Quale moneta di scambio? (segnalazioni dal mondo)

Quale moneta di scambio serve per avere lettori soddisfatti e paganti? La domanda è sempre la stessa anche se declinata in diverse forme. La risposta? Difficile da trovare, noi azzardiamo un “difficile trovare la volontà di cercarla”. Ci pare che, salvo pochi casi (che negli anni abbiamo segnalato e che rimangono sempre quelli) né il giornalismo italiano né gli editori italiani abbiano quella volontà di cui sopra. Partendo da una riflessione di Filloux su MondayNote, proviamo a proporvi alcune sperimentazioni che possano farci riflettere su quanto realmente siamo lontani dal coniarla quella “tanto desiderata” moneta. 

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Sanremo, twitter e l’hashtag a pagamento

Oggi è domenica, i lustrini e le paillettes sanremesi sono già un ricordo, le luci si sono spente sul palco dell’Ariston, i vincitori hanno vinto, i cantanti hanno cantato, gli ospiti si sono esibiti, il pubblico ha votato. Ma quest’anno a Sanremo è successo un fatto nuovo, importante e che cambierà per sempre il modo di fare informazione, ma anche comunicazione e in ultima analisi di investire in pubblicità. L’etichetta con il cancelletto che da alcuni anni contraddistingue la catalogazione, l’evidenziazione, la riconoscibilità, l’archiviazione, ma anche il modo di raccontare i fatti online partendo da dentro i social è cambiata.

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Giornalismo Italia (il nuovo rapporto di Lsdi)

Quando un post vale un’annata, tremano i polsi mentre si scrive, e diventa davvero difficile rimanere “scienziati”, anche perchè si parla di noi, della nostra professione, del comparto editoriale e del mondo dell’informazione. Del resto il rapporto è solo un insieme di numeri, un lavoro certosino svolto ogni anno dal 2009 dal nostro fondatore e mentore Pino Rea in accordo con tutte le istituzioni del giornalismo italiano. Ma prima di lasciare a lui e ai numeri del rapporto il compito di raccontare un altro anno certamente non esaltante per il mondo del giornalismo nostrano, vorremmo provare a riassumere in qualche frase la ridda di avvenimenti che ha caratterizzato l’anno 2016 nel comparto dell’editoria d’informazione.

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Manuale di verifica

 

La verifica delle notizie nell’abc del giornalismo viene posta molto in alto, forse alla lettera B, seconda soltanto alla voce “trova le notizie”. Nel mondo reale, quello dentro la rivoluzione digitale, da circa trentanni, e dove le notizie corrono, si rincorrono, si alimentano e autoalimentano online, servono competenze altre, non alternative ma complementari a quelle comunque necessarie e che sono saldamente inserite da sempre (forse) nel vademecum di ciascun operatore professionale dell’informazione, comunemente detto giornalista. Queste competenze diverse stanno dentro alla comprensione profonda del cambiamento in atto nella società in seguito alla rivoluzione digitale e sono strettamente legate ad una comprensione profonda e culturalmente adeguata del fenomeno in atto non alla sola evoluzione tecnologica che molti continuano a ritenere sia l’unica manifestazione della rivoluzione digitale. Come faceva notare qualche giorno fa Pierluca Santoro su Datamediahub ci sono segnali molto precisi di questo effetto:

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Diffamazione online. Facciamo chiarezza

Cerchiamo di fare chiarezza su un tema quanto mai dibattuto. Questa volta ci facciamo aiutare dalla “nostra” avvocata Deborah Bianchi. Il contributo che segue si rivela necessario alla luce di una recente pronunzia della nostra Cassazione che pare avere messo in subbuglio gli ambienti dei giornalisti digitali.
Si tratta della cosiddetta “sentenza Tavecchio” ovvero Cass. 54946/16; depositata lo scorso 27 dicembre 2016 ( che trovate scaricabile in fondo) che condanna il direttore di un giornale online e il giornalista che ha redatto il pezzo per un articolo diffamatorio apparso nelle colonne elettroniche a dispetto del principio giurisprudenziale della “non responsabilità” del direttore per i contenuti caricati dai terzi.
A questo punto, molti si sono interrogati sui limiti della responsabilità del direttore della testata telematica o del gestore di un blog per i commenti postati  sulla piattaforma dagli utenti o anche dai propri giornalisti. Occorre sorvegliare sempre e comunque? Esistono altre alternative alla sorveglianza h24?

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Giornalismo, un’impresa

Ci uniamo solleciti e assai grati a questa interessante iniziativa proposta dai colleghi/specialisti di Ona Italia , la componente nostrana dell’Online News Association   (a nonprofit membership organization for digital journalists — connecting journalism, technology and innovation ). Da loro ci arriva questa lettera aperta che vi proponiamo integralmente qui sotto per raccontarvi una loro iniziativa perfettamente in linea con alcune tendenze di studio e lavoro sul mondo dell’informazione, all’alba (speriamo non sia già un tramonto) della rivoluzione digitale, che stiamo da tempo cercando di seguire anche qui a bottega.
Vorremo rilanciare assieme a loro il tema del giornalismo imprenditoriale. Quasi un ossimoro, o meglio un’improbabilità, una negazione/affermazione nella sua stessa enunciazione, secondo i principi istitutivi, legislativi, e non ultimi fiscali dell’ordinamento del Paese. Il nostro, ancorchè “Bel”, come vorremmo si mantenesse per sempre. Ma a cui, al BelPaese, dovremmo prestare il più possibile e in modo sollecito assistenza e sostegno per poterlo mantenere splendido e in forma e assicurarne  la longevità  per i nostri figli e nipoti.

 

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2017 (pre)visioni dal mondo

Di podcast, della voce diffusa digitalmente, di community, di marketing, di conversazione, di migliore esperienza per l’utente grazie al design, del mobile reso semplice, di modello economico, dell’importanza dei commenti, di realtà virtuale e web, di AI  e di condividere esperienze per migliorare… di queste che dovrebbero essere le parole chiave del 2017, Vi Vorremmo parlare.

Fra le previsioni del NiemanLab e quelle di Amy Webb troviamo qualcosa di nuovo ma anche qualcosa che da un po’ di anni si presenta come il trend dell’anno successivo nel giornalismo. Alcuni temi  paiono  persino banali, a Voi la conferma. Di seguito riportiamo alcune segnalazioni che speriamo possano essere utile spunto di riflessione per iniziare il nuovo anno.

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Essere giornalisti

In risposta alla recente boutade del nostro Ministro Poletti: ”

Poletti: “Centomila giovani in fuga? Conosco gente che è bene non avere tra i piedi”

Il ministro del Lavoro sulla fuga dei cervelli: “Conosco gente che è bene sia andata via, questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi”. E sui rimasti: “Non sono tutti dei pistola”. Poi corregge il tiro: “Mi sono espresso male e mi scuso”

(estratto da Repubblica.it)

riceviamo e pubblichiamo da una nostra collega giornalista che vive e lavora all’estero questa lettera aperta rivolta proprio al Ministro in oggetto.

Buona lettura,  e a Lei e a tutti Voi, ovunque  siate e con grande e sempiterna stima e affetto,  da tutti noi auguri di Buon Natale e Felice Anno nuovo !

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La società dell’irresponsabilità

Per provare a comprendere il preoccupante fenomeno della postverità, vera immagine perfetta del disgregamento sociale, della forte crisi del comparto dell’informazione, e forse in parte anche  della realizzazione della rivoluzione digitale, proviamo ad aggiungere alcuni  tasselli  alla breve disamina iniziata la scorsa settimana proprio su queste colonne. Le aggiunte ce le fornisce un breve ma efficace saggio di sociologia applicata realizzato dal professor Piero Dominici all’indomani del disastroso terremoto dell’Aquila del 6 aprile del 2009. Si tratta di uno studio empirico e la successiva valutazione complessiva realizzata da Dominici sul comportamento della stampa italiana nel racconto giornalistico dell’evento catastrofico.

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L’aggettivo che divenne sostantivo

La Postverità è un fatto, ma non era un aggettivo? Ora che l’ha usata il presidente del Consiglio, anzi l’ex, (sarebbe stato forse carino dire il “post presidente” ma in italiano significa un’altra cosa)  questa parola si è ancora più impressa nelle menti di tutti noi.  Noi audience alquanto social che molto commenta e notifica e “laika”: non inteso come non religioso e nemmeno come cagnetta nello spazio ma come tasto di approvazione ai commenti su  faccialibro. “Le conversazioni sono notizie” recitava il tema di #digit16 e nelle conversazioni il lavoro della ricerca della verità diventa davvero molto più difficile da fare, più difficile di sempre anche per i professionisti dell’informazione.

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Sperimentazioni “elettorali”

Forse i media statunitensi hanno sbagliato nel raccontare le campagne elettorali, forse non hanno previsto il risultato (ma davvero ha senso che i media anticipino i risultati delle elezioni?). In effetti qualcuno lo aveva previsto. Rimangono i fatti: i media hanno sperimentato nel raccontare i sondaggi e nel monitorare via via la conta dei voti.  Ecco alcuni esempi di come si può fare informazione digitale, sperimentando. Dalle infografiche, alle notifiche su smartphone fino al livestream via YouTube.

 

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