Genova, novembre 2011 – ottobre 2014. La storia si ripete. Il dossier di Lsdi sull’accesso alle informazioni ambientali

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Era il novembre 2011 quando, a seguito della drammatica alluvione che colpì Genova uccidendo 6 persone e provocando ingenti danni al territorio, Lsdi e Fnsi elaborarono un breve dossier e un modello di domanda (per giornalisti e non) da utilizzare per richiedere alle amministrazioni e alle aziende pubbliche copia dei documenti relativi a vicende e problemi di carattere ambientale, che devono essere consegnati per legge, senza alcuna discrezionalità, come previsto dalla Convenzione di Aahrus cui l’ Italia ha aderito – Oggi, a distanza di ben 3 anni, riproponiamo quello stesso dossier sull’accesso alle informazioni ambientali, constatandone con rammarico la drammatica attualità

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Freedom of information act: perchè i media italiani lo ignorano? / 2

Continuiamo la trascrizione dei contenuti del panel sul Freedom of Information Act di #digit14.
 
Le conclusioni del primo intervento di Peter Gomez che apre uno spiraglio introducendo l’ innovazione tecnologica e la Rete stessa come via obbligatoria per il miglioramento.
 
Il FOIA e l’ informazione locale: qui gli equilibri spesso sono governati da vecchie logiche, racconta Marco Giovanelli, che però forse sono più vicine alla ricerca di trasparenza che garantirebbe l’ adozione del FOIA.

 

Poi gli interventi di Angelo Cimarosti e Daniele Chieffi e gli spunti preziosi di Raffaele Fiengo.
 

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GlocalNews, dal 13 novembre la terza edizione del Festival del giornalismo digitale a Varese

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Cultura digitale, formazione giornalistica, universo social, argomenti di attualità come Expo, anniversari come quello della Grande Guerra e ospiti di livello sono gli ingredienti della terza edizione di Glocalnews, il Festival del giornalismo digitale locale e globale in programma a Varese dal 13 al 16 novembre.
 

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Agcom: in due settimane oltre 1.500 giornalisti hanno compilato questionario su professione

Agcom

Sono oltre 1500 i giornalisti italiani che in poco più di due settimane hanno completato il questionario lanciato il 15 ottobre scorso dall’ Agcom per analizzare le condizioni attuali e le prospettive della professione giornalistica e il futuro del sistema dei media.

 

Il questionario – che sarà disponibile fino al 30 novembre alla pagina www.agcom.it/osservatorio-giornalismo - è stato messo a punto da un Osservatorio sul giornalismo costituito nell’ ambito di una indagine conoscitiva (avviata con la delibera n. 113/14/CONS), nel cui ambito Agcom sta esaminando l’ impatto del processo di digitalizzazione sul sistema dell’ informazione.

 

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Freedom of information act: perchè i media italiani lo ignorano?

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Gli anglofili lo conoscono come Freedom Of Information Act, l’ acronimo F.O.I.A. circola liberamente in rete e sui giornali di carta da anni, se non decenni; i paesi più evoluti lo hanno adottato da tempo, negli Stati Uniti è legge dello stato dal 1966, da noi non è nemmeno nei pensieri del legislatore.

 

O meglio, era stato inserito nei proclami del nostro premier.
 

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5,5 milioni di dollari per Ello, il social network che rispetta la privacy (e altre segnalazioni)

Ello

- 5,5 milioni di dollari per Ello, il social network che rispetta la privacy

– Stanchi dei selfie? Nasce il movimento contro gli autoscatti

– Corte europea dei diritti dell’ uomo e libertà di stampa: i giudici nazionali devono valutare l’ importanza dell’interesse della collettività

– Facebook Safety Check: una nuova funzione del social network utile durante disastri naturali

– Smart Life is Coming. A cosa andiamo incontro?

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Dati effimeri, l’ illusione di una svolta

Gunthert

Lo spazio digitale non è un super-archivio e il cosiddetto diritto all’ oblio si basa sulla convinzione errata di una super-memoria: internet, al contrario, perde la memoria molto velocemente – spiega André Gunthert su Imagesociale – e il suo archivio ha più la forma di una geografia che di una storia.

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Il linguaggio giornalistico fra Twitter e il longform journalism

Slowmedia

Da una parte la tendenza alla brevità del messaggio, che vede in Twitter il format più esemplare, dall’ altra il giornalismo narrativo – il long-form journalism – con il Manifesto degli slow media e testate come Revue XXI.
 
A prima vista potrebbe sembrare una contraddizione, ma se si guarda da una prospettiva più ampia prende corpo in realtà una sorta di simbiosi. La forma breve e quella lunga sono, in un contesto come quello della rivoluzione tecnologica, l’ una complementare dell’ altra.
 

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Sensor journalism, quando la tecnologia italiana si trasforma in giornalismo

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Lo scorso 20 settembre durante la due giorni dedicata al giornalismo digitale #digit14 che si è svolta presso la Camera di Commercio di Prato si è parlato anche di “sensor journalism”.

 

Sul palco assieme al moderatore dell’incontro Marco Renzi, c’erano alcuni scienziati italiani specializzati nella costruzione e l’ uso dei sensori: Mirko Mancin, Valentina Grasso e Alfonso Crisci e due giornalisti, in realtà un giornalista Luca Corsato e un ricercatore/scienziato/sperimentatore prestato al giornalismo Alessio Cimarelli.

 

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I giornali locali Usa come grandi editori di poesia

Poesia

Una docente e ricercatrice dell’ Università del Nebraska, Elizabeth Lorang, sta lavorando con un professore associato di ingegneria informatica, Leen-Kiat Soh, e un paio di studenti allo sviluppo di un software che riesca a riconoscere la poesia nei giornali digitalizzati.
 
“Milioni di poesie sono state pubblicate sui giornali. Analizzarle ci consentirebbe di capire ancora più a fondo la poesia negli Stati Uniti”, spiega Lorang.
 

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Forse forse… non è internet a uccidere i giornali (in USA)

Diminuiscono Lettori Usa

 

A margine del recente meeting annuale della Online News Association, il Chicago Magazine propone un’interessante analisi tesa a sfatare un mito duro a morire, ovvero che la crisi delle testate cartacee Usa, chiusure e licenziamenti inclusi, vada addossata interamente all’avvento di internet e del “tutto gratis” online.
 
In realtà, prove alla mano, la caduta di lettori e abbonamenti a livello nazionale è proseguita costante da almeno un paio di generazioni. E semmai la colpa di internet è solo quella di aver portato via gli inserzionisti più tradizionali.
 

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