Notre Dame brucia e io non ho niente da mettermi

Perdonate il titolo forse un tantino irriverente, ma in realtà è frutto di una serie di citazioni non ultima quella che ci segnala il nostro associato e amico Andrea Fama e che inserisce  fra gli altri anche Woody Allen fra gli ispiratori del nostro titolo :

 

 

“l’eterno nulla va perfettamente bene se sei disponibile ad affrontarlo con l’animo adatto”.

 

 

Quale sia il nulla o meglio l’ovvio che proviamo ad affrontare nel nostro ragionamento ce lo ha suggerito un post su facebook del data scientist Luca Corsato in cui si leggeva fra le altre cose questo specifico passaggio : ” c’è sempre e solo la ricerca frenetica dell’emozione e non dell’informazione. Non riesco più a reggere questo, e propendo sempre più per l’isolamento “.

 

 

A parte la chiusa personale, desolata e desolante di Corsato, l’attacco del post ci porta dritti dritti al tema di questa nostra riflessione che ci piacerebbe  essere riusciti a sintetizzare nel fantasioso titolo di cui sopra. Il tema è il giornalismo, tanto per cambiare, e la reazione più o meno scomposta dei media mainstream all’ennesimo grave fatto di cronaca. Nello specifico l’incendio alla cattedrale parigina di Notre Dame. Perchè definiamo “reazione scomposta” dei media, i racconti, che tutti, più o meno, i media mainstream hanno realizzato durante l’incendio della cattedrale francese. Beh non serve certo consultare gli esperti

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World Press Freedom Index 2019: una mappa della paura ai tempi del digitale pervasivo

L’indice mondiale sulla libertà di stampa del 2019, realizzato da Reporters Without Borders (RSF), mostra come l’odio nei confronti dei giornalisti sia degenerato in violenza, contribuendo ad aumentare la paura. Il numero di paesi considerati sicuri, dove i giornalisti possono lavorare in completa sicurezza, continua a diminuire, mentre i regimi autoritari continuano a stringere la presa sui media.

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Senza contraddittorio sono bravi tutti

E non parliamo di par condicio, soprattutto della par condicio all’italiana che in epoca post rivoluzione digitale non significa praticamente più nulla, ahimè, dentro all’agone mediatico divenuto digitalmente “il mondo intero”. Ci riferiamo a chi discute magari in pubblico di cose da se medesimo prodotte o peggio di cose che non produce nemmeno in proprio ma che in proprio vende e sulle quali guadagna. Cominciamo col dire a scanso di equivoci cosa  significa  nella lingua italiana il termine contraddittorio:

 

secondo Il vocabolario Sabatini Colletti

sostantivo.maschile. Confronto tra persone che sostengono opinioni, tesi diverse: dar vita a un animato contraddittorio

 

 

Quindi se manca un contraddittorio quando si argomentano le proprie tesi le possibilità sono due:  o si è universalmente conosciuti come il più bravo o uno dei più valenti esperti  in quello specifico campo dello scibile;  oppure si pontifica magari anche a  “vanvera” senza alcuna possibilità di essere smentiti. E in questo caso forse il servizio offerto da chi pontifica potrebbe anche non essere il migliore. A chi o cosa ci riferiamo nella specifica? Vogliamo fare nomi e cognomi? Ci riferiamo ad una delle o ad uno degli, ancora non si è giunti ad una interpretazione univoca sul genere, delle cosiddette (noi le consideriamo femminili) OTT, Over the Top o come le definisce Nicola Zamperini techno-corporation. Si tratta di Facebook. Ed 

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Dossier

Cosa fare se a Christchurch va in onda un massacro

Ci si interroga spesso, sul perché della crisi del giornalismo negli anni della rivoluzione digitale e su quale debba essere o sia diventato  il ruolo della professione giornalistica in questi anni di cambiamento rapido e inarrestabile. Poi accadono episodi come quello della strage nelle moschee della Nuova Zelanda e tutti i buoni propositi vengono meno in un istante e qualunque riflessione saggia e lungimirante sul ruolo del giornalismo dentro alla nostra società liquida e in perenne mutamento vengono meno. Approfittiamo di un ottimo lavoro realizzato dal nostro collega e associato Angelo Cimarosti, fondatore fra le altre cose di un soggetto chiamato You Reporter, – uno strumento che ha definito in modo chiaro e preciso l’esistenza e il ruolo del citizen journalism anche in Italia – per accostarci con molta umiltà al problema del giornalismo dal basso, in questo caso, la narrazione in prima persona del fatto da parte del suo stesso autore; per provare a capire cosa sia successo mentre  il massacro delle moschee veniva trasmesso in diretta online,  dentro al mondo dei mass media e  dentro il mondo in cui oramai tutti siamo immersi costantemente, il mondo digitale.

 

Il fatto lo conoscete e non staremo qui a ripercorrerlo, l’impronta mediatica forte a corollario di quel fatto è però ugualmente importante e quella sì che la vorremmo

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I progetti italiani di Google

Riprendiamo la nostra personalissima presentazione e breve disamina dei 39 progetti per l’innovazione nel giornalismo digitale selezionati e premiati nell’ambito, del finanziamento “dni” che ha erogato fino ad ora in tutto 115 milioni di euro a 559 progetti di giornalismo digitale europeo. Come abbiamo già anticipato i progetti italiani premiati hanno ricevuto circa 8 di quei milioni di euro e nella prima parte di questo mini dossier sui dni ci siamo soffermati su tre di essi:

 

 

Istmo Paywall di Valerio Bassan, Personalised daily news briefings on virtual assistants di Good Morning Italia e Batjo bits atoms and journalism di Alice Corona. Dei dni e dei criteri di accesso e di come si compilino le domande per partecipare parleremo in una due ore fitta fitta di informazioni che abbiamo organizzato dentro al nostro prossimo appuntamento digit e che si svolgerà nel pomeriggio del 14 marzo prossimo al PIN di Prato a partire dalle 14 e 30. Ma vediamo nel dettaglio gli altri 36 progetti provenienti dal BelPaese e che nel corso dei primi tre anni del progetto: 2015-2018 hanno ricevuto il finanziamento da parte di Google europa.

 

 

Non prima però di aver sottolineato come questa specifica formula di finanziamento per il giornalismo innovativo lanciata da Google lascerà il posto proprio quest’anno e proprio attorno alla

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Se il tuo capo è una app

Oggi torniamo ad occuparci di gig economy. Si è preso l’onere di aggiungere dati, suggestioni e valore alla questione il nostro associato e studioso di giornalismo e mondi digitali: Marco Dal Pozzo. Lo fa unendo le fila di molte esperienze e studi in tal senso che già da un pò alimentano le sue riflessioni sull’argomento e che lo hanno portato oggi a imbattersi, diremmo certamente non per caso, in un lavoro scientifico molto interessante sul tema realizzato da quattro studiose dell’Università tedesca di Francoforte che si intitola: “The app as the boss?” .
Le ricercatrici sono Mirela Ivanova, Joanna Bronowicka, Eva Kocher e Anne Degner e il lavoro scaricabile e consultabile online è stato pubblicato nel novembre dello scorso anno. La migliore sintesi del lavoro delle quattro studiose dell’Università di Francoforte è contenuto secondo Dal Pozzo in due brevi espressioni che pubblichiamo qui di seguito. Nel primo periodo è espressa l’estrema precarietà di questo mondo e la difficoltà assoluta che gli uomini trovano nel frequentarlo; nel secondo è spiegata in estrema sintesi ma con parole estremamente significativa come non spetti a noi il controllo sulle nostre stesse azioni se lavoriamo dentro a questo mondo. Non ci sono scenari apocalittici, non c’è nessun hal 9000 che prende il controllo ma la cosiddetta “società degli algoritmi” manca di trasparenza.

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Becchi e bastonati

La colorita frase del nostro titolo odierno non lascia dubbi. Il fatto per il quale ci definiamo “cornuti e mazziati” per usare un’ altra espressione idiomatica altrettanto nota è: la famigerata normativa europea sul copyright. Sulla vicenda ci siamo già espressi in modo tutt’altro che conciso e nemmeno troppo tecnico. Per noi qui a bottega l’espressione del titolo si confà in modo perfetto con l’approvazione di detta normativa. Ma nelle ultime settimane e a pochi giorni dall’ennesimo pronunciamento della Commissione europea sulla medesima, è successo un fatto a dir poco strano, se non sospetto. Uno degli attori della vicenda, uno dei protagonisti della riforma: Google, per non far nomi; ha dato il via ad una campagna pubblicitaria serrata e assai costosa per informare il maggior numero di utenti europei e non che se la normativa dovesse essere approvata senza ulteriori rimaneggiamenti succederebbero fatti gravi, molto gravi. Sono state preparate pagine informative specifiche online sulla vicenda i cui link sono stati diffusi sui social network, in particolare su facebook e twitter e poi è stato diffuso su decine e decine di quotidiani cartacei europei un annuncio pubblicitario specifico.  Il cartello confezionato dagli specialisti di Mountain View lo vedete qui a lato come immagine di accompagnamento al nostro articolo, ma per fugare ogni dubbio riportiamo il testo integrale dell’annuncio qui

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Per chi studia giornalismo

Una lunga ma anche breve storia di tweet. Una sequenza di segnalazioni che proveremo  ad approfondire un poco mettendoli uno accanto all’altro. Per onorare con un piccolo tributo uno dei nostri fondatori ma soprattutto per provare a riportare al centro la barra. Rimettere nei binari un mestiere in fortissima crisi di identità. E non per colpa della rivoluzione digitale, tanto meno a causa di internet o come vogliamo definire la rete che ci permette di collegarci in tempo reale con tutto e tutti, di interagire, di reagire, di parlare ed essere ascoltati. Chissà se quest’idea che ci è venuta potrà consolidarsi e trasformarsi in una specie di rubrica fissa? Oggi proviamo a proporvela fateci sapere se Vi piace. Raffaele Fiengo, il nostro fondatore di cui sopra, nella sua vita ha fatto il giornalista per tanti anni, lo ha fatto in molti giornali ma soprattutto al Corriere della Sera dove è stato spesso anche rappresentante degli altri giornalisti in qualità di sindacalista e componente del Cdr. Fra le molte altre sue attività Fiengo ha sempre avuto una grande passione per l’insegnamento, ha provato, in punta di piedi e con l’atteggiamento schivo e sommesso che lo contraddistingue, a lasciare tracce sul suo cammino. Riferimenti da cogliere per chi lo volesse. Appunti di attività in corso d’opera. Segnali di reazione e

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Il datismo (terza e ultima parte)

” La narrazione non è il male. E’ vitale. Senza storie accettate da tutti su cose come il denaro, gli stati o le società per azioni, nessuna società umana complessa può funzionare. Non possiamo giocare a calcio a meno che ciascuno creda nelle stesse regole predefinite, e non possiamo godere dei benefici dei mercati e dei tribunali senza storie altrettanto inventate. Ma le storie sono soltanto strumenti. Non dovrebbero diventare i nostri obiettivi o i nostri parametri di riferimento. Quando dimentichiamo che si tratta solo di finzione, perdiamo il contatto con la realtà. Allora diamo inizio a guerre “per far guadagnare soldi all’azienda” o “per proteggere l’interesse nazionale”. Le aziende, il denaro e le nazioni esistono soltanto nella nostra immaginazione. Le abbiamo inventate perchè ci servissero; perchè ci troviamo nella condizione di sacrificare le nostre vite al loro servizio?

 

 

Nel XXI secolo creeremo narrazioni più potenti e religioni più totalitarie che in qualsiasi epoca precedente. Con l’aiuto della biotecnologia e degli algoritmi digitali queste religioni non soltanto controlleranno la nostra esistenza minuto per minuto, ma saranno in grado di  modellare i nostri corpi, cervelli e menti, e di creare interi mondi virtuali che includono inferni e paradisi.

 

 

Essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà e la religione dalla scienza diventerà pertanto più difficile ma più indispensabile di quanto lo sia

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Un anno di Lsdi (Capodanno)

Rieccoci a Voi in versione strenna  a ricordare in pochi semplici passaggi e in due specifici articoli tutto il lavoro svolto qui a bottega nell’anno che volge al termine, denominato convenzionalmente e solo ad alcune latitudini del nostro pianeta e per facilitarne la comprensione ai più: 2018esimo dalla nascita di Cristo. Abbiamo chiuso il pezzo natalizio con la citazione di alcune bellissime considerazioni di Antonio Gramsci; considerazioni che il grande pensatore del passato aveva formulato circa un centinaio di anni or sono e che, come forse qualcuno di Voi avrà avuto modo di vedere, bene si adattano a distanza di così tanto tempo anche al nostro presente. Ripartiamo da lì inserendo nella nostra narrazione altre considerazioni, mutuate da un bel lavoro didattico svolto in una scuola media umbra, ed elaborate da alcuni degli studenti di questa scuola. Si tratta di considerazioni che compongono un decalogo che mette in luce alcuni comportamenti per agevolare in tutti noi la costruzione di un processo di consapevolezza verso la transizione digitale denominato: “manifesto per la consapevolezza digitale”.

 

 

Un lavoro davvero buono quello dei formatori e degli studenti umbri che pone l’accento su alcuni dei punti più dolenti del processo di acculturazione e comprensione della transizione al digitale. Fra i vari punti segnalati vorremmo riportare di seguito estraendola dall’articolo del giugno scorso una citazione

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Un anno di Lsdi (Natale)

Come si creano le tradizioni? Non saprei proprio, noi nel nostro piccolo proviamo a crearne una realizzando in questo periodo dell’anno due pezzi antologici che raccontano il meglio o anche il peggio della nostra produzione giornalistica degli ultimi dodici mesi. Così abbiamo fatto dodici mesi fa, e così proviamo a fare oggi. Partiamo dal primo pezzo del 2018 apparso sulla home di questo blog, si intitolava: Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti e portava la firma del nostro associato Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per il giornalismo. Il sottotitolo del pezzo di Dal Pozzo era contenuto nella foto che faceva da contraltare all’attacco del pezzo e che conteneva una frase davvero bellissima a nostro avviso: “fidarsi è bene na carbonara è mejo”. Nemmeno Trilussa, e chiediamo scusa al poeta, avrebbe saputo far meglio. Una sintesi perfetta per rilanciare in modo un pochino meno serio i temi trattati nel pezzo di Dal Pozzo che ponevano l’accento su questioni a noi molto care e che alla luce di quello che sta succedendo alla libertà di stampa e al diritto ad essere informati di tutti noi cittadini in sede di proposte governative su ventilati riassetti nel mondo del giornalismo e dell’editoria; appaiono oggi ancora più importanti e, oseremo aggiungere, necessarie.

 

 

” Io credo che una delle più

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