
La stretta sulla custodia del fentanyl negli ospedali arriva dopo un caso che ha reso evidente un punto debole: non basta che un farmaco sia regolato, serve poter ricostruire chi lo ha preso, quando, da quale armadio e con quale responsabilità. Secondo quanto riportato da Quotidiano Sanità, il Ministero della Salute ha trasmesso alle Regioni una bozza di decreto con misure minime uniformi per farmaci stupefacenti e psicotropi in strutture pubbliche e private.
Il testo, collegato al furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, sposta l’attenzione dalla singola falla alla catena di custodia. La novità più concreta riguarda controlli più ravvicinati, accessi nominativi, chiavi non condivise, cassaforti certificate, contenitori sigillati nei trasporti interni e segnalazioni rapide in caso di ammanchi.
Per i pazienti il messaggio va tenuto separato dall’allarme criminale. Il fentanyl resta un farmaco usato in anestesia e terapia del dolore, ma proprio perché potente richiede un perimetro controllato. Il rischio non è l’impiego clinico monitorato, bensì la sottrazione dal circuito sanitario legale e l’eventuale passaggio verso canali illeciti.
Casseforti, accessi e controlli: la svolta per le strutture

La bozza descritta da Quotidiano Sanità prevede una procedura aziendale unica e vincolante. Ogni struttura dovrà chiarire responsabilità, sostituzioni del personale, custodia dei medicinali, gestione delle credenziali, movimentazioni, emergenze e segnalazioni. Le deleghe generiche, nella ricostruzione del provvedimento, non basteranno: responsabilità e passaggi dovranno essere nominativi e tracciabili.
Il punto più visibile è la sicurezza fisica. I medicinali interessati dovrebbero essere conservati in aree non accessibili al pubblico, separate dagli altri farmaci, in cassaforti inamovibili certificate, armadi o stanze blindate. Per farmacie ospedaliere e territoriali si aggiungono allarmi collegati a centrali di vigilanza e sistemi elettronici capaci di registrare chi entra, data e ora.
La gestione delle chiavi diventa un elemento di prova. Ogni consegna dovrà indicare chi passa il dispositivo, chi lo riceve e quando. La condivisione di credenziali personali o copie non autorizzate viene trattata come una criticità, perché rende impossibile attribuire con precisione una responsabilità in caso di sparizione del farmaco.
La seconda svolta riguarda le giacenze. Il controllo tra scorta reale e contabilità dovrà avvenire almeno ogni 48 ore; nei reparti a ciclo continuo anche al passaggio della responsabilità di custodia. Se emerge uno scostamento non giustificato, dovranno partire conteggio straordinario, verifica documentale e procedure di segnalazione.
Anche il trasporto interno, spesso meno visibile al pubblico, entra nel perimetro: contenitori chiusi e antimanomissione, sigillo numerato, registrazione degli orari e delle persone coinvolte. È una logica più vicina alla catena di custodia che alla normale movimentazione di reparto.
In caso di furto, sottrazione o sospetta diversione, la comunicazione interna dovrà avvenire immediatamente e comunque entro 12 ore. La struttura dovrà mettere in sicurezza locali e sistemi, conservare documenti e dati informatici, ricostruire gli accessi e trasmettere le informazioni utili, compresi nomi, quantità e lotti dei medicinali mancanti. La segnalazione ad Aifa serve anche per l’inserimento nei database europei sui medicinali rubati o smarriti.
Il decreto, se confermato nel testo finale, non riguarda solo grandi ospedali. Il campo indicato comprende farmacie ospedaliere e territoriali delle aziende sanitarie, case di cura, reparti, servizi per le dipendenze, strutture penitenziarie, magazzini centralizzati e realtà veterinarie che detengono medicinali con sostanze stupefacenti o psicotrope.
Il caso romano resta quindi l’innesco, non l’unico tema. Dopo l’ispezione ministeriale e l’attivazione dei NAS, la questione diventa nazionale: se una fiala sparisce, non deve emergere soltanto l’ammanco, ma anche il punto esatto in cui il controllo si è interrotto.
La nota della SIAARTI aggiunge un equilibrio importante: non confondere il farmaco usato in ambito clinico con il mercato illegale. In ospedale il fentanyl viene somministrato da personale formato, con dosaggi calcolati e monitoraggio del paziente. Fuori da quel perimetro, senza controllo su dose, purezza e condizioni di assunzione, il rischio cambia natura.
Conclusioni finali
La stretta sugli stupefacenti in sanità non è una misura simbolica. Se approvata, obbligherà ospedali e strutture a trattare fentanyl e farmaci analoghi come beni clinici essenziali ma ad alto rischio operativo: accessi registrati, responsabilità nominate, scorte controllate e anomalie segnalate in tempi brevi. Per i cittadini il punto è duplice: tutelare la disponibilità del farmaco quando serve davvero e impedire che una falla interna lo trasformi in merce fuori controllo.
Fonti
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