Di report in report letture per l’estate

Tornano le segnalazioni dal mondo web questa volta, un po’ perchè abbiamo superato metà anno, un po’ perchè l’estate dovrebbe concederci più tempo per le letture, vi segnaliamo una serie di report e studi che nel corso di questa metà del 2017 hanno raccontato come avviene la fruizione dei media online e offline, lo stato dei social media e degli operatori dell’informazione. Cosa è emerso? Conferme: la fruizione delle notizie e sempre più mobile, le persone che accedono alla rete aumentano anche in Italia, anche se nel nostro paese la TV rimane la prima fonte d’informazione. La carta è in difficoltà e alla ricerca di una via d’uscita. 

 

Nulla di nuovo, insomma… non sarà l’ora di trovare vie d’uscita? E se non se ne trovano almeno speriamo di avervi fornito qualche spunto interessante.

Buona lettura

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#digit17 arriviamo: ovvero gli algoritmi buoni

Molte sono le novità per #digit17, la prima, forse la più grande, è che digit si trasforma in digits. Perdonate il gioco di parole ma ci sembrava il modo più veloce e diretto per dire che la nostra manifestazione da una diventa molte e si sposta in diverse località del BelPaese pur mantenendo intatte e ben protette le proprie radici toscane.

 

 

Stiamo dunque lavorando alacremente anche ora e sotto il solleone per mettere a punto non uno ma molti appuntamenti digit tutti dedicati al tema di quest’anno che è come abbiamo già avuto modo di anticiparvi: “la società degli algoritmi: usare e non essere usati”.

 

 

Uno dei workshop della nostra, o forse sarebbe meglio dire, dei nostri prossimi appuntamenti #digit17, sarà dedicato al delicato rapporto che potrebbe esserci fra big data e algortimi e a come questa relazione potrebbe aiutare governi e governanti a fare scelte politiche migliori per (scusate la retorica  del tutto voluta e  necessaria) il benessere dell’Umanità.

 

 

A suggerirci l’argomento è stato il nostro associato e amico Marco Dal Pozzo, ingegnere con la passione per le scienze sociali e il bene comune, autore fra le altre cose del libro 1 news 2 cents la qualità costa! Un modello sociale per l’editoria.

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La Piramide dell’Odio (notizie dagli scavi)

di Benedetto Ponti – Docente di Diritto dell’informazione e Diritto dei media digitali presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.

 

 

 

Oggi ho incontrato un po’ di puntini, e vorrei cercare di unirli. Vorrei tentate di farlo, a beneficio non di quanti si stracciano le vesti (al riparo del loro buen retiro, s’intende), dolendosi degli italiani, che (in ossequio, paradossalmente, ad un ben radicato autorazzismo) sono costantemente fatti oggetto di biasimo, perché razzisti (vedi, ad esempio, la vignetta di Vauro, sul Fatto Quotidiano del 20 luglio 2017), e – ad ogni buon conto – di “merde” (vedi la vignetta di Mannelli del giorno prima, sempre sul Fatto), ma a beneficio del popolo italiano (si, sono un populista! E me ne vanto, grazie), e comunque di coloro che avranno il tempo e la volontà di comprendere il senso di alcuni fatti, ché basta solo metterli in fila.

 

 

Come alcuni sapranno, la Presidente della Camera ha costituito una commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, che ha da poco concluso i suoi lavori, con la formulazione di una serie nutrita di “raccomandazioni”, poi condensate in una “infografica” (che Iddio, nella sua misericordia, ci perdoni!) che passerà alla SStoria anche per “La piramide dell’Odio in Italia”,

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Storify: Wannageddon

NSA, Eternal blue, bitcoin, lotta fra Equation group e Shadows Brokers. Queste le parole chiave che verranno via via spiegate nello Storify Wannageddon:  mix di parole fra Wannacry e Armageddon con le quali è stato soprannominato l’attacco informatico che il 12 maggio scorso ha paralizzato milioni di pc in tutto il mondo.

 

 

Il ragionamento prosegue con i commenti di Snowden, passando per la recente infezione Not Petya  e si conclude con un approfondimento sulla sistema di protezione dei dati personali in Italia e sulla loro tutela; un omaggio al lavoro cui ha dedicato parte della vita Stefano Rodotà, recentemente scomparso e compianto.

 

 

Buona lettura, qui di seguito lo storify completo della nostra preziosa collaboratrice Iris Rossi.

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Vent’anni e non sentirli

Varesenews compie vent’anni: viva Varesenews! Un traguardo di longevità davvero importante ad ogni latitudine per un medium, un giornale, un organo di informazione; diventa un record quasi storico se si considera che Varesenews è un quotidiano nativo digitale, iperlocale, non riceve contributi pubblici, e da lavoro a più di trenta persone, per non contare l’indotto, fra giornalisti e non, producendo un fatturato di oltre 1 milione e 200 mila euro l’anno. Tutto questo in Italia, un contesto che indubbiamente impressiona ancora di più. Tutto questo dentro la rivoluzione digitale e dentro la crisi più profonda e dura di sempre del mondo dell’informazione ancora in pieno subbuglio e alla ricerca di modelli sostenibili post revolution.  Cogliendo l’occasione della celebrazione di questo niente affatto scontato, ma felicissimo, avvenimento vorremmo provare ripercorrendo assieme al direttore Marco Giovannelli i due decenni di Varese News anche gli ultimi vent’anni della nostra storia, provando a fissare alcune tappe, che ci suggerirà proprio il direttore di VareseNews e confrontando le riflessioni che Giovannelli introdurrà su alcuni particolari periodi della vita di Varese News  con gli avvenimenti che nella storia, nel mondo del giornalismo e dentro la rivoluzione digitale, hanno ugualmente caratterizzato quei particolari anni.

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Robin Good, curation e algoritmi

Prendiamo spunto da una bella e lunga intervista realizzata dal professor Gianfranco Marini, insegnante di storia e filosofia al Liceo scientifico “G. Brotzu” di Quartu Sant’Elena (Cagliari), ma soprattutto sperimentatore dal 2005  del e sul web delle tecnologie digitali per l’apprendimento; a Robin Good, nostra vecchia (si fa per dire) conoscienza, vero apripista nella sperimentazione, nella ricerca, nella divulgazione di contenuti digitali e di tecnologie e culture della rete da epoca oramai remota e certamente –  come si suole dire –  in tempi non sospetti; per parlare – o meglio –  provare a riproporre un ragionamento sulla curation. Uno dei capitoli più importanti della cultura digitale, ma soprattutto una delle modalità operative della ricerca e della sperimentazione nel mondo digitale che unisce trasversalmente  molteplici professioni 2.0 a partire dalla nostra: il giornalista. L’intervista la trovate integrale e riassunta in un eccellente pezzo di approfondimento sul tema della curation tutti realizzati dal professor Marini su Aulablog e sul  sito Next learning divisa in due puntate come da nostri link e screenshot inseriti nel nostro pezzo. Noi, come sempre proviamo a fare, cercheremo di estrarre dall’intervista alcuni passaggi che ci sembrano particolarmente significativi per evidenziare argomenti che ci stanno particolarmente a cuore e sui quali ci piacerebbe sollecitare i vostri interventi e le vostre riflessioni. Intanto grazie

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#digit17 La società degli algoritmi

#digit 17 is coming, stay tuned, ne vedremo delle belle ;)  Modo insolito di scrivere l’attacco di un pezzo, del resto l’argomento è dei più caldi e inoltre è anche tutto nostro –  ce lo permettete solo per questa volta?  –  visto che il festival dedicato al giornalismo digitale che giunge quest’anno alla sua sesta edizione, nasce tutto dentro queste colonne e le teste di coloro che su queste colonne ci scrivono da qualche anno, meglio dire decennio? Torna dunque digit e torna con un tema quello degli algoritmi che attraversa in modo ordinato e composto ogni ambito della nostra esistenza: passata, presente e futura senza soluzione di continuità ma con tanta, tantissima necessità di spiegazione e informazione sul tema. #digit17 La società degli algoritmi (usare e non essere usati). Questo il titolo completo dell’evento digit di quest’anno. Un titolo che racconta un mondo, un universo completo su cui indagare in profondità per provare a comprendere nella sua interezza la rivoluzione digitale compiuta e praticata in cui siamo immersi oramai da circa un trentennio.

 

Da qui ci piacerebbe ripartire con il nostro evento, da qui vorremmo coinvolgervi tutti e in ogni modo per allargare a tutti, ma proprio a tutti, l’accesso al nostro festival nato nel 2011 a Firenze come evento di nicchia dedicato all’informazione e

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Muro contro muro

I modelli di sostenibilità detti anche modelli di business sono da sempre il grande problema della rivoluzione digitale almeno nel nostro settore: l’informazione. Lo abbiamo detto tante volte oramai anche su queste colonne, non esiste un modo per sopravvivere per i giornali, meglio, per le aziende editoriali, nel mondo digitale. Il modello analogico di sopravvivenza continua ad essere l’unico, sebbene in fortissima crisi, che a tutt’oggi riesce a far resistere il comparto dell’editoria giornalistica. Nell’ultima edizione di digit, il festival dedicato al giornalismo digitale,  creato e realizzato da noi di Lsdi, abbiamo provato a mettere a confronto due modelli economici possibili: lo sfruttatissimo ma ancora non perfetto “metered paywall” contro il solo teorico, ahimè al momento, modello Jarvissiano (chissà se ci è concesso il neologismo) del “reversed paywall”. A parlarne nelle due ore di wrkshp a loro concesse a #digit16 in quel di Prato presso la Camera di Commercio sono venuti due esperti della materia: il giornalista digitale, ma anche imprenditore del ramo, Alberto Puliafito, e l’esperto di marketing digitale ma anche giornalista (suo malgrado) anche se non lo ammetterà mai nemmeno sotto tortura: Pierluca Santoro. A loro la parola e buona lettura!

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Terremoto!

La notizia è del 15 giugno. La terra ha tremato ancora, per l’ennesima volta, nelle Marche. Ma la notizia, per quello che ci riguarda, oggi è un’altra, e riguarda il nostro ambito di competenza: l’informazione. Non ci saranno liste di persone da riconoscere, non ci saranno macerie da spostare, non ci saranno lutti. La notizia sulla scossa di terremoto stavolta non è vera. Eppure arriva da fonte certa, anzi certissima, anzi certificata: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Al punto che Rai news la riporta ancora nel proprio sito, anche oggi 16 giugno, venerdì, alle ore 15,30 come si vede nello screenshot che abbiamo inserito come prima immagine a commento di questo pezzo. L’immagine non mente e non è stata alterata o falsificata, non da noi, e non qui.

 

 

 

Quello che la rete vi restituirà quando leggerete questo articolo nelle prossime ore e poi nei giorni e nei mesi a venire, quello sarà tutto diverso, ne siamo certi. Ed è su questo aspetto che vi invitiamo a cominciare a riflettere perchè è questo, a nostro avviso, uno degli aspetti più interessanti ma anche preoccupanti di quella che potremmo chiamare gestione delle news durante un’emergenza. O anche togliendo la parola emergenza. La rete non invecchia le notizie, o almeno, non ha la capacità di aggiornarle secondo percorsi automatici. Potremmo riaprire

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Il giornalista ibrido

“Giornalismo Ibrido” è il titolo del nuovo saggio del sociologo Sergio Splendore, docente di Sociologia della Comunicazione all’Università degli Studi di Milano, e grande esperto di problemi dell’informazione  in senso stretto perchè si occupa di queste tematiche con successo da anni e in senso lato perchè fa parte della redazione del prestigioso periodico  diretto da un altro illustre sociologo  Carlo Sorrentino. Splendore che è anche visiting professor della scuola di giornalismo di Grenoble compie a nostro avviso attraverso questo libro, edito da Carrocci, i celeberrimi tre passi indietro (monopoli docet) e quasi potesse –  beato lui –  usare una macchina del tempo,  rimette in discussione numerosi temi centrali del giornalismo contemporaneo tentando di portare ordine – con successo ci pare –  nella rivoluzione professionale in cui è incappato il “mestiere di informare” a seguito della potente onda di riflusso provocata dalla ben più vasta rivoluzione epocale in cui ci troviamo da circa trent’anni che è quella digitale.

 

 

“La professione giornalistica muta –  dice Splendore nell’introduzione al saggio –  a un ritmo che prima le era sconosciuto e l’identità professionale diventa più incerta. Fintanto che le forme più innovative di produzione di informazione erano relegate ai margini il modo di fare giornalismo risultava pressochè immutato. Nel momento in cui  (anche – aggiungeremo noi) l’Italia si è imposta una commistione

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L’uccellino del Presidente

Nessun titolo allusivo, nessuna Patata o peggio, nessuna allusione pecoreccia, solo una boutade per provare a raccontarVi dopo faccialibro le clausole del contratto che ci lega a twitter dopo che abbiamo deciso di aprire un nostro account sul social dell’uccellino che compie quest’anno il suo 11esimo anno di vita. La battuta del titolo ci è sorta spontanea dopo che il co-fondatore del social a 140 caratteri Evan Williams ha ritenuto opportuno anzi necessario  rilasciare un’intervista al New York Times in cui chiede pubblicamente scusa agli americani e forse al mondo per aver involontariamente aiutato Mr. Trump a vincere le ultime presidenziali attraverso i suoi 30 milioni di followers su Twitter.

 

 

I think the internet is broken. And it’s a lot more obvious to a lot of people that it’s broken.” Internet si è rotto, ha detto fra le altre cose William al prestigioso quotidiano della grande mela, “pensavo –  ha continuato Williams –  che poter scambiare informazioni liberamente per tutti i cittadini del mondo fosse un modo per garantire la democrazia, ma invece mi sbagliavo”. Beh, aggiungiamo noi dal nostro minuscolo pulpito, forse il rischio era insito e stava nella mancanza di cultura e di preparazione culturare agli strumenti di divulgazione orizzontale delle informazioni? In epoca oramai arcaica dal punto di vista dei tempi della rete

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