A volte ritornano – terzo di tre

Come fosse un trittico – a quanto pare lo è – si conclude con questo articolo pescato nel nostro archivio e risalente a ben 14 anni fa, questa serie di “pezzi” sul giornalismo dentro alla rivoluzione digitale, che abbiamo  inaugurato due settimane fa. A concludere il terzetto, capitanato dal nostro primo “Il contesto”     e poi seguito la scorsa settimana con “Curatela, superficialità e ignoranza” arriva questo. Non c’era alcuna premeditazione, da parte nostra. Le cose sono andate avanti così, in modo casuale,  e anche grazie a qualche collaborazione, “più o meno involontaria”, giunta  qui a bottega, ci siamo convinti che questa potesse essere l’idea appropriata.

In particolare, ad esempio, l’immagine di supporto al pezzo odierno,   tratta da un celeberrimo disco di Giorgio Gaber,  ci è stata suggerita da un amico  – di cui non faremo il nome, per il momento – come commento visivo perfetto  su alcune riflessioni contenute nel nostro secondo articolo sul ruolo e la funzione del giornalismo dentro alla nostra odierna società. In particolare, e in estrema sintesi, l’illustre esperto e amico  ci ha scritto fra le altre cose, questo messaggio che ci ha fatto molto riflettere:

 

 

” io insisto sul fatto che l’algoritmo o l’artificial idiocy sono solo un epifenomeno della proceduralizzazione del pensiero che ha preso piede nella metà degli anni ’80

Leggi Tutto

Curatela, superficialità e ignoranza

Essere digitali nel nostro presente non significa certamente essere schiavi o peggio vittime delle continue novità o meglio evoluzioni – o presunte tali –  che la tecnologia snocciola a perdifiato. Lo schema sociale che asseconda attimo dopo attimo gli upgrade progressivi e continui che le fabbriche di “aggeggi tecnologici” sfornano a ciclo continuo non può corrispondere ad un modo corretto di assimilare la cultura digitale che permea da anni le nostre vite. In altri termini e come spesso ci è accaduto di dire: non comprenderemo mai il cambiamento se non ci faremo abbracciare da esso, se non costruiremo una corretta cultura del presente basata sui contenuti, sull’arte, sulla conoscenza e non sui gadget sempre più sofisticati che la tecnologia ci permette di realizzare. L’aspetto su cui vorremmo riflettere oggi va oltre questa premessa e prova ad affrontare un poco più d’appresso il modo in cui la “cultura digitale” –  quella vera, a nostro avviso –  sta cambiando e ha già profondamente cambiato il nostro approccio alle cose della vita. Per aiutarci a capire prendiamo in prestito alcuni passaggi di un testo fondamentale per “afferrare” il cambiamento, il saggio di Ed Finn del 2018 “Cosa vogliono gli algoritmi”, a questi passaggi  abbineremo alcune teorie sulla comunicazione  formulate dal  filosofo tedesco  Jurgen Habermas   che andremo ad estrarre dal suo testo del

Leggi Tutto

Il contesto

La riflessione di questa settimana arriva al termine della lettura di un articolo pubblicato sul sito “scenari italiani” in cui si parla di Elon Musk, di Twitter, e delle decisioni del tycoon, se e quando dovesse davvero diventare padrone assoluto del social dell’uccellino. In particolare in quell’articolo si racconta di come il  super-miliardario americano abbia manifestato l’intenzione di “potare” a zero, o quasi, i vertici della dirigenza del social da 280 caratteri, e in particolare di licenziare gli addetti al “controllo” e alla “pubblicazione” dei contenuti.  Una decisione che fa il paio con molte altre dichiarazioni di Musk in cui l’imprenditore ha affermato ripetutamente di voler rendere più libere, meno soggette a regole e censure preventive,  le bacheche  del social media. Cosa questo voglia dire, nei fatti,  non è dato sapere, con precisione, ma le dichiarazioni di Musk hanno creato non poco allarme dentro e fuori da Twitter. Il nostro consiglio come sempre è di leggere l’articolo in forma integrale, quello che ha sollecitato il nostro interesse è uno specifico passaggio  del testo, in cui si racconta per sommi capi l’attività svolta dalla manager da 17 milioni di dollari che Musk si accingerebbe a licenziare.  Leggiamo insieme cosa si dice:

 

 

 

 

La Gadde, da brava fact checker di parte, ha la specialità di “Mettere l’informazione nel contesto”, strumento che giustifica la

Leggi Tutto

Dossier

Fermare la guerra

Torniamo ad occuparci della guerra in corso. Lo facciamo a modo nostro. Cercando di portare alla luce aspetti che possano in qualche modo accrescere la conoscenza di tutti, mentre auspichiamo con forza la cessazione di ogni ostilità subito e per sempre. Uno degli aspetti che caratterizzano questo conflitto è in parte di nostra competenza e attiene alla “rivoluzione digitale”, definizione oramai del tutto obsoleta e quasi completamente sostituita nell’immaginario collettivo da “transizione digitale”. Altro modo di dire sin troppo abusato, e, permetteteci, nemmeno del tutto corretto, visto lo stato dell’arte. Chissà se ci sarà o è già in corso anche una certa “transumanza digitale”?  Quella sì che ci sembra perfettamente adeguata come definizione, visto come si stanno evolvendo le cose sul fronte digitale. Un passo avanti, tre indietro, e sopratutto, cicli  di fatti e operazioni, che si ripetono stagione dopo stagione. Come fanno i pastori sui sentieri di montagna. Ma loro hanno mille ragioni per fare così, mentre noi? Battute a parte, gli aspetti che riguardano questo conflitto russo-ucraino in linea con i nostri studi, riguardano l’uso proprio o improprio, non sta a noi stabilirlo, della rete, e della comunicazione online, per lo spionaggio e la propaganda di ambo le parti e anche per l’organizzazione e la gestione della resistenza ucraina. Per non parlare dell’uso specifico, e molto efficace,

Leggi Tutto

Si fa presto a dire digitale

Essere digitali. Questo il mantra.  Cosa mai vorrà dire: essere digitali? Proviamo a spiegarci. Sono passati decenni da quando il mondo si è trasformato via via, cambiando pian piano da analogico a digitale, e completando mano a mano la propria, cosiddetta, “transizione digitale”. Non a caso, negli ultimi anni, talvolta mesi, questa terminologia è stata inserita/usata/propagandata,  ad ogni piè sospinto in qualunque discorso, documento, relazione, proposta,  piano operativo,  da amministratori pubblici  ed esponenti politici di vario tipo. Dove il termine “vari” riassume, a nostro avviso, con precisione, la mancanza di orientamento  dei medesimi esponenti politici.  Si potrebbe dire che la “transizione digitale” sia trasversale alla politica,  e metta d’accordo tutti.  Di sicuro va di  gran moda ed è  molto ben finanziata. Completata l’introduzione vagamente polemica,veniamo alla prima notizia del giorno: il mercato mondiale del riciclaggio dei rifiuti elettronici vale, anzi meglio, valeva nel 2021 la tutt’altro che disprezzabile cifra di 23 miliardi e 450 milioni di dollari. Non male, che ne dite? E attenzione, secondo le stime degli esperti del settore,  questo specifico mercato arriverà nel giro dei prossimi sei anni a raggiungere 32 miliardi di dollari di fatturato.

 

 

 

 

Essere digitali 2.  Un altro aspetto, un altra parte del mantra. Un’altra notizia “della transizione”  da tenere in considerazione. Pare che in questo nostro mondo online,  quasi interamente gestito da alcune

Leggi Tutto

Ammettere i propri errori rende affidabili

Yuval Noah Harari, lo storico israeliano, saggista e scrittore di fama mondiale  – di cui spesso ci siamo occupati anche da queste parti – è stato ospite lo scorso 23 marzo del salone del libro “Bologna children book fair”.  Il filosofo è venuto a presentare una sua nuova opera dedicata ai più piccoli che si intitola:  “Unstoppable Us: How Humans Took Over the World”. Una serie di quattro volumi realizzati dal saggista israeliano in collaborazione con l’illustratrice Ricard Zaplana Ruiz.

A margine del festival, Harari,  ha incontrato  il pubblico presso la biblioteca di Salaborsa a Bologna in un appuntamento promosso e coordinato dalla casa editrice Bompiani. A intervistare il prestigioso saggista c’era un altro scrittore, Marco Malvaldi, anch’egli ospite del festival del libro per ragazzi, e anch’egli autore di un testo per i più piccoli.  Dall’incontro a cui abbiamo partecipato da remoto anche Noi siamo riusciti ad isolare alcune parti particolarmente significative, del dialogo fra i due grandi scrittori. Una prima parte ci fa riflettere sulle guerre,  prendendo spunto, dalle drammatiche notizie che arrivano dall’Ucraina. Nella seconda Malvaldi e Harari affrontano, a modo loro,  l’argomento “errore”, riecheggiando con nostro grande stupore, ma anche gioia malcelata –  dobbiamo ammetterlo – alcune teorie discusse proprio su questa bacheca non molte settimane fa.

Vi lasciamo dunque in compagnia di alcuni stralci della conversazione fra i

Leggi Tutto

Matematici non informatici

Da quando abbiamo reso il mondo un posto calcolabile alcuni – diremmo i più – si sono convinti che il genere umano per progredire abbia bisogno di informatici, meglio di programmatori. I “developers” –  gli sviluppatori – merce preziosa e richiestissima dalle OTT. Persone che scrivono e testano i codici. Qualcuno direbbe gli algoritmi. Persone in grado di ampliare e rendere sempre più sofisticata la nostra “percezione digitale” del mondo.

Qui a bottega non siamo  convinti che la strada da percorrere debba essere per forza questa.  Motivo che ci spinge, facendoci – come sempre –  “aiutare” dai contributi di scrittori, pensatori, giornalisti e scienziati, “illustri”,  a provare ad abbozzare un ragionamento diverso. Una riflessione che parte dal concetto di errore. Treccani docet: 

 

 

 

 

1. Si chiama ERRORE il fatto di allontanarsi, col pensiero o con l’azione, dal bene, dal vero o da ciò che conviene; viene detto errore un peccato, una colpa (scontare i propri errori; un e. di gioventù), 2. oppure un’opinione o un’affermazione contrarie al vero (sei in e. se la pensi così; e. di ragionamento; sono errori di concetto, non di forma), 3. oppure tutto ciò che contrasta con le regole di una tecnica o di una scienza, e dunque manca di correttezza (e. di grammatica, di ortografia; fare un e. di calcolo; una pagina piena di errori

Leggi Tutto

Pace

Lungi da noi provare anche solo appena un pò a mettere le mani nella questione mondiale più intricata del momento. Ci riferiamo alla disgraziata aggressione russa ad un paese indipendente e sovrano quale è l’Ucraina. Trattasi di materia troppo complicata e assolutamente non alla nostra portata. Come la pensiamo è ben esplicitato, almeno lo speriamo, nel titolo e nell’immagine di apertura di questo articolo. Il resto è solo sgomento, dolore e sofferenza. Rimaniamo attoniti al cospetto dell’ennesimo fallimento dell’Uomo. Senza parole. Senza fiato.

 

 

Quello che vorremmo provare a indagare quest’oggi sono le tante implicazioni che anche in questa terribile occasione si stanno verificando dentro al nostro mondo. Quello del giornalismo, quello della comunicazione, quello degli studi sulla transizione digitale dentro al giornalismo e alla comunicazione.   Il primo evento degno di nota arriva qualche giorno dopo l’inizio del conflitto – che oramai nel frattempo è giunto quando scriviamo al ventesimo giorno – si tratta del ritiro progressivo delle principali piattaforme digitali dalla Russia, come conseguenza e – forse – anche, in qualche modo,  “sanzione”,  – assieme a tutte le altre elaborate dai paesi europei e dalle Nazioni Unite  –  in altre parole i non belligeranti – contro la Russia. Ne scrive in modo egregio  sul suo canale Telegram “Disobbedienze”, il “solito”  – lo diciamo con grande ammirazione e rispetto –  Nicola Zamperini:

 

 

 

 

 

Netflix

Leggi Tutto

Narrazioni e fatti

Avete fatto caso che in questa nostra società sempre più piena zeppa di dati, dove le informazioni ci sommergono letteralmente, dove per riuscire a gestire questa sempre più imponente mole di elementi è divenuto necessario farsi aiutare e supportare direttamente dalle macchine: i fatti non esistono più o quasi e le notizie sono state risucchiate dalla spirale delle “narrazioni”? Non ha più importanza cosa è successo. Conta solo come viene raccontato e da chi.  Quando diciamo – anche qui – che serve ancora e sempre di più il giornalismo, ci riferiamo in parte anche a questo fenomeno. Una evidenza, che, in questi giorni,  con lo scatenarsi di una guerra dietro e dentro “casa nostra: Europa”;  si sta rivelando in modo lampante.

 

Nella cosiddetta, società dell’informazione,  i fatti paiono scomparire via, via, lasciando spazio –  uno spazio sempre più grande – alle narrazioni. I racconti, non importa quanto corretti e circostanziati, stanno letteralmente sostituendo gli avvenimenti. Lo dice bene, anzi benissimo, il nostro collega e amico Nicola Zamperini in uno dei suoi ultimi articoli pubblicato sul suo canale Telegram “disobbedienze”. Il pezzo si intitola: “Lasciate perdere Instagam, Twitter, Facebook e anche Telegram”.  In esso,  lo scrittore romano ci invita –  non senza una buona dose di ironia – a smettere di informarsi sui social e sulle chat online, persino su Telegram; il

Leggi Tutto

Generazione tik tok (seconda parte)

Ci sono differenze importanti,  fra gli algoritmi. Tali differenze,  notevoli e composite,  cambiano in modo evidente il nostro rapporto con i codici che organizzano la nostra vita. Le peculiarità dei programmi che orientano i nostri comportamenti non sono solo di natura tecnica e compilativa. Nel senso che non hanno origine solo nel modo in cui gli sviluppatori “umani o artificiali” compilano le stringhe di codice che compongono gli algoritmi. Le differenze sono molteplici e hanno origini più profonde, più complesse, diverse e stratificate. Sono una somma di cambiamenti in divenire. Sono, a nostro avviso,  – reggetevi – il tessuto stesso della nuova realtà digital/analogica che ci circonda. Una nuova dimensione complessa – non semplice ne semplificata, attenzione –  nella quale siamo letteralmente immersi, attimo dopo attimo.  La nostra  riflessione arriva a conclusione della lettura del primo libro di Francesco Marino, giornalista, comunicatore ed esperto di questioni digitali,  che si intitola:  “Scelti per te:Come gli algoritmi governano la nostra vita e cosa possiamo fare per difenderci”.  In qualche modo lo dice e lo dimostra lo stesso Marino, e grazie ad alcuni estratti dal suo testo, proveremo a ribadirlo anche noi, nella seconda parte, di  questo resoconto.  Instagram e poi Tik Tok, ultimi arrivati fra i cosiddetti “social”  hanno rivoluzionato, più di altri,   il “sistema algoritmico”.  Proprio grazie a mutamenti

Leggi Tutto

Ecologia digitale

Non lasciateVi fuorviare dal titolo, non abbiamo intenzione di distinguere un prima e un dopo: rivoluzione digitale. L’ecologia come tutto il resto non va divisa in digitale e analogica. Ecologia significa, come ci racconta la Treccani:

 

 

 

“ecologia Studio delle interrelazioni che intercorrono fra gli organismi e l’ambiente che li ospita. Si occupa di tre livelli di gerarchia biologica: individui, popolazioni e comunità.”

 

 

In un mondo come il nostro in cui le relazioni sono cambiate in modo profondo e in cui, ad esempio, il mondo dei media è  stato completamente rivoluzionato, divenendo un “ecosistema”, va da se che lo studio di queste relazioni che stanno alla base di questa disciplina scientifica, sia a sua volta mutato in maniera evidente e completa.  A questo punto serve, a nostro avviso, iniziare a  ragionare tutti insieme e considerare tutti questi mutamenti per formulare una serie di indicazioni, osservazioni, e poi insegnamenti di base,  da introdurre in pianta stabile dentro ai processi di formazione ed educazione di ciascun individuo. Un modo per dare concretezza  e forma operativa ai “nostri” –  ma non solo –  ragionamenti più volte ripetuti e pubblicati, sulla trasformazione culturale necessaria per affrontare in modo corretto la cosiddetta “transizione digitale”, così tanto di moda oggi.  Una transizione che molto prima di  essere “tecnologica” dovrà – forzatamente –  realizzarsi  attraverso la  cultura e l’educazione. A

Leggi Tutto