#digitRoma 2 febbraio 2018 algoritmi giornalismo elezioni lavoro aziende

Ci eravamo salutati al calar della sera raccontandoci che l’anno appena finito non fosse a nostro avviso quello delle “fake news” bensì quello “dell’algoritmo”. Torniamo a Voi per invitarvi ad approfondire questo concetto e a metterlo in relazione con la vita reale, sempre più reale, ancorchè quasi del tutto digitale. Scusate il gioco di parole ma di questo si tratta. Negli ultimi mesi l’incidenza del “fattore algoritmico” nelle nostre vite è diventata sempre più evidente, tangibile, quotidiana. Ogni momento della nostra giornata è scandito da nostri comportamenti “digitali”, e in ogni nostro comportamento spuntano sempre di più condizionamenti più o meno consci, la maggior parte inconsapevoli, e determinati da codici realizzati da programmatori per risolvere problematiche che hanno davvero poco a che fare con il “bene comune” e che invece servono esclusivamente a rafforzare la posizione egemone sul mercato globale di questa o quella compagnia.

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Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti

Come possono le testate giornalistiche ricostruire la fiducia con i propri lettori?

 

Dato che, senza fiducia tra “chi scrive” e “chi legge”, l’ecosistema informativo non sta in piedi, quella della fiducia è questione cruciale per il futuro del giornalismo e dell’editoria; e, considerato il ruolo sociale del giornalismo ,  proviamo a ragionarci su anche per provare a migliorare le prospettive per il futuro del nostro Paese

 

 

Io credo che una delle più importanti cause di fallimento di numerosi tentativi di salvataggio delle testate giornalistiche sia il loro guardare più agli interessi dell’Editore (che, mediamente, del ruolo sociale del giornalismo, vuole servirsi esclusivamente per “far soldi”) che agli interessi del lettore, il loro essere una questione più finanziaria che sociale (un esempio su tutti, un po’ datato, forse, ma molto immediato dal mio punto di vista: la notizia della fusione tra Itedi e Gruppo Espresso è stata data sui siti de la Stampa  e di Repubblica nelle rispettive sezioni economiche).

 

 

Cominciamo quindi con l’invertire le priorità: c’è da salvare una Nazione, non l’industria Editoriale (quest’ultima si può salvare. Ma solo di riflesso).

 

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Antogia di vecchie e nuove proposte (capodanno e befana)

Ancora Auguri a Tutti e buona lettura!

Eccoci tornati a raccontar in breve gli ultimi sei mesi dell’anno 2017 come gli abbiamo visti e provati a narrare dal nostro particolare osservatorio. Eravamo rimasti a giugno più o meno e nel bel mezzo dell’ennesima richiesta di nuove leggi, nuovi regolamenti, nuovi balzelli, catene, piloni, recinti, steccati e quant’altro per limitare il rischio di “fake”dentro, sopra, sotto, e nel mentre delle notizie.

Non di balzelli non di costrizioni, non di censure abbiamo bisogno – a nostro personale e sindacabile avviso –  bensì di provare a farcene una ragione, di renderci edotti e consapevoli di come si costruiscono i circuiti viziati in cui vengono veicolate notizie fasulle come se piovesse.

Un modo per provare a capire come questo avviene potrebbe essere:  comprendere le regole che i padroni del vapore applicano o meglio, fanno applicare dagli algoritmi che regolano ad esempio la pubblicazione dei nostri post dentro il social più diffuso e frequentato del pianeta: facebook detto anche “faccialibro” per i più intimi. Sono regole davvero strane, verrebbe da dire bizzarre ma non vorremmo infrangere il nostro mandato che ci impone di osservare e non giudicare. Leggetele voi stessi e fateci sapere. Se poi volete indulgere fatevi anche un giro sull’altro social cardine dell’umana conoscienza  – anche meno  – che non raggiunge numeri

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Antologia di vecchie e nuove proposte (natale)

Buongiorno, benvenuti, e auguri a tutti ;)

 

 

Chiudiamo l’anno di Lsdi con due pezzi in staffetta uno dietro all’altro per fare il punto su quanto accaduto e provare a lanciare l’anno che verrà, fedeli a Dalla sempre e dovunque, e anche provando a rimanere fedeli ai nostri principi che sono: osservare, segnalare, ma soprattutto evitare qualunque giudizio. C’era un personaggio nei fumetti Marvel, anzi di sicuro ci sarà ancora, che si chiamava l’Osservatore. Non ho mai capito se fosse un personaggio positivo o negativo. Diciamo che proviamo ad ispirarci a lui. Come si fa a fare un’antologia di nuove proposte? E’ semplice soprattutto quando le proposte paiono nuove ma in realtà sono già state fatte in epoche precedenti. Prendiamo ad esempio il primo articolo dell’anno in corso pubblicato da queste parti provavamo a fare delle previsioni, spulciando quà e là in rete cercavamo di orientare la nostra e la vostra prua verso percorsi plausibili per l’anno che stava iniziando. Ebbene ad un anno esatto da allora possiamo facilmente confutare le nostre stesse previsioni. Ad esempio si parlava di conversazioni e di notizie, si parlava di preponderanza dei social quali contenitori di notizie, si diceva:

 

 

“I giorni del “non leggere i commenti ” sono assolutamente passati. Se la comunità è il valore fondamentale… i giornalisti devono essere padroni responsabili,

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Algoritmi fantastici e come trovarli

Direttamente dall’ennesimo capolavoro  dell’autrice di Harry Potter nonchè mamma di Hermione e di tutto l’immaginario di maghetti e babbani ecco a Voi la  nostra parodia settimanale!!! (ma anche no).

 

 

Il mondo oramai è tutto un algoritmo, o forse lo è sempre stato? Domanda interessante caro Watson. Una domanda che proveremo presto o tardi a formulare direttamente ad uno scienziato o a molti di loro, ma per il momento limitiamoci ad osservare, e proviamo a raccontare. Questo in fondo è quello che sappiamo fare. E poi non siamo forse giornalisti?

 

 

Dopo l’edizione del 28 ottobre di digit tutta dedicata agli algoritmi l’attenzione del mondo su questo argomento, non certo grazie a noi, sembra essere aumentata a dismisura. Non si parla d’altro. Sui giornali, in tv, alla radio, per non parlare del web, luogo d’elezione per l’uso dei ragionamenti matematici definiti algoritmi. Allora vorremmo mettere in fila alcune riflessioni che abbiano come finalità proprio la migliore e maggiore conoscenza di questa tematica e delle sue applicazioni. Ci proviamo almeno.

 

 

Ci sono algoritmi di tutti i tipi, e soprattutto questi algoritmi vengono utilizzati per svolgere qualunque tipo di operazione dalla più semplice alla più complessa. Proviamo a metterli in fila uno dietro l’altro prendendo spunto da una rubrica specifica che nel frattempo è nata sul sito della nostra manifestazione “digit” e che si chiama:

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Membership cui prodest?

Quella del titolo a nostro avviso non è una domanda retorica. E siamo anche pronti nella migliore logica marzulliana – ammesso che ci passiate il neologismo –  a darci e darVi una risposta: a tutti, rispondiamo, nessuno escluso, e di seguito proviamo a spiegare il perchè. La membership serve e servirà a tutti, ribadiamo,  soprattutto come modello culturale da comprendere più che come possibile modello di business, almeno per come la vediamo noi. Parlare, anzi riparlare di membership ci è venuto in mente dopo aver visto il grande cambiamento proposto recentemente da uno dei maggiori quotidiani italiani: la Repubblica.

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Le fake news non esistono

Chiediamo scusa anticipatamente per questa entrata a gamba tesa sul tema in oggetto ma proprio non riusciamo ad ignorare tre fatti importanti che dal tema hanno preso origine nelle ultime settimane. Sono tre iniziative politiche nate dentro ai palazzi del potere o attorno ad essi e quindi ancora più importanti perchè in grado di influenzare in modo pesante la creazione della pubblica opinione.  Il primo fatto, quello più vecchio nel tempo, ha avuto inizio direttamente in parlamento, autrice la terza carica dello Stato  nonchè presidente di quel ramo del nostro parlamento che si chiama Camera dei deputati e riguarda proprio le cosiddette fake news.

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Di fact-checking, di trasparenza e futuro dei media (segnalazioni dal mondo)

Passando dall’impossibile ma molto desiderato progetto di fact-checking in Zimbabwe, attraverso la ricerca della trasparenza dei media mainstream con l’individuazione di indicatori standard fino al rapporto annuale del colosso svedese Schibsted, tornano le segnalazioni dal mondo. Buona lettura.

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A che punto è la notte

Chiediamo anticipatamente scusa agli autori e con fare modesto, sommesso e variamente prostrato prendiamo a prestito questo capolavoro di titolo estratto da un capolavoro di romanzo; un titolo che viene usato, come si vede nell’immagine a corredo del nostro pezzo anche dagli amici e colleghi di VareseNews per realizzare un incontro in cui si discuterà forse di precarietà oltrechè di modelli di business per l’editoria nel corso della prossima edizione di GlocalNews il festival sul giornalismo iperlocale organizzato da VareseNews a Varese e che inizierà il 16 novembre prossimo. Un titolo che ci serve  per fotografare, o almeno tentare di farlo, l’attimo – tutt’altro che fuggente – che vive la nostra professione, anzi meglio, che viviamo noi tutti che nella professione suddetta siamo invischiati a vario titolo e che dalla medesima vorremmo soprattutto trarre ed elargire benefici e non ci riferiamo soltanto alle questioni economiche.

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E’ ancora possibile fare del buon giornalismo ?

Un giorno il leopardo s’imbatté in una tartaruga, che da tempo cercava di catturare. Le parlò e le disse: “Preparati a morire!” La tartaruga di rimando ribatté : “Posso chiederti un favore prima di morire?”.

 

Il leopardo acconsentì e, allora, la tartaruga spiegò il perché della sua richiesta. “Dammi qualche minuto affinché io possa preparare il mio animo.” – precisò. Il leopardo trovò legittima la richiesta e non ebbe nulla da obiettare.

 

Ma accadde che la tartaruga, anziché starsene immobile, come si aspettava il leopardo, cominciò a grattare freneticamente sul terreno circostante e , in questo modo, gettava sabbia in tutte le direzioni.

 

Stupito dalla scena, il leopardo chiese alla tartaruga : “Perché fai così?”.

 

E la tartaruga con serenità : “Vorrei che, una volta che io sia morta, chiunque si trovi a passare da queste parti possa dire che io, tartaruga, ho lottato contro un mio pari.”.

 

La storia insegna che noi africani è proprio questo quello che stiamo facendo – disse il griot ai suoi attenti uditori – e cioè che quanti verranno dopo di noi possano dire tranquillamente : “ E’ vero che i nostri padri furono sconfitti, ma almeno ci provarono.”

 

Questa è la fiaba del Leopardo e della Tartaruga, tratta dal romanzo “Viandanti della storia” di Chinua Achebe raccontata da Domenico Quirico alla fine di una densa intervista in 

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Narrazioni migranti

gli indesiderati di Joe Sacco

di Leila Zoia

 

 

Se una musica può fare…immaginiamo quello che può fare un film, un libro, un fumetto, un’infografica…nel promuovere un’informazione “altra”, o meglio diversa,  o meglio alternativa sul tema delle migrazioni.

 

 

Gli argomenti caldi dell’estate hanno visto come protagonisti spesso i migranti: tra lo sgombero dei rifugiati nel cuore di Roma, le polemiche sugli sbarchi, gli stranieri che stuprano e portano malattie e lo IUS SOLI. Il racconto mediatico di questi eventi è stato spesso proposto con toni esasperati e d’odio.

 

 

Per cercare di contrastare l’odio e l’hate speech,  sarebbe interessante che i media diventassero il megafono della conoscenza dell’altro contribuendo a promuovere la comprensione reciproca.

 

 

Da anni giovani giornalisti, registi e scrittori, data designer, fumettisti, lavorano sui temi della migrazione cercando di proporre una visione differente.

 

 

Con questo storify vorremmo evidenziare i lavori di altissima qualità prodotti da questi professionisti e chiederci se forse non sia arrivato il momento di dare loro più spazio nel discorso pubblico e di mettere al centro del messaggio mediatico il concetto di UMANITA’.

 

 

[View the story “Narrazioni Migranti” on Storify]

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