La libera circolazione delle informazioni non è garantita

La libera circolazione delle informazioni non è garantita, soprattutto online, sul web, in rete, dove invece, pare, stiano riponendo tutte le speranze  le attuali forze di governo del nostro Paese che intendono sbarazzarsi in pochi semplici passaggi delle istituzioni che sovraintendono all’attività del comparto e dei finanziamenti pubblici che sostengono il medesimo comparto. Niente di male, intendiamoci, a voler metter mano ad un necessario riassetto del settore. Ma esercitare una opzione politica sulla libertà di espressione e informazione delle persone non crediamo possa essere in nessun modo la scelta corretta.  La rete non è libera, purtroppo, e non ci riferiamo alle ultime riforme della privacy europea recentemente entrate in vigore con l’applicazione del GDPR, e nemmeno alla recente approvazione delle nuove norme europee sul Copyright. Certo l’applicazione del  GDPR come chiunque può facilmente constatare di persona, ha portato all’oscuramento volontario di una serie di siti che hanno pensato bene di non adeguarsi alla normativa per mancanza di interesse verso un mercato, quello europeo, dove evidentemente non ritengono di poter fare “affari”. Certo se e quando dovesse essere reso operativo il decreto europeo sul Copyright scatteranno limitazioni molto evidenti proprio sulla libera circolazione delle informazioni su internet, come ci ha ben spiegato a #digitTorino lo scorso 5 ottobre il “matematto” Mauro Codogno. Ma ci sono

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A cosa servono i convegni

Per noi arrivare a mettere in piedi un incontro pubblico significa completare un percorso. Arrivare al momento in cui ci confronteremo con le persone presentando loro le riflessioni nostre e degli altri relatori  è il momento più alto del nostro lavoro, quello che dà finalmente pieno significato alle nostre osservazioni, agli studi, alle riflessioni. Ma è anche il momento in cui i ragionamenti si compongono per davvero grazie al supporto e all’apporto di coloro che decidono di intervenire al confronto live e prestano la loro attenzione e il loro personale contributo al dibattito. Si sono appena spente le luci del nostro ultimo incontro pubblico: #digitTorino, e noi, in attesa di proporVi come sempre i filmati integrali degli interventi dei relatori che hanno animato la giornata, proviamo a realizzare un piccolo esperimento di giornalismo praticato, raccontandovi la giornata attraverso i tweet che noi stessi, qualche relatore, e gli spettatori che nella maggior parte dei casi sono anche essi giornalisti e comunicatori, hanno realizzato e poi postato online. La foto d’apertura dell’articolo è quella che a nostro avviso racconta meglio la giornata torinese. Si tratta di uno scatto del nostro Marco Dal Pozzo dedicato al Professor Mario Rasetti, lo scienziato torinese   che con il suo incredibile intervento ha letteralmente ammaliato la platea. Il primo cinguettio invece

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Gli altri protagonisti di #digitTorino

Tutto pronto per il 5 ottobre in via Agostino da Montefeltro sede del Coworking per giornalisti Pressbox recentemente aperto dall’Associazione Stampa Subalpina nei locali di ToolBox Coworking dove si svolgerà la nostra manifestazione dedicata ai temi del giornalismo, della comunicazione e del digitale: #digitTorino. Continuiamo dunque ad analizzare la manifestazione e concentriamoci sui relatori della giornata di lavoro. Abbiamo raccontato nel precedente articolo alcuni di loro in ordine sparso. Ora vorremmo raccontare gli altri a cominciare da un amico di recente acquisizione: Davide Rossi. Trattasi non di giornalista bensì di attore;  un affabulatore, un piroettista acrobatico della notizia. Lavorando di limetta e calibro, Davide aggiusta la realtà – o forse si limita semplicemente a descriverla –   nell’unico modo possibile dentro quest’epoca affastellata da fake news e post-verità, quello divertito e divertente. Lo fa con perizia e dovizia di particolari, lo fa con l’accuso e senza carte nella manica, lo fa con l’intento di strapparci un sorriso. E ci riesce, ve l’assicuriamo, sempre. La sua strada ha incrociato la nostra a #digitRoma ed è stato subito odio profondo per le notizie vere che turbano la gioia di ascoltare  le “sue notizie”. Anche durante #digitTorino le incursioni sdrammatizzanti di Davide Rossi torneranno a solleveraci il morale, e di questo lo ringraziamo anticipatamente.

 

 

 

Padrone di casa a #digitTorino sarà il

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Dossier

I protagonisti di #digitTorino

Come forse saprete, il prossimo 5 ottobre digit, la nostra manifestazione pubblica dedicata ai temi del giornalismo e della comunicazione digitale, si sposterà a Torino, per la prima volta nella sua storia, giunta al settimo anno. Saremo dalle 9 alle 19 presso la keynote room del ToolBox Coworking di via Agostino da Montefeltro 2, con un evento speciale, anche per noi, che di eventi così ne abbiamo organizzati già molti. La novità sarà rappresentata dal formato dell’evento, 8 speech di 1 ora l’uno suddivisi in due sessioni di 4 ore ciascuna. Una sorta di TEDx del giornalismo, se ci è concesso  di prendere a prestito il noto e nobile formato delle conferenze spettacolo nate in USA e che da qualche anno si sono diffuse in tutto il mondo, Italia compresa. Vediamo dunque di conoscere un poco meglio i protagonisti del nostro #digitTorino formato “one man speech”, ammesso che si possa dire (non credo). In ordine sparso- e non seguendo il programma- il primo di cui vorremmo parlarvi è il sociologo della complessità Piero Dominici. Il professor Dominici è un grande amico di digit e lsdi, insegna comunicazione pubblica all’Università di Perugia e viene a Torino per aggiungere un importante tassello alle tematiche da lui trattate da lunghi anni e  legate all’educazione e alla  formazione, come dice in

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Soldi, mercati, posizioni dominanti

Con l’analisi della relazione del Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, concludiamo  il nostro lavoro suddiviso in tre diversi articoli teso all’ individuazione dei temi caldi del mondo della comunicazione e dell’informazione post rivoluzione digitale dentro alle relazioni di fine anno  delle Autority nazionali della privacy, della comunicazione e della concorrenza e del  mercato; che  si occupano degli argomenti che studiamo e cerchiamo di approfondire anche noi qui a bottega. Mercato e concorrenza incidono direttamente sul business, sugli affari grandi e piccoli e quindi nel borsellino di tutti noi, privati o aziende. E lo sappiamo bene quando si parla di denaro l’attenzione è molto alta. Nel corso dell’intervento tenutosi lo scorso 12 luglio  anche il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha spesso fatto riferimento ai cosiddetti “giganti del web”, ai big data e  alla sharing economy in funzione dell’attività dell’Autority da lui presieduta. Viste insieme le tre relazioni raccontano un Paese che sembra finalmente prendere le giuste distanze dalla rivoluzione digitale e prova ad affrontare le nuove problematiche che la rivoluzione pone in modo consono. In particolare proprio Pitruzzella nel corso della sua relazione parla del bisogno di dotarsi di personale competente da parte dell’Autority per tutelare al meglio i consumatori alle prese con le nuove problematiche dell’economia digitale.

“L’Autorità è

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Televisione liquida, 5G e algoritmi

Torniamo ad occuparci come promesso di giornalismo e dei temi della rivoluzione digitale così come sono stati ben definiti nel pieno dell’estate che ora volge al termine nelle relazioni annuali dei presidenti delle Autority per la privacy, per le comunicazioni e per il mercato.  Si tratta di riflessioni assai utili su  temi da sempre affrontati alle nostre latitudini. La scorsa settimana abbiamo estratto alcune parti, a nostro avviso significative dalla relazione annuale di Angelo Soro presidente dell’Autorità per la privacy.  Questa settimana passiamo al vaglio le 32 cartelle della relazione svolta lo scorso 11 luglio da Angelo Marcello Cardani presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Di seguito proviamo dunque a sottoporvi i passaggi che abbiamo estrapolato dalla relazione del presidente Cardani secondo un ordine di uscita diverso dall’originale e che ricalca le tematiche di cui ci occupiamo su queste pagine. In calce ad alcuni dei passaggi che abbiamo estratto dalle relazioni  e che riportiamo di seguito abbiamo aggiunto, in alcuni casi,  ulteriori nostre riflessioni che speriamo possano arricchire il dibattito. Grazie dell’attenzione e buona lettura!

 

Estratti dalla relazione di fine anno del Presidente dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni Angelo Marcello Cardani 

 

Il mercato

 

” I ricavi del settore delle comunicazioni e dei singoli segmenti che lo compongono (telecomunicazioni, media e servizi postali) rappresentano anche per il 2017 oltre

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I dati siamo noi

Si approssima l’autunno, pare sarà molto caldo, e non per questioni climatiche. Pare anche che il dibattito sul giornalismo abbia ripreso vigore in queste prime settimane di rientro al lavoro dopo le vacanze estive. Sulle bacheche dei principali social rimbalzano da qualche giorno notizie di vario tipo dedicate al nostro comparto professionale. E come tutti i giornalisti sanno bene,  quando una cosa fa notizia, difficilmente è positiva. Dunque si torna a parlare della crisi del giornalismo suggerendo a vario titolo ricette e soluzioni. Qui a bottega come sapete bene, non crediamo molto alla crisi, anzi  in più di un’occasione abbiamo  provato a spiegare quanto la “presunta crisi dovuta all’avvento della rivoluzione digitale” potesse essere in realtà una bellissima opportunità per tutti noi, per il rilancio della professione. Una convinzione che continuiamo a sostenere su queste colonne ogni volta che riusciamo a trovare esempi e contenuti degni di nota. Molti stimoli e conferme abbiamo trovato  ad esempio nella lettura delle relazioni di fine anno dei presidenti delle Autorità Garanti per la privacy, per le comunicazioni e della concorrenza e del mercato. Nelle parole di Soro, Cardani e Pitruzzella abbiamo identificato  molti dei temi salienti che proprio nell’ultimo anno avevamo  provato a proporvi da queste pagine. Abbiamo dunque analizzato le tre relazioni e ne abbiamo estrapolato alcuni dei passaggi

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Narrazioni, storie e libri

La segnalazione colta al volo dalla bacheca di un amico di Lsdi nonchè acclarato esperto italiano di questioni digitali  su un tema assai interessante, almeno alle nostre latitudini, ovvero le nuove tecniche di narrazione “digitale” e il giornalismo, ha fatto nascere qui a bottega l’esigenza di scrivere questo post. Raccontare la realtà è certamente da sempre uno dei temi principali del mestiere di giornalista. I nuovi strumenti, i nuovi ambienti che la tecnologia digitale prima e l’avvento dell’online poi hanno messo a disposizione di un sempre maggior numero di persone, hanno fatto il resto. Oggi ci troviamo con un’abbondanza – come spesso viene sottolineato da più parti – di contenuti e quindi anche di narrazioni, e forse la professione giornalistica non di questo dovrebbe occuparsi ma proprio della scelta, la cernita dei contenuti veri da quelli falsi. Ma rimandiamo per il momento l’annosa e forse oramai obsoleta polemica sulle – reggetevi – fake news, e proviamo oggi ad occuparci proprio di stili, e di forme narrative.

 

 

In particolare lo spunto ci arriva da un’iniziativa intrapresa dalla New York Public Library, che dimostrando nella propria dirigenza una lungimiranza assai spiccata oltre al “solito” pallino per il marketing – che in terra anglosassone è decisamente più marcato che alle nostre latitudini –  si sono inventati un modo davvero particolare

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Giornalismo digitale sotto la Mole

Che tradotto significa: proseguono gli appuntamenti itineranti di digit. Dopo il successo di Roma il nostro festival arriva a Torino il prossimo 5 ottobre. La manifestazione, nata sette anni fa a Firenze, e dedicata alla comunicazione e al giornalismo digitale,  nella sua versione fuori porta approda al Toolbox di Torino, un luogo dedicato alla modernità, alle idee e al lavoro, sede fra le altre cose, di un coworking per giornalisti realizzato dall’associazione Stampa Subalpina, il sindacato dei giornalisti del Piemonte.

Dalle 9 alle 19 del 5 ottobre prossimo sul palco della “keynote room” di Toolbox esperti di media, giornalismo, algoritmi,  diritto, lavoro, intelligenza artificiale:  proveranno ad aggiungere qualche tassello alle narrazioni dedicate alla  rivoluzione digitale,  al giornalismo e alla comunicazione che da sempre proviamo a raccontare nei nostri eventi. Per i giornalisti all’ascolto #digitTorino sarà come sempre anche un evento di formazione professionale provvisto di crediti. Nel caso specifico della versione torinese di digit i crediti rilasciati per l’evento ai giornalisti partecipanti saranno di tipo deontologico in tutto 12 suddivisi in:  6 al mattino e 6 al pomeriggio.

Per chi, fra i giornalisti,  volesse prenotare un posto per seguire l’evento in forma  integrale,  o soltanto  al mattino oppure al pomeriggio, le iscrizioni sulla piattaforma Sigef sono già aperte. L’evento sarà come sempre gratuito e aperto a tutti.

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Il lavoro non è una tecnologia

Concludiamo per ora e con questo post, il lavoro intrapreso da alcune settimane dal nostro Marco Dal Pozzo sui temi del lavoro e della rivoluzione digitale.

Anche questo post, come quello della scorsa settimana,   si basa sul lavoro certosino  di sbobinamento su questi temi specifici estratti da alcuni interventi di studiosi ed esperti che hanno partecipato al recente festival dell’economia di Trento. La scorsa settimana abbiamo raccontato la presentazione in 25 slide dell’economista americano Alan Krueger sugli effetti della tecnologia sul lavoro e in particolare sull’uso sempre più massiccio negli ambiti lavorativi di algoritmi e intelligenza artificiale. Oggi ci vorremmo concentrare sul percorso normativo riguardante “i nuovi / vecchi  lavori in epoca digitale” . Per affrontare questo argomento partiamo dallo sbobinamento realizzato dal nostro associato dell’intervento del professor  Valerio De Stefano al festival dell’economia di Trento che si intitolava proprio : “nuovi lavori, nuove regole?”   .  In un terzo post che sarà redatto sempre da Marco Dal Pozzo nelle prossime settimane metteremo a confronto i risultati prodotti sul pubblico del festival in sala dai due interventi degli studiosi e riportando domande e risposte emerse al termine del dibattito in sala proveremo a tirare le fila e ad offrire  una nostra visione/interpretazione  sui temi in discussione. Ad introdurre e moderare l’intervento del professor De Stefano al Festival

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Prevedere non significa comprendere

Il nostro Marco Dal Pozzo ci regala una sua nuova riflessione sul concetto di  “trasparenza degli algoritmi”. Lo studioso spulciando come al solito dentro alcuni articoli e saggi inerenti al tema recentemente pubblicati, prova ad allargare il contenuto delle elaborazioni di altri  esperti, per distillare un suo specifico ragionamento che riporti l’attenzione del lettore sul tema, a suo e nostro avviso,  centrale nella cosiddetta: “società degli algoritmi” come noi stessi abbiamo più volte definito il nostro  consesso sociale.

 

 

 

E’ ormai noto che il GDPR permette la portabilità dei dati personali. Antonello Sororiporta Luca De Biase in un recente articolo su Nova 24 – puntualizza che:  “Lo scopo della portabilità dei dati è quello di aprire il mercato e mettere in gioco della alternative”. Luigi Zingales, poi – sempre nel pezzo “Il mercato dei dati personali” a firma De Biase – ponendo la questione dell’eventuale necessità di regolare o meno le piattaforme, pensa ad una soluzione per cui l’interoperabilità sia opportunamente incentivata.

 

La soluzione che De Biase propone nel suo “Crossroads” è quella di Viktor Mayer-Schönberger, autore di “Reinventing Capitalism in the Age of Big Data”: “le imprese devono essere obbligate a condividere una parte dei loro dati con altre imprese che non ne hanno abbastanza per competere: in cambio avranno

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