Quali sfide per le agenzie di informazione

Come anticipato la scorsa settimana eccoci qui ad esaminare, incontro per incontro, quello che è successo durante gli Stati generali dell’editoria. Iniziamo con ordine dal primo incontro, tenutosi il 28 maggio scorso a Roma presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In realtà il primo incontro è stato quello inaugurale di marzo, ma vorremmo lasciarlo per ultimo nelle nostre analisi, anche per vedere a posteriori se le indicazioni espresse dal Governo inizialmente, e da tutte le parti in causa, che in quell’unico evento, erano tutte rappresentate, sono poi state rispettate e in che misura. Quindi l’ordine che seguiremo sarà quello contenuto nella pagina del dipartimento dell’editoria dedicata alla seconda fase degli Stati generali, quella degli incontri pubblici. L’incontro che prenderemo oggi in esame era quello dedicato alle agenzie di stampa, e questo era il programma ufficiale della giornata di lavoro:

 

 

Introduzione ai lavori del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega all’informazione e all’editoria, Vito Claudio Crimi Ore 09:30, apertura Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’EditoriaAndrea Morelli, Docente di Giornalismo di Agenzia al Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l’Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo Ore 10:00 Interventi dei presenti in sala  Ore 13:00 Conclusioni

 

 

Per completezza dell’informazione e  maggiore chiarezza, iniziamo dalla definizione di agenzie

Leggi Tutto

Generali non saprei, forse sergenti maggiori

Partiti con gran fragore di zoccoli e tintinnio di spade alla fine di marzo dell’anno corrente, il 25 per l’esattezza, con una mega convocazione pubblica in diretta streaming presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui hanno preso parte nell’ordine:  il premier Conte, il sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  il Capo Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Ferruccio Sepe,  e alti esponenti della Federazione Italiana Editori Giornali, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana e Utenti Pubblicità Associati. Gli Stati Generali dell’editoria si sono consumati mese dopo mese, incontro dopo incontro,  nel generale silenzio-assenso,  fino all’ultimo convegno sul tema tenutosi il 4 luglio scorso alle ore 10 presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Un incontro finale dedicato alle proposte dei giornalisti. Un ultimo appuntamento, quello con i giornalisti, che ha deluso tutti, Crimi per primo, come ha dichiarato lo stesso vice ministro al termine del convegno durante il suo intervento conclusivo. Un appuntamento al quale i rappresentanti delle istituzioni del giornalismo: Ordine e Sindacato, hanno deciso di non partecipare. A deludere particolarmente è stata certo la mancata presenza dei rappresentanti delle istituzioni del giornalismo, ma  anche la scarsa presenza di pubblico, ovvero di giornalisti. Sulla scarsa partecipazione dei colleghi vorremmo azzardare una spiegazione,

Leggi Tutto

False dicotomie

Abbiamo parlato spesso di complessità sulle nostre colonne, forse non abbastanza, ma svariate volte. Oggi, complice il  nostro associato Piero Dominici,  e attingendo a piene mani dai contenuti di una sua recente partecipazione ad una conferenza TED che si è svolta a Roma il 3 maggio scorso, vorremmo provare ad aggiungere dati e spiegazioni a questo tema. O meglio vorremo provare ad associare il concetto di complessità ad alcuni comportamenti “più o meno tipici” del nostro tempo. Ci ha molto preoccupato un tema recentemente balzato agli onori delle cronache. Si tratta del cosiddetto “deepfake”. Video creati con tecniche di intelligenza artificiale che sono in grado di mettere la faccia di qualcuno sul corpo di altri e/o far fare cose, o far dire cose, a qualcuno senza che “egli o ella” lo abbia realmente fatto. Questo tipo di applicazione fa il paio con un’altro sofisticato uso dell’intelligenza artificiale di cui avevamo parlato anche qui non molto tempo fa e che era in grado di creare foto di persone, letteralmente, dal nulla.

 

 

Questo programma permette a ciascuno di noi, o meglio crea per chiunque lo voglia e glielo chieda, foto e probabilmente a breve anche piccoli video, di persone che non esistono. Questa cosa turba solo me o sentite anche Voi un brividino lungo la schiena? Leggi Tutto

Dossier

Libra nos a malo

Parafrasando una frase assai nota di una preghiera cattolica, ma anche di una canzone decisamente laica; vorremmo provare a riflettere assieme a Voi sull’introduzione di una cripto-moneta,  nello stato libero e sovrano di Faccialibro, governato dal monarca assoluto Marco Zuckerberg primo. L’annuncio dell’introduzione della moneta di nome Libra dentro il micro-maxi mondo rappresentato dal social network di Menlo Park e che coinvolge ad oggi all’incirca due miliardi e mezzo di persone, è stato diffuso  dallo stesso king Mark qualche giorno fa. Battute a parte l’arrivo nel giro di un anno a partire da oggi, di una moneta di scambio esclusiva, coniata e diffusa  dentro a Facebook,  ha provocato numerose e perlopiù preoccupate reazioni in tutto il mondo. Come al solito noi vorremmo provare a ragionare assieme a Voi sul tema,  facendoci aiutare da una serie di esperti –  da noi medesimi selezionati – che sull’argomento si sono espressi nelle ultime ore, estraendo alcuni passaggi dagli articoli diffusi online dagli stessi sul tema specifico e su altri temi – a nostro avviso – assimilabili. Il concetto su cui vorremmo concentrarci inizialmente per mettere assieme i vari contributi è quello del valore dei dati. Nella nostra odierna società – come molti scienziati sostengono –  i dati sono:  il vero e unico carburante, il nuovo petrolio, l’unica e più grande ricchezza. Leggi Tutto

Elaborando lo scibile e un pezzettino oltre

Luca Corsato è un data scientist, un imprenditore, e un grande amico di Lsdi e digit. Gli spunti e i ragionamenti che Luca condivide ci servono spesso da stimolo per elaborare ragionamenti che alimentano i nostri studi e le riflessioni del nostro gruppo di lavoro. In particolare l’attività di Luca di data asset management dentro OSD che è l’azienda che ha fondato circa tre anni fa assieme ad altri due esperti nella lavorazione dei dati, accendono spesso  nostre ulteriori  riflessioni perchè vanno a indagare settori molto vicini a quelli in cui operiamo qui a bottega. In un contributo postato recentemente sul suo account sulla piattaforma medium, Luca usa le sue competenze per approfondire una serie di temi che riguardano il giornalismo. L’articolo nasce come contributo ad un lavoro sul data journalism realizzato da Elisabetta Tola, un’altra grande amica di digit, giornalista e grande esperta di giornalismo dei dati,  pubblicato a sua volta su medium e che Vi consigliamo di approfondire se vi interessa la materia. Dallo scritto di Luca noi vorremmo estrarre – come al solito – alcuni passaggi che ci sembrano salienti, per poi provare a ragionarci assieme qui, costruendo una nostra specifica riflessione. Prendendo a prestito alcune idee tratte da un antico trattato di strategia militare cinese, Luca Corsato elabora alcune interessanti teorie

Leggi Tutto

Ebbw Vale siamo noi

Potessimo candidare qualcuno al Pulitzer non avremmo dubbi: Maurizio Crozza. Avevamo già manifestato una certa simpatia professionale per  il comico più celebre d’Italia, in altre occasioni, ma quando il 26 aprile  ha aperto il suo show “Fratelli di Crozza” parlando di Carole Cadwalladr e del suo reportage da Ebbw Vale, ridente località nelle valli del Galles meridionale, siamo letteralmente cascati dalla seggiola. Per noi, che ci occupiamo di questi temi fino allo sfinimento,  il video del Ted X della collega dell’Observer era un must da tempo. Vedere Crozza raccontare con spassosa dovizia di particolari e satirico aplomb  i passaggi dell’intervento della giornalista inglese  sul palco della manifestazione dedicati  a Cambridge Analytica e Facebook – gli stessi passaggi  che hanno portato alla radiazione  della Cadwalladr dal social di Menlo park – ci ha lasciato estasiati. Da alcuni giorni meditavamo su come poter parlare del lavoro della giornalista inglese anche sulle nostre colonne. Poi è arrivato il comico genovese, e il gioco è stato semplice. Grazie a Crozza e alla sua indomita squadra di autori, la questione Ebbw Vale è diventata manifesta, e in molti – se non in tutti – i telespettatori,  a nostro avviso, il dubbio su cosa sia realmente successo durante il referendum britannico sulla Brexit  dovrebbe essere scattato.  Il resoconto della esibizione pubblica della Cadwalladr

Leggi Tutto

Notre Dame brucia e io non ho niente da mettermi

Perdonate il titolo forse un tantino irriverente, ma in realtà è frutto di una serie di citazioni non ultima quella che ci segnala il nostro associato e amico Andrea Fama e che inserisce  fra gli altri anche Woody Allen fra gli ispiratori del nostro titolo :

 

 

“l’eterno nulla va perfettamente bene se sei disponibile ad affrontarlo con l’animo adatto”.

 

 

Quale sia il nulla o meglio l’ovvio che proviamo ad affrontare nel nostro ragionamento ce lo ha suggerito un post su facebook del data scientist Luca Corsato in cui si leggeva fra le altre cose questo specifico passaggio : ” c’è sempre e solo la ricerca frenetica dell’emozione e non dell’informazione. Non riesco più a reggere questo, e propendo sempre più per l’isolamento “.

 

 

A parte la chiusa personale, desolata e desolante di Corsato, l’attacco del post ci porta dritti dritti al tema di questa nostra riflessione che ci piacerebbe  essere riusciti a sintetizzare nel fantasioso titolo di cui sopra. Il tema è il giornalismo, tanto per cambiare, e la reazione più o meno scomposta dei media mainstream all’ennesimo grave fatto di cronaca. Nello specifico l’incendio alla cattedrale parigina di Notre Dame. Perchè definiamo “reazione scomposta” dei media, i racconti, che tutti, più o meno, i media mainstream hanno realizzato durante l’incendio della cattedrale francese. Beh non serve certo consultare gli esperti

Leggi Tutto

Cosa fare se a Christchurch va in onda un massacro

Ci si interroga spesso, sul perché della crisi del giornalismo negli anni della rivoluzione digitale e su quale debba essere o sia diventato  il ruolo della professione giornalistica in questi anni di cambiamento rapido e inarrestabile. Poi accadono episodi come quello della strage nelle moschee della Nuova Zelanda e tutti i buoni propositi vengono meno in un istante e qualunque riflessione saggia e lungimirante sul ruolo del giornalismo dentro alla nostra società liquida e in perenne mutamento vengono meno. Approfittiamo di un ottimo lavoro realizzato dal nostro collega e associato Angelo Cimarosti, fondatore fra le altre cose di un soggetto chiamato You Reporter, – uno strumento che ha definito in modo chiaro e preciso l’esistenza e il ruolo del citizen journalism anche in Italia – per accostarci con molta umiltà al problema del giornalismo dal basso, in questo caso, la narrazione in prima persona del fatto da parte del suo stesso autore; per provare a capire cosa sia successo mentre  il massacro delle moschee veniva trasmesso in diretta online,  dentro al mondo dei mass media e  dentro il mondo in cui oramai tutti siamo immersi costantemente, il mondo digitale.

 

Il fatto lo conoscete e non staremo qui a ripercorrerlo, l’impronta mediatica forte a corollario di quel fatto è però ugualmente importante e quella sì che la vorremmo

Leggi Tutto

I progetti italiani di Google

Riprendiamo la nostra personalissima presentazione e breve disamina dei 39 progetti per l’innovazione nel giornalismo digitale selezionati e premiati nell’ambito, del finanziamento “dni” che ha erogato fino ad ora in tutto 115 milioni di euro a 559 progetti di giornalismo digitale europeo. Come abbiamo già anticipato i progetti italiani premiati hanno ricevuto circa 8 di quei milioni di euro e nella prima parte di questo mini dossier sui dni ci siamo soffermati su tre di essi:

 

 

Istmo Paywall di Valerio Bassan, Personalised daily news briefings on virtual assistants di Good Morning Italia e Batjo bits atoms and journalism di Alice Corona. Dei dni e dei criteri di accesso e di come si compilino le domande per partecipare parleremo in una due ore fitta fitta di informazioni che abbiamo organizzato dentro al nostro prossimo appuntamento digit e che si svolgerà nel pomeriggio del 14 marzo prossimo al PIN di Prato a partire dalle 14 e 30. Ma vediamo nel dettaglio gli altri 36 progetti provenienti dal BelPaese e che nel corso dei primi tre anni del progetto: 2015-2018 hanno ricevuto il finanziamento da parte di Google europa.

 

 

Non prima però di aver sottolineato come questa specifica formula di finanziamento per il giornalismo innovativo lanciata da Google lascerà il posto proprio quest’anno e proprio attorno alla

Leggi Tutto

Se il tuo capo è una app

Oggi torniamo ad occuparci di gig economy. Si è preso l’onere di aggiungere dati, suggestioni e valore alla questione il nostro associato e studioso di giornalismo e mondi digitali: Marco Dal Pozzo. Lo fa unendo le fila di molte esperienze e studi in tal senso che già da un pò alimentano le sue riflessioni sull’argomento e che lo hanno portato oggi a imbattersi, diremmo certamente non per caso, in un lavoro scientifico molto interessante sul tema realizzato da quattro studiose dell’Università tedesca di Francoforte che si intitola: “The app as the boss?” .
Le ricercatrici sono Mirela Ivanova, Joanna Bronowicka, Eva Kocher e Anne Degner e il lavoro scaricabile e consultabile online è stato pubblicato nel novembre dello scorso anno. La migliore sintesi del lavoro delle quattro studiose dell’Università di Francoforte è contenuto secondo Dal Pozzo in due brevi espressioni che pubblichiamo qui di seguito. Nel primo periodo è espressa l’estrema precarietà di questo mondo e la difficoltà assoluta che gli uomini trovano nel frequentarlo; nel secondo è spiegata in estrema sintesi ma con parole estremamente significativa come non spetti a noi il controllo sulle nostre stesse azioni se lavoriamo dentro a questo mondo. Non ci sono scenari apocalittici, non c’è nessun hal 9000 che prende il controllo ma la cosiddetta “società degli algoritmi” manca di trasparenza.

Leggi Tutto

Becchi e bastonati

La colorita frase del nostro titolo odierno non lascia dubbi. Il fatto per il quale ci definiamo “cornuti e mazziati” per usare un’ altra espressione idiomatica altrettanto nota è: la famigerata normativa europea sul copyright. Sulla vicenda ci siamo già espressi in modo tutt’altro che conciso e nemmeno troppo tecnico. Per noi qui a bottega l’espressione del titolo si confà in modo perfetto con l’approvazione di detta normativa. Ma nelle ultime settimane e a pochi giorni dall’ennesimo pronunciamento della Commissione europea sulla medesima, è successo un fatto a dir poco strano, se non sospetto. Uno degli attori della vicenda, uno dei protagonisti della riforma: Google, per non far nomi; ha dato il via ad una campagna pubblicitaria serrata e assai costosa per informare il maggior numero di utenti europei e non che se la normativa dovesse essere approvata senza ulteriori rimaneggiamenti succederebbero fatti gravi, molto gravi. Sono state preparate pagine informative specifiche online sulla vicenda i cui link sono stati diffusi sui social network, in particolare su facebook e twitter e poi è stato diffuso su decine e decine di quotidiani cartacei europei un annuncio pubblicitario specifico.  Il cartello confezionato dagli specialisti di Mountain View lo vedete qui a lato come immagine di accompagnamento al nostro articolo, ma per fugare ogni dubbio riportiamo il testo integrale dell’annuncio qui

Leggi Tutto