La Germania sale al terzo posto nella classifica mondiale dei social media

di Redazione | 2 settembre 2010 

Faz Una rilevazione della società com.Score ha accertato che il numero dei visitatori dei social network negli ultimi dodici mesi è aumentato del 23%, toccando quota 945 milioni di visitatori in tutto il mondo.

Anche in Germania questi siti guadagnano popolarità, rileva un sito della FAZ (la Frankfurter Allgemeine Zeitung) precisando che il numero di visitatori è salito a 37,9 milioni nel mese di luglio, il 47% in più rispetto all’anno precedente. Solo negli Stati Uniti e in Cina i social media sono visitati da più persone.

Tuttavia la Germania potrebbe perdere il suo terzo posto in classifica (l’anno scorso occupato dalla Gran Bretagna) a vantaggio della Russia. In Russia i social network hanno registrato nell’ultimo anno una crescita del 74%, arrivando a 35 milioni di visitatori.

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I server di WikiLeaks in un bunker nucleare della guerra fredda

di Redazione | 2 settembre 2010 

Bahnof
Una società svedese ospiterà parte delle ‘macchine’ che tengono in vita il sito di Julian Assange a trenta metri di profondità sotto una collina di Stoccolma (nella foto) – L’ appoggio del “Partito pirata” e la prospettiva di una protezione istituzionale in Svezia dopo le prossime elezioni

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Una parte dei server di Wikileaks verranno ospitati in un bunker nucleare dell’ epoca della guerra fredda, che fa capo alla società svedese Bahnof, che garantirà la integrità e la sicurezza del portale.

I server del sito di Julian Assange – racconta lainformacion.com – sono disseminati in località diverse per evidenti motivi di sicurezza, visto il numero di nemici crescente che si sta guadagnando con la sua attività.

Il bunker è scavato a una trentina di metri di profondità in una collina nel centro di Stoccolma. Ha un solo ingresso, è protetto da porte metalliche di mezzo metro di spessore e contiene dei generatori di copie di sicurezza provenienti da sottomarini tedeschi.

“Siamo orgogliosi di avere rapporti con clienti come Wikileaks – ha spiegato a Forbes il direttore esecutivo di Bahnof, Jon Karlung -. Internet deve essere una onte aperta per la libertà di espressione e il ruolo di un Internet provider deve essere neutro, solo uno strumento tecnologico di accesso, non un sistema per raccogliere informazioni dai clienti”.

Wikileaks sta trovando in Svezia appoggi importanti. Oltre alla protezione professionale, Assange può contare sull’ appoggio del Partito Pirata svedese, che, se riuscisse ad entrare in Parlamento alle prossime elezioni (19 settembre), potrebbe utilizzare l’ immunità parlamentare per ospitare il sito in maniera istituzionale, impedendo così qualsiasi tentativo di blocco della sua attività.

A meno di qualche presunto passo falso, come l’ accusa di stupro, ritirata comicamente e poi di nuovo rilanciata dalla magistratura inquirente svedese contro il fondatore del sito.

Quotidiani: Wan continua a sbandierare ottimismo, ma anche a livello globale calano diffusione e pubblicità

di Redazione | 2 settembre 2010 

Wan
WAN-IFRA sostiene che un calo dello 0,8% nella diffusione planetaria sarebbe ancora un dato positivo anche comparato alla crescita dell’ 1,3% registrata nel 2008. Ma il meno 17% nei ricavi pubblicitari è sicuramente una brutta notizia, dato il vistoso aumento della perdita rispetto al declino del 5% del 2008 – E nonostante tutto WAN-IFRA spiega che ci sono 1,7 miliardi di persone (circa il 25% della popolazione mondiale adulta) che legge un quotidiano
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Global Newspaper Circulation And Advertising Decline

di Philip M. Stone

(da Followthemedia)

Ogni anno la World Association of Newspapers and Newspaper Publishers (WAN-IFRA) diffonde il suo World Press Trends, che raccoglie l’ analisi dell’ andamento della stampa in 223 paesi, e il ‘titolo’ è stato sostanzialmente sempre lo stesso: a livello globale la diffusione dei quotidiani è cresciuta, soprattutto per i grossi aumenti registrati in India e Cina, mentre in Europa e America del Nord è costantemente in diminuzione.

Per il 2009 però non è andata così, perché, anche se c’ è stata una lieve crescita in Asia, su scala mondiale la diffusione gli introiti pubblicitari sono complessivamente diminuiti.

Data la situazione di crisi economica, WAN-IFRA sostiene comunque che un calo dello 0,8% nella diffusione planetaria sarebbe ancora un dato positivo anche comparato alla crescita del 1,3% registrata nel 2008. Ma il meno 17% nei ricavi pubblicitari è sicuramente una brutta notizia, dato il vistoso aumento della perdita rispetto al declino del 5% del 2008.

E nonostante tutto WAN-IFRA spiega che ci sono 1,7 miliardi di persone – circa il 25% della popolazione mondiale adulta – che legge un quotidiano.

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Torna l’ accordo fra Google e Associated Press

di Redazione | 2 settembre 2010 

Ap

Google e  Associated Press hanno firmato un nuovo accordo di collaborazione che permetterà l’ aggregazione di contenuti dell’ agenzia da parte di Google News.

Le due società – ha precisato AP – lavoreranno in maniera congiunta su vari progetti che hanno come obbiettivo lo sviluppo di nuove forme di distribuzione delle notizie.

Il direttore esecutivo responsabile dei prodotti di Google, Josh Cohen, ha segnalato in un breve post publicato sul blog ufficiale del motore di ricerca che “è stato ampliato il precedente accordo” fra le due aziende, che nel gennaio scorso avevano rotto le relazioni in seguito a grossi problemi sorti nel corso della rinegoziazione del contratto, che risaliva al 2007.

(via 233grados.com)

‘Vale’ mezzo milione un articolo sul web?

di Redazione | 1 settembre 2010 

Della-Valle

Per un pezzo su Fiorentina.it il giornalista e co-fondatore del sito, Stefano Prizio, si era visto chiedere alla fine di giugno dai Della Valle 500.000 euro di risarcimento: sulla vicenda è caduto il silenzio – Forse è il caso di riportarla all’ attenzione del mondo dell’ informazione – Anche perché potrebbe aiutare il “movimento” dei giornalisti digitali ad emergere dal limbo dell’invisibilità

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di Marco Renzi

Accertato, ahinoi! che lavorare in rete  non rende, anzi sovente mortifica chi lo fa. Vedi articolo inaugurale di questa medesima rubrica. Fa riflettere la vicenda avvenuta a Firenze alla fine di giugno. La storia è questa: un pezzo a firma del collega Stefano Prizio ha scatenato una reazione, a dir poco, violenta, da parte degli imprenditori calzaturieri, nonché titolari della Fiorentina Calcio, Della Valle. L’articolo  – consultabile qui – è stato pubblicato esclusivamente sul sito web: Fiorentina.it di cui Prizio è co-fondatore e collaboratore di lunga data. Ebbene gli imprenditori marchigiani in seguito ad alcune affermazioni contenute nell’articolo succitato hanno querelato il collega Stefano Prizio per la non trascurabile cifra di 500 mila euro. I fatti sono questi, a voi il giudizio!

Da parte nostra nessuna intenzione di entrare nel merito della questione specifica, ma la certezza di aver acquisito un importante elemento nella nostra ricerca di dati che diano un senso al lavoro di tutti i “giornalisti digitali” che operano nel  Belpaese.

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L’ esplosione dell’ informazione locale in Usa vanifica i progetti di pay wall sull’ online

di Redazione | 1 settembre 2010 

Patch

Mentre i manager dei quotidiani si sono tormentati  per quasi due anni per capire se e come applicare l’ accesso a pagamento ai loro contenuti online, ora, secondo Alan Mutter (Reflexions of a Newsosaur), tutto sta ad indicare che i grandi portali, le emittenti radiotelevisive e le altre aziende di media non hanno nessuna intenzione di chiedere ai lettori di pagare per accedere ai siti locali sempre più ambiziosi che stanno costruendo

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Local news rivals doom publisher pay walls

di Alan D. Mutter

I siti di informazione locale che stanno realizzando Yahoo, AOL, Huffington Post e un numero crescente di altri protagonisti del web sono destinati a distruggere le speranze di molti editori di giornali di far pagare l’ accesso ai propri contenuti online.

Mentre i manager dei quotidiani si sono tormentati  per quasi due anni per capire se e come applicare l’ accesso a pagamento, tutto sta ad indicare che i portali, le emittenti radiotelevisive locali e le altre aziende di media non hanno nessuna intenzione di chiedere a chicchessia di pagare per accedere ai siti locali sempre più ambiziosi che stanno costruendo.

Con un numero sempre più ampio di rispettabili siti locali che diffondono informazioni per costruire traffico destinato agli inserzionisti, i quotidiani semoplicemente non potranno essere in grado di far pagare l’ accesso – specialmente quando i loro articoli nel giro di pochi minuti si potranno consultare gratuitamente su un gran numero di siti concorrenti.

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Fotogiornalismo: Emphas.is, una nuova piattaforma per un legame diretto fra fotogiornalisti e appassionati

di Redazione | 31 agosto 2010 

Emphas

L’ iniziativa, che verrà lanciata all’ inizio del 2011, punta a creare un nuovo modello economico per il fotogiornalismo – La piattaforma si baserà sul sistema del crowdfunding ma innestando l’ incentivo dell’ accesso esclusivo ai visitatori che contribuiscono finanziariamente – I lavori saranno scelti da un gruppo di revisori selezionati  fra i maggiori specialisti del settore

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Emphas.is è una nuova e innovativa piattaforma per il fotogiornalismo, che verrà lanciata all’ inizio dell’ anno prossimo.

Propone un legame diretto e unico fra fotogiornalisti e pubblico e su questa base punta a creare un nuovo modello economico per il fotogiornalismo del 21° secolo.

Questo legame diretto è alla base del sistema di crowdfunding su cui dovrebbe reggersi l’ iniziativa. L’ incentivo a contribuire finanziariamente è dato dall’ accesso esclusivo ai lavori dei maggiori fotogiornalisti “accuratamente selezionati da un gruppo di revisori scelti fra i professionisti  del  settore”. E quest’ ultimo dovrebbe essere un ulteriore aspetto di novità dell’ iniziativa.

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Cambiare la definizione di giornalismo?

di Redazione | 31 agosto 2010 

Gillmor1

Su Salon.com Dan Gillmor osserva come attraverso i media digitali la funzione giornalistica si sia diffusa in una miriade di contributi che danno vita a un ecosistema giornalistico nuovo, in cui forse ci sarà bisogno anche di nuove definizioni

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“Poiché i media digitali sono diventati  onnipresenti e siamo sempre di più a comunicare e collaborare online, chiunque è in grado di  fare qualcosa con un valore giornalistico”, osserva Dan Gillmor*  su Salon.com. “In un mondo in cui chiunque può pubblicare quello che scrive – si chiede – chi è un giornalista?” . Ma forse – osserva – la domanda giusta è “che cos’ è il giornalismo?”.

Gillmor – riporta Editorsweblog – cita da una parte  BBC News e New York Times come testate che praticano giornalismo a tutto campo, e dall’ altra i social video su YouTube che chiaramente non sono giornalismo. Il problema sorge quando uno guarda “a fondo nei new media e la risposta comincia diventare complicata”. I “commenti di esperti” sono automaticamente giornalismo? E che dire di Facebook? E   la pubblicazione sui siti web di notizie sulle condizioni locali da parte di appartenenti alla stessa comunità può essere considerata giornalismo?

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I grandi quotidiani assenti dai primi dieci siti web Usa

di Redazione | 28 agosto 2010 

comscore Una ricerca di comScore sui primi 50 siti online americani – Il primo gruppo della carta stampata in classifica è il New York Times, al 13° posto, mentre i siti online del Washington Post sono solo al 47° posto
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Fra i primi 10 siti web americani non ci sono quelli dei maggiori quotidiani Usa. Lo ha rilevato uno studio effettuato da ComScore sui primi 50 siti online Usa mostrando che il primo quotidiano in classifica è il New York Times, ma al 13° posto.

Si tratta di uno studio che fotografa la situazione nel giugno scorso e che era molto atteso visto lo sforzo per il potenziamento della propria presenza sul web compiuto negli ultimi mesi da diverse aziende editoriali.

L’ analisi tra l’ altro – osserva Editorsweblog – risulta meno negativa di quanto prevedesse lo stesso rapporto dell’ anno scorso.

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Tre cinesi su quattro usano il microblogging per informarsi

di Redazione | 28 agosto 2010 

CinaLe reti sociali sono diventate così popolari in Cina che il 73,5% degli internauti utilizzano i microblog, come Twitter, per informarsi: lo ha accertato una ricerca condotta dal China Youth Daily, secondo quanto riporta l’ agenzia Efe.

Lo studio ha rilevato anche  una generale fiducia nelle notizie diffuse da questi siti, visto che il 56,5% dei cinesi credono nelle informazioni diffuse dai microblog. Al contrario il 20,3% li considerano “inaffidabili” mentre il 23,2% restano incerti riguardo alla loro affidabilità,  rivela la Xinhua News Agency.

“I microblog possono servire solo come un supplemento ai media tradizionali”, sostiene però Kuan Wenbo,  professore di giornalismo all’ Università di Cina. Per lui il problema con questi siti è la difficoltà nel giudicare la veridicità dell’ informazione visto che chiunque può pubblicare qualsiasi cosa.

Lo studio si basa sulle risposte di un campione di 3.282 cittadini di 30 province cinesi. Secondo l’ Efe, la Cina ha 420 milioni di internauti, più di qualsiasi altro paese. Ma è anche una delle nazioni che applica con maggiore durezza la censura di internet.