A che punto è la notte

Chiediamo anticipatamente scusa agli autori e con fare modesto, sommesso e variamente prostrato prendiamo a prestito questo capolavoro di titolo estratto da un capolavoro di romanzo; un titolo che viene usato, come si vede nell’immagine a corredo del nostro pezzo anche dagli amici e colleghi di VareseNews per realizzare un incontro in cui si discuterà forse di precarietà oltrechè di modelli di business per l’editoria nel corso della prossima edizione di GlocalNews il festival sul giornalismo iperlocale organizzato da VareseNews a Varese e che inizierà il 16 novembre prossimo. Un titolo che ci serve  per fotografare, o almeno tentare di farlo, l’attimo – tutt’altro che fuggente – che vive la nostra professione, anzi meglio, che viviamo noi tutti che nella professione suddetta siamo invischiati a vario titolo e che dalla medesima vorremmo soprattutto trarre ed elargire benefici e non ci riferiamo soltanto alle questioni economiche.

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E’ ancora possibile fare del buon giornalismo ?

Un giorno il leopardo s’imbatté in una tartaruga, che da tempo cercava di catturare. Le parlò e le disse: “Preparati a morire!” La tartaruga di rimando ribatté : “Posso chiederti un favore prima di morire?”.

 

Il leopardo acconsentì e, allora, la tartaruga spiegò il perché della sua richiesta. “Dammi qualche minuto affinché io possa preparare il mio animo.” – precisò. Il leopardo trovò legittima la richiesta e non ebbe nulla da obiettare.

 

Ma accadde che la tartaruga, anziché starsene immobile, come si aspettava il leopardo, cominciò a grattare freneticamente sul terreno circostante e , in questo modo, gettava sabbia in tutte le direzioni.

 

Stupito dalla scena, il leopardo chiese alla tartaruga : “Perché fai così?”.

 

E la tartaruga con serenità : “Vorrei che, una volta che io sia morta, chiunque si trovi a passare da queste parti possa dire che io, tartaruga, ho lottato contro un mio pari.”.

 

La storia insegna che noi africani è proprio questo quello che stiamo facendo – disse il griot ai suoi attenti uditori – e cioè che quanti verranno dopo di noi possano dire tranquillamente : “ E’ vero che i nostri padri furono sconfitti, ma almeno ci provarono.”

 

Questa è la fiaba del Leopardo e della Tartaruga, tratta dal romanzo “Viandanti della storia” di Chinua Achebe raccontata da Domenico Quirico alla fine di una densa intervista in 

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Narrazioni migranti

gli indesiderati di Joe Sacco

di Leila Zoia

 

 

Se una musica può fare…immaginiamo quello che può fare un film, un libro, un fumetto, un’infografica…nel promuovere un’informazione “altra”, o meglio diversa,  o meglio alternativa sul tema delle migrazioni.

 

 

Gli argomenti caldi dell’estate hanno visto come protagonisti spesso i migranti: tra lo sgombero dei rifugiati nel cuore di Roma, le polemiche sugli sbarchi, gli stranieri che stuprano e portano malattie e lo IUS SOLI. Il racconto mediatico di questi eventi è stato spesso proposto con toni esasperati e d’odio.

 

 

Per cercare di contrastare l’odio e l’hate speech,  sarebbe interessante che i media diventassero il megafono della conoscenza dell’altro contribuendo a promuovere la comprensione reciproca.

 

 

Da anni giovani giornalisti, registi e scrittori, data designer, fumettisti, lavorano sui temi della migrazione cercando di proporre una visione differente.

 

 

Con questo storify vorremmo evidenziare i lavori di altissima qualità prodotti da questi professionisti e chiederci se forse non sia arrivato il momento di dare loro più spazio nel discorso pubblico e di mettere al centro del messaggio mediatico il concetto di UMANITA’.

 

 

[View the story “Narrazioni Migranti” on Storify]

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L’algoritmo dell’Umanità

Come sapete, e se ancora non lo sapete, prendete nota per favore: il prossimo 28 ottobre, sabato, presso il PIN, polo universitario della città di Prato, va in scena la prima edizione di #digit2017. Il nostro festival dedicato al giornalismo digitale quest’anno si trasforma, e da uno diventa tanti appuntamenti diversi, e da Prato, nostra città di partenza, nostro luogo elettivo, nostra base nel mondo; si sposterà, dopo il 28 ottobre, raggiungendo altre città del nostro meraviglioso Paese. Proviamo in questa edizione a  raccontare la “società degli algortimi” e  a fornire esempi concreti per comprendere come è fatta questa nostra società così densamente ricca di dati che vengono rappresentati, vagliati, narrati, compresi, scanditi, ricordati, previsti, attraverso l’uso sempre più massiccio degli algoritmi e delle macchine di calcolo.

 

 

In questa nostra riflessione sulla civiltà dei dati che poi siamo sempre noi e i nostri comportamenti,  consci ed inconsci, attivi e passivi, in moto o da fermi, facciamo entrare altre riflessioni, ma soprattutto alcuni esperti per provare a capire come sia composta questa nuova civiltà. Pensate ad esempio che quando dormiamo i nostri dati non continuino a rappresentarci e definirci, anche a nostra insaputa? Dentro a questo nostro provare a comprendere per cercare di alzare la soglia della consapevolezza di noi tutti,  ci è arrivato un

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I relatori di #digits17 – Deborah Bianchi

Prosegue la discesa a tappe verso #digits17, anzi meglio, verso il primo appuntamento con la nostra manifestazione che come oramai avrete saputo, se ci seguite un pochino, quest’anno si sdoppia e prosegue dopo la Toscana, anzi meglio, dopo il  ” PIN di Prato 28 ottobre ”  verso altri lidi nel resto dell’Italia, preparandosi a diventare un modello esportabile, perchè no?

 

 

Pronto finalmente il programma definitivo, anche impaginato e graficamente rifinito grazie al lavoro di Francesco Vieri, artista fotografo pratese già passato per digit, che si è prestato –  bontà sua –  a darci una mano per realizzare il manifesto della tappa pratese della nostra manifestazione, eccolo a Voi diviso in due:

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I relatori di #digits17 – Andrea Boscaro

Direttamente dalla prossima edizione di digit, che come ricorderete è fissata per il prossimo 28 ottobre al PIN, polo universitario pratese, di Prato, arriva sulle nostre colonne l’esperto di marketing digitale Andrea Boscaro. Andrea che a digit realizzerà un workshop assieme al direttore di Varese News  Marco Giovannelli sul tema del giornalismo iperlocale e in particolare: “L’algoritmo della notizia iperlocale (il futuro del giornalismo sta nel locale lo hanno capito anche a google dove stanno sviluppando un algoritmo per tracciare le notizie iperlocali); fa capolino sulle pagine di Lsdi per fornirci un prezioso contributo sul tema del brand journalism  e del native advertising. Temi su cui abbiamo già ampiamente dibattuto qui a bottega e sui quali cerchiamo di tenerVi costantemente e puntualmente aggiornati. Ma lasciamo la parola ad Andrea che nella sua riflessione su questi argomenti inserisce notizie fresche su particolari funzioni e funzionalità messe a disposizione dai social media al servizio proprio dei contenuti aziendali.  Buona lettura ;)

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#digits17 Prato 28 ottobre

Si alza il velo sull’edizione 2017 del festival dedicato al giornalismo digitale fondato e realizzato da noi di Lsdi sei anni fa a Firenze che si chiama digit. Come preannunciato alcuni articoli fa su queste stesse colonne la nostra manifestazione da quest’anno si sdoppia, triplica, quadruplica, insomma da una diventa molte e si sposta, si mette in moto, diventa nomade e  partendo da Prato – il 28 ottobre prossimo – si svolgerà nell’arco dei mesi successivi in tante altre località del BelPaese. Ma andiamo con ordine, intanto il titolo e l’argomento: << La società degli algoritmi: usare e non essere usati >>. Che tradotto significa oltre 50 diversi argomenti sul tema degli algoritmi affrontati, spiegati e ragionati assieme a Voi dai nostri relatori/esperti co-autori della manifestazione.

 

 

 

“Algoritmo”. Un concetto che prende nome dal matematico medievale iraniano Al-Khwārizmī.

Un tentativo di simulare il modo in cui pensiamo che funzioni la mente umana. Un processo decisionale razionale passo passo,  per giungere ad un risultato chiaro e semplice da numerosi e caotici dati. Un modo per semplificare il caos della complessità del mondo e ridurre i costi della forza lavoro umana.

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L’ Ordine che vorremmo

L’Ordine che vorremmo non esiste, ci riferiamo al nostro ordine professionale quello dei giornalisti italiani. L’anomalia tutta o quasi solo italiana che costringe chi vuole svolgere questo mestiere non ad intraprendere un percorso di studi specifico che nel BelPaese non esiste, ma invece un percorso che porta ad un’improbabile gavetta a distanza negli organi di informazione ufficialmente riconosciuti per conseguire un’altrettanto improbabile piccola o media o grande retribuzione per poter dimostrare nell’arco di un periodo più o meno lungo di collaborazione con uno o più organi delle medesima informazione e altrettanti direttori responsabili (regolarmente iscritti all’Ordine medesimo) di aver svolto questo mestiere, quello del giornalista, in forma non univoca ma ugualmente retribuito e quindi aver diritto ad essere iscritto all’Ordine nell’albo dei pubblicisti. Oppure ancora meglio, essere assunti – per davvero e sul serio – in uno e uno soltanto di questi fantomatici organi di informazione e venire retribuiti a contratto per mesi diciotto in modo da poter dimostrare di aver svolto il “praticantato” e quindi aver diritto a potersi presentare all’esame di Stato per poter ottenere la qualifica di giornalista professionista.

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Potenza e pratica della teoria

Riportiamo qui di seguito il gradito intervento di Piero Dominici, docente universitario e formatore professionista, si occupa da vent’anni di complessità e teoria dei sistemi. 

 

di Piero Dominici

 

«La disposizione mentale di un teorico è utile non solo per sondare i segreti ultimi dell’universo, ma per molti altri compiti. I fenomeni del mondo attorno a noi sono interconnessi. Essi possono ovviamente essere considerati come entità separate e studiati come tali, ma fa molta differenza se li vediamo come parte di qualcosa di più generale! Molti fatti diventano allora più che dati singoli da memorizzare: le loro interconnessioni ci permettono di usare una descrizione sintetica, una sorta di teoria, uno schema per apprenderli e ricordarli. Essi cominciano ad acquistare un senso. Il mondo diventa più comprensibile. Il riconoscimento di regolarità è qualcosa di naturale per noi essere umani: noi stessi, dopo tutto, siamo sistemi complessi adattativi. È nella nostra natura, per eredità biologica e anche per trasmissione culturale, riconoscere strutture, identificare regolarità, elaborare schemi nella nostra mente. Tuttavia, questi schemi vengono non di rado promossi o retrocessi, accettati o respinti, in risposta a pressioni selettive ben diverse da quelle operanti nelle scienze, dove l’approccio con l’osservazione è decisivo» (M.Gell-Mann, The Quark and the Jaguar, W.H. Freeman and Co., New York 1994: 112)

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A proposito di commenti (segnalazioni dal mondo)

Questa settimana ritornano le nostre segnalazioni dal mondo: a proposito di moderazione di commenti e di hate speech trovate qui sotto stralci di contenuti dalla rete che offrono spunti di riflessione.

 

<<Se nella gestione dei commenti per un sito d’informazione si consente a questi di “esplodere” e diventare commenti malevoli quando le questioni sono meno importanti, imploderanno quando emergeranno problemi reali.>>

 

Queste le parole di Chris Krug, presidente del Franklin Center, che leggiamo all’interno del post che sostiene la tesi che Editori e giornalisti falliscono quando la trasparenza è assente nella gestione dei commenti dei lettori.

 

 

<<i commenti rappresentano un modo significativo di interagire con i lettori e hanno permesso una crescita online esplosiva a quello che poteva rappresentare l’accesso alla rete per la maggior parte dei giornali che cercano di accrescere la loro presenza digitale>>

 

<<I commenti  sono diventati una “macchina per click” dei media, alimentando i loro siti dando visibilità a contenuti che altrimenti non avrebbero interessato molti.  Dal momento che il giornalismo mainstream continua a diminuire, i commenti spesso, sono più interessanti e intuitivi rispetto ai contenuti a cui sono legati.>>

 

 

 

Anche Journalism.co.uk  si occupa di moderazione dei commenti: leggiamo che Il Washington Post (ecco di nuovo le sperimentazioni di Bezosinizia a utilizzare Talk, uno strumento open

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