Rosso profondo rosso

Per la prima volta nella storia l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani chiude il  bilancio con segno negativo, consegnando ai posteri un passivo di oltre 100 milioni di euro. I motivi del debito li conosciamo bene. In una parola:  la crisi dell’editoria analogica e l’incapacità di trovare un nuovo modello industriale sostenibile nell’editoria digitale,  hanno fatto sì che il settore professionale del giornalismo stia perdendo pezzi e uomini e tanto denaro da anni,  senza speranza alcuna per il futuro.

 

 

La presidentessa dell’Inpgi Marina Macelloni in  una dichiarazione che accompagna il comunicato stampa dell’ente sul bilancio chiede a gran voce non piccoli aiuti o paliativi per l’amministrazione corrente ma una legge di sistema per l’editoria:

 

 

“Il dato chiave per analizzare questa dinamica – ha detto Macelloni – è quello dei rapporti di lavoro: -889 nel 2017. Negli ultimi cinque anni, un tempo tutto sommato limitato, la categoria ha perso quasi 3.000 lavoratori attivi che oggi quindi sono poco più di 15.000. A questo si aggiunga che nel 2017 sono stati erogati ai colleghi circa 7.000 trattamenti a titolo di ammortizzatori sociali; ciò ha comportato una spesa a titolo di indennità  di 24,2 milioni che, seppur in calo rispetto al 2016, rappresenta comunque per l’Ente una voce rilevante.
Sono i numeri di una vera emergenza che non mostra nessuna inversione di tendenza. In questa

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Gerry Mandering

E mentre davanti alle telecamere assiepate dentro le aule della commissione senatoriale del Congresso degli Stati Uniti  si consuma la caccia all’untore per individuare il capro espiatorio della querelle facebook/cambridge analytica… Diffidare sempre di chi promuove la caccia serrata contro qualcuno o qualcosa, normalmente non ha a cuore la verità e nemmeno la giustizia. Noi vorremmo provare ad aggiungere qualche tassello alla vicenda. Poche nuove tessere per disegnare particolari nuovi di  un caso che magari perderà anche presto gli onori delle cronache (???) ma che segnerà per sempre il proseguo del cammino di tutti noi dentro la cosiddetta “rivoluzione digitale” che forse sarebbe il caso di cominciare a chiamare vita (senza aggiungere alcun aggettivo qualificativo).

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L’automa, l’ambiente e il giornalismo

L’intelligenza artificiale arriva nel mondo dell’informazione ponendo seri problemi anche a quella ambientale. I giornalisti e il mondo dell’informazione, compresa quella ambientale, sono pronti all’arrivo delle macchine? No, il motivo è semplice. Si pensa che l’informazione e la comunicazione siano un lavoro d’intelligenza troppo elevata perchè possa essere sostituito da computer e robot. Ed è vero solo in parte. Se da un lato possiamo osservare che il report di McKinsey sulla diminuzione del lavoro causata dai robot e dall’intelligenza artificiale mette solo una piccola fetta del giornalismo nel calderone di chi perderà  il lavoro entro il 2050 – il 50% in meno, 350 milioni in Cina e 11 milioni in Italia, di posti di lavoro persi  – sotto a un altro profilo si può notare che l’intelligenza artificiale cambierà  in maniera drastica il modo di lavorare anche dei giornalisti. Un interessante articolo uscito sul sito European Journalism Observatory, scritto da Thomas Schmidt, fa il punto delle prospettive non al 2050 ma al 2027.

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Dossier

Leggi o scrivi

Se un mattino d’inverno un “giornalista”, (Calvino permettendo) prova a digitare su un motore di ricerca a caso la frase: “leggi regionali a sostegno dell’editoria”, scopre un mondo. Un mondo ricco innanzitutto, inteso come ben finanziato. Un mondo variegato, inteso come numeroso e ben assortito. Un mondo tutt’altro che sconosciuto alla politica e alle amministrazioni locali, e considerate che la nostra ricerca appena accennata si riferisce solo alle Regioni. Ebbene – direte Voi – cosa c’è di male? L’informazione è un pilastro in una società civile. Anzi meglio, proprio questo blog e tutta l’attività di questo gruppo di lavoro si basa proprio sull’acronimo: Lsdi che sta per Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione, quindi chi meglio di Voi (inteso  noi) conosce e sostiene il diritto alla libera circolazione delle notizie? Tutto vero e sacrosanto e garantito – per fortuna – dalla nostra Costituzione: art.21. Quindi? Nessun quindi, solo la volontà di informare anche da parte nostra. Sottolineando cosa si fa o si sta facendo per sostenere la libera circolazione delle notizie in ambito regionale nel nostro Paese.  E ricondurre queste attività “politiche”,  al tempo che stiamo vivendo e al particolare momento storico in cui siamo immersi da  mesi, più di un anno, quel tempo in cui anche i Governi statali e non solo le autorità regionali sono

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Verso una nuova immaginazione

La querelle facebook / cambridge analytica indipendentemente da ogni valutazione, interpretazione o spiegazione più o meno scientifica cui è stata sottoposta, ha il pregio assoluto di aver sdoganato un tema presso il grande pubblico. Di che tema si tratti questo è difficile stabilirlo. Illustri esperti hanno parlato di appropriazione indebita di dati, altri hanno posto l’accento sulla sicurezza o meglio sulla mancanza di sicurezza nella gestione dei dati da parte delle compagnie che dei dati  – i nostri  – sono in qualche modo amministratrici. Qualcuno – pochi a dire il vero – ha posto l’accento sulla questione culturale. Noi, come sapete, da sempre proviamo a dire proprio questo: se nessuno si preoccupa di mettere in condizione le persone di stare online e di utilizzare gli strumenti digitali in modo consapevole, se i rappresentanti dei Governi autorizzano o invocano a gran voce l’intervento delle stesse OTT affinchè controllino o realizzino sistemi di controllo nella gestione dei dati medesimi; di cosa dovremmo poi lagnarci?

 

 

Il tema è indubbiamente centrale e investe tutti noi, non solo un manipolo di esperti, e partendo proprio dalle dinamiche più o meno chiare del rapporto tra  un social planetario con oltre due miliardi di iscritti e una società di analisi e marketing digitale forse potremo essere in grado d’ora in avanti di porre il senso reale del

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Facebook e Cambridge Analytica, terza puntata.

Siamo arrivati alla terza puntata della questione Facebook/Cambridge Analytica. Di seguito un nuovo commento di Marco Dal Pozzo, l’intervento di Michele Mezza a #digitRoma che spiega, il 2 febbraio scorso, la questione e alcune ns riflessioni passate sulle “regole” dei social media. 

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Facebook e Cambridge analytica, non è solo questione di privacy!

Pubblichiamo un commento di Marco Dal Pozzo  sulla vicenda di Facebook e Cambridge Analytica.

 

 

C’è un aspetto della vicenda di Facebook e Cambridge Analytica che, a mio avviso, rischia di passare sotto la traccia del mainstream. La questione della violazione della privacy, per quanto delicata, credo stia prendendo il sopravvento su ciò che con la violazione della privacy si realizza.

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Le inchieste di Guardian e New York Times su Cambridge Analytica: la violazione di dati personali di 50 milioni di utenti usando Facebook, che cosa è successo

Secondo due documentate inchieste del Guardian e del New York Times la società Cambridge Analytica ha violato i profili Facebook di 50 milioni di utenti per ottenere i loro dati personali in un dei più vasti data breach ,  ovvero violazione di dati personali, della storia. Cambridge Analytica è legata all’ex consigliere di Trump, Steve Bannon ed ha collaborato nelle campagne elettorali di Donald Trump stesso e in quella a favore della Brexit.

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Di sana e robusta Costituzione

Il 2 Febbraio è stata una data importante per noi di Lsdi perché, al lavoro necessario per la costruzione di una coscienza e una cultura digitale, declinato nelle edizioni toscane di digit (Firenze prima e Prato poi), abbiamo cominciato ad affiancare delle proposte concrete con la “presunzione” di stare dentro quella cultura con un ruolo “propositivo” che ci siamo voluti dare fin dalla nostra fondazione.
Ciò che sostiene e che quindi mette su una piattaforma comune, quella di Lsdi per l’appunto, tali proposte è nientemeno che:  la Costituzione Italiana, negli articoli della Parte I, quella che riguarda i diritti e i doveri dei cittadini. Ci riferiamo, almeno per quanto abbiamo presentato a Roma, agli articoli 3 e 4.

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Chi decide cosa

Il mondo algoritmico è ben sintetizzato a nostro avviso in questo screenshot che proviene da Facebook e di cui è autore un editore di e-book, nonchè scrittore e poeta, di nome Fabrizio Venerandi. Nel post che potreste leggere integralmente sul social di Menlo Park, ammesso che lo troviate e se siete dei buoni investigatori digitali,  e se l’algoritmo,  e le bolle o camere dell’eco ve lo consentono; si trovano,  spiegate da Fabrizio e poi molto ben ragionate dai suoi amici/followers,  numerose argomentazioni: tecniche ma anche culturali, che ci rimandano uno spaccato del mondo in cui viviamo la nostra quotidianità assai aderente alla realtà. Non siamo padroni di un bel niente, non abbiamo titolarità di alcun processo, non compriamo una emerita cippa nemmeno quando la paghiamo e pure tanto! Il caso dei drm che sono degli aggeggi che non staremo qui a spiegare ma che limitano la nostra possibilità di leggere un ebook che abbiamo regolarmente acquistato e pagato con moneta sonante è, a nostro avviso, emblematico.  In nome di un presunto tentativo (sottolineiamo presunto almeno una quarantina di volte) di tutelare il diritto d’autore e la possibilità che ignoti ( e molto pericolosi ) pirati del copyright, pirateggino i contenuti intellettuali del succitato e-book e li diffondano online gratuitamente causando grave danno all’autore/autrice medesimo/a e “soprattutto” all’industria

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Giornalista per adesione

Nella prima edizione fuori porta del nostro festival dedicato al giornalismo digitale: #digitRoma, fra le varie cose di cui abbiamo discusso, ci sono stati anche un paio di momenti che ci siamo auto dedicati. Non per megalomania, credeteci, ma perchè ci siamo resi conto negli ultimi mesi che la nostra professione necessita urgentemente di aiuto concreto. Il momento è assai delicato e oltre agli studi e alle previsioni c’è bisogno al più presto di fornire soluzioni alla crisi. C’è bisogno, a nostro avviso, di uscire dalle statistiche e dai calcoli, per provare ad affrontare di petto i problemi della categoria, finchè è possibile, ed esistono ancora alternative plausibili da proporre. 

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