La professione giornalistica in Italia: continua il declino del lavoro dipendente e cala il peso delle testate tradizionali

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Si restringe sempre di più il campo del lavoro giornalistico dipendente, con una massiccia espulsione dalle redazioni, mentre il peso delle testate tradizionali in termini di occupazione diminuisce sensibilmente.

La ‘’bolla’’ del lavoro autonomo (o parasubordinato) continua intanto a gonfiarsi tanto che, almeno sul piano quantitativo, esso domina l’ industria giornalistica, coprendo ora quasi due terzi dei giornalisti attivi ma raccogliendo redditi fra le 5,6 e le 6,9 volte inferiori a quelli medi dei giornalisti salariati.

 

Sono le principali linee di fondo dell’ evoluzione del sistema dell’ informazione giornalistica in Italia che emergono dal quinto Rapporto sulla professione in Italia, realizzata sulla base dei dati (aggiornati al 31 dicembre 2013) forniti a Lsdi dagli enti professionali: Casagit, Fnsi, Inpgi, Ordine.

 

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Il FOIA sbarca in prima serata. Un piccolo passo per l’audience, un grande passo per l’informazione e la democrazia in Italia

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La campagna per l’accesso ai 25 documenti del Dossier Cottarelli ha avuto un’ampia diffusione, anche a livello nazionale, con un esaustivo articolo del Fatto.it, il cui direttore, Peter Gomez, ha rilanciato il tema anche nel corso della trasmissione ‘di martedì’, in prima serata su La7. Si tratta di un momento importante della campagna per un FOIA in Italia, poiché, oltre alla volontà politica di un intervento serio in tal senso, a mancare finora è stata anche la giusta consapevolezza dei cittadini, raramente informati sui propri (disattesi) diritti in materia, specie da parte dei media mainstream.

Qui l’estratto dell’intervento del Direttore Gomez sulla Iniziativa per un FOIA in Italia (www.foia.it) e sulla campagna per l’accesso al Dossier Cottarelli.

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Longform journalism: una bolla destinata ad esplodere?

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In tre anni il mercato giornalistico Usa ha visto nascere decine di testate dedicate al giornalismo narrativo. L’ ultima è una iniziativa dell’ ex direttrice del New York Times, Jill Abramson, e di Steven Brill, che promettono compensi fino a 100.000 dollari ad articolo. Ma alcune di queste testate stanno per chiudere e altre stentano a sopravvivere.

 

Un’ ampia ricostruzione sulla Columbia Journalism Review analizza l’ andamento del fenomeno, osservando come molte esperienze nascano più dal desiderio dei giornalisti di un loro spazio narrativo ampio che da una effettiva domanda dei lettori, mentre un modello economico che assicuri un buon rendimento non è stato ancora individuato.

 

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Rapporto sulle torture della CIA: una pubblicazione tribolata (la timeline di Pro Publica)

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“Il Senato americano ha avviato un’indagine sul programma della CIA per i detenuti quasi 6 anni fa. Una bozza del rapporto è stata redatta 2 anni fa. Oggi [8 aprile 2014, NdR], il Senate Intelligence Committee ne ha finalmente divulgato una scottante sintesi. (L’intero rapporto è tuttora classificato) Perché ci è voluto così tanto tempo? Si tratta di una vicenda che riguarda l’indecisione della Casa Bianca, l’opposizione repubblicana, e la ficcanasaggine della CIA”.
Così scriveva Pro Publica in un post di 8 mesi fa, in cui una timeline ricostruiva le tappe che hanno portato alla pubblicazione, il 9 dicembre, del rapporto del Senato statunitense sulle torture praticate dalla CIA ai detenuti sospettati di terrorismo. Un bell’esempio di come il giornalismo possa aiutare a fare chiarezza e mettere in fila i fatti, accompagnando il lettore-cittadino alla comprensione degli stessi e alla formazione autonoma di un’opinione consapevole.
Qui la timeline aggiornata di Pro Publica.

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”Ma che torture…” – parte seconda

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Il Senato statunitense ha rilasciato un rapporto della C.I.A. relativo al ricorso alle torture durante la presidenza di George W. Bush. In attesa di conoscerne in modo più puntuale il contenuto, Lsdi ripropone i memorandum del Dipartimento della giustizia Usa sui cosiddetti metodi “duri” di interrogatorio della C.I.A., resi pubblici nel 2010 da Barack Obama grazie al suo ricorso al Freedom Of Information Act (FOIA). Dai rapporti si evince chiaramente come l’Amministrazione Bush fosse a conoscenza che tali metodi, in particolare il waterboarding, fossero assimilabili alla tortura, e avesse comunque dato l’autorizzazione a procedere.

A suo tempo Lsdi aveva tradotto integralmente i memorandum, che riproponiamo qui di seguito.

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Apriamo i cassetti: Foia.it chiede alla Presidenza del Consiglio di accedere al “dossier Cottarelli”

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Tasse e tagli alla spesa sono temi cronicamente all’ordine del giorno. Il Commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, si è dimesso ormai da mesi, non senza polemiche. E da mesi si attendono i documenti, 25 per l’esattezza, che il suo gruppo di lavoro ha elaborato durante questo controverso anno di attività. Documenti prima annunciati come salvifici, ora declassati a semplici slide – tuttavia gelosamente riposti in qualche cassetto di Palazzo Chigi. Non conoscibili. Inaccessibili.

 

Si tratta di un tema di interesse nazionale, ma che ci tocca individualmente tutti, quotidianamente, sotto forma dei disservizi nei quali ci imbattiamo (che un’attenta spending review contribuirebbe a ripianare), piuttosto che al momento di pagare le tasse (che diminuirebbero se non dovessero coprire gli sprechi e i disservizi di cui sopra), e via discorrendo.

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L’ immagine del Che: una eccezione nel processo iconografico tradizionale

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L’ espressione pigramente diffusa di ‘’civiltà dell’ immagine’’ potrebbe farci pensare che la nostra società si interessa molto alle immagini. Ma non è affatto così – osserva André Gunthert su L’ image sociale in un intervento dal titolo ‘’Le portrait du Che, c’est le Che’’ (‘’Il ritratto del Che, è il Che’)’.

 

Tranne nel caso dell’ arte, che ha sviluppato uno sguardo specifico, le immagini – aggiunge lo studioso francese – ‘’sono quasi sempre invisibili, confuse con il loro referente : ‘il ritratto di Cesare è Cesare’, per riprendere una formula abbondantemente illustrata da Louis Marin’’ (semiologo e critico d’ arte francese, ndr).

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Il diritto rende il web un posto migliore

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Il tema dei diritti nell’ Internet è in questo periodo quanto mai attuale: pensiamo alla questione del diritto all’ oblio-Google e alla consultazione pubblica sulla bozza di “Dichiarazione dei diritti in Internet”. Si tratta di posizioni giuridiche di levatura costituzionale al pari del diritto alla libertà di espressione, del diritto all’ informazione, del diritto d’ impresa e così via.
 
Vivere di Internet e vivere nell’ Internet significa amare le nostre piazze digitali, i nostri ritrovi social, i nostri lavori digitali. Un mondo senza regole è un mondo di sopraffazioni e di padroni. Un mondo in cui il film di Florian Henckel von Donnersmarck “Le vite degli altri” diventa realtà quotidiana.

 

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Dall’ ”inferno” dei freelance nuove forme di giornalismo

Radio

Dopo averne annunciato la nascita, Lsdi torna sul progetto Radio Bullets con una intervista approfondita alle due curatrici. Alessia Cerantola e Barbara Schiavulli raccontano la genesi del progetto e, basandosi sulle proprie esperienze professionali, forniscono una valutazione a tratti amara del nostro giornalismo attuale e compiono una riflessione sulla categoria dei freelance italiani: evidenziando le difficoltà di un mestiere stretto tra regole assurde e indifferenza da parte degli editori, ma sottolineando anche le responsabilità degli stessi freelance.

 

Una situazione che, secondo Alessia Cerantola, è peggiorata, ma dalla quale vede emergere comunque «nuovi giornalisti, quelli che vengono chiamati d’ avanguardia, che stanno rivoluzionando nel loro piccolo, a volte senza un soldo il nostro settore» dando vita a «nuovi tipi di giornalismo, collaborativo, multimediale, transnazionale».

 

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Internet e la pubblicità: un miliardo di utenti
‘’dimenticati’’

Quartz

Il problema con la pubblicità online non è solo che è brutta, invadente e sgradita. E’ che, in più, nessuno ha mai realmente capito se funziona. ( Probabilmente no).
 

Un nuovo studio realizzato da GlobalWebIndex, una società di ricerche di mercato, indica che questo problema si sta aggravando – osserva Leo Mirani su Quartz -: mentre crescono sempre di più le persone di tutto il mondo che vanno online e accedono a Internet nei modi più diversi, i sistemi di misurazione utilizzati per la pubblicità e altre analisi sono sempre meno e meno efficaci. Essi sovrastimano la popolazione di americani e di europei online e sottostimano gli utenti dei paesi in via di sviluppo, distorcendo i budget pubblicitari e compromettendo l’ efficacia dei contenuti creati per soddisfare gli inserzionisti.
 

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Buzzfeed, Reddit, Vice, Voice, capitali a fiumi verso i nuovi media in Usa

Buzzfeed

Ma chi aveva detto che l’ industria della stampa era morta? Negli Stati Uniti la produzione di informazione suscita di nuovo l’ interesse degli investitori. E la cosa più rassicurante – osserva Jérôme Lefilliâtre su Challenges.fr – è che questo interesse non viene da miliardari mecenati che cercano di migliorare la loro immagine salvando dalla rovina un mastodonte preistorico, ma da fondi di investimento abituati al plusvalore della Silicon Valley e di Wall Street: e cioè da attori che impegnano i loro soldi solo se esiste la prospettiva di moltiplicarli in poco tempo.

 

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