Narrazioni da altri schermi

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Uno dei modi per stare dentro al cambiamento in modo consapevole è quello di utilizzare al meglio gli strumenti che la rivoluzione digitale ci ha fornito su un piatto d’argento. Il cambiamento di passo da analogico a digitale ha, come oramai abbiamo compreso tutti, allargato in modo esponenziale il bacino di utenza per una determinata arte/ professione/ attività a dir si voglia che si voglia affrontare. Per fare delle fotografie professionali bisogna continuare a studiare e prepararsi sino a superare la soglia altissima e inarrivabile del professionismo, ma, grazie agli strumenti digitali, siamo diventati tutti bravissimi a fare belle foto. Per realizzare un disco, meglio ancora, un demo da sottoporre al giudizio dei discografici, oppure –  udite, udite – da sottoporre direttamente al giudizio delle persone grazie alla rete: servivano molti soldi, musicisti, una sala d’incisione, altri soldi, qualcuno che conoscesse qualcun altro che conoscesse un amico o qualche intimo di qualcuno che lavorava in una casa discografica, e poi altri soldi, e poi, anche, molta fortuna. Ora grazie agli strumenti digitali, se siete in grado di suonare e poi produrvi un demo, magari un video-demo, potete anche saltare a piè pari la filiera e sottoporre il vostro lavoro direttamente al giudizio del pubblico.

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Il cuore del potere

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Quale modo migliore di raccontare l‘ultima opera editoriale di Raffaele Fiengo, maestro di giornalismo, professore universitario e co-fondatore assieme a Pino Rea  di questo luogo della rete, da alcuni chiamato blog, dove proviamo a studiare il giornalismo e le sue molteplici forme, che affidare a lui stesso l’introduzione alla sua opera. Raffaele, non senza grandi difficoltà, è riuscito in un’impresa davvero preziosa per tutti noi, nessuno escluso, giornalisti e non, persone soprattutto, cittadini di un Paese, l’Italia, in cui la memoria fa difetto alla maggior parte di noi, e invece la generosità e la buona volontà ci contraddistingue. Ecco in questo luogo, in cui senza tema di retorica, viviamo tutti assai bene, in questo posto denso di contraddizioni  e luoghi, troppo spesso, “comuni”, sul potere e il controllo del medesimo, le parole di un testimone d’eccezione come Raffaele Fiengo servono a rimettere al centro la barra, riformulare i propri propositi e riprendere in mano le fila di matasse sin troppo complicate e dense di fatti e accadimenti, già dimenticati dai più sebbene ancora insoluti e grondanti sangue. I cosiddetti “misteri italiani” dalla P2, all’Italicus, dal Moby Prince all’ultimo, solo in ordine di tempo,  “omicidio Regeni” per quali tutti noi, nessuno escluso vorremmo tanto avere risposte.

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La vittoria dello showman

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Il caso mediatico “Trump” già analizzato su queste colonne nei mesi scorsi dal punto di vista dell’uso del linguaggio dall’allora studente   per la laurea triennale in Comunicazione presso l’Università di Padova del corso di “Linguaggio giornalistico” del Professor Raffaele Fiengo, diventa caso politico e torna ad essere analizzato da Massimiliano Pappalardo sulle nostre colonne. Pappalardo che  all’epoca sul tema aveva proposto alcuni estratti  dalla sua  sua tesi di Laurea intitolata: “I linguaggi di Donald J. Trump e Barack Obama e la loro diffusione giornalistica”, ci propone questa volta, sempre sotto la supervisione del suo professore e nostro mentore e fondatore Raffaele Fiengo, un’osservazione del voto americano che ha portato all’elezione del tycoon alla presidenza  analizzando una serie di articoli usciti sulla stampa Usa subito dopo il trionfo di Trump. In calce al pezzo oltre al solito spazio destinato ai commenti che come sempre saranno aperti, liberi  e a cui risponderemo sollecitamente dalla redazione, inseriremo per espressa richiesta dell’estensore dell’articolo,  la mail personale dell’autore che si mette a disposizione di chiunque voglia interagire anche in privato con lui sulla materia. Buona lettura.

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#glocal 16 Che fate venite?

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Si comincia il 17 novembre giovedì di buon mattino per provare ad adeguare la professione giornalistica al presente fornendo utili consigli e buone pratiche per lo svolgimento della vita professionale di chi informa le persone per professione. A fornire questi fondamentali consigli saranno rappresentanti dell’Ordine e del sindacato dei giornalisti affiancati dal presidente dei cronisti italiani e coordinati e stimolati dal vice direttore di VareseNews Michele Mancino. Da quel momento in poi se sarete a Varese in quei giorni 17-18-19 e 20 novembre,  non avrete, letteralmente, un attimo di pausa e sarete  “simpaticamente” costretti a partecipare agli oltre 50 diversi eventi di Glocalnews:  il festival dedicato al giornalismo iperlocale ideato e realizzato dai giornalisti di VareseNews.

 

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Podcast e oltre (segnalazioni dal mondo)

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Torniamo con le segnalazioni dal mondo, dopo digit16. Questa volta esploriamo un modo di fare informazione che sembra una semplice trasposizione della radio sul digitale ma in realtà è ben di più: il podcasting. Un mezzo fruito non solo in diretta streaming ma, e soprattutto, in occasioni che l’ascoltatore sceglie e che spesso diventano veri e propri riti del quotidiano. Una narrazione lunga, dettagliata, raccontata settimana dopo settimana, giorno dopo giorno a intervalli regolari. Il podcast può, grazie all’abilità della voce di chi parla, coinvolgere chi ascolta maggiormente rispetto ad altri mezzi. Questo tipo di fruizione delle informazioni – più spesso utilizzata per rassegne sulle ultime news su uno specifico argomento o come approfondimento e inchiesta – è scelta per tipo di argomento, per interesse. Decide l’utente quando ascoltarlo  quando metterlo in pausa e rimane a disposizione sul suo device mobile. 

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I migliori siete Voi #digit16

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Siamo molto soddisfatti. Abbiamo provato a rinnovare il contenitore con nuovi formati – i tavoli di lavoro – al posto degli oramai inutili panel generalisti, ed ha funzionato. Così come ha continuato a funzionare assai bene il lavoro del social team impegnato a raccontare la nostra manifestazione sui social introdotto lo scorso anno con la sottoscrizione di una convenzione con l’Università di Perugia ed estesa quest’anno ad altri due atenei: Firenze e Urbino. Ancora una volta a #digit16 abbiamo avuto buone sensazioni e costruito relazioni. La compagine ha retto bene all’inevitabile ulteriore crescita della manifestazione, il rapporto impagabile con Camera di Commercio di Prato e Comune di Prato ci garantisce, sebbene tutti noi si arrivi da luoghi diversi, un buon feeling con il territorio. La continuità con le istituzioni giornalistiche che da sempre in piccola o larga parte hanno garantito alla manifestazione di sopravvivere, rimane un punto fermo insostituibile per proseguire al meglio questo cammino in salita ma costellato di piccole/grandi soddisfazioni. L’arrivo di partnership prestigiose e nuove sponsorship, ci riferiamo all’Accademia della Crusca, Eni, e Anso ci ha dato nuova visibilità, prestigio, autorevolezza e, permettetemi la metafora ciclistico/nautica, “abbrivio”, per lanciare lo sprint verso nuovi traguardi.

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#digit16 Grazie a tutti

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Sono 2903 i tweet totali prodotti tra giovedì e sabato con l’hashtag #digit16

In 1019 hanno seguito i liveblog; generando 23 147 minuti di coinvolgimento

 

#digit16 @MariannaBruschi anche su Instagram vincono le storie #storytelling pic.twitter.com/162DhaCc8O

— Barbara Meoni (@babe01021970) 22 ottobre 2016

Quando hai possibilità di confrontarti e imparare dai migliori, è sempre un’esperienza fantastica. Grazie @gba_mm @DanieleChieffi #digit16

— Davide Pari (@DiviPari) 22 ottobre 2016

#agcom a #digit16 “conoscendo la domanda di #informazione, si adegua l’offerta di specializzazione editoriale e formazione giornalistica”

— AGCOM (@AGCOMunica) 22 ottobre 2016

Il panel volge al termine, ma questi temi rimarranno nella mia testa ancora per tanto tempo; grazie @aisselax e @A_Paracchini! #digit16

— Roberta (@ChiChiRobs) 22 ottobre 2016

#digit16 @MariannaBruschi FB Live: avanti tutta con foto e video 360 gradi pic.twitter.com/rv5jXsdTno

— Barbara Meoni (@babe01021970) 22 ottobre 2016

#Digit16 Maggior parte testate non ha alcun dipendente ma da 1 a 5 collaboratori per lo più gratuiti pic.twitter.com/bAk3Zta0jH

— Ylenia Caioli (@Ylenia74) 22 ottobre 2016

@Snapchat è mettersi in gioco sfruttando la propria creatività @MariannaBruschi #digit16

— Stefania Bonassisa (@SteBonassisa) 22 ottobre 2016

La prima regola del vadevecum del giornalista digitale: non ci sono regole.

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Benritrovati a #digit16

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Seconda e conclusiva giornata del nostro festival dedicato al giornalismo digitale. Grazie ancora di aver scelto di essere qui e buona giornata a tutti. I nostri social team come avete visto vi accolgono e seguono online tutti i nostri eventi. Il gruppo degli studenti dell’Università di Perugia quest’anno si è arricchito delle presenze dei colleghi studenti di altri due atenei quelli di Urbino e Firenze. Alla guida del team c’è come sempre David Mammano, supportato dai professori dei tre atenei che hanno coordinato la collaborazione fra le università e lsdi: Benedetto Ponti, Carlo Sorrentino, Giovanni Boccia Artieri. Come lo scorso anno assieme ai colleghi più grandi troviamo a digit anche un variegato e consistente manipolo di studenti delle scuole superiori di Prato che accompagna e assiste gli intervenuti, i relatori e i componenti dell’organizzazione, nella gestione dell’evento. Si tratta dei ragazzi dell’Istituto superiore Carlo Livi di Prato coordinati dai tutor della Camera di Commercio di Prato.  La narrazione del nostro evento prevede come sempre un liveblogging minuto per minuto sui social cui si è aggiunto nel 2016 un apposito canale creato su uno dei “social verticali” per eccellenza: telegram.  Assieme ai nostri social team al lavoro a #digit16 ci sono anche gli specialisti del social team di

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Benvenuti a #digit16

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Se “le conversazioni sono notizie “,  esistono ancora molti muri da abbattere e non ci riferieamo solo a quelli a pagamento o a membership proposti dalla filiera editoriale, sigh! Benvenuti a tutti, finalmente #digit16, quinta edizione, del festival nazionale dedicato al giornalismo digitale. Grazie di aver pensato che stare qui, di persona o in forma virtuale attraverso la visione dei nostri incontri in streaming fosse la cosa giusta da fare, anche solo per pochi minuti, oggi e domani. Il menu odierno prevede 10 wrkshp e  12 tavoli di lavoro, per un totale di 56 ore di formazione.  Nel corso degli incontri di oggi ci occuperemo di : social giornalismo, lingua italiana, second screen experience, figuracce digitali, istant articles, google, gestione delle emergenze, twitter, giornalismo e scuola digitale. I tavoli di lavoro saranno dedicati al macrotema dell’ufficio stampa digitale.

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Dalla catena di produzione all’economia della condivisione #digit16

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La cosiddetta “rivoluzione digitale” sta cambiando il campo giornalistico e conseguentemente costringe a continui processi di riadattamento le organizzazioni redazionali.

Probabilmente si sta andando verso il superamento nel giornalismo del modello organizzativo industriale, caratterizzato – per quanto riguarda i processi produttivi – da una logica sequenziale: dalla raccolta alla presentazione delle notizie, realizzate da aziende tese a conseguire profitti attraverso un doppio canale di finanziamento – il pubblico e gli utenti pubblicitari; mentre – per quanto concerne i modelli di fruizione – ci troviamo davanti a una progressiva de-ritualizzazione, ben simboleggiata – negli anni passati – dalla mattutina lettura del giornale (la hegeliana preghiera laica), oppure dalla conviviale visione del Tg a cena; mentre, ormai, tutti siamo raggiunti dappertutto e in ogni momento da informazioni.

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Diritto all’oblio #digit16

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Il parere degli studenti di scienze della comunicazione:
Si è mai veramente dimenticati in rete? È possibile esercitare il proprio diritto all’oblio? E se si, in che modo?

 

Oggi viviamo nella società dell’informazione, essere connessi ad internet è diventato un aspetto profondamente radicato nella nostra esperienza quotidiana, in quanto ha cambiato il nostro modo di relazionarci con il mondo e con le informazioni, diventate fruibili in qualsiasi momento della giornata.

 

Nonostante la rete sia un archivio dinamico in continuo aggiornamento, ogni contenuto immesso dagli utenti in rete, come un post, una foto o un link, non viene mai dimenticato. Questa peculiarità porta, inevitabilmente, al centro del dibattitto pubblico il tema del diritto all’oblio. Con la locuzione “diritto all’oblio”, si intende una particolare forma di garanzia che prevede la non diffondibilità, senza particolari motivi, di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona, in particolare i precedenti giudiziari. In sostanza, si tratta del diritto di un individuo ad essere dimenticato, o meglio, a non essere più ricordato per fatti che in passato furono oggetto di cronaca.

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