Quotidiani: dalla pubblicità il 57% dei ricavi, ma quella online è ancora solo il 4%

di Redazione | 27 luglio 2010 

giornali

La struttura economica e la composizione dei ricavi dei quotidiani tradizionali nella seconda parte della Ricerca dell’ Ocse su “L’ evoluzione dell’ informazione e Internet” -  A livello globale la diffusione è rimasta sostanzialmente costante (un leggerissimo aumento), con solo un calo marginale nel 2009; mostrando di essere meno volatile rispetto ai ricavi più legati al ciclo economico della pubblicità – Nonostante il calo in Italia, su scala Ocse i quotidiani producono sempre più ricavi attraverso la produzione e la vendita di altri servizi, come libri e Cd, e l’ organizzazione di conferenze ed eventi – In Australia, per esempio, quasi il 70% dei ricavi totali dei quotidiani deriva da canali diversi: pubblicazione di libri, riviste, tv via cavo e attività televisive su satellite od online

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Il mercato globale dei quotidiani deve i suoi ricavi per il 57% dalla pubblicità (a stampa e online) e per circa il 43% dalle vendite (diffusione) (PwC, 2009a). Come vedremo in seguito, questa suddivisione varia notevolmente nei vari paesi dell’ Ocse.

La pubblicità online per ora rappresenta solo il 4% dei ricavi totali del 2009 (circa il 6% di tutti i ricavi del mercato pubblicitario). Tuttavia, essa è cresciuta molto rapidamente rispetto alla crescita lenta della pubblicità su carta che anzi ha visto un declino a partire dal 2007.

Come si vedrà in seguito comunque la crescita delle inserzioni online è calata fino a toccare lo zero nel 2009.

Sono alcuni dei dati della seconda parte della Ricerca dell’ Ocse dal titolo “L’ evoluzione dell’ informazione e Internet” (The evolution of news and internet”), di cui qualche giorno abbiamo fa abbiamo pubblicato alcuni ampi stralci della prima parte (vedi Lsdi, Quotidiani: diffusione in calo del 13% in nove anni in Italia anche se le testate crescono del 50% )

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Notizie in fuga: nuovi scenari e vecchi quesiti per il giornalismo moderno

di Redazione | 27 luglio 2010 

Assange

Il massiccio sdoganamento di documenti riservati sulla sporca guerra in Afghanistan da parte di Wikileaks segna una svolta non solo nello scacchiere afgano, ma anche nel mondo dei media che, forse per la prima volta, registra una collaborazione paritaria tra un media digitale emergente e tre testate storiche del giornalismo tradizionale – New York Times, The Guardian e Der Spiegel – coinvolte proprio da Wikileaks nel lavoro di ricerca e redazione degli articoli i cui contenuti oggi sono rimbalzati incessantemente tra etere e blogosfera

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di Andrea Fama

Il doppio gioco a scapito degli USA da parte dei servizi segreti pakistani sul fronte sempre aperto della guerra in Afghanistan; l’ordine segreto dell’apparato spionistico-militare statunitense di uccidere o catturare ogni talebano senza processo; l’utilizzo discutibile di droni telecomandati a distanza che hanno più volte messo a rischio la vita dei militari americani.

Sembra la trama avvincente di un libro di John Perkins (ex “sicario dell’economia” statunitense oggi autore di libri illuminanti sulle più ampie e sordide sfaccettature della politica estera americana), se non l’opera di fantasia di un giallista ben informato. Invece è tutto vero. Lo assicura Julian Assange, fondatore di Wikileaks (a cui Lsdi ha dedicato un ampio ritratto nei giorni scorsi, vedi Nessun segreto: la missione di Julian Assange per la trasparenza totale). Il portale specializzato nel rivelare documenti top secret ha appena pubblicato 92.000 documenti di intelligence che fotografano un quadro della guerra in Afghanistan ben diverso da quello ufficialmente propagandato.

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Giornali: l’ outsourcing una scelta ‘strategica’ per gli editori?

di Redazione | 25 luglio 2010 

OutsourcingIl trasferimento all’ esterno di alcune funzioni e la delocalizzazione, secondo WAN, l’ associazione mondiale degli editori, può diventare una parte dei programmi di lungo periodo per salvare l’ industria dei quotidiani – Secondo una ricerca di un’ azienda indiana gran parte degli editori vedono l’ outsourcing come una possibilità da praticare

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Gli editori dei quotidiani ritengono che i tagli una tantum non sono sufficienti per preservare i loro affari in futuro e che, invece, un calo dei costi può essere determinato da una strategia economica di lungo periodo. Per molte aziende questa strategia passa anche attraverso l’ outsourcing.

Lo rileva Sfn (Shaping the future of newspapers), annunciando la pubblicazione di una ricerca dal titolo Million Dollar Strategies for Newspaper Companies.

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Blog spesso ancora indietro rispetto ai siti dei quotidiani Usa

di Redazione | 25 luglio 2010 

Missouri Brutti voti per i “citizen journalist” in una ricerca della University of Missouri, che ha studiato le edizioni on-line di 187 quotidiani statunitensi di fama consolidata e le ha messe a confronto con 106 tra blog e siti web pubblicati dai giornalisti-cittadini, diversi dei quali sono stati anche insigniti di premi – Il risultato: i ricercatori hanno attribuito valutazioni più alte alle prime in molte categorie rilevanti

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Un team della University of Missouri ha studiato le edizioni on-line di 187 quotidiani statunitensi di fama consolidata e le ha messe a confronto con 106 tra blog e siti web pubblicati dai giornalisti-cittadini, diversi dei quali sono stati anche insigniti di premi. Il risultato: i ricercatori hanno attribuito valutazioni più alte alle prime in molte categorie rilevanti.

I media tradizionali non solo hanno prevalso sul fronte dell’interattività – le loro edizioni on-line sono, infatti, molto più aperte da un punto di vista tematico, offrono uno spettro più ampio di informazioni e sono tecnicamente più elaborate. Mentre è stato notato con sorpresa, che i blog dei giornalisti-cittadini, solo raramente, rimandano a link esterni o ad altri servizi d’informazione on-line.

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Troppi giornalisti nei quotidiani?

di Redazione | 24 luglio 2010 

Mondaynote1

In Italia ci sono 127 giornalisti per 100.000 copie di quotidiani e si vendono solo 88 copie per 1.000 abitanti, contro i 136 giornalisti per 100.000 copie e le 440 copie vendute per 1.000 abitanti della Norvegia – In Francia il numero dei giornalisti è triplicato in due generazioni, mentre il numero di copie vendute per 1.000 abitanti è sceso del 66%, da 320 a circa 120 per 1.000 – Frédéric Filloux, basandosi sui dati di una recente ricerca dell’ Ocse, ritiene che troppi contributi comportino bassi profitti operativi e calo di lettori- “Italia e Francia ne sono un perfetto esempio. Paragonata alla Svezia, l’ Italia ha 4 volte meno lettori per 1.000 abitanti, ma 12 volte più contributi per lettore” – “E per quanto riguarda la Francia, i numeri sono leggermente migliori: 3 volte meno lettori e 5 volte più sussidi diretti (secondo una stima prudente, il 10% del reddito dei quotidiani francesi proviene dal sostegno pubblico”)

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127 giornalisti per 100.000 copie e 88 copie per 1.000 abitanti, contro i 136 giornalisti per 100.000 copie e le 440 copie vendute per 1.000 abitanti in Norvegia.

L’ Italia risulta all’ ultimo posto fra i sette maggiori paesi dell’ Ocse in una classifica realizzata da Frédéric Filloux incrociando i dati di una recente Ricerca su Evolution of News and the Internet (di cui Lsdi ha pubblicato degli ampi estratti, vedi Quotidiani: diffusione in calo del 13% in nove anni in Italia anche se le testate crescono del 50%) relativi a numero di addetti, produzione e diffusione dei quotidiani nei paesi dell’ area.

Al di là della situazione eccezionale del Giappone (41 giornalisti per 100.000 copie e 402 copie vendute per 1.000 abitanti), la tabella mostra come Svezia e Norvegia abbiano la situazione migliore: maggior numero di lettori e più grandi redazioni per copie vendute.  L’ Italia mostra invece i dati peggiori: relativamente pochi giornalisti per il più basso bacino di lettori.

- In una sua recente Monday Note, dal titolo “Too many journalists?”, Filloux utilizza i dati dell’ Ocse per segnalare alcune questioni.

C’ è un eccesso di giornalisti nella stampa quotidiana? E, se sì, come cambia questo sovrappiù da paese a paese? E che peso hanno i contributi pubblici sull’ economia dei quotidiani?

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Apollo News: sull’ iPad il primo quotidiano personalizzato

di Redazione | 24 luglio 2010 

Apollo

L’ applicazione usa un algoritmo che, basandosi su parametri come il tempo consumato nella lettura di articoli, le fonti preferite e i contenuti segnati come interessanti su Facebook e Twitter, filtra blog e siti di informazione e fornisce gli articoli selezionati e suddivisi in  sette categorie

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Due ex ingegneri di Bing e un ex addetto di Google-News hanno lanciato in questi giorni una applicazione per l’ iPad, chiamata Apollo News, che fornisce agli utenti un quotidiano personalizzato realizzato con contenuti provenienti da tutto il web.

Lo annuncia il sito spagnolo ABC.es .

L’ applicazione – spiega una nota di TechCrunch – usa un algoritmo che, basandosi su parametri come il tempo consumato nella lettura di articoli, le fonti preferite e i contenuti segnati come interessanti su Facebook e Twitter, filtra blog e siti di informazione “per aiutare gli utenti a scoprire i contenuti migliori per loro”,

Gli articoli selezionati vengono quindi organizzati all’ interno di sette categorie – Top News, Business, Sports, Entertainment, Lifestyle, Funny and News Videos – e il sistema consente al lettore di valutare gli articoli senza uscire dall’ applicazione.

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Giornalismo online: la concorrenza diventa spietata

di Redazione | 24 luglio 2010 

Gawker

I contraccolpi sul turnover del vertiginoso aumento di velocità del ciclo dell’ informazione giornalistica – I dati statistici rivelano la presenza nell’ industria dei quotidiani di enormi pressioni con cui un redattore medio non riesce a confrontarsi – Tanto che, ad esempio, a Gawker Media, che ha una forte attenzione al numero di pagine viste per giornalista, è  normale lasciare il posto di lavoro dopo appena un anno e mezzo di lavoro

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La cultura e la tecnologia nate intorno al giornalismo online stanno creando un ambiente di lavoro sempre più vertiginoso, che  punta sulla velocità e sulla corsa affannosa a diffondere le notizie per primi. Mentre i redattori stanno cercando di stare al passo con queste tendenze relativamente nuove, cominciano a nascere problemi per l’ impatto che queste nuove pratiche professionali possono avere sul turnover, alzandone il tasso in maniera eccessiva.

Il New York Times, segnala  Editorsweblog,  ha recentemente analizzato gli effetti di questa progressiva erosione del numero di addetti a Politico, dove in aprile addirittura una richiesta folle come quella di anticipare alle 5 del mattino l’ arrivo in Redazione era stata presa seriamente dai giornalisti.

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Quotidiani: Usa, 166 testate chiuse dal 2008

di Redazione | 24 luglio 2010 

QuotidianiUsa Complessivamente sarebbero stati 35.000 i posti di lavoro tagliati nelle redazioni – Una ricerca di Paper Cuts, un sito online dedicato specificamente alla situazione della forza lavoro nei giornali
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Dal 2008, almeno 166 quotidiani negli Stati Uniti hanno chiuso i battenti o sospeso l’ edizione cartacea, registra il sito online Paper Cuts (via SFN, Million Dollar Strategies for Newspaper Companies reported).

Più di 39 testate lo hanno fatto nel 2008, e il loro numero è cresciuto a 109 nel 2009. E finora (primi di luglio) altri 18 quotidiani hanno chiuso i battenti o sospeso l’ edizione a stampa.

Secondo Paper Cuts, sarebbero stati almeno 35.000 i posti di lavoro perduti nei quotidiani Usa dal marzo 2007 (di cui 2.256 solo nel periodo fino a dicembre 2007).

Nel 2008 i tagli di personale sarebbero saliti a 15.992 mentre l’ anno successivo i posti di lavoro tagliato sarebbero stati 14.783. Alla fine del maggio scorso sarebbero stati tagliati al 1.797 posti.

(vedi anche i dati di  World Association of Newspapers and News Publishers)

Un quotidiano brasiliano chiude con la stampa e resta online

di Redazione | 24 luglio 2010 

JornaldoBrasil

Il Jornal do Brasil, uno dei più antichi quotidiani del paese, chiuderà la sua edizione cartacea l’ 1 settembre e sarà disponibile solo online. Lo ha annunciato il Knight Center for Journalism in the Americas.

Secondo la stampa brasiliana, la decisione è un tentativo di risolvere i problemi finanziari della testata e il calo della diffusione, scesa a 17.000 copie nei giorni feriali e a 22.000 copie la domenica.

Secondo il direttore esecutivo dell’ Associazione nazionale dei quotidiani, Ricardo Perera, si tratterebbe comunque di un caso particolare in quanto, dall’ inizio dell’ anno, la diffusione dei quotidiani in Brasile è cresciuta dell’ 1,5%, secondo quanto riporta Hora Zero.

Il quotidiano, che nel 1995 era stato il primo giornale brasiliano a lanciare una edizione online, era nato nel 1891. (Sfnblog.com)

Free press: forte crollo di copie e testate in Europa

di Redazione | 24 luglio 2010 

MetroInt

Mentre Metro International annuncia risultati in attivo per il secondo trimestre dell’ anno (476.000 dollari), dovuti soprattutto alle performance delle sue edizioni in Svezia e a Hong Kong (come spiega anche un comunicato dell’ azienda),  l’ Europa, che fino a poco tempo fa era il continente con il più alto numero di quotidiani gratuiti, ha registrato “il più grande calo” nella diffusione e nel numero delle testate in circolazione.

Lo annuncia Newspaper Innovation.

“Nel 2007 c’ erano 140 giornali, con una diffusion di 27 milioni di copie, nel 2010 sono scesi a 87, con una diffusione di 19,3 milioni di copie”, segnala il sito.