Salviamo internet

| 25 giugno 2018 | Tag:, , , , , , , , , , , ,

Buongiorno, o buon pomeriggio o ancora buonasera, a seconda di quando vi accingerete a leggere queste mie righe. Mi chiamo Marco Renzi, sono un giornalista, da alcuni anni scrivo su questo blog e da poco meno di tre anni sono anche presidente dell’Associazione Libertà di Stampa Diritto all’Informazione (Lsdi) che di questo blog è editore da quasi quindici anni e da sette realizza il festival sul giornalismo digitale “digit”. Perdonate l’uscita a gamba tesa e la presa di posizione personale ma la materia del contendere è così spinosa e volgare – intesa proprio come lurida –  dal costringermi a sperare di essere querelato e forse  processato e poi ancora imprigionato, insomma in poche parole spero di essere martirizzato, di servire da esempio per impedire lo scempio che quattro o quaranta o quattrocento politici di vari paesi europei stanno per compiere contro la   “libertà di stampa” o meglio ancora contro la  “libertà” di tutti noi affossando “la rete” con un solo pesante manrovescio legislativo ben assestato.

 

 

Questo il testo integrale  dell’ Articolo 13 – della  nuova legge europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale – quello più assurdo e riprovevole, a mio avviso:

 

 

Articolo 13

Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti

1.I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale.

2.Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1.

3.Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell’informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l’uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l’altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici.

 

La rivoluzione digitale qui a bottega non è mai stata trattata come mera transizione tecnologica, da sempre ci siamo occupati del cambiamento provando ad affrontarlo ed a spiegarlo come profondo mutamento culturale. Nel giornalismo tema che studiamo dall’inizio della nostra avventura, la rivoluzione digitale oltre a portare grande sconquasso e a far naufragare il modello industriale imperante, ha anche aperto  – a nostro avviso –  una nuova era, rivoluzionaria e portatrice di più grandi responsabilità per chi svolge questa professione. Non sta più nel cercare le notizie e nel divulgarle in prima battuta ( la sindrome dello Scoop ) il lavoro primario della nostra categoria, ma dentro la difesa della libera circolazione delle informazioni, di tutte le informazioni possibili per una corretta formazione della pubblica opinione. Questo a nostro avviso il tema davvero portante per rilanciare la nostra professione e il comparto industriale dell’informazione nell’epoca odierna da noi stessi definita: quella  della società degli algoritmi dove i contenuti di ogni tipo prima di essere veri, falsi o verosimili rischiano di non essere più tali poiché soggetti ad un controllo preventivo da parte dell’intelligenza artificiale comandata in automatico da stringhe di codice. Un controllo esercitato da pochi e in forma preventiva e dopo l’eventuale entrata in vigore di queste nuove norme anche per legge. La norma europea è uno scempio così come lo è il mantenimento dello status quo. Non possiamo schierarci a favore dell’articolo 13 e nemmeno per la salvaguardia del monopolio delle OTT. Dobbiano chiedere la piena circolarità di tutti i contenuti:le news e anche gli algoritmi e le piattaforme ,altrimenti rischiamo di sembrare subalterni agli OTT.

 

 

Del resto con toni molto pacati, molto più pacati dei miei e suggerendo pratiche facilmente attuabili e comodamente praticabili pur rimanendo nell’ambito del politically correct in un articolo sul tema così si esprime la responsabile per la Normativa e la Regolamentazione di Assotelecomunicazioni Marta Minozzi a proposito proprio del rischio di  “censura preventiva” dei contenuti:

 

 

“Si pensi, ad esempio, alla proposta di creazione del cosiddetto “neighbouring right”, ovvero un nuovo diritto a favore degli editori (si badi, non degli autori!), una soluzione che – dove è stata introdotta – non ha avuto successo e piuttosto ha penalizzato il pluralismo dell’informazione ed il traffico internet verso gli editori minori; oppure ai reiterati tentativi di alterare il quadro di responsabilità previsto dalla direttiva e-commerce, con il rischio continuo di scivolare verso una rete popolata di filtri preventivi, con ovvi danni per la filiera del digitale, la libertà di iniziativa economica ed i principi che reggono il settore delle comunicazioni”.

 

I politici che stanno per compiere il solenne scempio sono i parlamentari europei che,  probabilmente il prossimo 2 luglio,  –  la data è già slittata più volte – dovranno pronunciarsi sull’approvazione di  una legge folle che con la scusa di tutelare un pochino meglio i diritti degli autori online  darebbe “d’emblée“tutto d’un tratto” e senza alcuna reale giustificazione oggettiva, se non forse per la pressione di alcune lobby di potere molto potenti a quanto pare, (ma vi assicuro che anche di fronte a pressioni di questo tipo e agli interessi che ne conseguono, è davvero difficile immaginare che da uno scempio del genere possa guadagnarci qualcuno),  darebbe piena e totale facoltà alle OTT, meglio note come techno-corporation, insomma ai padroni degli algoritmi, di decidere quali  siano i contenuti che noi poveri utenti possiamo o non possiamo pubblicare su internet.

 

Insomma per capirsi è come se l’Europa improvvisamente decidesse di votare per approvare il provvedimento contro le fake news immaginato dall’ex Presidente del Parlamento italiano Laura Boldrini, quello che dava il controllo sulle medesime direttamente a  Facebook, aumentando la potenza di quel provvedimento di un miliardo di kilotoni, e dando quindi il controllo  su tutto quello che potrebbe essere pubblicato online da tutti noi (l’Umanità avete presente) a quei quattro bontemponi delle OTT, non solo a Zuckemberg.

 

Come dice benissimo Fabio Chiusi in un articolo sul tema su Valigia Blu dal titolo: Intelligenza artificiale, filtri e contenuti sui social: “L’odio resterà. A sparire saranno i diritti e le libertà degli individui”.

“Non si può, poi, lamentare che i social ci privano della democrazia perché ci sorvegliano troppo e poi firmare una cambiale in bianco per farci sorvegliare ancora di più, addirittura spingendo il controllo alla fase di pubblicazione dei contenuti. Né è possibile sostenere ragionevolmente che la soluzione al problema, oramai palese, dell’opacità degli algoritmi di selezione e moderazione dei contenuti sia aumentare i poteri di quegli algoritmi sulle nostre vite, senza ottenere in cambio alcuna trasparenza aggiuntiva”.

 

Un capolavoro insomma. O forse meglio dire senza scherzarci ulteriormente vista la gravità della cosa: un disastro di proporzioni cosmiche. Un tale disastro da cui si sono dissociati i numi tutelari del concetto stesso di rete meglio conosciuti come i fondatori di internet come: Tim Berners Lee, avete presente il fondatore del world wide web (www)  , o come Vint Cerf meglio noto come Mr. protocolli Tcp/Ip , e ancora Guido Van Rossum, vi dice niente il nome Python?

Ma se ancora aveste dei dubbi sull’enormità della questione lasciatemi aggiungere alla lista delle persone che si sono mostrate piuttosto turbate – piaciuto l’eufemismo – dalla proposta di legge europea altri quattro o cinque nomi: Jimmy Wales (Wikipedia)  Joichi Ito (MIT),     Mitch Kapor (Lotus),    Mitchell Baker (Mozilla).

 

Queste ad alcune altre decine di persone hanno scritto il 12 giugno scorso una lettera grondante costernazione e preoccupazione e l’hanno indirizzata al Presidente del Parlamento europeo   Antonio Tajani, e proprio questa lettera in una versione da noi liberamente tradotta e nella versione originale in lingua inglese vorremmo condividere con Voi, certi che ci aiuterete a farla girare condividendola  a Vostra volta il più possibile proprio grazie a internet, finchè è ancora possibile farlo:

 

 

 

” Antonio Tajani, deputato europeo      Presidente del Parlamento europeo

[email protected]

12 giugno 2018

 

Signor Presidente,

L’articolo 13 della direttiva sul diritto d’autore dell’UE minaccia Internet,

 

Come gruppo di architetti e pionieri originali di Internet e dei loro successori, Le scriviamo con urgenza per segnalarLe questa incombente minaccia per il futuro della rete globale.

L’intento di sostenere la difesa del diritto d’autore attraverso l’art.13 della proposta della Commissione era ben motivato. Come creatori della rete noi stessi, condividiamo la preoccupazione per un’equa distribuzione delle entrate dall’uso online delle opere autoriali, che avvantaggi sia i creatori, sia gli editori e sia le piattaforme.

Ma l’articolo 13 non è il modo giusto per raggiungere questo obiettivo. Richiedendo alle piattaforme della rete di eseguire il filtraggio automatico di tutti i contenuti caricati dagli utenti, l’articolo 13 compie un passo senza precedenti verso la trasformazione di Internet da piattaforma aperta per la condivisione e l’innovazione, in uno strumento per la sorveglianza e il controllo automatizzato dei propri utenti.

L ‘Europa è stata ben servita dal modello di responsabilità equilibrata stabilito nell’ambito della “direttiva e-commerce”, in base alla quale coloro che caricano contenuti su Internet sono i principali responsabili della loro legalità, mentre le piattaforme sono responsabili di agire per rimuovere tali contenuti una volta che la loro illegalità è stata portata alla loro attenzione.

Invertendo questo modello di responsabilità e rendendo essenzialmente le piattaforme direttamente responsabili nel garantire la legalità dei contenuti in prima istanza,  si creeranno  conseguenze ai modelli di business e agli investimenti sulle piattaforme grandi e piccole. Il danno che questo potrà comportare per la libera e aperta Internet così come la conosciamo è difficile da prevedere, ma nelle nostre opinioni potrebbe essere sostanziale.

In particolare, tali effetti non influenzeranno solo le grandi piattaforme Internet americane (che oltretutto potranno permettersi di assumersi gli ingenti costi per mettersi in regola), l’onere dell’articolo 13 ricadrà più pesantemente sui loro concorrenti, comprese le start-up e le PMI europee. Mettere in pratica le necessarie tecnologie di filtraggio automatico sarà costoso e oneroso, e inoltre  visto lo scarso grado di sviluppo di questo tipo di tecnologie non è detto che saranno affidabili.

Infatti, se l’articolo 13 fosse stato messo in atto quando sono stati sviluppati i protocolli e le applicazioni di base di Internet, sarebbe stato molto  improbabile che la rete stessa come oggi la conosciamo avrebbe potuto svilupparsi.

L’impatto dell’articolo 13 andrebbe anche a gravare pesantemente sugli utenti ordinari delle piattaforme Internet, non solo su coloro che caricano musica o video (spesso facendo affidamento su limitazioni ed eccezioni di copyright, che l’articolo 13 ignora), ma anche su chi fornisce foto, testi o stringhe di codice per aprire piattaforme di collaborazione come Wikipedia e GitHub.

Anche gli studiosi dubitano della legalità dell’articolo 13; ad esempio, l’Istituto Max Planck per l’innovazione e la concorrenza ha scritto che: “l’obbligo di applicare sulle piattaforme online tecnologia che identifica e filtra tutti i dati di ciascuno dei propri utenti prima dell’avvenuto caricamento e della diffusione del contenuto è contrario all’articolo 15 della direttiva InfoSoc e alla Carta europea dei diritti fondamentali “.

Una delle disposizioni particolarmente problematiche dell’articolo 13, come originariamente proposto dalla Commissione e nei testi di compromesso del Consiglio e del Parlamento europeo, è che nessuna di queste versioni del testo fornirebbe chiarezza o coerenza nel definire quali piattaforme Internet sarebbero obbligate a rispettare la disposizione e quali potrebbero essere ritenute esenti. L’incertezza che ne deriva porterà le piattaforme online a trasferirsi fuori dall’Europa e impedirà loro di fornire servizi ai consumatori europei.

Sosteniamo la considerazione di misure che migliorino la capacità degli autori  di ricevere una remunerazione equa per l’utilizzo delle loro opere online. Ma non possiamo appoggiare l’articolo 13, che imporrebbe alle piattaforme Internet l’integrazione di un’infrastruttura automatizzata per il monitoraggio e la censura nelle loro reti. Per il futuro di Internet, ti invitiamo a votare per la cancellazione di questa proposta “.

 

Questo il testo tradotto da noi liberamente, di seguito la lista degli altri esponenti politici europei che hanno ricevuto copia della missiva assieme al Presidente Tajani. Subito sotto a questo elenco il testo integrale in inglese della lettera corredato da tutto l’elenco dei sottoscrittori dell’appello.

 

Pavel Svoboda MEP (Czech Republic) Group of the European People’s Party  [email protected]

Emil Radev MEP (Bulgaria) Group of the European People’s Party [email protected]

Jiří Maštálka MEP (Czech Republic) European United Left–Nordic Green Left [email protected]

Jean-Marie Cavada MEP (France) Alliance of Liberals and Democrats for Europe [email protected]

Marie-Christine Boutonnet MEP (France) Europe of Nations and Freedom [email protected]

Joëlle Bergeron MEP (France) Europe of Freedom and Direct Democracy [email protected]

Gilles Lebreton MEP (France) Europe of Nations and Freedom [email protected]

Sylvia-Yvonne Kaufmann MEP (Germany) Progressive Alliance of Socialists & Democrats [email protected]

Axel Voss MEP (Germany) Group of the European People’s Party [email protected]

Kostas Chrysogonos MEP (Greece) European United Left–Nordic Green Left [email protected]

Enrico Gasbarra MEP (Italy) Progressive Alliance of Socialists & Democrats [email protected]

Mady Delvaux MEP (Luxembourg) Progressive Alliance of Socialists & Democrats [email protected]

Francis Zammit Dimech MEP (Malta) Group of the European People’s Party [email protected]

Tadeusz Zwiefka MEP (Poland) Group of the European People’s Party [email protected]

António Marinho e Pinto MEP (Portugal) Alliance of Liberals and Democrats for Europe [email protected]

Rosa Estaràs Ferragut MEP (Spain) Group of the European People’s Party [email protected]

Mary Honeyball MEP (United Kingdom) Progressive Alliance of Socialists & Democrats [email protected]

Sajjad Karim MEP (United Kingdom) European Conservatives and Reformists [email protected]

Lidia Joanna Geringer de Oedenberg MEP (Poland) Progressive Alliance of Socialists & Democrats [email protected]

Udo Bullmann MEP President of the S&D Group [email protected]

Guy Verhofstadt MEP President of the ALDE Group [email protected]

Ska Keller MEP Co-President of the Greens/EFA Group [email protected]

Philippe Lamberts MEP Co-President of the Greens/EFA Group [email protected]

Gabriele Zimmer MEP Syed Kamall MEP President of the GUE/NGL Group [email protected] Co-chair of the ECR Group [email protected]

Ryszard Antoni Legutko MEP Co-chair of the ECR Group [email protected]

Manfred Weber MEP Chair of the EPP Group [email protected]

Mr Jean-Claude Juncker President European Commission Rue de la Loi 200 1049 Bruxelles Belgique/België

Her Excellency Liliana Pavlova Minister for the Bulgarian Presidency EU Council Rue de la Loi/Wetstraat 175 B-1048 Bruxelles/Brussel Belgique/België

 

 

Antonio Tajani MEP

President of the European Parliament

[email protected]

12 June 2018

 

Mr President,

Article 13 of the EU Copyright Directive Threatens the Internet

As a group of the Internet’s original architects and pioneers and their successors, we write to you as a matter of urgency about an imminent threat to the future of this global network.

The European Commission’s proposal for Article 13 of the proposed Directive for Copyright in the Digital Single Market Directive was well-intended. As creators ourselves, we share the concern that there should be a fair distribution of revenues from the online use of copyright works, that benefits creators, publishers, and platforms alike.

But Article 13 is not the right way to achieve this. By requiring Internet platforms to perform automatic filtering all of the content that their users upload, Article 13 takes an unprecedented step towards the transformation of the Internet from an open platform for sharing and innovation, into a tool for the automated surveillance and control of its users.

Europe has been served well by the balanced liability model established under the Ecommerce Directive, under which those who upload content to the Internet bear the principal responsibility for its legality, while platforms are responsible to take action to remove such content once its illegality has been brought to their attention. By inverting this liability model and essentially making platforms directly responsible for ensuring the legality of content in the first instance, the business models and investments of platforms large and small will be impacted. The damage that this may do to the free and open Internet as we know it is hard to predict, but in our opinions could be substantial.

In particular, far from only affecting large American Internet platforms (who can well afford the costs of compliance), the burden of Article 13 will fall most heavily on their competitors, including European startups and SMEs. The cost of putting in place the necessary automatic filtering technologies will be expensive and burdensome, and yet those technologies have still not developed to a point where their reliability can be guaranteed. Indeed, if Article 13 had been in place when Internet’s core protocols and applications were developed, it is unlikely that it would exist today as we know it.

The impact of Article 13 would also fall heavily on ordinary users of Internet platforms—not only those who upload music or video (frequently in reliance upon copyright limitations and exceptions, that Article 13 ignores), but even those who contribute photos, text, or computer code to open collaboration platforms such as Wikipedia and GitHub.

Scholars also doubt the legality of Article 13; for example, the Max Planck Institute for Innovation and Competition has written that “obliging certain platforms to apply technology that identifies and filters all the data of each of its users before the upload on the publicly available services is contrary to Article 15 of the InfoSoc Directive as well as the European Charter of Fundamental Rights.”

One of the particularly problematic provisions of Article 13 as originally proposed by the Commission, and in the compromise texts put forward by the Council and the Parliament, is that none of these versions of the text would provide either clarity or consistency in their attempts to define which Internet platforms would be required to comply with the provision, and which may be exempt. The resulting business uncertainty will drive online platforms out of Europe and impede them from providing services to European consumers.

We support the consideration of measures that would improve the ability for creators to receive fair remuneration for the use of their works online. But we cannot support Article 13, which would mandate Internet platforms to embed an automated infrastructure for monitoring and censorship deep into their networks. For the sake of the Internet’s future, we urge you to vote for the deletion of this proposal.

Yours sincerely,

 

Vint Cerf, Internet Pioneer

Tim Berners-Lee, Inventor of the World Wide Web

Anriette Esterhuysen, Senior Advisor, Association for Progressive Communications

Brewster Kahle, Founder & Digital Librarian, Internet Archive

Brian Behlendorf, primary developer of Apache Web server, founding member of the Apache Software Foundation

Bruce Schneier, Bell Labs, cryptography writer and expert

Dave Farber, Keio University/CMU

Ethan Zuckerman, Senior Researcher, Berkman Klein Center for Internet & Society at Harvard University

Guido van Rossum, Founder and developer of the Python programming language

Jimmy Wales, Co-Founder, Wikimedia Foundation

Joichi Ito, Director of the MIT Media Lab

John Gilmore, Co-Founder of the Electronic Frontier Foundation and Cygnus Solutions

Katherine Maher, Executive Director, Wikimedia Foundation

Mitch Kapor, Co-Founder of the Electronic Frontier Foundation and Founder of Lotus Development Corporation

Mitchell Baker, Executive Chairwoman, Mozilla Foundation and the Mozilla Corporation

Pam Samuelson, Richard M. Sherman ’74 Distinguished Professor of Law and Information at the University of California at Berkeley, Director of the Berkeley Center for Law & Technology

Radia Perlman, Inventor of routing technology fundamental to computer networks

Rebecca MacKinnon, Director, Ranking Digital Rights at New America

Tim O’Reilly, Founder and CEO of O’Reilly Media, Inc.

Tim Wu, Professor, Columbia Law School

Dame Wendy Hall, Regius Professor of Computer Science, University of Southampton

Aaron Rabinowitz, networking and network security consultant

Aaron Zuehlke, CISSP Senior Risk & Threat Intel Analyst

Alan Kay, President, Viewpoints Research Institute

Alaric Snell-Pym, open standards engineer and developer

Alfred Ganz, network consultant

Alfred Z. Spector, computer scientist and research manager

Allan Gottlieb, Professor, Computer Science Department within the Courant Institute of New York University

Andrew McConachie, Internet Architecture Engineer

Andrew Wolfe, computer systems consultant

Avi Rubin, Professor, Computer Science, Technical Director, Information Security Institute, John Hopkins University

Avleen Vig, Production Engineer, Facebook

Ben Mobley, Technology Security Officer, Colonial Group International

Bob Frankston, software industry pioneer

Brandon Ross, Founder, Network Utility Force

Chip Rosenthal, Staff Engineer, major broadband manufacturer

Chris Bacon, systems analyst

Cliff Sojourner, computer scientist

David L. Dill, Donald E. Knuth Professor, Emeritus, in the School of Engineering, Stanford University

David Patterson, Professor of the Graduate School, Computer Science, UC Berkeley

David Peters, Director of Software Engineering at Zillow Group

Dave Snigier, Systems Architect, University Information Technology Services, UMass Office of the President

David Xia, software engineer

Desiree Miloshevic, UK Internet pioneer

Doug Lea, Professor of Computer Science at the State University of New York at Oswego

Ed Lazowska, Bill & Melinda Gates Chair, Paul G. Allen School of Computer Science & Engineering, University of Washington

Eleanor Saitta, security analyst

Frank Yellin, software engineer

Frederick P. Brooks, Jr., Kenan Professor of Computer Science, Emeritus, University of North Carolina at Chapel Hill

Gerald Jay Sussman, Panasonic Professor of Electrical Engineering at MIT

Gordon Jacobson, Portman Communications

Hal Abelson, Professor of Computer Science and Engineering, MIT Department of Electrical Engineering and Computer Science

Hugh Connery, Head of IT, Dept. Environmental Engineering, Technical University of Denmark

James Cronin, UK Internet pioneer

James Doty, Telecommunications Industry Consultant

James Renken, systems administrator and attorney

Jim Waldo, Gordon McKay Professor of the Practice, Chief Technology Officer, Harvard University

Joe Hamelin, network engineer

John Bartas, contributor to early Internet technology

John Carbone, Managing Partner, bonify.io

John Romero, programmer and game designer

John Souvestre, IT Consultant

John Villasenor, Professor of Electrical Engineering, Public Policy, and Management, UCLA

Jonathan Poritz, Associate Professor of Mathematics and Interim Director of the Center for Teaching and Learning, Colorado State University – Pueblo

Josh Maida, Partner and Director of New Product, Six Foot

Josh Triplett, Free and Open Source Software developer

Joshua Bloch, Professor, Carnegie Mellon University and Java pioneer

Jude Robinson, Global Head of Front-End Development, Springer Nature

Justin Findlay, software engineer

Katie Albers, Founder & Principal Consultant, firstthought.com

Kraig Beahn, CEO, Enguity Technology Corp

L Peter Deutsch, founder of Aladdin Enterprises and creator of Ghostscript

Lester Earnest, Senior Research Computer Scientist Emeritus, Stanford University

Martin Odersky, Professor at LAMP/IC, EPFL

Matthew Bishop, Professor, University of California at Davis

Miguel de Icaza, Founder of the GNOME, Mono, and Xamarin projects

Mike Trest, Principal Consultant, Trest Consulting

Neal Gafter, Computer Programming Language Designer

Neil Hunt, CEO, Curai, Inc. (former CPO, Netflix Inc.)

Patrick Koppula, Head of Product and Founder – GarageBand.com and Principal, Innovate for Society

Paul Menchini, past Architect of the VHDL language

Philip Wadler, Professor of Theoretical Computer Science, University of Edinburgh

Ray Charbonneau, computer consultant

Robert Oliver, Solution Architect, Dassault Systèmes

Ron Teitelbaum, Chief Executive Officer, 3D Immersive Collaboration Consulting

Simon Phipps, President, Open Source Initiative

Stefano Zanero, Associate Professor, Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano

Steve Holton, software engineer

Tim Peieris, President of SeatYourself.biz

Tim Pozar, network architect

Tom Ritter, Security Engineer, Mozilla

Tony Ageh, Chief Digital Officer, New York Public Library.

Tyler Lawrence, CEO, Arcpoint

William Cook, Associate Professor, Department of Computer Sciences at the University of Texas at Austin

 

 

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