La dengue non è più soltanto una preoccupazione da valigia pronta e viaggio tropicale. L’ultimo aggiornamento della sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità segnala in Italia 265 casi confermati dall’inizio dell’anno all’8 settembre 2026, di cui 24 autoctoni, cioè acquisiti sul territorio nazionale. Il punto che cambia la percezione del rischio è la presenza di due episodi di trasmissione locale: uno nella provincia di Livorno, l’altro in alcuni comuni della provincia di Lecce.
Non c’è, nei dati ufficiali consultati, un segnale di emergenza generalizzata: non sono indicati decessi e la Regione Toscana parla di casi perlopiù in via di guarigione. Ma il passaggio è concreto perché arriva a settembre, con temperature ancora favorevoli alle zanzare e con la zanzara tigre, Aedes albopictus, ormai stabilmente presente in molte aree italiane. Per i cittadini significa una cosa semplice: la prevenzione non riguarda solo chi parte per Paesi endemici, ma anche cortili, balconi, giardini, scuole, campeggi e seconde case.

Perché i due focolai contano davvero
Il bollettino ISS indica 20 casi confermati e sintomatici legati a un focolaio in un comune della provincia di Livorno e altri 4 casi confermati e sintomatici con esposizione in alcuni comuni del Leccese. L’ECDC, nel report settimanale europeo basato sui dati fino al 9 settembre, conferma il quadro: nel 2026 i casi locali di dengue nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo risultano segnalati da Italia e Francia, con l’Italia a quota 24.
La differenza rispetto ai casi importati è decisiva. Un caso associato a un viaggio racconta un’infezione presa all’estero e diagnosticata in Italia. Un caso autoctono, invece, segnala che il passaggio è avvenuto qui: una zanzara punge una persona con virus nel sangue, si infetta e può trasmettere il virus a un’altra persona. È per questo che, dopo una segnalazione, le autorità sanitarie ricostruiscono gli spostamenti, attivano controlli e chiedono interventi di disinfestazione nelle aree sensibili.
La Toscana, nel suo aggiornamento del 10 settembre, parla di 22 infezioni accertate da agosto tra persone che hanno frequentato un’area circoscritta fra Piombino e Baratti, senza casi gravi registrati. Il dato regionale e quello nazionale non sono perfettamente sovrapponibili perché hanno tempi e perimetri diversi, ma puntano nella stessa direzione: sorveglianza alta e lotta ai ristagni d’acqua.
Sintomi da non sottovalutare
La dengue può restare asintomatica o presentarsi in forma lieve. Quando dà sintomi, spesso assomiglia a una sindrome febbrile intensa: febbre alta, mal di testa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito o eruzione cutanea. Nella maggior parte dei casi l’evoluzione è favorevole, ma una piccola quota può sviluppare una forma grave.
I segnali che richiedono una valutazione medica rapida sono dolore addominale forte, vomito persistente, sanguinamenti da naso o gengive, sangue nel vomito o nelle feci, respirazione rapida, sonnolenza marcata, cute pallida e fredda o debolezza importante. Sono indicazioni da non trasformare in autodiagnosi: servono a capire quando non aspettare.
C’è anche un punto pratico sui farmaci. Le fonti sanitarie indicano il paracetamolo come opzione per febbre e dolore secondo valutazione sanitaria, mentre aspirina e antinfiammatori non steroidei, come ibuprofene, vanno evitati in caso di sospetta dengue perché possono aumentare il rischio di sanguinamento.

Cosa cambia per case, scuole e viaggi
La prevenzione ha due livelli. Il primo è individuale: repellenti usati secondo etichetta, abiti chiari e coprenti quando possibile, zanzariere, attenzione alle punture anche di giorno, perché le zanzare Aedes non sono solo un problema serale. Il secondo è ambientale: eliminare o svuotare ogni pochi giorni sottovasi, secchi, innaffiatoi, giochi lasciati all’aperto, piscine gonfiabili e ciotole degli animali; coprire cisterne e contenitori per acqua piovana; mantenere pulite fontane, griglie e tombini.
Per chi viaggia verso aree dove la dengue è più diffusa, l’aggiornamento ISS aggiunge un dettaglio utile: tra i casi importati, il 56% indica le Maldive come probabile luogo di esposizione. Non significa evitare automaticamente una destinazione, ma programmare con anticipo una consulenza di medicina dei viaggi, proteggersi dalle punture e riferire al medico eventuali febbri nei giorni successivi al rientro.
Per Comuni e Asl la sfida è diversa: individuare in fretta i casi, circoscrivere le aree frequentate, intervenire sui vettori e comunicare senza creare allarme. È una gestione di sanità pubblica fatta di tempi stretti, perché la catena persona-zanzara-persona si interrompe soprattutto riducendo le punture e la popolazione di zanzare adulte e larvali.
Conclusioni finali
Il messaggio dei dati non è panico, ma attenzione operativa. La dengue in Italia resta sotto sorveglianza, i casi autoctoni sono limitati e le autorità indicano focolai circoscritti. Proprio per questo la finestra utile è adesso: riconoscere i sintomi, segnalare le febbri sospette dopo viaggi o permanenza in aree interessate, evitare farmaci non adatti senza parere medico e togliere acqua stagnante dove la zanzara tigre può riprodursi.
Fonti
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