Di chi sono i nostri dati?

La domanda retorica del titolo ci è parsa una buona base di partenza per introdurre una riflessione del “nostro” Marco Dal Pozzo sul GDPR. Il fantomatico, oramai non si può definire altrimenti, nuovo regolamento europeo sulla gestione e protezione dei dati personali (General Data Protection Regulation) che entrerà in vigore il prossimo e oramai vicinissimo 25 maggio.  Il GDPR è : –   come si legge nell’intestazione del documento che è possibile scaricare integralmente e in italiano sul sito di Privacy Italia Il REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).

Che tradotto e sintetizzato dai nostri esperti potrebbe essere definito così:

 

 

 

 

 

“il GDPR è più orientato alla protezione dei dati che alla protezione dell’utente e delega direttamente alle aziende la possibilità di valutare l’entità del rischio aumentando la difficoltà dell’utente nelle evenuali contestazioni future. La reale efficacia di un regolamento del genere potrà essere davvero testata solo quando ci si troverà di fronte a casi concreti di violazione da parte di qualcuno (le stesse aziende) e alle successive contestazioni e richieste di tutela espresse dai singoli utenti. Solo in sede

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La libertà non è un algoritmo

Qualche settimana fa è uscito per Donzelli editore l’ultimo libro di Michele Mezza “Algoritmi di libertà”. Il giornalista televisivo della Rai ora docente all’Università Federico II di Napoli da tempo si occupa dei temi del software e dell’intelligenza artificiale e da poco più di un anno ci accompagna dentro i nostri appuntamenti pubblici di digit –  che nel 2018 si sono moltiplicati e spostati dalla Toscana  in giro per l’Italia – e che proprio quest’anno abbiamo pensato di dedicare al tema degli algoritmi. Nel suo libro Mezza affronta con attenzione, ricchezza e accuratezza di fonti documentali l’argomento dell’uso e, spesso, l’abuso da parte di alcuni soggetti degli algoritmi, riferendosi in particolare allo sfruttamento massiccio dei dati, perlopiù nostri,  da parte delle società proprietarie dei medesimi algoritmi per realizzare un sorta  di controllo sociale. Abbiamo letto con attenzione il saggio di Mezza  e ve ne vorremmo proporre in estratto in due differenti articoli alcuni passaggi che riteniamo possano essere particolarmente significativi. Buona lettura della prima parte del dossier!

 

 

 

In apertura del volume l’autore affronta il tema delle ultime elezioni politiche in Italia in chiave “algoritmica” e dice fra l’altro:

 

 

 

“… gli automatismi della rete, in particolare i bot editoriali e i big data predittivi, con la loro capacità di sagomare i social, sono stati i veri titolari dei voti, persino

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L’asino morto per non aver ragliato

Quando ci siamo accostati ai “testi sacri” di uno dei nostri autori preferiti perchè ci eravamo accorti che parlavano di giornalismo in maniera incredibilmente moderna, non immaginavamo che saremo riusciti a farne un pezzo e forse addirittura una rubrica per il nostro piccolo blog. Sono state la caparbietà e la grande capacità di ricerca e selezione del nostro associato Marco Dal Pozzo che hanno fatto il miracolo. Marco partendo da un libro realizzato dalla casa editrice Orthotes che già di suo forniva un eccellente punto di partenza è andato ulteriormente a scavare nei testi del grande autore individuando i passaggi salienti degli scritti permettendoci di realizzare una vera e propria intervista, tutta dedicata al giornalismo e in particolare alla rivoluzione digitale del giornalismo, al celeberrimo personaggio in questione che purtroppo ci ha lasciato già da tanti anni. Il personaggio intervistato dal nostro Marco Dal Pozzo è Antonio Gramsci e lo spunto per realizzare questa intervista “postuma” ci è venuto leggendo alcuni passaggi dai Quaderni del carcere del grande intellettuale sardo. Passaggi in cui abbiamo trovato  freschezza e sostanza su argomenti e temi del giornalismo di cui quotidianamente ci occupiamo. Il libro di Orthotes che analizza e riporta le riflessioni gramsciane sul giornalismo e più in generale sul funzionamento del mondo dell’informazione è stato un eccellente compagno di

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Dossier

Leggi o scrivi

Se un mattino d’inverno un “giornalista”, (Calvino permettendo) prova a digitare su un motore di ricerca a caso la frase: “leggi regionali a sostegno dell’editoria”, scopre un mondo. Un mondo ricco innanzitutto, inteso come ben finanziato. Un mondo variegato, inteso come numeroso e ben assortito. Un mondo tutt’altro che sconosciuto alla politica e alle amministrazioni locali, e considerate che la nostra ricerca appena accennata si riferisce solo alle Regioni. Ebbene – direte Voi – cosa c’è di male? L’informazione è un pilastro in una società civile. Anzi meglio, proprio questo blog e tutta l’attività di questo gruppo di lavoro si basa proprio sull’acronimo: Lsdi che sta per Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione, quindi chi meglio di Voi (inteso  noi) conosce e sostiene il diritto alla libera circolazione delle notizie? Tutto vero e sacrosanto e garantito – per fortuna – dalla nostra Costituzione: art.21. Quindi? Nessun quindi, solo la volontà di informare anche da parte nostra. Sottolineando cosa si fa o si sta facendo per sostenere la libera circolazione delle notizie in ambito regionale nel nostro Paese.  E ricondurre queste attività “politiche”,  al tempo che stiamo vivendo e al particolare momento storico in cui siamo immersi da  mesi, più di un anno, quel tempo in cui anche i Governi statali e non solo le autorità regionali sono

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Verso una nuova immaginazione

La querelle facebook / cambridge analytica indipendentemente da ogni valutazione, interpretazione o spiegazione più o meno scientifica cui è stata sottoposta, ha il pregio assoluto di aver sdoganato un tema presso il grande pubblico. Di che tema si tratti questo è difficile stabilirlo. Illustri esperti hanno parlato di appropriazione indebita di dati, altri hanno posto l’accento sulla sicurezza o meglio sulla mancanza di sicurezza nella gestione dei dati da parte delle compagnie che dei dati  – i nostri  – sono in qualche modo amministratrici. Qualcuno – pochi a dire il vero – ha posto l’accento sulla questione culturale. Noi, come sapete, da sempre proviamo a dire proprio questo: se nessuno si preoccupa di mettere in condizione le persone di stare online e di utilizzare gli strumenti digitali in modo consapevole, se i rappresentanti dei Governi autorizzano o invocano a gran voce l’intervento delle stesse OTT affinchè controllino o realizzino sistemi di controllo nella gestione dei dati medesimi; di cosa dovremmo poi lagnarci?

 

 

Il tema è indubbiamente centrale e investe tutti noi, non solo un manipolo di esperti, e partendo proprio dalle dinamiche più o meno chiare del rapporto tra  un social planetario con oltre due miliardi di iscritti e una società di analisi e marketing digitale forse potremo essere in grado d’ora in avanti di porre il senso reale del

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Facebook e Cambridge Analytica, terza puntata.

Siamo arrivati alla terza puntata della questione Facebook/Cambridge Analytica. Di seguito un nuovo commento di Marco Dal Pozzo, l’intervento di Michele Mezza a #digitRoma che spiega, il 2 febbraio scorso, la questione e alcune ns riflessioni passate sulle “regole” dei social media. 

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Facebook e Cambridge analytica, non è solo questione di privacy!

Pubblichiamo un commento di Marco Dal Pozzo  sulla vicenda di Facebook e Cambridge Analytica.

 

 

C’è un aspetto della vicenda di Facebook e Cambridge Analytica che, a mio avviso, rischia di passare sotto la traccia del mainstream. La questione della violazione della privacy, per quanto delicata, credo stia prendendo il sopravvento su ciò che con la violazione della privacy si realizza.

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Le inchieste di Guardian e New York Times su Cambridge Analytica: la violazione di dati personali di 50 milioni di utenti usando Facebook, che cosa è successo

Secondo due documentate inchieste del Guardian e del New York Times la società Cambridge Analytica ha violato i profili Facebook di 50 milioni di utenti per ottenere i loro dati personali in un dei più vasti data breach ,  ovvero violazione di dati personali, della storia. Cambridge Analytica è legata all’ex consigliere di Trump, Steve Bannon ed ha collaborato nelle campagne elettorali di Donald Trump stesso e in quella a favore della Brexit.

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Di sana e robusta Costituzione

Il 2 Febbraio è stata una data importante per noi di Lsdi perché, al lavoro necessario per la costruzione di una coscienza e una cultura digitale, declinato nelle edizioni toscane di digit (Firenze prima e Prato poi), abbiamo cominciato ad affiancare delle proposte concrete con la “presunzione” di stare dentro quella cultura con un ruolo “propositivo” che ci siamo voluti dare fin dalla nostra fondazione.
Ciò che sostiene e che quindi mette su una piattaforma comune, quella di Lsdi per l’appunto, tali proposte è nientemeno che:  la Costituzione Italiana, negli articoli della Parte I, quella che riguarda i diritti e i doveri dei cittadini. Ci riferiamo, almeno per quanto abbiamo presentato a Roma, agli articoli 3 e 4.

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Chi decide cosa

Il mondo algoritmico è ben sintetizzato a nostro avviso in questo screenshot che proviene da Facebook e di cui è autore un editore di e-book, nonchè scrittore e poeta, di nome Fabrizio Venerandi. Nel post che potreste leggere integralmente sul social di Menlo Park, ammesso che lo troviate e se siete dei buoni investigatori digitali,  e se l’algoritmo,  e le bolle o camere dell’eco ve lo consentono; si trovano,  spiegate da Fabrizio e poi molto ben ragionate dai suoi amici/followers,  numerose argomentazioni: tecniche ma anche culturali, che ci rimandano uno spaccato del mondo in cui viviamo la nostra quotidianità assai aderente alla realtà. Non siamo padroni di un bel niente, non abbiamo titolarità di alcun processo, non compriamo una emerita cippa nemmeno quando la paghiamo e pure tanto! Il caso dei drm che sono degli aggeggi che non staremo qui a spiegare ma che limitano la nostra possibilità di leggere un ebook che abbiamo regolarmente acquistato e pagato con moneta sonante è, a nostro avviso, emblematico.  In nome di un presunto tentativo (sottolineiamo presunto almeno una quarantina di volte) di tutelare il diritto d’autore e la possibilità che ignoti ( e molto pericolosi ) pirati del copyright, pirateggino i contenuti intellettuali del succitato e-book e li diffondano online gratuitamente causando grave danno all’autore/autrice medesimo/a e “soprattutto” all’industria

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Giornalista per adesione

Nella prima edizione fuori porta del nostro festival dedicato al giornalismo digitale: #digitRoma, fra le varie cose di cui abbiamo discusso, ci sono stati anche un paio di momenti che ci siamo auto dedicati. Non per megalomania, credeteci, ma perchè ci siamo resi conto negli ultimi mesi che la nostra professione necessita urgentemente di aiuto concreto. Il momento è assai delicato e oltre agli studi e alle previsioni c’è bisogno al più presto di fornire soluzioni alla crisi. C’è bisogno, a nostro avviso, di uscire dalle statistiche e dai calcoli, per provare ad affrontare di petto i problemi della categoria, finchè è possibile, ed esistono ancora alternative plausibili da proporre. 

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