giornalismo

Profondità e superficie

13 Luglio 2022 Tag:, , , , , ,
Ogni tanto accade che da queste parti si vada a scavare dentro agli archivi e si propongano contenuti di qualche anno addietro, talvolta anche molti anni, per riprendere segnalazioni, constatazioni, racconti, esperienze e spunti dal passato che ci permettono di "fare il punto" sul presente e magari anticipare - ancora - tendenze future. Proprio così, ancora adesso, alcuni dei contenuti che rispolveriamo dalle nostre o da altrui "teche", a distanza di anni, talvolta molti, sono ancora all'avanguardia o peggio irraggiungibili, anche adesso. Oggi non saranno i "nostri" archivi ad essere setacciati, ma quelli del blog di un collega con il quale abbiamo condiviso molta strada sul fronte del giornalismo e più in generale della cultura digitale. Il blog si chiama "giornalismo d'altri" e il suo autore è Mario Tedeschini Lalli. Forse sarebbe meglio usare verbi al passato nel descrivere il blog e la sua attività, poichè come potrete constatare Voi stessi, il diario online  del nostro stimato collega non viene più aggiornato da alcuni anni, presumibilmente da quando, Tedeschini Lalli è andato in pensione. L'ultimo post è del 2018. Nel frattempo Mario ha scritto un libro, prezioso, del quale ci occuperemo

Profezie spagnole

8 Giugno 2022 Tag:, , , , , , , ,
Prendiamo spunto quest’oggi da un articolo del nostro archivio del 2014. Si tratta di una riflessione, a dir poco, profetica, scritta da un grande giornalista spagnolo,  Miguel Ormaetxea.   L'articolo era stato tradotto e in parte ripreso dalla nostra redazione,   in quell'anno oramai lontano, e prospetta un mondo davvero molto simile al nostro. Ragionando sul ruolo passato e presente del giornalismo, l'esperto e illuminato collega iberico, anticipa "cose" con una precisione davvero impressionante. Andiamo  dunque  a vedere alcune di queste "anticipazioni" estraendole da quell'articolo del nostro archivio, proviamo poi a fare  il punto su quello che è  realmente successo e come sono "andate" quelle profezie,  e poi ridiamo "la linea", metaforicamente - ma anche non -   al celebre giornalista spagnolo, andando ad estrarre un paio di passaggi da altri emblematici articoli, prodotti ancora da Ormaetxea,  nelle ultime settimane, e vediamo l'effetto che fa, per dirla ancora una volta con quel geniaccio di Enzo Jannacci:      
 
 
I  giornali così come concepiti ieri non valgono più nulla: fanno un tipo di giornalismo ‘’da obitorio’’; adesso dobbiamo creare giornalismo “di domani”…la base dei nuovi prodotti è in prospettiva: : nuovi prodotti per

Robot o uomini non conta, serve giornalismo

25 Maggio 2022 Tag:, , , ,
Ci sono molteplici scuole di pensiero sull'uso più o meno consapevole delle risorse dell'intelligenza artificiale nel giornalismo. Nella crisi generale della professione, il sentimento che prevale nella maggioranza dei casi, è di preoccupazione. La gran parte degli addetti pensa che andrà a finire male e che presto i giornalisti saranno sostituiti da "aggeggi" automatici, "cosi" robotici e algoritmici. Noi ci siamo occupati del fenomeno svariate volte, sia su questa bacheca, sia dentro ai nostri appuntamenti formativo/divulgativi dal vivo denominati: digit. In particolare abbiamo fatto il punto sul tema con un esperto italiano dell'argomento: Nicola Brunonell'evento  digit Roma del 2018. Qui sotto trovate per intero il video dell'intervento del collega, da cui, nel frattempo,  estraiamo di seguito alcuni passaggi salienti:      
Fra il 2009 e il 2011  è iniziata, soprattutto negli USA,  la sperimentazione dei primi programmi di scrittura giornalistica automatica. Il primo prototipo di programma di scrittura di testi per il giornalismo si chiamava  "stats monkey" e realizzava i resoconti delle partite di baseball. Da allora sono sorte delle aziende,  soprattutto nel mondo anglosassone,  specializzate nella realizzazione di "robot" per il giornalismo, come ad esempio,  Narrative Science, o Automatic Insight, che  producono programmi che

A volte ritornano – terzo di tre

18 Maggio 2022 Tag:, , , , , , ,
Come fosse un trittico - a quanto pare lo è - si conclude con questo articolo pescato nel nostro archivio e risalente a ben 14 anni fa, questa serie di "pezzi" sul giornalismo dentro alla rivoluzione digitale, che abbiamo  inaugurato due settimane fa. A concludere il terzetto, capitanato dal nostro primo "Il contesto"     e poi seguito la scorsa settimana con "Curatela, superficialità e ignoranza" arriva questo. Non c'era alcuna premeditazione, da parte nostra. Le cose sono andate avanti così, in modo casuale,  e anche grazie a qualche collaborazione, "più o meno involontaria", giunta  qui a bottega, ci siamo convinti che questa potesse essere l'idea appropriata. In particolare, ad esempio, l'immagine di supporto al pezzo odierno,   tratta da un celeberrimo disco di Giorgio Gaber,  ci è stata suggerita da un amico  - di cui non faremo il nome, per il momento - come commento visivo perfetto  su alcune riflessioni contenute nel nostro secondo articolo sul ruolo e la funzione del giornalismo dentro alla nostra odierna società. In particolare, e in estrema sintesi, l'illustre esperto e amico  ci ha scritto fra le altre cose, questo messaggio che ci ha fatto molto riflettere:    
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Curatela, superficialità e ignoranza

11 Maggio 2022 Tag:, , , , ,
Essere digitali nel nostro presente non significa certamente essere schiavi o peggio vittime delle continue novità o meglio evoluzioni - o presunte tali -  che la tecnologia snocciola a perdifiato. Lo schema sociale che asseconda attimo dopo attimo gli upgrade progressivi e continui che le fabbriche di "aggeggi tecnologici" sfornano a ciclo continuo non può corrispondere ad un modo corretto di assimilare la cultura digitale che permea da anni le nostre vite. In altri termini e come spesso ci è accaduto di dire: non comprenderemo mai il cambiamento se non ci faremo abbracciare da esso, se non costruiremo una corretta cultura del presente basata sui contenuti, sull'arte, sulla conoscenza e non sui gadget sempre più sofisticati che la tecnologia ci permette di realizzare. L'aspetto su cui vorremmo riflettere oggi va oltre questa premessa e prova ad affrontare un poco più d'appresso il modo in cui la "cultura digitale" -  quella vera, a nostro avviso -  sta cambiando e ha già profondamente cambiato il nostro approccio alle cose della vita. Per aiutarci a capire prendiamo in prestito alcuni passaggi di un testo fondamentale per "afferrare" il cambiamento, il saggio di Ed Finn del 2018