Becchi e bastonati

La colorita frase del nostro titolo odierno non lascia dubbi. Il fatto per il quale ci definiamo “cornuti e mazziati” per usare un’ altra espressione idiomatica altrettanto nota è: la famigerata normativa europea sul copyright. Sulla vicenda ci siamo già espressi in modo tutt’altro che conciso e nemmeno troppo tecnico. Per noi qui a bottega l’espressione del titolo si confà in modo perfetto con l’approvazione di detta normativa. Ma nelle ultime settimane e a pochi giorni dall’ennesimo pronunciamento della Commissione europea sulla medesima, è successo un fatto a dir poco strano, se non sospetto. Uno degli attori della vicenda, uno dei protagonisti della riforma: Google, per non far nomi; ha dato il via ad una campagna pubblicitaria serrata e assai costosa per informare il maggior numero di utenti europei e non che se la normativa dovesse essere approvata senza ulteriori rimaneggiamenti succederebbero fatti gravi, molto gravi. Sono state preparate pagine informative specifiche online sulla vicenda i cui link sono stati diffusi sui social network, in particolare su facebook e twitter e poi è stato diffuso su decine e decine di quotidiani cartacei europei un annuncio pubblicitario specifico.  Il cartello confezionato dagli specialisti di Mountain View lo vedete qui a lato come immagine di accompagnamento al nostro articolo, ma per fugare ogni dubbio riportiamo il testo integrale dell’annuncio qui

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Per chi studia giornalismo

Una lunga ma anche breve storia di tweet. Una sequenza di segnalazioni che proveremo  ad approfondire un poco mettendoli uno accanto all’altro. Per onorare con un piccolo tributo uno dei nostri fondatori ma soprattutto per provare a riportare al centro la barra. Rimettere nei binari un mestiere in fortissima crisi di identità. E non per colpa della rivoluzione digitale, tanto meno a causa di internet o come vogliamo definire la rete che ci permette di collegarci in tempo reale con tutto e tutti, di interagire, di reagire, di parlare ed essere ascoltati. Chissà se quest’idea che ci è venuta potrà consolidarsi e trasformarsi in una specie di rubrica fissa? Oggi proviamo a proporvela fateci sapere se Vi piace. Raffaele Fiengo, il nostro fondatore di cui sopra, nella sua vita ha fatto il giornalista per tanti anni, lo ha fatto in molti giornali ma soprattutto al Corriere della Sera dove è stato spesso anche rappresentante degli altri giornalisti in qualità di sindacalista e componente del Cdr. Fra le molte altre sue attività Fiengo ha sempre avuto una grande passione per l’insegnamento, ha provato, in punta di piedi e con l’atteggiamento schivo e sommesso che lo contraddistingue, a lasciare tracce sul suo cammino. Riferimenti da cogliere per chi lo volesse. Appunti di attività in corso d’opera. Segnali di reazione e

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Il datismo (terza e ultima parte)

” La narrazione non è il male. E’ vitale. Senza storie accettate da tutti su cose come il denaro, gli stati o le società per azioni, nessuna società umana complessa può funzionare. Non possiamo giocare a calcio a meno che ciascuno creda nelle stesse regole predefinite, e non possiamo godere dei benefici dei mercati e dei tribunali senza storie altrettanto inventate. Ma le storie sono soltanto strumenti. Non dovrebbero diventare i nostri obiettivi o i nostri parametri di riferimento. Quando dimentichiamo che si tratta solo di finzione, perdiamo il contatto con la realtà. Allora diamo inizio a guerre “per far guadagnare soldi all’azienda” o “per proteggere l’interesse nazionale”. Le aziende, il denaro e le nazioni esistono soltanto nella nostra immaginazione. Le abbiamo inventate perchè ci servissero; perchè ci troviamo nella condizione di sacrificare le nostre vite al loro servizio?

 

 

Nel XXI secolo creeremo narrazioni più potenti e religioni più totalitarie che in qualsiasi epoca precedente. Con l’aiuto della biotecnologia e degli algoritmi digitali queste religioni non soltanto controlleranno la nostra esistenza minuto per minuto, ma saranno in grado di  modellare i nostri corpi, cervelli e menti, e di creare interi mondi virtuali che includono inferni e paradisi.

 

 

Essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà e la religione dalla scienza diventerà pertanto più difficile ma più indispensabile di quanto lo sia

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Dossier

Un anno di Lsdi (Capodanno)

Rieccoci a Voi in versione strenna  a ricordare in pochi semplici passaggi e in due specifici articoli tutto il lavoro svolto qui a bottega nell’anno che volge al termine, denominato convenzionalmente e solo ad alcune latitudini del nostro pianeta e per facilitarne la comprensione ai più: 2018esimo dalla nascita di Cristo. Abbiamo chiuso il pezzo natalizio con la citazione di alcune bellissime considerazioni di Antonio Gramsci; considerazioni che il grande pensatore del passato aveva formulato circa un centinaio di anni or sono e che, come forse qualcuno di Voi avrà avuto modo di vedere, bene si adattano a distanza di così tanto tempo anche al nostro presente. Ripartiamo da lì inserendo nella nostra narrazione altre considerazioni, mutuate da un bel lavoro didattico svolto in una scuola media umbra, ed elaborate da alcuni degli studenti di questa scuola. Si tratta di considerazioni che compongono un decalogo che mette in luce alcuni comportamenti per agevolare in tutti noi la costruzione di un processo di consapevolezza verso la transizione digitale denominato: “manifesto per la consapevolezza digitale”.

 

 

Un lavoro davvero buono quello dei formatori e degli studenti umbri che pone l’accento su alcuni dei punti più dolenti del processo di acculturazione e comprensione della transizione al digitale. Fra i vari punti segnalati vorremmo riportare di seguito estraendola dall’articolo del giugno scorso una citazione

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Un anno di Lsdi (Natale)

Come si creano le tradizioni? Non saprei proprio, noi nel nostro piccolo proviamo a crearne una realizzando in questo periodo dell’anno due pezzi antologici che raccontano il meglio o anche il peggio della nostra produzione giornalistica degli ultimi dodici mesi. Così abbiamo fatto dodici mesi fa, e così proviamo a fare oggi. Partiamo dal primo pezzo del 2018 apparso sulla home di questo blog, si intitolava: Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti e portava la firma del nostro associato Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per il giornalismo. Il sottotitolo del pezzo di Dal Pozzo era contenuto nella foto che faceva da contraltare all’attacco del pezzo e che conteneva una frase davvero bellissima a nostro avviso: “fidarsi è bene na carbonara è mejo”. Nemmeno Trilussa, e chiediamo scusa al poeta, avrebbe saputo far meglio. Una sintesi perfetta per rilanciare in modo un pochino meno serio i temi trattati nel pezzo di Dal Pozzo che ponevano l’accento su questioni a noi molto care e che alla luce di quello che sta succedendo alla libertà di stampa e al diritto ad essere informati di tutti noi cittadini in sede di proposte governative su ventilati riassetti nel mondo del giornalismo e dell’editoria; appaiono oggi ancora più importanti e, oseremo aggiungere, necessarie.

 

 

” Io credo che una delle più

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In attesa di diventare dei (2)

Questo il titolo che abbiamo scelto per la prossima edizione di digit. La nostra manifestazione itinerante sul giornalismo e la comunicazione digitale torna in Toscana dopo due appuntamenti fuori porta e torna nel formato originale quello più lungo e articolato in 2 giorni di eventi. Torniamo nella nostra sede originale a Prato e in particolare il 14 e 15 marzo del prossimo anno presso il Polo Universitario pratese: il PIN. Proveremo anche a digit a parlare di molte delle cose contenute in questo libro di  Yuval Noah Harari  che si chiama HOMO DEUS e che qui per la seconda volta  Vi raccontiamo nelle sue fasi salienti. Lo facciamo come sempre riportando le parti di esso che ci sono parse particolarmente significative. Lo facciamo sottolineando alcuni specifici estratti di queste parti che abbiamo estrapolato per orientare le Vostre future scelte di lettura, senza privarVi della gioia di scoprire cosa contiene il testo nella sua interezza. Il professore israeliano che insegna storia all’ Università Hebrew di Gerusalemme, non è solo uno storico  ma è soprattutto uno scrittore, un saggista a larga diffusione, un autore davvero godibile nonostante la complessità dei suoi testi;  e dopo “Homo deus” il suo penultimo lavoro, che ha venduto oltre 5 milioni di copie, è tornato in libreria proprio quest’anno con un altro

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Ripensare il modello mondo

Ripensare la Smart City  è un manuale che chiunque sia interessato alla reale e necessaria rivoluzione culturale di cui le città, e gli agglomerati di città, hanno bisogno (penso soprattutto ai politici e agli amministratori) dovrebbe avere nel proprio programma elettorale e, se già in carica, sulla propria scrivania. Un manuale che rappresenta per noi di Lsdi un potente “spunto operativo” per l’azione in ambiti (Smart City, per l’appunto, e algoritmi) che ci stanno molto a cuore.

E’ difficile farne una sintesi perché, questo vale in particolar modo per la seconda parte (curata da Francesca Bria, Chief Technology and Digital Innovation Officer a Barcellona), esso fornisce un elenco di casi di studio: storie di Comuni e Amministrazioni che hanno avviato dei programmi sull’innovativo solco tecnologico-culturale tracciato nella prima parte, quella di competenza di  Evgenij Morozov, noto sociologo e giornalista bielorusso.

C’è un punto essenziale nel saggio introduttivo; è quello in cui Morozov va oltre la critica al neoliberismo che lo contraddistingue da sempre (con argomenti a mio avviso convincenti); un punto che conferisce al suo lavoro una marcata nota di pratica politica;  un salto di qualità, quindi, rispetto all’approccio prevalentemente analitico al quale ha abituato i suoi lettori. L’argomento è quello della sovranità tecnologica: i cittadini, attraverso le azioni delle amministrazioni locali, devono essere

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Un giornalismo per il futuro

Quale futuro per il giornalismo? Quale strada imboccare? Cosa proporre per salvare una professione indispensabile per il buon funzionamento della democrazia?

E’ la domanda che la “Fondazione Murialdi” ha posto ad alcuni esperti e uomini di cultura, con l’intenzione di portare un contributo all’analisi in un momento delicato per la vita del paese e per lo sviluppo dell’informazione.

 

 

 

La Fondazione Murialdi ha avuto una serie di audizioni e confronti sul futuro della professione e in vista di un possibile diverso assetto normativo del giornalismo nel nostro Paese.

Il testo che pubblichiamo di seguito  è la trascrizione dell’intervento di Raffaele Fiengo al comitato scientifico della Fondazione Paolo Murialdi presieduta da Nicola Tranfaglia tenutasi il primo ottobre scorso.

 

 

 

“Parto da una idea consolidata: il nuovo assetto della comunicazione non permette al giornalismo o ai giornalismi di posizionarsi in modo significativo rispetto a quello che solitamente è stato nel secolo scorso.

 

 

Il giornalismo, nei paesi di democrazia liberale, ha svolto una funzione dialettica rispetto ai poteri. Quindi nei grandi fatti, e anche nei piccoli, nelle vicende nazionali e nei vari paesi, ha avuto un certo ruolo, non irrilevante nella formazione delle opinioni pubbliche.

 

 

Oggi la trasformazione avvenuta nella comunicazione non permette questo. Non lo permette su due versanti: il versante dei 12.000 giornalisti professionisti ufficiali (nell’impresa giornalistica ha un ruolo quasi sempre ancillare rispetto ad altri fattori: pubblicità,

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Homo homini deus (ex machina)

Perdonate la crasi (meglio definirla insalata?) del titolo, ma come sapete ci piace scherzare. E sul libro di Yuval Noah Harari scherzare è d’obbligo. Non abbiamo avuto modo di conoscere il professore che insegna storia all’ Università Hebrew di Gerusalemme ma siamo convinti che l’ironia e il non prendersi troppo sul serio siano suoi tratti distintivi. Harari è uno storico  ma è soprattutto uno scrittore, un saggista a larga diffusione. I suoi libri vendono come best seller ma sono trattati scientifici. In particolare “Homo deus” il suo penultimo lavoro, che qui vorremmo provare a raccontarvi, ha sfondato il limite dei 5 milioni di copie vendute. Per darvi qualche dato in più, dovete pensare che un libro di saggistica nel nostro Paese, per avere un discreto successo basta che arrivi a vendere  1000/1500 copie.  Nei suoi saggi questo storico israeliano davvero sui generis, affronta in modo “creativo” ma nello stesso tempo molto appropriato i temi della rivoluzione digitale. In realtà parla di noi, intesi come genere umano a trecentosessanta gradi, ma proprio grazie all’indubbia ironia che pervade ogni riga del suo saggio, riesce a raccontare temi pesantissimi con una grazia e una leggerezza che rendono il saggio una lettura divertente oltre che avvincente come un thriller. In questo  libro lo storico israeliano racconta a modo suo la storia del genere umano

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I vizi capitali del giornalismo online

Riceviamo e pubblichiamo con piacere uno scritto di un collega  che incarna alcune delle anime del giornalismo praticato oggi nel nostro Paese. Andrea Tortelli, autore della riflessione che vi proponiamo, è un giornalista imprenditore, termine impossibile da scrivere, pronunciare e soprattutto usare in questa nostra Italia del presente per mancanza di relativa qualificazione e soprattutto di certificazione di legittimità. Insomma, come abbiamo avuto modo di appurare noi stessi nel corso di un evento digit di qualche anno fa a Prato, non esistono le condizioni per poter essere sia giornalisti sia imprenditori in Italia. E invece proprio in  questo momento,  più di sempre lo status di giornalista imprenditore,  è diventato  una sorta di “conditio sine qua non” per poter svolgere questa professione, qui ed ora, in Italia ma anche nel resto del mondo. Forse all’estero la questione legale e giuridica non sussiste, oppure è stata in qualche modo risolta,  da noi invece “l’editore di se stesso” non può esistere.  Anche se poi, e le esperienze di decine di editori locali e iper-locali soprattutto nel comparto digitale, ma anche nella radio e televisione e probabilmente anche nella carta stampata, sono lì a dimostrare il contrario. Certo lo sappiamo, addirittura lo sanno anche i signori del Governo che ogni anno erogano i contributi per l’editoria, che a fronte del perdurare della

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Il mondo sta costruendo un suo cervello

Parafrasando l’ennesimo slogan pubblicitario del passato torniamo a raccontare l’ultima edizione del nostro festival dedicato al giornalismo (digitale) –  sempre più tra parentesi – che si è svolto lo scorso 5 ottobre a Torino. Lo facciamo come già accaduto in un post precedentemente pubblicato qualche settimana fa proprio qui, ancora una volta attraverso i Vostri tweet. Proviamo di nuovo a fare anche un piccolo esperimento di giornalismo fornendo Il racconto dei fatti attraverso quello che i fatti hanno raccontato ai partecipanti all’evento senza mediazione alcuna. Le prime immediate reazioni di  chi ha assistito e partecipato al convegno  subito dopo o mentre ascoltava le relazioni degli esperti che abbiamo avuto il piacere di ospitare a #digitTorino. La seconda parte della “tempesta perfetta” scatenata online dai Vostri tweet nel giorno della nostra manifestazione arriva in concomitanza con l’inizio della pubblicazione online dei video integrali della giornata di lavoro, ovvero gli atti “ufficiali” del convegno torinese. Uno di questi video lo associamo a questo post e lo inseriamo proprio in fondo a questo articolo. Si tratta della relazione del professor Mario Rasetti, grande scienziato ed esperto mondiale di problematiche che hanno a che vedere con l’uso degli algoritmi per gestire e comprendere la nostra realtà. Buona lettura.

 

Mario Rasetti

 

“Se tutti usassimo le #criptovalute per effettuare pagamenti in sostituzione degli

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