Decreto scuola, tetto e multe: cosa cambia per le classi

Il decreto scuola introduce tetto del 30%, corsi di italiano per genitori, sanzioni e fondi: cosa cambia per classi, famiglie e presidi.

Aula scolastica italiana con banchi e lavagna

Il decreto scuola approvato dal Consiglio dei ministri cambia le regole per la composizione delle classi, per il sostegno linguistico agli studenti stranieri e per il rapporto tra scuola e famiglie. La misura piu’ discussa e’ il tetto del 30% agli alunni con cittadinanza non italiana che non hanno ancora un percorso scolastico italiano sufficiente. Nel pacchetto entrano anche corsi di italiano per i genitori, sanzioni e fondi per le scuole.

La novita’ ha un impatto immediato per dirigenti scolastici, uffici territoriali e famiglie che stanno gestendo iscrizioni, arrivi in corso d’anno e classi prime. Il punto pratico e’ capire chi rientra nel limite, quando scattano i corsi, quali multe sono previste e quali margini avranno le scuole se il territorio rende impossibile rispettare la soglia.

Aula scolastica in un liceo italiano. Foto: GinevraBianchi/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa prevede il decreto scuola

La regola centrale riguarda le classi prime. Nella scuola primaria, il limite del 30% riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, la soglia riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione.

Il criterio non coincide automaticamente con la cittadinanza. Il governo presenta la norma come una misura legata alla conoscenza della lingua e alla continuita’ scolastica. Un ragazzo nato o scolarizzato in Italia puo’ restare fuori dal conteggio, mentre un nuovo arrivo con competenze linguistiche insufficienti puo’ incidere sulla composizione della classe.

Il decreto interviene anche sui genitori. Se uno studente presenta gravi difficolta’ linguistiche e la famiglia non supporta il percorso di apprendimento, la scuola deve segnalare la situazione ai servizi sociali. Puo’ quindi essere disposto un corso gratuito di italiano per i genitori. Se il percorso non viene frequentato, la sanzione prevista va da 200 a 1.000 euro. Il ministro Giuseppe Valditara ha escluso l’allontanamento dei minori dalle famiglie che non frequentano i corsi.

Un altro capitolo riguarda il volto coperto nelle attivita’ scolastiche. Il provvedimento vieta di partecipare ad attivita’ curricolari, extracurricolari e rapporti scuola-famiglia con modalita’ che impediscano il riconoscimento del volto, salvo ragioni sanitarie o di sicurezza. Anche qui la sanzione va da 200 a 1.000 euro e, se la violazione riguarda un minore, viene applicata al genitore.

La parte finanziaria serve a rendere applicabile la stretta. ANSA riporta un fondo di 3,4 milioni di euro per il 2027 e 14.139.760 euro dal 2028 per attivita’ extracurricolari di potenziamento dell’italiano nelle scuole in cui non sia possibile rispettare il tetto.

Nel pacchetto ci sono anche misure non legate direttamente all’integrazione linguistica: 70 milioni di euro in piu’ nel 2026 per orientamento e dispersione, 4 milioni all’anno contro il cyberbullismo e 21 milioni per i libri di testo, con soglia di reddito portata da 30.000 a 40.000 euro.

Scuola primaria Olga Gugelmo a Marostica, contesto reale di edificio scolastico italiano. Foto: Sinucep/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Il nodo operativo sara’ nei territori con concentrazioni molto diverse tra scuola e scuola. Valditara ha parlato di 34mila classi con oltre il 30% di alunni stranieri, precisando pero’ che da questo numero va enucleata la quota di studenti con conoscenza adeguata dell’italiano.

Per le famiglie, l’effetto piu’ immediato potrebbe essere organizzativo: iscrizioni orientate verso scuole diverse, corsi di lingua per i genitori e nuove verifiche sul percorso scolastico precedente. Per i presidi, invece, il rischio e’ bilanciare integrazione, diritto allo studio, posti disponibili e realta’ demografica dei quartieri.

La discussione politica restera’ accesa. La maggioranza parla di integrazione attraverso la lingua italiana e di stop alle classi-ghetto. Le opposizioni contestano una misura giudicata ideologica. La prova vera sara’ l’attuazione: se il decreto produrra’ sostegno linguistico e classi gestibili, potra’ incidere; se diventera’ solo un meccanismo di spostamento degli studenti, aumentera’ tensioni e ricorsi.

Conclusioni finali

Il decreto scuola non introduce soltanto un tetto numerico. Mette insieme regole di composizione delle classi, responsabilita’ delle famiglie, fondi per l’italiano e sanzioni. La parte piu’ sensibile resta il limite del 30% per gli studenti senza sufficiente percorso scolastico italiano.

La differenza la fara’ l’applicazione concreta. Serviranno criteri chiari, fondi rapidi e attenzione ai territori dove le scuole non possono semplicemente redistribuire gli alunni senza creare nuovi problemi. Per famiglie e presidi, la parola chiave dei prossimi mesi sara’ una sola: attuazione.

Fonti

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Autore: Redazione

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