Salute

Dengue, focolai in Italia: cosa cambia per viaggi e punture

Il nuovo bollettino ISS conta 312 casi di dengue nel 2026, 47 autoctoni: cosa cambia per viaggiatori, Comuni e prevenzione contro le punture.

Zanzara tigre Aedes albopictus, vettore che puo' trasmettere virus come dengue e chikungunya
Zanzara tigre Aedes albopictus, vettore rilevante per le arbovirosi in Italia. Foto: Sixto Emmanuel Picones Puebla/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

La dengue torna a essere una notizia di salute pubblica da seguire con attenzione, non con panico. L’ultimo aggiornamento dell’Istituto superiore di sanita’, pubblicato il 24 settembre 2026 con dati al 22 settembre, conta 312 casi confermati in Italia dall’inizio dell’anno: 47 sono autoctoni, cioe’ non collegati a viaggi all’estero. Il dato piu’ concreto e’ la presenza di focolai locali in Toscana, Puglia e Lombardia, insieme ad altri casi sporadici segnalati in Toscana e Campania.

Non e’ un cambio di scenario da emergenza nazionale, ma e’ un segnale pratico per famiglie, viaggiatori e Comuni. La malattia resta nella maggior parte dei casi associata a viaggi in aree dove il virus circola stabilmente, ma la presenza della zanzara tigre rende possibili catene di trasmissione locali quando una persona infetta viene punta e il vettore trova condizioni favorevoli. Ecco perche’ il punto non e’ soltanto “quanti casi”, ma dove si concentrano, quanto rapidamente vengono individuati e quali misure di disinfestazione e prevenzione vengono attivate.

Zanzara tigre Aedes albopictus, vettore che puo' trasmettere virus come dengue e chikungunya
Zanzara tigre Aedes albopictus, vettore rilevante per le arbovirosi in Italia. Foto: Sixto Emmanuel Picones Puebla/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

I numeri dell’ISS e i focolai locali

Secondo il bollettino ISS sulle arbovirosi, i 47 casi autoctoni di dengue sono riconducibili a tre focolai di trasmissione locale e a quattro casi che, allo stato delle indagini, non risultano collegati epidemiologicamente ad altri contagi. Il focolaio piu’ ampio e’ indicato in un Comune della provincia di Livorno, con 28 casi confermati, tutti sintomatici. Un secondo focolaio riguarda alcuni Comuni della provincia di Lecce, con 13 casi confermati. Un terzo e’ stato registrato nella provincia di Milano, con due casi.

A questi si aggiungono quattro casi sporadici: tre con esposizione nella provincia di Firenze e uno nella provincia di Napoli. Il quadro nazionale comprende anche 28 casi confermati di chikungunya, uno dei quali autoctono, e tre casi di Zika virus, tutti associati a viaggi all’estero. Il dato rassicurante, nel bollettino aggiornato, e’ l’assenza di decessi per dengue, chikungunya e Zika.

La crescita dei casi autoctoni rispetto agli aggiornamenti precedenti rende piu’ visibile un problema gia’ noto: la sorveglianza funziona quando mette insieme diagnosi tempestive, segnalazioni sanitarie, interventi sul territorio e informazione corretta ai cittadini. Una singola puntura non deve trasformarsi in allarme, ma sottovalutare ristagni d’acqua, febbre dopo un viaggio o sintomi compatibili puo’ far perdere tempo prezioso.

Cosa cambia per chi viaggia

Per chi rientra da Paesi dove la dengue e’ diffusa, il messaggio principale e’ semplice: febbre alta, dolori muscolari, mal di testa intenso, nausea o eruzione cutanea nei giorni successivi al viaggio meritano una valutazione medica, soprattutto se si e’ stati in zone tropicali o subtropicali. L’ISS segnala che, tra i casi italiani associati a viaggi, una quota rilevante ha luogo di esposizione alle Maldive. Questo non significa evitare automaticamente una destinazione, ma partire informati, usare repellenti adeguati e proteggersi dalle punture anche al rientro.

Il motivo e’ operativo: una persona infetta puo’ contribuire, se punta da zanzare presenti sul territorio, all’avvio di piccoli focolai locali. E’ la stessa logica che spiega gli interventi comunali di disinfestazione quando viene segnalato un caso. L’articolo ANSA sulla situazione di Prato racconta proprio questo passaggio: segnalazione sanitaria, ordinanza o intervento mirato, trattamenti nelle strade interessate e invito ai cittadini a collaborare eliminando acqua stagnante.

Aedes aegypti, zanzara associata alla trasmissione della dengue
Aedes aegypti, specie associata alla trasmissione della dengue in molte aree del mondo. Foto: Apurv013/Wikimedia Commons, licenza CC0.

Le mosse utili contro le punture

La prevenzione domestica resta meno spettacolare di una disinfestazione, ma spesso piu’ decisiva. Sottovasi, secchi, tombini privati, annaffiatoi, teli, giochi da giardino e qualsiasi contenitore capace di trattenere acqua possono diventare piccoli focolai larvali. Svuotarli, coprirli o trattarli quando necessario riduce la presenza di zanzare vicino alle abitazioni. Nelle aree interessate da casi, seguire le indicazioni del Comune e delle aziende sanitarie e’ parte della risposta sanitaria, non un dettaglio burocratico.

Per le persone piu’ esposte, contano anche vestiti coprenti nelle ore di maggiore attivita’ della zanzara tigre, repellenti usati secondo etichetta, zanzariere e attenzione particolare a bambini, anziani e persone fragili. Non serve medicalizzare ogni puntura, ma serve riconoscere quando una febbre dopo un viaggio o dopo la permanenza in un’area con focolai va segnalata al medico.

Il punto piu’ delicato, per il pubblico italiano, e’ evitare due errori opposti. Il primo e’ parlare di emergenza incontrollata: i dati disponibili non indicano questo. Il secondo e’ archiviare la dengue come un problema lontano: i 47 casi autoctoni mostrano che la trasmissione locale puo’ verificarsi anche qui, quando ambiente, vettore e infezione si incontrano.

Conclusioni finali

L’aggiornamento ISS non cambia la vita quotidiana di tutti, ma cambia la soglia di attenzione. La dengue in Italia resta monitorata e senza decessi nei dati aggiornati al 22 settembre, pero’ i focolai in Livorno, Lecce e Milano ricordano che prevenzione domestica, diagnosi rapida e interventi comunali sono la vera barriera. Per chi viaggia, la regola e’ partire protetti e non ignorare i sintomi al rientro. Per chi resta, la cosa piu’ utile e’ togliere alle zanzare il posto dove moltiplicarsi.

Fonti

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