BOT or not? Sperimentazioni giornalistiche

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Introduciamo un nuovo tassello nella, ormai perenne, caccia al modello di business per l’editoria e ancora una volta incontriamo le sperimentazioni di Besoz. Il Washington Post ha, di recente, lanciato un bot che diffonde notizie, anche locali, e che si occuperà della copertura delle Olimpiadi quando i giochi inizieranno.

 

Il Washington Post vuole “essere presente su tutte le piattaforme possibili” e ha deciso di sviluppare il proprio bot internamente. La sperimentazione di Besoz prevede un lungo ciclo di miglioramento in itinere mentre il bot apprende dalle sue interazioni con gli utenti. E secondo noi sta qui la chiave di volta del processo.

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Giornalismi (seconda parte)

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Approfittando della ricerca realizzata dal gruppo “giornalismi” dell’Ordine dei giornalisti guidato da Pino Rea, sul giornalismo iperlocale, che vi abbiamo provato a raccontare già la scorsa settimana, torniamo a rilanciare usando le parole estratte dalle interviste rilasciate ai redattori della ricerca dai giornalisti/imprenditori intervistati, alcuni dei concetti chiave, a nostro avviso, per provare a comprendere il cambiamento in atto nel mondo del giornalismo.

La rivoluzione digitale, come abbiamo avuto modo di sostenere più volte anche da queste pagine, è soprattutto un profondo passaggio culturale. Una way of life intrapresa e oramai battuta e praticata da tutti da più di vent’anni e dalla quale non si torna indietro.

Poche cose si sono fatte nel comparto giornalistico editoriale in Italia per adeguarsi concretamente al cambiamento, molte parole sono state spese, ma pochi atti concreti di studio e sperimentazione sono in corso. Molti degli spunti più interessanti per riallineare giornalismo e sua funzione sociale nel bel mezzo di questa rivoluzione in corso, arrivano – vivaddio – dal comparto iperlocale, da una nutrita compagine di giornalisti senza più lavoro che hanno dovuto far buon viso a cattivo gioco e si sono inventati o meglio, reinventati, una professione da zero. Altri spunti giungono da ibridi senza alcuna giustificazione effettiva, sia deontologica sia giuridica, del mondo della professione editorial/giornalistica che sono i giornalisti

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Rapporto sul Giornalismo Digitale Locale & Iperlocale

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Incertezza, poche risorse e scarsa attenzione da parte delle istituzioni. E’ questo, in estrema sintesi, l’orizzonte in cui si muove il giornalismo digitale in Italia e che renderebbe quindi l’informazione on line sostanzialmente ‘’non libera’’.
E’ pieno di ombre e criticità il quadro che emerge dalle considerazioni espresse dalle testate che hanno partecipato al sondaggio realizzato da ‘’Giornalismi’’ (gruppo di lavoro del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti) in collaborazione con Anso (l’ Associazione degli editori online) per la seconda fase della Ricerca sul giornalismo e l’ editoria digitale in Italia (il primo Rapporto è qui), dedicata soprattutto al giornalismo digitale ‘’nativo’’ non collegato a testate cartacee o emittenti radiotelevisive.
La conferma viene anche da una serie di interviste specifiche, condotte da ‘’Giornalismi’’, che testimoniano come chi fa seriamente informazione sul web, ha per compagna l’incertezza. Se è imprenditore combatte con i conti che non tornano per la pubblicità insufficiente e con la paura delle cause che possono arrivare dai dipendenti se i contratti non sono sufficientemente “blindati”.

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La prima volta del giornalismo digitale

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Il tempo è un concetto relativo, grazie al grande Albert Einstein l’abbiamo capito in tanti. Ebbene nel mondo in rapida rivoluzione grazie all’avvento della cultura digitale il concetto di tempo assume ancora di pù un diverso significato. La vita dentro la rivoluzione digitale scorre in modo fortemente accelerato. Quattro anni, quasi cinque, visti attraverso questa lente possono diventare un’epoca intera. Una fase conclusa e già trascorsa. Un mondo superato in cui le cose sono già mutate completamente e di cui però, almeno a nostro avviso, non vorremmo fossero perdute le tracce. E allora via all’operazione “digit/nostalgia” esattamente 4 anni dopo proviamo a ragionare su cosa è successo in quei primi due giorni di digit, 4-5 luglio 2012, a Firenze, e vi riproponiamo in forma integrale – scritta e in video – il primo panel della prima edizione della nostra manifestazione, giunta quest’anno al quinto anno. Digit16 si svolgerà a Prato presso la Camera di Commercio il 21 e 22 ottobre. Cediamo la parola brevemente a Paolo Ciampi, all’epoca presidente dell’Associazione Stampa Toscana, co-ideatore e sponsor unico attraverso il sindacato toscano di quel primo appuntamento, così vicino eppure lontanissimo nel tempo. Nelle sue parole, nel breve prologo introduttivo a presentazione dell’evento, viene riassunto in modo chiaro lo spirito della nostra manifestazione, lo stesso che anche

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data journalism (segnalazioni dal mondo)

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Prendiamo spunto da una segnalazione dal mondo web, per parlare di data journalism. Ci pare che dopo il “lancio” iniziale, enfatizzato come salvifico per il giornalismo digitale, non sia cambiato granché, o meglio le premesse siano disattese. Dati aperti, condivisione di dati e strumenti, collaborazione dove sono finiti? 

NiemanLab riportando la notizia di una collaborazione fra GlobalVoices e MediaCloud (  piattaforma open source che fornisce data set fonti di notizie e strumenti destinati all’analisi del come si realizza la copertura di una notizia) e grazie, soprattutto, alla grande operazione che Google sta facendo con il progetto DNI, apre una riflessione  su dati, giornalisti, tecniche e tecnici….

Dalla riflessione di NiemanLab alcuni stralci:

 

“Da tempo, tento di analizzare più a fondo (tramite la disponibilità di dati e analisi quantitativa) le notizie sotto-rappresentate o mal raccontate online,” afferma Ivan Sigal, direttore esecutivo di Global Voices,  “Abbiamo la possibilità di indagare in questo senso quando possiamo collaborare con esperti di dati della nostra comunità ma non siamo in grado di farlo su base regolare.”

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Il metodo Bezos

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A circa vent’anni dall’avvento della rivoluzione digitale il mondo dell’editoria è ancora alla ricerca del cosiddetto modello di business. I giornali, gli editori, in tutto il mondo, continuano a perdere copie vendute, cartacee, e nonostante un progressivo e costante aumento dei lettori delle edizioni digitali dei loro prodotti, non riescono a costruire un sistema che generi profitti in ambito digitale, simile o anche più efficiente del precedente modello industriale. Uno degli imprenditori più noti del mondo digitale, Jeff Bezos, proprietario del colosso Amazon, circa tre anni fa ha deciso di entrare nel mondo dell’editoria dalla porta principale rilevando per 250 milioni di dollari uno dei quotidiani più importanti degli Stati Uniti e di tutto il mondo anglosassone: Il Washinghton Post. Bezos, per sua stessa ammissione, non ha comprato il prestigioso quotidiano per un suo sfizio personale, ma in prima battuta per salvaguardare una istituzione importante del mondo della stampa e poi  per provare a costruire un’efficace macchina da profitto nell’ambito del giornalismo moderno e renderla anche giornalisticamente più forte.

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Scrivere in italiano sul web

6 maggio pre #digit16

Lo scorso 6 maggio nella cornice maestosa e solenne dell‘Accademia della Crusca si è svolto il primo evento dell’edizione 2016 di “digit“, la manifestazione dedicata al giornalismo digitale realizzata da Lsdi, giunta quest’anno alla sua quinta edizione. L’evento, intitolato : “I linguaggi della rete”, è stato realizzato con l’indispensabile collaborazione dell’Ordine dei giornalisti della Toscana e della stessa Accademia della Crusca ed ha erogato crediti per la formazione professionale continua dei giornalisti. Il panel cui hanno partecipato: il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana Carlo Bartoli, il sociologo dei media digitali Giovanni Boccia Artieri, la presidente di Wikimedia Italia Frieda Brioschi, la responsabile comunicazione di Google Sud Europa Simona Panseri e il responsabile della comunicazione digitale di Eni Daniele Chieffi, è stato diffuso in streaming ed è stato ripreso integralmente dalle telecamere di Sesto tv. Di seguito troverete alcuni estratti del testo degli interventi dei relatori e i 4 video della giornata di lavoro. L’edizione 2016 di digit ( #digit16 ) si terrà il 21 e 22 ottobre presso la Camera di Commercio di Prato.

 

Domanda: Ci sono persone che ci vedono in streaming da remoto, è comprensibile questa domanda, usereste questa terminologia?

Daniele Chieffi: non è un modo, è la

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Facebook ci aiuta… a gestire la pubblicità

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Facebook annuncia l’ennesima novità, il titolo dell’ultima nota  è ” bringing people better ads” insomma FB vuole “aiutarci” ad avere una migliore e più interessante fruizione della pubblicità sulla sua piattaforma e (questa è la novità) anche fuori da essa.

 

Scorriamo insieme il post:
“ciò che leggiamo online è li, grazie agli annunci pubblicitari… chi legge notizie, utilizza app o fruisce di contenuti in rete lamenta la presenza della pubblicità come distraente, noiosa”.

In effetti gli annunci pubblicitari non sono mai facili da evitare senza correre il rischio di abbonarsi a qualcosa…

FB pensa che le aziende possano fare meglio (e sa che senza gli annunci pubblicitari non si campa…) ed ecco quale il suo obbiettivo:

“siamo concentrati sul miglioramento della fruizione pubblicitaria sia dentro che fuori di Facebook”.

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Quella volta che andammo in Senato

Commissione I Affari Costituzionali

Terra, data astrale 5 maggio 2016, proseguono le avventure dell’astronave Lsdi nei profondi meandri dei palazzi del potere politico e amministrativo della galassia Italia, meglio conosciuta ovunque come il Belpaese. Dopo l’escursione, non senza qualche ammaccatura e ferite lievi, alla Camera dei deputati dello scorso gennaio  per essere ascoltati in audizione informale, sui due disegni di legge della nuova proposta legislativa per mettere a disposizione fondi pubblici per l’editoria in discussione presso la commissione cultura di quel ramo, non del Lago di Como, ma del Parlamento italiano. Nelle scorse settimane il presidente e il vice presidente della nostra associazione di giornalisti che studiano il giornalismo, sono stati nuovamente invitati nelle segrete stanze del potere. La nuova audizione informale si è svolta presso la commissione affari costituzionali del  Senato e ha riguardato, ancora una volta, il disegno di legge sui contributi pubblici all’editoria che nel frattempo da due è diventato uno attraverso un meccanismo di  fusione, riveduta e corretta (???)  dei testi precedenti.

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Festival del giornalismo: una tesi sul tema

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Enrica Orrù, ex studentessa dell’Università di Genova,  ha realizzato recentemente, una tesi di laurea per il Corso di Laurea magistrale in Informazione e Editoria dedicato ad un argomento che  ci sta molto a cuore i festival del giornalismo. La tesi, che ha destato il nostro interesse e alla cui realizzazione abbiamo anche in piccola parte partecipato in qualità di organizzatori di una delle manifestazioni di cui l’elaborato si occupa, si intitola: “Gli spazi del dibattito sull’informazione in Italia. I festival del giornalismo” .  L’elaborato è stato discusso a marzo e ha ottenuto il massimo del punteggio. Relatori della tesi sono stati la professoressa Marina Milan e la professoressa Nicoletta Buratti. Noi di Lsdi abbiamo deciso di pubblicare integralmente il lavoro di Enrica Orrù per permettere di analizzare al meglio il fenomeno.

Ecco alcuni estratti dal lavoro di Enrica e di seguito la tesi integrale, buona lettura !

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Evoluzione di Medium (segnalazioni dal mondo)

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Torniamo con le nostre segnalazioni dal mondo web. Questa volta parliamo di Medium.

Una piattaforma di contenuti che sta evolvendo – forse nell’unica direzione possibile – piazzando contenuti e notizie direttamente all’interno delle comunità. E’ il contenuto al centro di tutto, in una grafica semplice e lineare che facilita la lettura. L’ultima novità, probabilmente scontata, è il lancio di “Medium for publisher”, uno strumento per personalizzare il design (layout, navigazione, colore) e per (provare) a  monetizzare i contenuti, all’insegna del look-and-feel . Come reagiranno editori e media? 

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