Potenza e pratica della teoria

Riportiamo qui di seguito il gradito intervento di Piero Dominici, docente universitario e formatore professionista, si occupa da vent’anni di complessità e teoria dei sistemi. 

 

di Piero Dominici

 

«La disposizione mentale di un teorico è utile non solo per sondare i segreti ultimi dell’universo, ma per molti altri compiti. I fenomeni del mondo attorno a noi sono interconnessi. Essi possono ovviamente essere considerati come entità separate e studiati come tali, ma fa molta differenza se li vediamo come parte di qualcosa di più generale! Molti fatti diventano allora più che dati singoli da memorizzare: le loro interconnessioni ci permettono di usare una descrizione sintetica, una sorta di teoria, uno schema per apprenderli e ricordarli. Essi cominciano ad acquistare un senso. Il mondo diventa più comprensibile. Il riconoscimento di regolarità è qualcosa di naturale per noi essere umani: noi stessi, dopo tutto, siamo sistemi complessi adattativi. È nella nostra natura, per eredità biologica e anche per trasmissione culturale, riconoscere strutture, identificare regolarità, elaborare schemi nella nostra mente. Tuttavia, questi schemi vengono non di rado promossi o retrocessi, accettati o respinti, in risposta a pressioni selettive ben diverse da quelle operanti nelle scienze, dove l’approccio con l’osservazione è decisivo» (M.Gell-Mann, The Quark and the Jaguar, W.H. Freeman and Co., New York 1994: 112)

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A proposito di commenti (segnalazioni dal mondo)

Questa settimana ritornano le nostre segnalazioni dal mondo: a proposito di moderazione di commenti e di hate speech trovate qui sotto stralci di contenuti dalla rete che offrono spunti di riflessione.

 

<<Se nella gestione dei commenti per un sito d’informazione si consente a questi di “esplodere” e diventare commenti malevoli quando le questioni sono meno importanti, imploderanno quando emergeranno problemi reali.>>

 

Queste le parole di Chris Krug, presidente del Franklin Center, che leggiamo all’interno del post che sostiene la tesi che Editori e giornalisti falliscono quando la trasparenza è assente nella gestione dei commenti dei lettori.

 

 

<<i commenti rappresentano un modo significativo di interagire con i lettori e hanno permesso una crescita online esplosiva a quello che poteva rappresentare l’accesso alla rete per la maggior parte dei giornali che cercano di accrescere la loro presenza digitale>>

 

<<I commenti  sono diventati una “macchina per click” dei media, alimentando i loro siti dando visibilità a contenuti che altrimenti non avrebbero interessato molti.  Dal momento che il giornalismo mainstream continua a diminuire, i commenti spesso, sono più interessanti e intuitivi rispetto ai contenuti a cui sono legati.>>

 

 

 

Anche Journalism.co.uk  si occupa di moderazione dei commenti: leggiamo che Il Washington Post (ecco di nuovo le sperimentazioni di Bezosinizia a utilizzare Talk, uno strumento open

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Storie di ordinario giornalismo

Riceviamo e pubblichiamo una “storia di lavoro” da parte di un collega ligure.  La riprendiamo con sincero spirito di servizio confidando che la conoscienza aiuti tutti noi a migliorarne la comprensione e magari a individuare una soluzione incruenta e soddisfacente per tutti. Ci domandiamo anche, sommessamente e con assoluto rispetto per tutti,   come sia possibile, nonostante la rivoluzione digitale e la crisi manifesta e irreversibile del comparto editorial/giornalistico, ritrovarsi   ancora oggi a dover discutere di queste specifiche tematiche, invece di provare tutti assieme – magari con l’ausilio e il supporto delle istituzioni –  a trovare una soluzione a questa annosa crisi.

 

 

“Mi avete chiesto qualcosa sulla mia vicenda e volentieri vi rispondo. Mi chiamo Guglielmo Olivero, diplomato in Ragioneria e Laureato in Giurisprudenza nel 1986 all’Università di Genova. Dopo una breve esperienza al Secolo XIX sono passato a La Stampa nel 1991, con un contratto di collaborazione che veniva rinnovato di anno in anno. Nei primi anni, dal 1991 al 1996, oltre che occuparmi di sport, con lavoro a tempo pieno al sabato e alla domenica, mi occupavo anche della cronaca della Riviera di Ponente, dalla giudiziaria alla nera. In quei tempi non c’erano certo i telefonini cellulari e si lavorava praticamente dalle 8 a mezzanotte. Dal 1996 in avanti, anno dopo anno, ho continuato ad occuparmi

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Il punto sul giornalismo

Marco Dal Pozzo autore di “1news2cents la qualità costa! un modello sociale per l’editoria (online)” appassionato di giornalismo e informazione, nostro associato in Lsdi e sodale in #digit, oggi recensisce il libro del giornalista televisivo Paolo Pagliaro che si intitola “Il Punto”. Buona lettura!

Eli Pariser, alla fine del saggio che ha fatto luce – forse per la prima volta a livello “mainstream” – sul funzionamento delle piattaforme sociali online, dava qualche indicazione su come difendersi dagli “attacchi dell’algoritmo”: ai singoli individui Pariser raccomandava di modificare la propria dieta online (per esempio: cancellare i cookie, acquisire conoscenze in materia informatica – secondo un mantra che, nello stesso anno di pubblicazione di “The Filter Bubble” , il 2012, formulava Douglas Rushkoff nel suo “Programma o sarai programmato”; alle aziende di dare trasparenza; ai Governi di formulare delle norme. Il saggio guardava alle piattaforme di condivisione (Facebook), ricerca (Google) e acquisto (Amazon), ma affrontava anche il problema dell’informazione: partendo da un famoso “statement” di Zuckerberg (“Uno scoiattolo che muore davanti casa vostra può essere più interessante per voi delle persone che muoiono in Africa”), faceva emergere il problema del “tunnel cognitivo” costruito dagli algoritmi quando, nella quotidiana vita online, propinano l’interessante a scapito dell’importante.

 

 

Paolo Pagliaro, con l’esperienza di ulteriori cinque anni, in un

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Fare il giornalista

Come si fa a fare il giornalista oggi in Italia? Domanda retorica, domanda potenzialmente pericolosa, domanda tendenziosa per innescare le solite becere polemiche sulle istituzioni e le leggi sul giornalismo in questo nostro Paese? No, non oggi e non in questo post. Oggi vorremmo soltanto provare a dare qualche semplice suggerimento, magari  utilizzando alcuni esempi.

 

Esempio numero uno:  il crowdfunding. Ovvero? La possibilità di raccogliere fondi presso i propri lettori, o meglio presso la propria bolla ( filter bubble, camere dell’eco, in altre parole i nostri contatti online generati dai nostri comportamenti online attimo dopo attimo e filtrati attraverso gli algoritmi che governano gli strumenti che usiamo dentro l’ecosistema digitale ).

Perdonate la spiegazione un pochino semplicistica che ci auguriamo risulti  comunque efficace.

A strumenti come il crowdfunding ricorrono sempre più spesso gli operatori dell’informazione (con o senza tesserino, fuori o dentro il Belpaese).

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Di report in report letture per l’estate

Tornano le segnalazioni dal mondo web questa volta, un po’ perchè abbiamo superato metà anno, un po’ perchè l’estate dovrebbe concederci più tempo per le letture, vi segnaliamo una serie di report e studi che nel corso di questa metà del 2017 hanno raccontato come avviene la fruizione dei media online e offline, lo stato dei social media e degli operatori dell’informazione. Cosa è emerso? Conferme: la fruizione delle notizie e sempre più mobile, le persone che accedono alla rete aumentano anche in Italia, anche se nel nostro paese la TV rimane la prima fonte d’informazione. La carta è in difficoltà e alla ricerca di una via d’uscita. 

 

Nulla di nuovo, insomma… non sarà l’ora di trovare vie d’uscita? E se non se ne trovano almeno speriamo di avervi fornito qualche spunto interessante.

Buona lettura

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#digit17 arriviamo: ovvero gli algoritmi buoni

Molte sono le novità per #digit17, la prima, forse la più grande, è che digit si trasforma in digits. Perdonate il gioco di parole ma ci sembrava il modo più veloce e diretto per dire che la nostra manifestazione da una diventa molte e si sposta in diverse località del BelPaese pur mantenendo intatte e ben protette le proprie radici toscane.

 

 

Stiamo dunque lavorando alacremente anche ora e sotto il solleone per mettere a punto non uno ma molti appuntamenti digit tutti dedicati al tema di quest’anno che è come abbiamo già avuto modo di anticiparvi: “la società degli algoritmi: usare e non essere usati”.

 

 

Uno dei workshop della nostra, o forse sarebbe meglio dire, dei nostri prossimi appuntamenti #digit17, sarà dedicato al delicato rapporto che potrebbe esserci fra big data e algortimi e a come questa relazione potrebbe aiutare governi e governanti a fare scelte politiche migliori per (scusate la retorica  del tutto voluta e  necessaria) il benessere dell’Umanità.

 

 

A suggerirci l’argomento è stato il nostro associato e amico Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per le scienze sociali e il bene comune, autore fra le altre cose del libro 1 news 2 cents la qualità costa! Un modello sociale per l’editoria.

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La Piramide dell’Odio (notizie dagli scavi)

di Benedetto Ponti – Docente di Diritto dell’informazione e Diritto dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.

 

 

 

Oggi ho incontrato un po’ di puntini, e vorrei cercare di unirli. Vorrei tentate di farlo, a beneficio non di quanti si stracciano le vesti (al riparo del loro buen retiro, s’intende), dolendosi degli italiani, che (in ossequio, paradossalmente, ad un ben radicato autorazzismo) sono costantemente fatti oggetto di biasimo, perché razzisti (vedi, ad esempio, la vignetta di Vauro, sul Fatto Quotidiano del 20 luglio 2017), e – ad ogni buon conto – di “merde” (vedi la vignetta di Mannelli del giorno prima, sempre sul Fatto), ma a beneficio del popolo italiano (si, sono un populista! E me ne vanto, grazie), e comunque di coloro che avranno il tempo e la volontà di comprendere il senso di alcuni fatti, ché basta solo metterli in fila.

 

 

Come alcuni sapranno, la Presidente della Camera ha costituito una commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, che ha da poco concluso i suoi lavori, con la formulazione di una serie nutrita di “raccomandazioni”, poi condensate in una “infografica” (che Iddio, nella sua misericordia, ci perdoni!) che passerà alla SStoria anche per “La piramide dell’Odio in Italia”,

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Storify: Wannageddon

NSA, Eternal blue, bitcoin, lotta fra Equation group e Shadows Brokers. Queste le parole chiave che verranno via via spiegate nello Storify Wannageddon:  mix di parole fra Wannacry e Armageddon con le quali è stato soprannominato l’attacco informatico che il 12 maggio scorso ha paralizzato milioni di pc in tutto il mondo.

 

 

Il ragionamento prosegue con i commenti di Snowden, passando per la recente infezione Not Petya  e si conclude con un approfondimento sulla sistema di protezione dei dati personali in Italia e sulla loro tutela; un omaggio al lavoro cui ha dedicato parte della vita Stefano Rodotà, recentemente scomparso e compianto.

 

 

Buona lettura, qui di seguito lo storify completo della nostra preziosa collaboratrice Iris Rossi.

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Vent’anni e non sentirli

Varesenews compie vent’anni: viva Varesenews! Un traguardo di longevità davvero importante ad ogni latitudine per un medium, un giornale, un organo di informazione; diventa un record quasi storico se si considera che Varesenews è un quotidiano nativo digitale, iperlocale, non riceve contributi pubblici, e da lavoro a più di trenta persone, per non contare l’indotto, fra giornalisti e non, producendo un fatturato di oltre 1 milione e 200 mila euro l’anno. Tutto questo in Italia, un contesto che indubbiamente impressiona ancora di più. Tutto questo dentro la rivoluzione digitale e dentro la crisi più profonda e dura di sempre del mondo dell’informazione ancora in pieno subbuglio e alla ricerca di modelli sostenibili post revolution.  Cogliendo l’occasione della celebrazione di questo niente affatto scontato, ma felicissimo, avvenimento vorremmo provare ripercorrendo assieme al direttore Marco Giovannelli i due decenni di Varese News anche gli ultimi vent’anni della nostra storia, provando a fissare alcune tappe, che ci suggerirà proprio il direttore di VareseNews e confrontando le riflessioni che Giovannelli introdurrà su alcuni particolari periodi della vita di Varese News  con gli avvenimenti che nella storia, nel mondo del giornalismo e dentro la rivoluzione digitale, hanno ugualmente caratterizzato quei particolari anni.

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Robin Good, curation e algoritmi

Prendiamo spunto da una bella e lunga intervista realizzata dal professor Gianfranco Marini, insegnante di storia e filosofia al Liceo scientifico “G. Brotzu” di Quartu Sant’Elena (Cagliari), ma soprattutto sperimentatore dal 2005  del e sul web delle tecnologie digitali per l’apprendimento; a Robin Good, nostra vecchia (si fa per dire) conoscienza, vero apripista nella sperimentazione, nella ricerca, nella divulgazione di contenuti digitali e di tecnologie e culture della rete da epoca oramai remota e certamente –  come si suole dire –  in tempi non sospetti; per parlare – o meglio –  provare a riproporre un ragionamento sulla curation. Uno dei capitoli più importanti della cultura digitale, ma soprattutto una delle modalità operative della ricerca e della sperimentazione nel mondo digitale che unisce trasversalmente  molteplici professioni 2.0 a partire dalla nostra: il giornalista. L’intervista la trovate integrale e riassunta in un eccellente pezzo di approfondimento sul tema della curation tutti realizzati dal professor Marini su Aulablog e sul  sito Next learning divisa in due puntate come da nostri link e screenshot inseriti nel nostro pezzo. Noi, come sempre proviamo a fare, cercheremo di estrarre dall’intervista alcuni passaggi che ci sembrano particolarmente significativi per evidenziare argomenti che ci stanno particolarmente a cuore e sui quali ci piacerebbe sollecitare i vostri interventi e le vostre riflessioni. Intanto grazie

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