Il giornalismo e l’ ambivalenza del click

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In un suo saggio, ”Clicks or Pulitzer?”, Angèle Christin – sociologa a Princeton e ricercatrice dell’ EHESS, la Scuola di alti studi in Scienze Sociali di Parigi – fornisce una testimonianza delle trasformazioni del mestiere di giornalista nel digitale, costretto a dibattersi fra esigenze editoriali e imperativi economici.

 

Un’ analisi molto interessante – compiuta sulla base di un centinaio di interviste con redattori capo, giornalisti, collaboratori e community managers -, che la ricercatrice illustra in una ampia intervista su Inaglobal.fr, una rivista online dedicata al mondo dei media, raccolta da Vincent MANILEVE.

 

Il colloquio, di cui pubblichiamo la traduzione, affronta alcuni degli argomenti chiave al centro della discussione sul futuro del giornalismo.

 

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This., un social network che consente di condividere solo un link al giorno

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Qualcuno ha sentito parlare di This.? E’ un piccolo (per ora) social network che permette ai propri utenti di condividere un solo link al giorno. Ci sta lavorando da un paio di mesi Andrew Golis , un imprenditore che lavora con Atlantic Media.

 

This. è solo a inviti ed è aperto a un pugno (crescente) di gente dei media.
 
Ma la settimana scorsa – racconta Caroline O’Donovan su Niemanlab.org – Golis ha deciso di spiegare a un pubblico più vasto qualcosa di più sul progetto.
 
 

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Per l’ editore di Harper’s ‘’internet produce cattivo giornalismo’’

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Un intervento di John R. MacArthur sul New York Times ha scatenato un ampio dibattito negli Stati Uniti.. “Non ho niente contro le persone che hanno il loro blog e si sfogano su internet – ha detto l’ editore -. Se vogliono farlo, va bene. Ma tutto questo, a mio parere, non ha niente a che vedere con la scrittura e il giornalismo”.

Su Theweek.com un ampio articolo ricostruisce la vicenda e fa il punto sulla questione. Segnalando che, se l’ intervento ha raccolto soprattutto fischi, resta ‘’il forte sospetto che l’ editoria e la lettura digitali appiattiscano le voci di chi scrive, allo stesso modo con cui la radio e la televisione appiattiscono la diversità degli accenti’’.

 

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Messico: abrogatata dopo tre settimane una legge che censurava i cronisti di ‘’nera’’

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(Afp) – Il Parlamento del Sinaloa, uno stato nel nord-est del Messico in preda alla violenza dei narcotrafficanti, ha abrogato nei giorni scorsi all’ unanimità una legge che esso stesso aveva adottato a fine luglio e che limitava la copertura giornalistica delle vicende criminali nella regione.

 

I 37 deputati presenti hanno abrogato il testo che vietava ai giornalisti di riprendere sonoro, immagini video o fotografie sulle scene del crimine e li costringeva ad affidarsi quasi esclusivamente ai materiali diffusi dalle autorità locali.

 

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Su Fb impazza la doccia gelata, mentre in Twitter prevalgono le notizie su Ferguson

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Su Facebook vanno fortissimo notizie e annunci del filone “Ice Bucket Challenge” – che ha visto protagonista qui da noi anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi -, mentre su Twitter passano assai di più le notizie sugli scontri e le rivolte a Ferguson (Missouri), dove un agente di polizia il 9 agosto scorso aveva ucciso il diciannovenne Michael Brown.

 

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La fine dei quotidiani di carta (e altre segnalazioni)

carta

- La fine dei quotidiani di carta
- Il sogno dell’ “Amazon Post”
- Grasswire: la crowd verifica i contenuti
- Henri Cartier-Bresson, il pioniere del foto giornalismo definito ”l’occhio del secolo”
- Si scrive YouTubers, si legge milionari

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Tumblr, appropriazione e condivisione oltre il commento passivo

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Una ricercatrice francese spiega su Culture Visuelle come l’ assenza della funzione specifica del commento sulla piattaforma venga ampiamente compensata da un movimento di condivisione/appropriazione caratteristico dell’ Internet 2.0. Un processo di intervento collettivo sui contenuti che somiglia al ‘’Fork’’ del sito per sviluppatori di codice Github.
 

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Anche chi lavora in redazione può essere colpito da stress post-traumatico

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Lo stress post-traumatico, un disordine psichico di cui soffrono persone che sono state esposte a episodi di violenza estrema, potrebbe colpire anche i giornalisti che lavorano all’ interno delle redazioni e che trattano contenuti prodotti dai cittadini.

 

E’ la conclusione a cui sono giunti un gruppo di ricercatori del dipartimento di Psicologia dell’ Università di Toronto, che hanno pubblicato i risultati in UK, nel Journal of the Royal Society of Medicine.

 

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Campagna del Cpj per il diritto di cronaca: la politica aggressiva di Obama sui ‘leaks’ intimidisce giornalisti e fonti

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E’ appena uscito negli Usa Silenced, un documentario che racconta le intimidazioni e le persecuzioni a cui sono stati sottoposti tre esponenti dei servizi di sicurezza americani che avevano rivelato informazioni relative alla tortura, alla sorveglianza di massa e ad altri abusi di potere del governo.

 

E’ stato finanziato in parte, per 40.000 dollari, da una campagna di fundraising su Kickstarter, ed è prodotto da Susan Sarandon e diretto da Jamies Spione.

 

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Simone Camilli: un giornalista ‘’con gli occhi’’, ma giornalista

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Simone Camilli era un giornalista “con gli occhi”. Esperto, non uno buttato lì per scelta e passione propria senza adeguata professionalità,  o uno che improvvisava. No, era uno che il mestiere, la professione la sapeva fare. Insomma uno con molto cervello e molte scarpe nel senso che “era”  sulle notizie. E raccontava. Un giornalista, insomma.

 
Invece la vecchia mentalità corporativa dura a morire titola “videoreporter”.

 

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Data journalism, un po’ più di fantasia e di rigore scientifico

Dataj

Alberto Cairo ha scritto un pezzo molto interessante sul blog del Nieman Journalism Lab,  spiegando come testate di data-journalism come FiveThirtyEight, Vox e Upshot avessero fatto delle promesse esagerate e non mantenute circa la qualità dei loro contenuti. E sottolineando la necessità di trattare i dati con maggiore rigore scientifico.

 

Questo aspetto è al centro di una riflessione di Derrick Harris, che – su Gigaom – ha aggiunto alcune considerazioni. E’ un post del 9 luglio, ma pensiamo che valga la pena riproporlo.

 

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