Il nuovo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità cambia il quadro della sorveglianza estiva: in Italia i casi confermati di infezione da West Nile virus sono saliti a 594 e i decessi notificati a 41. Una settimana prima i casi erano 521 e i morti 26. Non è un dettaglio statistico, perché l’aumento arriva mentre la circolazione del virus resta dimostrata in 79 province e in 19 regioni.
La notizia non significa che ogni puntura di zanzara sia un’emergenza. Significa però che il monitoraggio non riguarda più solo poche aree tradizionalmente esposte e che, nelle prossime settimane, prevenzione domestica, controlli sanitari e sicurezza di donazioni e trapianti restano il punto critico.

I numeri del nuovo bollettino ISS
Secondo il Report n. 7 del 10 settembre 2026, aggiornato al 9 settembre, i casi confermati nell’uomo comprendono 306 forme neuro-invasive, 202 casi di febbre, 81 positività asintomatiche in donatori di sangue, quattro casi con altri sintomi e un caso asintomatico. Tra le forme neuro-invasive sono inclusi anche cinque casi importati; tra le febbri è segnalato un caso importato.
Il dato che pesa di più è quello dei decessi: 41 notifiche, una delle quali riferita a un caso importato. L’ISS calcola la letalità sulle forme neuro-invasive autoctone confermate al 13,3%, contro il 15% indicato per lo stesso periodo del 2025. La percentuale non va letta come rischio individuale per chiunque venga punto, ma come indicatore della gravità quando l’infezione raggiunge il sistema nervoso.
La distribuzione territoriale mostra un fronte ampio. Nel bollettino compaiono, tra le altre, Lombardia, Veneto, Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Campania, Sardegna e Toscana. La Lombardia registra 150 casi, il Veneto 99, il Lazio 85, il Piemonte 79 e l’Emilia-Romagna 61. Il virus non è quindi confinato a un solo focolaio locale: il tema è nazionale, anche se il rischio concreto resta diverso da provincia a provincia.
Perché donazioni e prevenzione diventano decisive
La parte meno visibile del bollettino è anche una delle più importanti: gli 81 donatori asintomatici identificati. Vuol dire che il sistema intercetta positività in persone che non hanno sintomi, un passaggio essenziale per proteggere trasfusioni, emoderivati, organi, tessuti e cellule. È uno dei motivi per cui la sorveglianza integrata coinvolge ISS, ministero della Salute, Regioni, rete veterinaria ed entomologica.
Per i cittadini, la prevenzione resta concreta e quotidiana. Le zanzare del genere Culex, coinvolte nella trasmissione del West Nile, si riproducono in acqua stagnante. Sottovasi, secchi, tombini privati, grondaie o piccole raccolte d’acqua possono diventare punti di sviluppo larvale. Eliminare questi ristagni, usare zanzariere dove possibile e proteggersi nelle ore serali non azzera il rischio, ma riduce l’esposizione.

Il bollettino segnala anche 12 casi di Usutu virus, distribuiti tra Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Piemonte e Veneto. È un’informazione tecnica, ma conferma che la sorveglianza non guarda solo al singolo virus: controlla un insieme di arbovirus che condividono vettori, stagione e parte delle reti di monitoraggio.
Cosa cambia nelle prossime settimane
Il primo effetto è informativo: i dati delle ultime settimane possono ancora essere aggiornati, quindi il numero pubblicato oggi non è necessariamente definitivo. L’ISS avverte che i bollettini settimanali includono nuovi casi e revisioni delle settimane precedenti. Questo rende importante seguire la serie, non solo il singolo comunicato.
Il secondo effetto riguarda le aree con circolazione dimostrata. Quando una provincia entra nel perimetro della sorveglianza, le misure possono incidere su controlli sanitari, donazioni e comunicazioni locali. Non significa bloccare la vita quotidiana, ma alzare l’attenzione sui comportamenti che riducono il contatto con le zanzare e sui sintomi neurologici da non sottovalutare.
Il terzo effetto è sanitario: febbre alta, cefalea intensa, confusione, debolezza marcata o sintomi neurologici dopo un periodo compatibile con esposizione a zanzare richiedono valutazione medica, soprattutto negli anziani e nelle persone fragili. La maggioranza delle infezioni può restare asintomatica o lieve, ma le forme neuro-invasive spiegano perché il bollettino venga seguito con attenzione.
Conclusioni finali
Il passaggio da 521 a 594 casi e da 26 a 41 decessi rende il nuovo aggiornamento ISS un segnale da prendere sul serio. Non serve creare allarme indiscriminato: serve distinguere tra rischio individuale, sorveglianza sanitaria e prevenzione ambientale.
Per l’Italia il nodo ora è mantenere alta la rete di monitoraggio, proteggere donazioni e trapianti e ridurre i focolai domestici di zanzare. La misura più semplice resta anche la più sottovalutata: meno acqua stagnante intorno alle case, meno occasioni per la circolazione del virus.
Fonti
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