico, ma è un segnale concreto: la stagione delle zanzare è ancora aperta e il rischio non riguarda solo chi vive vicino a fiumi, campagne o zone umide.

Il punto delicato è la velocità dell’aumento. Nel precedente report i casi erano 432; una settimana dopo il bollettino ISS ne registra quasi novanta in più. La malattia resta spesso silenziosa o lieve, ma una quota dei contagi sviluppa forme neurologiche che possono richiedere ricovero e assistenza intensiva. Per anziani, persone fragili e pazienti immunodepressi la prevenzione non è quindi un dettaglio stagionale, ma una misura sanitaria vera.

Zanzara Culex quinquefasciatus, vettore associato al virus West Nile
Zanzara Culex quinquefasciatus su pelle umana. Credito: CDC/James D. Gathany, Public Domain.

Cosa dice il nuovo bollettino ISS

Il Report N. 6 della sorveglianza West Nile e Usutu, pubblicato il 3 settembre 2026 e aggiornato al giorno precedente, indica che dei 521 casi confermati di infezione da West Nile virus, 269 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva. Il documento segnala inoltre 70 casi asintomatici individuati tra i donatori di sangue, 179 casi di febbre, due casi con altri sintomi e un ulteriore caso asintomatico.

La diffusione territoriale è ampia: l’ISS elenca province con circolazione dimostrata in quasi tutto il Paese, dal Nord al Sud e alle isole. Lombardia, Veneto, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Campania e Sardegna figurano tra le aree con numeri più visibili nella tabella, ma il messaggio operativo è nazionale: la presenza del virus nei vettori, negli animali o nell’uomo impone attenzione anche fuori dalle zone storicamente più esposte.

Un altro passaggio da non trascurare riguarda le trasfusioni e i trapianti. I casi asintomatici nei donatori non indicano automaticamente un pericolo per chi dona, ma spiegano perché la sorveglianza sanitaria continui a intercettare infezioni anche quando le persone non hanno sintomi. È proprio questa attività di controllo a permettere misure preventive sulle donazioni e a ridurre il rischio per i pazienti più vulnerabili.

Chi rischia di più e quali sintomi non ignorare

La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona con il contatto quotidiano. Secondo l’ISS, il virus è veicolato soprattutto dalle punture di zanzare, in particolare del genere Culex, dopo il passaggio nel ciclo tra zanzare e uccelli selvatici. Nella maggior parte dei casi l’infezione non dà sintomi; quando compaiono, possono includere febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei.

La soglia di attenzione sale davanti a febbre alta, forte mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi della vista, torpore o convulsioni. Sono segnali compatibili con forme neurologiche gravi, come encefalite o meningite, e richiedono una valutazione medica tempestiva. L’ISS ricorda che negli anziani e nelle persone debilitate la sintomatologia può essere più severa; per questo la prevenzione pesa soprattutto nelle famiglie con over 60, malati cronici o persone immunocompromesse.

Le misure pratiche da fare subito

La prevenzione resta semplice, ma deve essere costante. Il CDC, in linea con le indicazioni sanitarie internazionali, ricorda che non esistono vaccini o farmaci autorizzati per prevenire la malattia nell’uomo: la protezione passa dalla riduzione delle punture. Repellenti cutanei registrati, abiti lunghi e leggeri nelle ore più esposte, zanzariere integre e attenzione ad alba e tramonto sono interventi immediati.

Il secondo livello è domestico. Sottovasi, secchi, bidoni, teli, giochi da giardino e ciotole lasciate con acqua stagnante possono diventare piccoli focolai di riproduzione. Non serve un grande ristagno: anche poca acqua ferma può bastare. Per questo svuotare, coprire o pulire con regolarità i contenitori all’aperto è una misura più efficace di quanto sembri, soprattutto nei condomini, nei cortili e nelle seconde case rientrate dalle ferie.

Controllo di una zanzariera come misura di prevenzione contro le punture
Controllo di una zanzariera durante un programma di prevenzione. Credito: CDC/Gabriel Ponce de León, Public Domain.

Perché il dato conta ora

Settembre è un mese ingannevole: le vacanze finiscono, ma la stagione favorevole alle zanzare può continuare, specie dopo caldo, umidità e temporali. Il bollettino mostra che la curva non è chiusa e che le ultime settimane possono ancora essere aggiornate. In pratica, abbassare la guardia adesso significa lasciare spazio proprio alla fase in cui molti rientrano in casa, riaprono terrazzi, giardini, scuole e attività all’aperto.

Il confronto con il 2025 va letto con equilibrio. L’ISS segnala una letalità delle forme neuro-invasive autoctone pari al 9,4%, inferiore al 14,6% dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma il numero assoluto dei casi resta alto e la circolazione geografica è più estesa rispetto al report precedente. La notizia, quindi, non è solo il numero dei decessi: è la combinazione tra diffusione, stagione ancora attiva e quota di casi gravi.

Conclusioni finali

L’aggiornamento ISS non cambia le regole della vita quotidiana, ma cambia la percezione del rischio: il West Nile è ormai un problema di sorveglianza nazionale, non una curiosità estiva confinata a poche zone. La risposta più efficace resta concreta: proteggersi dalle punture, ridurre l’acqua stagnante, controllare zanzariere e non sottovalutare sintomi neurologici o febbre importante nelle persone fragili.

Per chi ha anziani in famiglia, vive in aree verdi o rientra in case rimaste chiuse durante agosto, questa è la settimana giusta per fare il controllo più banale e più utile: eliminare ristagni, ripristinare le protezioni alle finestre e usare repellenti quando si sta all’aperto nelle ore più esposte.

Fonti

Leggi anche: West Nile, allarme zanzare: cosa rischia l’Italia ad agosto

Leggi anche: Dengue in Italia, svolta sui focolai: il rischio corre entro 400 metri

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