Credito al consumo in forte accelerazione: secondo l’Ufficio studi della CGIA Mestre, nel 2025 i prestiti concessi da banche e finanziarie alle famiglie italiane, esclusi i mutui casa, hanno sfiorato i 178 miliardi di euro. Il dato non racconta solo una maggiore propensione agli acquisti a rate. Segnala anche un equilibrio più fragile nei bilanci domestici, perché una parte crescente del ceto medio ricorre al credito per affrontare imprevisti, sostituire beni durevoli o arrivare alla fine del mese.

Il dato che cambia il quadro
Il salto è netto: in nove anni il credito al consumo è aumentato del 62%, pari a circa 68 miliardi in più. L’esposizione media nazionale arriva a 6.657 euro per famiglia, con una crescita del 4,9% rispetto al 2024. Se al credito al consumo bancario si sommano i mutui per l’abitazione e altre forme residuali di prestito, l’indebitamento complessivo delle famiglie consumatrici verso le banche sale a 612,6 miliardi di euro.
La differenza tra un prestito sostenibile e un segnale di difficoltà passa dal rapporto con il reddito. Una rata per acquistare un bene necessario può essere fisiologica; diventa rischiosa quando si accumula ad altre rate, bollette più alte e stipendi che non recuperano pienamente l’inflazione degli ultimi anni.
Dove il peso è più alto
La geografia del debito è molto disomogenea. Tra le regioni, la maggiore esposizione media al consumo è in Umbria, con 7.514 euro per nucleo, seguita da Toscana a 7.399 euro e Sicilia a 7.383 euro. In fondo alla graduatoria ci sono Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Trentino-Alto Adige, quest’ultimo a 3.824 euro per famiglia.
A livello provinciale il primato spetta a Siracusa, con 8.437 euro a famiglia. Seguono Massa-Carrara, Lodi, Pistoia e Pisa. Le esposizioni più basse sono invece indicate a Trento, Sondrio e Bolzano. Non significa automaticamente che le province più indebitate siano tutte in crisi, ma che lì il credito a breve pesa di più sul bilancio medio delle famiglie.
Perché le famiglie chiedono più prestiti
La CGIA individua due spinte principali: la necessità di liquidità per spese impreviste e l’acquisto di beni durevoli, come auto, elettrodomestici, mobili o tecnologia. Sono voci che in passato venivano spesso coperte con il risparmio. Oggi, dopo anni di rincari, per molti nuclei il margine è più stretto e il prestito diventa una leva ordinaria.
Il punto critico è il costo del denaro. Nel rapporto viene ricordato che il TAEG del credito al consumo è salito dal 7,64% del 2021 fino al 10,38% di luglio 2026. Questo vuol dire rate più care e importi finali più pesanti, anche quando la somma richiesta resta la stessa.

Cosa rischiano famiglie e consumi
Un aumento del credito può sostenere i consumi, che valgono circa il 60% del PIL italiano. Ma se cresce più rapidamente dei redditi reali, può trasformarsi in un problema macroeconomico: famiglie più esposte riducono gli acquisti non essenziali, rinviano investimenti e diventano più vulnerabili a un nuovo rialzo dei tassi, a un imprevisto sanitario o alla perdita di lavoro.
Il segnale da monitorare non è solo la cifra media, ma la somma delle rate mensili rispetto al reddito disponibile. Quando prestiti personali, carte revolving, cessione del quinto e finanziamenti finalizzati convivono nello stesso nucleo, il rischio è che una rata sostenibile da sola diventi pesante nel totale.
Conclusioni finali
Il dato dei 178 miliardi non è un allarme automatico, ma un indicatore da non sottovalutare. Racconta un Paese in cui il credito sostiene una parte dei consumi, ma anche famiglie più esposte al costo del denaro. Per chi deve chiedere un nuovo finanziamento, la prima difesa resta confrontare il TAEG, calcolare il peso di tutte le rate e lasciare un margine per gli imprevisti: il debito è gestibile solo finché non divora la capacità di scelta.
Fonti
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