Nonostante la crisi, i giornali restano un buon affare. Almeno per Warren Buffett

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In una fase di forte calo delle vendite e delle entrate pubblicitarie dei giornali, non compensato dalla crescita dell’ online, perché un uomo d’ affari come Warren Buffett (nella foto) ne ha acquistati a decine negli ultimi due anni?   

 

E’ l’ interrogativo al centro di un articolo di Glenn Dyer pubblicato da TheMediaOnline, una testata sudafricana.  Dyer analizza la conversione che ha portato il miliardario Usa a modificare radicalmente la sua posizione nei confronti dei giornali, dal pessimismo assoluto di 7 anni fa al forte interesse finanziario di ora, con quasi 400 milioni di dollari investiti negli ultimi 18 mesi per acquistare 63 testate, tra cui 28 quotidiani.

 

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Pubblicità. La ricerca neurologica al servizio del ‘’native advertising’’

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Si parla sempre di più di native advertising  - quel  metodo pubblicitario molto controverso che ibrida contenuti e annunci pubblicitari all’interno del contesto editoriale (e che è quindi per certi versi simile ai publiredazionali in quanto maschera contenuti pubblicitari come articoli giornalistici).

 
Un esperto Usa di marketing, Matt Rosenberg, di Taykey, aggira le polemiche di carattere ‘’etico’’, spiega come siano state scoperte delle relazioni strette fra’’ argomenti altamente coinvolgenti e pubblicità’’ e ritiene che la crescente comprensione delle basi neurologiche dell’ efficacia di un annuncio può essere sfruttata efficientemente a un livello scalare.

 

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Sempre più giornalisti si sentono ‘’digital first’’

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Un numero crescente di giornalisti nel mondo si considerano  ‘’digital first’’ e vedono i social media come una parte importante del loro lavoro.

 

Lo ha accertato una  Ricerca sul giornalismo digitale svolto da Oriella PR, un network internazionale che riunisce 16 agenzie di comunicazione, attraverso un sondaggio compiuto interpellando 553 giornalisti di 15 paesi.

 

Come segnala  Paid Content,

- il 59% dei giornalisti coinvolti nello studio hanno usato twitter nel 2013, contro il 47% del 2012;

- l’ uso di Twitter è molto alto nei paesi di lungua inglese, mentre solo un terzo dei giornalisti tedeschi, invece, hanno un account su Twitter.

 
 

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Un contratto per la rete

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E’  uno degli argomenti centrali del prossimo Anso Meeting in programma venerdì 21 giugno all’ Autodromo del Mugello dal titolo emblematico: ‘‘Così vicini, non così lontani”.

A discuterne assieme ai rappresentanti dell’ Associazione Nazionale Stampa Online ci saranno il presidente della Fnsi Giovanni Rossi, il direttore generale della Fieg Fabrizio Carotti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega all’ editoria, Giovanni Legnini, il presidente di Mediacoop Primo Salani e Pino Rea in rappresentanza dell’ Ordine dei Giornalisti. Insomma tutti gli organismi che dovrebbero avere un posto in prima fila nella rivoluzione digitale dell’ informazione. Ma che per il momento sono restati nelle seconde o gterze file, in attesa di chissà che cosa.

 

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Una guida per proteggere i dispositivi mobili da spionaggio e furti di informazioni

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All’ uso sempre più intensivo degli apparecchi mobili nell’ attività giornalistica professionale si accompagnano i tentativi dei vari poteri – governi, hackers ma anche criminali – di controllare quei dispositivi per conoscere piani, contatti, fonti e comunicazioni del giornalista. Il cosiddetto Datagate ne è l’ esempio più eclatante.

Il rischio è che le possibilità di intrusione e di controllo zittiscano le fonti, che si possono fidare del giornalista come persona ma non hanno nessuna certezza che le sue conversazioni non vengano spiate e registrate.

Jorge Luis Sierra*, su Ijnet,  propone ora una serie di misure e precauzioni per garantire la massima sicurezza possibile nell’ uso degli apparecchi mobili.

 

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Pubblicità: una crescita anemica in Europa (+8,2% in cinque anni)

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Gli inserzionisti spenderanno quest’ anno a livello mondiale  516,95 miliardi di dollari in pubblicità sui vari media e il 21,4% del totale verrà dai paesi dell’ Europa occidentale, contro il 4,4% dell’ Europa centrale e orientale. Le stime sono di  Emarketer.com.

La parte dedicata al digitale – inclusi desktop e servizi mobili – dovrebbe essere di 116,8 miliardi, pari al 22,6% della spesa complessiva.

Per quanto riguarda l’ Europa, fra il 2013 e il 2017 la spesa complessiva dovrebbe passare da 110,39 a 119,43 miliardi, con una crescita complessiva dell’ 8,2%, trainata soprattutto dal digitale dove gli investimenti dovrebbero passare da 28,39 a 38,25 miliardi, con un incremento del 34,7%.

 

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Il ‘’Washington Examiner’’ dice addio all’ edizione quotidiana e si trasforma in settimanale e in piattaforma digitale

Internet segna la ‘’morte’’ dell’ album fotografico

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La crescente tendenza a condividere le fotografie online annuncia la ‘’morte’’ del tradizionale album fotografico. Lo rileva un sondaggio condotto da OnePoll su 3.000 cittadini britannici, secondo cui i due terzi delle persone interpellate raccoglie le sue fotografie su computer, tablet o smartphone. Circa il 20% delle persone scattano foto con l’ intenzione di pubblicarle su piattaforme come Facebook, Twitter o Instagram.

 

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Definire i giornalisti e le testate giornalistiche online: impossibile e dannoso (e altre segnalazioni)

Online

 

Notizie, riflessioni e analisi in circolazione

 

- Definire i giornalisti e le testate giornalistiche online: impossibile e dannoso (e altre segnalazioni)

- Editoria, Legnini: accordi anche in Italia con i motori di ricerca o Fondo per finanziare l’innovazione

- Francesco Caio accetta l’incarico di Letta: sarà il Mister Agenda digitale

- Piano media: dalla Slovacchia l’informazione modello pay-tv

 

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Cresce in Usa il giornalismo non profit, ma la ricerca di un modello di sopravvivenza è sempre più dura

‘’Change the list’’: la CNN chiede al pubblico di scegliere i servizi da fare

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La CNN si rivolge al pubblico chiedendo di segnalare gli argomenti da affrontare. E’ stato John D. Sutter, uno dei principali commentatori della rete televisiva americana, a sollecitare i suoi ascoltatori, pubblicando sul suo blog un sondaggio online su 20 argomenti e promettendo di realizzare dei servizi sui cinque temi più votati.

“Stiamo praticamente chiedendo al pubblico di fare i capi-redattore che assegnano i servizi’’, ha detto Sutter al New York Observer.

 

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