Giochi Olimpici, giochi mediatici

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La copertura mediatica delle Olimpiadi sembra un buon campo su cui testare diversi modi di interagire col pubblico. Un’occasione per raccontare un paese lasciando fuori cliches e luoghi comuni. Alcuni media si sono buttati a capofitto in sperimentazioni, chi con buoni risultati chi meno, qui di seguito alcune segnalazioni a ns avviso interessanti.

 

Ci pare corretto riportare la  premessa direttamente dal piano di comunicazione dell’organizzazione di Rio2016 che proprio gli obbiettivi a cui accenniamo sopra si è posta:

Più che in qualsiasi altra edizione, le comunicazioni ora giocano un ruolo fondamentale: per influenzare le percezioni, coinvolgere gruppi di pubblico, allineare le aspettative, modificare preconcetti, aumentare le opportunità e minimizzare i rischi. In una stretta collaborazione col Comitato Olimpico Internazionale Paraolimpico, il Comitato organizzatore onorerà queste sfide.

Premessa confermata?

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Sullo stato del giornalismo

Giornalismo

In questa ” conversazione ” di Raffaele Fiengo, registrata e pubblicata da noi in forma integrale durante una sua “lezione” pubblica per giornalisti (e non) organizzata nel giugno  scorso dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia cui ha partecipato anche Claudio Giua, il fondatore, assieme a Pino Rea, di questo gruppo di lavoro sul giornalismo che si chiama Libertà di stampa diritto all’informazione (lsdi) racconta attraverso lo studio e la presentazione di una serie di esempi “virtuosi” la fenomenologia del cambiamento in  atto nel mondo del giornalismo “globale” dovuta solo in parte all’avvento della rivoluzione digitale e alla diffusione dei media online.

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Go Pokemon Go

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Pokemon GO  è un gioco che grazie ad un’interfaccia di realtà aumentata permette di catturare personaggi della fantasia << i pokemon >>, appunto,   non nel gioco ma dentro posti reali. L’associazione fra un gioco digitale, un device mobile, una app di realtà aumentata e il mondo, quello vero dove tutti noi caracolliamo quotidianamente,  hanno fatto sì,  che uno dei sogni più ambiziosi del genere umano, raccontato in ogni sua singola infinetesima parte da tomi e tomi di fantascienza e poi fumetti e poi film e poi …e poi … sia improvvisamente divenuto realtà. Quale realtà, boh quello non chiediamocelo, limitiamoci a giocarcela o ad ignorarla, o a deplorarla. Noi proviamo a raccontarla, questa nuova/vecchia realtà, subito dopo l’arrivo del gioco.

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#digit16 Prato 21& 22 ottobre

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Che cosa è digit?

digit è la prima e unica, manifestazione nazionale interamente dedicata al giornalismo digitale e online. Capire il cambiamento, raccontare le novità, prospettare nuovi scenari lavorativi, analizzare le professioni del presente e dell’immediato futuro, formare i professionisti dell’informazione di domani.

 

 

Di cosa parleremo nei 20 wrkshp, nei tavoli a tematici, negli incontri, nei panel della quinta edizione della nostra manifestazione?

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Expo e giornalismo

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Il problema della commistione tra informazione e pubblicità è una delle cause più gravi della scarsa credibilità del giornalismo italiano.
Occorrerebbe incentivare l’editoria, o almeno quella parte di essa che lo desideri, a liberarsi dalla dipendenza pubblicitaria.
Maria Djokic una studentessa del corso di “Linguaggio giornalistico” del dipartimento di Comunizione dell’Università di Padova del Professor Raffaele Fiengo ha svolto una tesi di laurea sul tema esaminando in particolare il ruolo giocato dalla stampa durante l’Expo. Il titolo della tesi che poi troverete allegata in forma integrale in calce all’articolo era: “L’Expo e il giornalismo”.

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BOT or not? Sperimentazioni giornalistiche

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Introduciamo un nuovo tassello nella, ormai perenne, caccia al modello di business per l’editoria e ancora una volta incontriamo le sperimentazioni di Besoz. Il Washington Post ha, di recente, lanciato un bot che diffonde notizie, anche locali, e che si occuperà della copertura delle Olimpiadi quando i giochi inizieranno.

 

Il Washington Post vuole “essere presente su tutte le piattaforme possibili” e ha deciso di sviluppare il proprio bot internamente. La sperimentazione di Besoz prevede un lungo ciclo di miglioramento in itinere mentre il bot apprende dalle sue interazioni con gli utenti. E secondo noi sta qui la chiave di volta del processo.

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Giornalismi (seconda parte)

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Approfittando della ricerca realizzata dal gruppo “giornalismi” dell’Ordine dei giornalisti guidato da Pino Rea, sul giornalismo iperlocale, che vi abbiamo provato a raccontare già la scorsa settimana, torniamo a rilanciare usando le parole estratte dalle interviste rilasciate ai redattori della ricerca dai giornalisti/imprenditori intervistati, alcuni dei concetti chiave, a nostro avviso, per provare a comprendere il cambiamento in atto nel mondo del giornalismo.

La rivoluzione digitale, come abbiamo avuto modo di sostenere più volte anche da queste pagine, è soprattutto un profondo passaggio culturale. Una way of life intrapresa e oramai battuta e praticata da tutti da più di vent’anni e dalla quale non si torna indietro.

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Rapporto sul Giornalismo Digitale Locale & Iperlocale

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Incertezza, poche risorse e scarsa attenzione da parte delle istituzioni. E’ questo, in estrema sintesi, l’orizzonte in cui si muove il giornalismo digitale in Italia e che renderebbe quindi l’informazione on line sostanzialmente ‘’non libera’’.
E’ pieno di ombre e criticità il quadro che emerge dalle considerazioni espresse dalle testate che hanno partecipato al sondaggio realizzato da ‘’Giornalismi’’ (gruppo di lavoro del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti) in collaborazione con Anso (l’ Associazione degli editori online) per la seconda fase della Ricerca sul giornalismo e l’ editoria digitale in Italia (il primo Rapporto è qui), dedicata soprattutto al giornalismo digitale ‘’nativo’’ non collegato a testate cartacee o emittenti radiotelevisive.
La conferma viene anche da una serie di interviste specifiche, condotte da ‘’Giornalismi’’, che testimoniano come chi fa seriamente informazione sul web, ha per compagna l’incertezza. Se è imprenditore combatte con i conti che non tornano per la pubblicità insufficiente e con la paura delle cause che possono arrivare dai dipendenti se i contratti non sono sufficientemente “blindati”.

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La prima volta del giornalismo digitale

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Il tempo è un concetto relativo, grazie al grande Albert Einstein l’abbiamo capito in tanti. Ebbene nel mondo in rapida rivoluzione grazie all’avvento della cultura digitale il concetto di tempo assume ancora di pù un diverso significato. La vita dentro la rivoluzione digitale scorre in modo fortemente accelerato. Quattro anni, quasi cinque, visti attraverso questa lente possono diventare un’epoca intera. Una fase conclusa e già trascorsa. Un mondo superato in cui le cose sono già mutate completamente e di cui però, almeno a nostro avviso, non vorremmo fossero perdute le tracce. E allora via all’operazione “digit/nostalgia” esattamente 4 anni dopo proviamo a ragionare su cosa è successo in quei primi due giorni di digit, 4-5 luglio 2012, a Firenze, e vi riproponiamo in forma integrale – scritta e in video – il primo panel della prima edizione della nostra manifestazione, giunta quest’anno al quinto anno. Digit16 si svolgerà a Prato presso la Camera di Commercio il 21 e 22 ottobre. Cediamo la parola brevemente a Paolo Ciampi, all’epoca presidente dell’Associazione Stampa Toscana, co-ideatore e sponsor unico attraverso il sindacato toscano di quel primo appuntamento, così vicino eppure lontanissimo nel tempo. Nelle sue parole, nel breve prologo introduttivo a presentazione dell’evento, viene riassunto in modo chiaro lo spirito della nostra manifestazione, lo stesso che anche

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data journalism (segnalazioni dal mondo)

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Prendiamo spunto da una segnalazione dal mondo web, per parlare di data journalism. Ci pare che dopo il “lancio” iniziale, enfatizzato come salvifico per il giornalismo digitale, non sia cambiato granché, o meglio le premesse siano disattese. Dati aperti, condivisione di dati e strumenti, collaborazione dove sono finiti? 

NiemanLab riportando la notizia di una collaborazione fra GlobalVoices e MediaCloud (  piattaforma open source che fornisce data set fonti di notizie e strumenti destinati all’analisi del come si realizza la copertura di una notizia) e grazie, soprattutto, alla grande operazione che Google sta facendo con il progetto DNI, apre una riflessione  su dati, giornalisti, tecniche e tecnici….

Dalla riflessione di NiemanLab alcuni stralci:

 

“Da tempo, tento di analizzare più a fondo (tramite la disponibilità di dati e analisi quantitativa) le notizie sotto-rappresentate o mal raccontate online,” afferma Ivan Sigal, direttore esecutivo di Global Voices,  “Abbiamo la possibilità di indagare in questo senso quando possiamo collaborare con esperti di dati della nostra comunità ma non siamo in grado di farlo su base regolare.”

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Il metodo Bezos

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A circa vent’anni dall’avvento della rivoluzione digitale il mondo dell’editoria è ancora alla ricerca del cosiddetto modello di business. I giornali, gli editori, in tutto il mondo, continuano a perdere copie vendute, cartacee, e nonostante un progressivo e costante aumento dei lettori delle edizioni digitali dei loro prodotti, non riescono a costruire un sistema che generi profitti in ambito digitale, simile o anche più efficiente del precedente modello industriale. Uno degli imprenditori più noti del mondo digitale, Jeff Bezos, proprietario del colosso Amazon, circa tre anni fa ha deciso di entrare nel mondo dell’editoria dalla porta principale rilevando per 250 milioni di dollari uno dei quotidiani più importanti degli Stati Uniti e di tutto il mondo anglosassone: Il Washinghton Post. Bezos, per sua stessa ammissione, non ha comprato il prestigioso quotidiano per un suo sfizio personale, ma in prima battuta per salvaguardare una istituzione importante del mondo della stampa e poi  per provare a costruire un’efficace macchina da profitto nell’ambito del giornalismo moderno e renderla anche giornalisticamente più forte.

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