La certezza della prova

Ogni volta che riusciamo a portare fino in fondo e poi a compimento uno dei nostri piccoli appuntamenti dal vivo, quelli che si chiamano : digit (neutro, nè maschile nè femminile please); siamo tutti molto contenti qui a bottega e anche decisamente distrutti ed esausti. Come si dice nella retorica comune? Stanchi ma felici proviamo a riassumere, per chi volesse prestare ascolto, e si fosse perso le puntate precedenti, gli avvenimenti dell’ultimo nostro appuntamento #digit19 appena andato in scena a Prato presso il Polo Universitario della città del tessile.

 

 

Nella due giorni del 14 e 15 marzo scorso abbiamo assistito nell’ordine:  ad un picchettaggio con assalto al treno da parte di una numericamente scarsa ma molto combattiva pattuglia di anti-5g che prima hanno protestato, con banchino accluso, davanti alla sede universitaria e poi sono intervenuti personalmente al dibattito in corso nell’aula magna del PIN portando contenuti – forse un pochino fuori tema –  ma che hanno comunque arricchito l’evento in corso. Contenuti e domande alle quali i relatori del convegno hanno provato a rispondere. Del resto la funzione precipua  del convegno, gratuito e aperto a tutti, rimane la formazione dei giornalisti, e il tema in discussione: il 5g appunto; doveva essere illustrato in modo chiaro ed esaudiente proprio ai giornalisti. Certo i rischi per la salute di tutti

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Cosa c’entra il giornalismo con la vita

La scoperta ci lascia di ghiaccio. Ringraziamo il grande Robin Good per la segnalazione quanto mai opportuna. Sono oramai anni che parliamo – e  tutto il mondo parla – di “società degli algoritmi” e di quanto questa cosa influenzi la nostra capacità di creare una giusta immagine della realtà che ci circonda, di formarci una opinione in modo libero e non condizionato. Ebbene lo strumento, il software online, libero e condivisibile che Robin segnala sulla sua newsletter settimanale è un tantino più potente, a mio modesto parere, di una app per ordinare la cena a casa o di un programmino per modificare foto o video casalinghi. Questo programma permette a ciascuno di noi, o meglio crea per chiunque lo voglia e glielo chieda, foto e probabilmente a breve anche piccoli video, di persone che non esistono. Questa cosa turba solo me o sentite anche Voi un brividino lungo la schiena? Vi ricordate di quando facebook nelle settimane subito successive allo scandalo di Cambridge analytica ha messo mano al proprio contratto con gli utenti, cambiandolo, a nostro avviso in peggio? Ricordate, se siete nostri lettori fedeli dovreste,  che fra le aggiunte al nuovo contratto con i propri utenti i signori di Menlo Park inserirono una cosetta chiamata riconoscimento facciale? Queste due cose: il generatore di persone inesistenti

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5g google disobbedienza civile Uspi-Fnsi odiatori e disputatori felici codici dati giornalismo

E’ dunque pronto e lo pubblicheremo tosto, proprio dentro a questo medesimo post, il programma completo e definitivo del prossimo digit, denominato #digit19 che si svolgerà il 14 e 15 marzo a Prato presso il polo universitario meglio conosciuto in città con l’acronimo PIN. In tutti questi anni di manifestazioni abbiamo cercato di scrivere una storia che fosse coerente a quello che vediamo accadere intorno a noi. E anche nel prossimo appuntamento digit vorremmo proseguire su questa strada. Ancora meglio e visto che sappiamo già che di appuntamenti con digit ce ne saranno quest’anno almeno quattro, ci piacerebbe sin d’ora tracciare un percorso compatibile e coerente non solo ai nostri appuntamenti pregressi ma già in accordo anche con quelli futuri.

 

Per questo siamo in grado già oggi di dire che il 5g sarà il tratto distintivo di tutti i nostri eventi dell’anno in corso, perché riteniamo che questo nuovo e potente upgrade tecnologico possa essere molto di più che solo una velocizzazione nei tempi di trasmissione dei dati. Siamo convinti che dietro alla tecnologia stavolta ci sia così fortemente presente anche l’aspetto culturale da non poter fare a meno di considerarlo parte integrante del processo. Siamo convinti che non si possa e né si potrà anche in futuro parlare di 5g senza parlare anche di adeguamento del pensiero,

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Dossier

I progetti italiani di Google

Riprendiamo la nostra personalissima presentazione e breve disamina dei 39 progetti per l’innovazione nel giornalismo digitale selezionati e premiati nell’ambito, del finanziamento “dni” che ha erogato fino ad ora in tutto 115 milioni di euro a 559 progetti di giornalismo digitale europeo. Come abbiamo già anticipato i progetti italiani premiati hanno ricevuto circa 8 di quei milioni di euro e nella prima parte di questo mini dossier sui dni ci siamo soffermati su tre di essi:

 

 

Istmo Paywall di Valerio Bassan, Personalised daily news briefings on virtual assistants di Good Morning Italia e Batjo bits atoms and journalism di Alice Corona. Dei dni e dei criteri di accesso e di come si compilino le domande per partecipare parleremo in una due ore fitta fitta di informazioni che abbiamo organizzato dentro al nostro prossimo appuntamento digit e che si svolgerà nel pomeriggio del 14 marzo prossimo al PIN di Prato a partire dalle 14 e 30. Ma vediamo nel dettaglio gli altri 36 progetti provenienti dal BelPaese e che nel corso dei primi tre anni del progetto: 2015-2018 hanno ricevuto il finanziamento da parte di Google europa.

 

 

Non prima però di aver sottolineato come questa specifica formula di finanziamento per il giornalismo innovativo lanciata da Google lascerà il posto proprio quest’anno e proprio attorno alla

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Se il tuo capo è una app

Oggi torniamo ad occuparci di gig economy. Si è preso l’onere di aggiungere dati, suggestioni e valore alla questione il nostro associato e studioso di giornalismo e mondi digitali: Marco Dal Pozzo. Lo fa unendo le fila di molte esperienze e studi in tal senso che già da un pò alimentano le sue riflessioni sull’argomento e che lo hanno portato oggi a imbattersi, diremmo certamente non per caso, in un lavoro scientifico molto interessante sul tema realizzato da quattro studiose dell’Università tedesca di Francoforte che si intitola: “The app as the boss?” .
Le ricercatrici sono Mirela Ivanova, Joanna Bronowicka, Eva Kocher e Anne Degner e il lavoro scaricabile e consultabile online è stato pubblicato nel novembre dello scorso anno. La migliore sintesi del lavoro delle quattro studiose dell’Università di Francoforte è contenuto secondo Dal Pozzo in due brevi espressioni che pubblichiamo qui di seguito. Nel primo periodo è espressa l’estrema precarietà di questo mondo e la difficoltà assoluta che gli uomini trovano nel frequentarlo; nel secondo è spiegata in estrema sintesi ma con parole estremamente significativa come non spetti a noi il controllo sulle nostre stesse azioni se lavoriamo dentro a questo mondo. Non ci sono scenari apocalittici, non c’è nessun hal 9000 che prende il controllo ma la cosiddetta “società degli algoritmi” manca di trasparenza.

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Becchi e bastonati

La colorita frase del nostro titolo odierno non lascia dubbi. Il fatto per il quale ci definiamo “cornuti e mazziati” per usare un’ altra espressione idiomatica altrettanto nota è: la famigerata normativa europea sul copyright. Sulla vicenda ci siamo già espressi in modo tutt’altro che conciso e nemmeno troppo tecnico. Per noi qui a bottega l’espressione del titolo si confà in modo perfetto con l’approvazione di detta normativa. Ma nelle ultime settimane e a pochi giorni dall’ennesimo pronunciamento della Commissione europea sulla medesima, è successo un fatto a dir poco strano, se non sospetto. Uno degli attori della vicenda, uno dei protagonisti della riforma: Google, per non far nomi; ha dato il via ad una campagna pubblicitaria serrata e assai costosa per informare il maggior numero di utenti europei e non che se la normativa dovesse essere approvata senza ulteriori rimaneggiamenti succederebbero fatti gravi, molto gravi. Sono state preparate pagine informative specifiche online sulla vicenda i cui link sono stati diffusi sui social network, in particolare su facebook e twitter e poi è stato diffuso su decine e decine di quotidiani cartacei europei un annuncio pubblicitario specifico.  Il cartello confezionato dagli specialisti di Mountain View lo vedete qui a lato come immagine di accompagnamento al nostro articolo, ma per fugare ogni dubbio riportiamo il testo integrale dell’annuncio qui

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Per chi studia giornalismo

Una lunga ma anche breve storia di tweet. Una sequenza di segnalazioni che proveremo  ad approfondire un poco mettendoli uno accanto all’altro. Per onorare con un piccolo tributo uno dei nostri fondatori ma soprattutto per provare a riportare al centro la barra. Rimettere nei binari un mestiere in fortissima crisi di identità. E non per colpa della rivoluzione digitale, tanto meno a causa di internet o come vogliamo definire la rete che ci permette di collegarci in tempo reale con tutto e tutti, di interagire, di reagire, di parlare ed essere ascoltati. Chissà se quest’idea che ci è venuta potrà consolidarsi e trasformarsi in una specie di rubrica fissa? Oggi proviamo a proporvela fateci sapere se Vi piace. Raffaele Fiengo, il nostro fondatore di cui sopra, nella sua vita ha fatto il giornalista per tanti anni, lo ha fatto in molti giornali ma soprattutto al Corriere della Sera dove è stato spesso anche rappresentante degli altri giornalisti in qualità di sindacalista e componente del Cdr. Fra le molte altre sue attività Fiengo ha sempre avuto una grande passione per l’insegnamento, ha provato, in punta di piedi e con l’atteggiamento schivo e sommesso che lo contraddistingue, a lasciare tracce sul suo cammino. Riferimenti da cogliere per chi lo volesse. Appunti di attività in corso d’opera. Segnali di reazione e

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Il datismo (terza e ultima parte)

” La narrazione non è il male. E’ vitale. Senza storie accettate da tutti su cose come il denaro, gli stati o le società per azioni, nessuna società umana complessa può funzionare. Non possiamo giocare a calcio a meno che ciascuno creda nelle stesse regole predefinite, e non possiamo godere dei benefici dei mercati e dei tribunali senza storie altrettanto inventate. Ma le storie sono soltanto strumenti. Non dovrebbero diventare i nostri obiettivi o i nostri parametri di riferimento. Quando dimentichiamo che si tratta solo di finzione, perdiamo il contatto con la realtà. Allora diamo inizio a guerre “per far guadagnare soldi all’azienda” o “per proteggere l’interesse nazionale”. Le aziende, il denaro e le nazioni esistono soltanto nella nostra immaginazione. Le abbiamo inventate perchè ci servissero; perchè ci troviamo nella condizione di sacrificare le nostre vite al loro servizio?

 

 

Nel XXI secolo creeremo narrazioni più potenti e religioni più totalitarie che in qualsiasi epoca precedente. Con l’aiuto della biotecnologia e degli algoritmi digitali queste religioni non soltanto controlleranno la nostra esistenza minuto per minuto, ma saranno in grado di  modellare i nostri corpi, cervelli e menti, e di creare interi mondi virtuali che includono inferni e paradisi.

 

 

Essere in grado di distinguere la finzione dalla realtà e la religione dalla scienza diventerà pertanto più difficile ma più indispensabile di quanto lo sia

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Un anno di Lsdi (Capodanno)

Rieccoci a Voi in versione strenna  a ricordare in pochi semplici passaggi e in due specifici articoli tutto il lavoro svolto qui a bottega nell’anno che volge al termine, denominato convenzionalmente e solo ad alcune latitudini del nostro pianeta e per facilitarne la comprensione ai più: 2018esimo dalla nascita di Cristo. Abbiamo chiuso il pezzo natalizio con la citazione di alcune bellissime considerazioni di Antonio Gramsci; considerazioni che il grande pensatore del passato aveva formulato circa un centinaio di anni or sono e che, come forse qualcuno di Voi avrà avuto modo di vedere, bene si adattano a distanza di così tanto tempo anche al nostro presente. Ripartiamo da lì inserendo nella nostra narrazione altre considerazioni, mutuate da un bel lavoro didattico svolto in una scuola media umbra, ed elaborate da alcuni degli studenti di questa scuola. Si tratta di considerazioni che compongono un decalogo che mette in luce alcuni comportamenti per agevolare in tutti noi la costruzione di un processo di consapevolezza verso la transizione digitale denominato: “manifesto per la consapevolezza digitale”.

 

 

Un lavoro davvero buono quello dei formatori e degli studenti umbri che pone l’accento su alcuni dei punti più dolenti del processo di acculturazione e comprensione della transizione al digitale. Fra i vari punti segnalati vorremmo riportare di seguito estraendola dall’articolo del giugno scorso una citazione

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Un anno di Lsdi (Natale)

Come si creano le tradizioni? Non saprei proprio, noi nel nostro piccolo proviamo a crearne una realizzando in questo periodo dell’anno due pezzi antologici che raccontano il meglio o anche il peggio della nostra produzione giornalistica degli ultimi dodici mesi. Così abbiamo fatto dodici mesi fa, e così proviamo a fare oggi. Partiamo dal primo pezzo del 2018 apparso sulla home di questo blog, si intitolava: Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti e portava la firma del nostro associato Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per il giornalismo. Il sottotitolo del pezzo di Dal Pozzo era contenuto nella foto che faceva da contraltare all’attacco del pezzo e che conteneva una frase davvero bellissima a nostro avviso: “fidarsi è bene na carbonara è mejo”. Nemmeno Trilussa, e chiediamo scusa al poeta, avrebbe saputo far meglio. Una sintesi perfetta per rilanciare in modo un pochino meno serio i temi trattati nel pezzo di Dal Pozzo che ponevano l’accento su questioni a noi molto care e che alla luce di quello che sta succedendo alla libertà di stampa e al diritto ad essere informati di tutti noi cittadini in sede di proposte governative su ventilati riassetti nel mondo del giornalismo e dell’editoria; appaiono oggi ancora più importanti e, oseremo aggiungere, necessarie.

 

 

” Io credo che una delle più

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In attesa di diventare dei (2)

Questo il titolo che abbiamo scelto per la prossima edizione di digit. La nostra manifestazione itinerante sul giornalismo e la comunicazione digitale torna in Toscana dopo due appuntamenti fuori porta e torna nel formato originale quello più lungo e articolato in 2 giorni di eventi. Torniamo nella nostra sede originale a Prato e in particolare il 14 e 15 marzo del prossimo anno presso il Polo Universitario pratese: il PIN. Proveremo anche a digit a parlare di molte delle cose contenute in questo libro di  Yuval Noah Harari  che si chiama HOMO DEUS e che qui per la seconda volta  Vi raccontiamo nelle sue fasi salienti. Lo facciamo come sempre riportando le parti di esso che ci sono parse particolarmente significative. Lo facciamo sottolineando alcuni specifici estratti di queste parti che abbiamo estrapolato per orientare le Vostre future scelte di lettura, senza privarVi della gioia di scoprire cosa contiene il testo nella sua interezza. Il professore israeliano che insegna storia all’ Università Hebrew di Gerusalemme, non è solo uno storico  ma è soprattutto uno scrittore, un saggista a larga diffusione, un autore davvero godibile nonostante la complessità dei suoi testi;  e dopo “Homo deus” il suo penultimo lavoro, che ha venduto oltre 5 milioni di copie, è tornato in libreria proprio quest’anno con un altro

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