I relatori di #digits17 – Deborah Bianchi

Prosegue la discesa a tappe verso #digits17, anzi meglio, verso il primo appuntamento con la nostra manifestazione che come oramai avrete saputo, se ci seguite un pochino, quest’anno si sdoppia e prosegue dopo la Toscana, anzi meglio, dopo il  ” PIN di Prato 28 ottobre ”  verso altri lidi nel resto dell’Italia, preparandosi a diventare un modello esportabile, perchè no?

 

 

Pronto finalmente il programma definitivo, anche impaginato e graficamente rifinito grazie al lavoro di Francesco Vieri, artista fotografo pratese già passato per digit, che si è prestato –  bontà sua –  a darci una mano per realizzare il manifesto della tappa pratese della nostra manifestazione, eccolo a Voi diviso in due:

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I relatori di #digits17 – Andrea Boscaro

Direttamente dalla prossima edizione di digit, che come ricorderete è fissata per il prossimo 28 ottobre al PIN, polo universitario pratese, di Prato, arriva sulle nostre colonne l’esperto di marketing digitale Andrea Boscaro. Andrea che a digit realizzerà un workshop assieme al direttore di Varese News  Marco Giovannelli sul tema del giornalismo iperlocale e in particolare: “L’algoritmo della notizia iperlocale (il futuro del giornalismo sta nel locale lo hanno capito anche a google dove stanno sviluppando un algoritmo per tracciare le notizie iperlocali); fa capolino sulle pagine di Lsdi per fornirci un prezioso contributo sul tema del brand journalism  e del native advertising. Temi su cui abbiamo già ampiamente dibattuto qui a bottega e sui quali cerchiamo di tenerVi costantemente e puntualmente aggiornati. Ma lasciamo la parola ad Andrea che nella sua riflessione su questi argomenti inserisce notizie fresche su particolari funzioni e funzionalità messe a disposizione dai social media al servizio proprio dei contenuti aziendali.  Buona lettura ;)

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#digits17 Prato 28 ottobre

Si alza il velo sull’edizione 2017 del festival dedicato al giornalismo digitale fondato e realizzato da noi di Lsdi sei anni fa a Firenze che si chiama digit. Come preannunciato alcuni articoli fa su queste stesse colonne la nostra manifestazione da quest’anno si sdoppia, triplica, quadruplica, insomma da una diventa molte e si sposta, si mette in moto, diventa nomade e  partendo da Prato – il 28 ottobre prossimo – si svolgerà nell’arco dei mesi successivi in tante altre località del BelPaese. Ma andiamo con ordine, intanto il titolo e l’argomento: << La società degli algoritmi: usare e non essere usati >>. Che tradotto significa oltre 50 diversi argomenti sul tema degli algoritmi affrontati, spiegati e ragionati assieme a Voi dai nostri relatori/esperti co-autori della manifestazione.

 

 

 

“Algoritmo”. Un concetto che prende nome dal matematico medievale iraniano Al-Khwārizmī.

Un tentativo di simulare il modo in cui pensiamo che funzioni la mente umana. Un processo decisionale razionale passo passo,  per giungere ad un risultato chiaro e semplice da numerosi e caotici dati. Un modo per semplificare il caos della complessità del mondo e ridurre i costi della forza lavoro umana.

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L’ Ordine che vorremmo

L’Ordine che vorremmo non esiste, ci riferiamo al nostro ordine professionale quello dei giornalisti italiani. L’anomalia tutta o quasi solo italiana che costringe chi vuole svolgere questo mestiere non ad intraprendere un percorso di studi specifico che nel BelPaese non esiste, ma invece un percorso che porta ad un’improbabile gavetta a distanza negli organi di informazione ufficialmente riconosciuti per conseguire un’altrettanto improbabile piccola o media o grande retribuzione per poter dimostrare nell’arco di un periodo più o meno lungo di collaborazione con uno o più organi delle medesima informazione e altrettanti direttori responsabili (regolarmente iscritti all’Ordine medesimo) di aver svolto questo mestiere, quello del giornalista, in forma non univoca ma ugualmente retribuito e quindi aver diritto ad essere iscritto all’Ordine nell’albo dei pubblicisti. Oppure ancora meglio, essere assunti – per davvero e sul serio – in uno e uno soltanto di questi fantomatici organi di informazione e venire retribuiti a contratto per mesi diciotto in modo da poter dimostrare di aver svolto il “praticantato” e quindi aver diritto a potersi presentare all’esame di Stato per poter ottenere la qualifica di giornalista professionista.

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Potenza e pratica della teoria

Riportiamo qui di seguito il gradito intervento di Piero Dominici, docente universitario e formatore professionista, si occupa da vent’anni di complessità e teoria dei sistemi. 

 

di Piero Dominici

 

«La disposizione mentale di un teorico è utile non solo per sondare i segreti ultimi dell’universo, ma per molti altri compiti. I fenomeni del mondo attorno a noi sono interconnessi. Essi possono ovviamente essere considerati come entità separate e studiati come tali, ma fa molta differenza se li vediamo come parte di qualcosa di più generale! Molti fatti diventano allora più che dati singoli da memorizzare: le loro interconnessioni ci permettono di usare una descrizione sintetica, una sorta di teoria, uno schema per apprenderli e ricordarli. Essi cominciano ad acquistare un senso. Il mondo diventa più comprensibile. Il riconoscimento di regolarità è qualcosa di naturale per noi essere umani: noi stessi, dopo tutto, siamo sistemi complessi adattativi. È nella nostra natura, per eredità biologica e anche per trasmissione culturale, riconoscere strutture, identificare regolarità, elaborare schemi nella nostra mente. Tuttavia, questi schemi vengono non di rado promossi o retrocessi, accettati o respinti, in risposta a pressioni selettive ben diverse da quelle operanti nelle scienze, dove l’approccio con l’osservazione è decisivo» (M.Gell-Mann, The Quark and the Jaguar, W.H. Freeman and Co., New York 1994: 112)

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A proposito di commenti (segnalazioni dal mondo)

Questa settimana ritornano le nostre segnalazioni dal mondo: a proposito di moderazione di commenti e di hate speech trovate qui sotto stralci di contenuti dalla rete che offrono spunti di riflessione.

 

<<Se nella gestione dei commenti per un sito d’informazione si consente a questi di “esplodere” e diventare commenti malevoli quando le questioni sono meno importanti, imploderanno quando emergeranno problemi reali.>>

 

Queste le parole di Chris Krug, presidente del Franklin Center, che leggiamo all’interno del post che sostiene la tesi che Editori e giornalisti falliscono quando la trasparenza è assente nella gestione dei commenti dei lettori.

 

 

<<i commenti rappresentano un modo significativo di interagire con i lettori e hanno permesso una crescita online esplosiva a quello che poteva rappresentare l’accesso alla rete per la maggior parte dei giornali che cercano di accrescere la loro presenza digitale>>

 

<<I commenti  sono diventati una “macchina per click” dei media, alimentando i loro siti dando visibilità a contenuti che altrimenti non avrebbero interessato molti.  Dal momento che il giornalismo mainstream continua a diminuire, i commenti spesso, sono più interessanti e intuitivi rispetto ai contenuti a cui sono legati.>>

 

 

 

Anche Journalism.co.uk  si occupa di moderazione dei commenti: leggiamo che Il Washington Post (ecco di nuovo le sperimentazioni di Bezosinizia a utilizzare Talk, uno strumento open

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Storie di ordinario giornalismo

Riceviamo e pubblichiamo una “storia di lavoro” da parte di un collega ligure.  La riprendiamo con sincero spirito di servizio confidando che la conoscienza aiuti tutti noi a migliorarne la comprensione e magari a individuare una soluzione incruenta e soddisfacente per tutti. Ci domandiamo anche, sommessamente e con assoluto rispetto per tutti,   come sia possibile, nonostante la rivoluzione digitale e la crisi manifesta e irreversibile del comparto editorial/giornalistico, ritrovarsi   ancora oggi a dover discutere di queste specifiche tematiche, invece di provare tutti assieme – magari con l’ausilio e il supporto delle istituzioni –  a trovare una soluzione a questa annosa crisi.

 

 

“Mi avete chiesto qualcosa sulla mia vicenda e volentieri vi rispondo. Mi chiamo Guglielmo Olivero, diplomato in Ragioneria e Laureato in Giurisprudenza nel 1986 all’Università di Genova. Dopo una breve esperienza al Secolo XIX sono passato a La Stampa nel 1991, con un contratto di collaborazione che veniva rinnovato di anno in anno. Nei primi anni, dal 1991 al 1996, oltre che occuparmi di sport, con lavoro a tempo pieno al sabato e alla domenica, mi occupavo anche della cronaca della Riviera di Ponente, dalla giudiziaria alla nera. In quei tempi non c’erano certo i telefonini cellulari e si lavorava praticamente dalle 8 a mezzanotte. Dal 1996 in avanti, anno dopo anno, ho continuato ad occuparmi

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Il punto sul giornalismo

Marco Dal Pozzo autore di “1news2cents la qualità costa! un modello sociale per l’editoria (online)” appassionato di giornalismo e informazione, nostro associato in Lsdi e sodale in #digit, oggi recensisce il libro del giornalista televisivo Paolo Pagliaro che si intitola “Il Punto”. Buona lettura!

Eli Pariser, alla fine del saggio che ha fatto luce – forse per la prima volta a livello “mainstream” – sul funzionamento delle piattaforme sociali online, dava qualche indicazione su come difendersi dagli “attacchi dell’algoritmo”: ai singoli individui Pariser raccomandava di modificare la propria dieta online (per esempio: cancellare i cookie, acquisire conoscenze in materia informatica – secondo un mantra che, nello stesso anno di pubblicazione di “The Filter Bubble” , il 2012, formulava Douglas Rushkoff nel suo “Programma o sarai programmato”; alle aziende di dare trasparenza; ai Governi di formulare delle norme. Il saggio guardava alle piattaforme di condivisione (Facebook), ricerca (Google) e acquisto (Amazon), ma affrontava anche il problema dell’informazione: partendo da un famoso “statement” di Zuckerberg (“Uno scoiattolo che muore davanti casa vostra può essere più interessante per voi delle persone che muoiono in Africa”), faceva emergere il problema del “tunnel cognitivo” costruito dagli algoritmi quando, nella quotidiana vita online, propinano l’interessante a scapito dell’importante.

 

 

Paolo Pagliaro, con l’esperienza di ulteriori cinque anni, in un

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Fare il giornalista

Come si fa a fare il giornalista oggi in Italia? Domanda retorica, domanda potenzialmente pericolosa, domanda tendenziosa per innescare le solite becere polemiche sulle istituzioni e le leggi sul giornalismo in questo nostro Paese? No, non oggi e non in questo post. Oggi vorremmo soltanto provare a dare qualche semplice suggerimento, magari  utilizzando alcuni esempi.

 

Esempio numero uno:  il crowdfunding. Ovvero? La possibilità di raccogliere fondi presso i propri lettori, o meglio presso la propria bolla ( filter bubble, camere dell’eco, in altre parole i nostri contatti online generati dai nostri comportamenti online attimo dopo attimo e filtrati attraverso gli algoritmi che governano gli strumenti che usiamo dentro l’ecosistema digitale ).

Perdonate la spiegazione un pochino semplicistica che ci auguriamo risulti  comunque efficace.

A strumenti come il crowdfunding ricorrono sempre più spesso gli operatori dell’informazione (con o senza tesserino, fuori o dentro il Belpaese).

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Di report in report letture per l’estate

Tornano le segnalazioni dal mondo web questa volta, un po’ perchè abbiamo superato metà anno, un po’ perchè l’estate dovrebbe concederci più tempo per le letture, vi segnaliamo una serie di report e studi che nel corso di questa metà del 2017 hanno raccontato come avviene la fruizione dei media online e offline, lo stato dei social media e degli operatori dell’informazione. Cosa è emerso? Conferme: la fruizione delle notizie e sempre più mobile, le persone che accedono alla rete aumentano anche in Italia, anche se nel nostro paese la TV rimane la prima fonte d’informazione. La carta è in difficoltà e alla ricerca di una via d’uscita. 

 

Nulla di nuovo, insomma… non sarà l’ora di trovare vie d’uscita? E se non se ne trovano almeno speriamo di avervi fornito qualche spunto interessante.

Buona lettura

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#digit17 arriviamo: ovvero gli algoritmi buoni

Molte sono le novità per #digit17, la prima, forse la più grande, è che digit si trasforma in digits. Perdonate il gioco di parole ma ci sembrava il modo più veloce e diretto per dire che la nostra manifestazione da una diventa molte e si sposta in diverse località del BelPaese pur mantenendo intatte e ben protette le proprie radici toscane.

 

 

Stiamo dunque lavorando alacremente anche ora e sotto il solleone per mettere a punto non uno ma molti appuntamenti digit tutti dedicati al tema di quest’anno che è come abbiamo già avuto modo di anticiparvi: “la società degli algoritmi: usare e non essere usati”.

 

 

Uno dei workshop della nostra, o forse sarebbe meglio dire, dei nostri prossimi appuntamenti #digit17, sarà dedicato al delicato rapporto che potrebbe esserci fra big data e algortimi e a come questa relazione potrebbe aiutare governi e governanti a fare scelte politiche migliori per (scusate la retorica  del tutto voluta e  necessaria) il benessere dell’Umanità.

 

 

A suggerirci l’argomento è stato il nostro associato e amico Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per le scienze sociali e il bene comune, autore fra le altre cose del libro 1 news 2 cents la qualità costa! Un modello sociale per l’editoria.

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