Houston abbiamo un problema

Nella prima edizione di digit, eravamo nel lontano 2012, a Firenze, presso l’auditorium di Santa Apollonia e per gentile concessione dell’Università anche nella prospiciente sala della facoltà di Magistero, ospitammo, proprio in quella sala concessaci dall’ateneo, un workshop sulle cosiddette “querele temerarie” e sui perversi meccanismi “legali nonchè legittimi” che ancora oggi permettono ai più o meno potenti di turno di spaventare i giornalisti prima che esca una qualsiasi notizia, prima ancora che esca la notizia della notizia, insomma in poche parole meccanismi che imbavaglino quasi completamente la libertà di stampa senza bisogno di condannare all’ergastolo i giornalisti o di essere dittatori di uno Stato, ottenendo un effetto molto simile. Da noi funziona così, tutti zitti e palla avanti, nessuno si fa male per davvero e le notizie si finge che circolino ugualmente, ma quella che circola è purtroppo perlopiù fuffa. Ci sono eccezioni a questa amorfa amalgama naturalmente.

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Scimmie e giornalismo

Dunque le scimmie sostituiranno i giornalisti? L’intelligenza artificiale che già 7 anni fa era in grado di stilare brevi articoli di giornale negli Usa, in particolare le tabelline dei resoconti delle partite di baseball come spiegavano molto bene nel loro libro “la scimma che vinse il Pulitzer” Nicola Bruno e Raffaele Mastrolonardo nel 2011, si sostituirà del tutto ai cronisti?

 

 

La risposta è sì, ma anche no! Entrambe le risposte sono valide come ci ha spiegato proprio uno dei due autori del libro in questione: Nicola Bruno, nel corso del suo intervento a #digitRoma lo scorso 2 febbraio. In realtà nell’edizione pratese di digit quella che si è svolta presso il Polo Universitario di Prato il 28 ottobre dello scorso anno, avevamo già avuto conferma delle nostre perplessità in tal senso. Il professor Mario Rasetti, fisico e grande esperto di ingelligenza – naturale e artificiale –  fra le altre cose, ci aveva spiegato che già oggi oltre il 60 per cento delle informazioni che circolano online hanno origine diretta dalle intelligenze artificiali. Più delle metà dei contenuti arrivano direttamente dalle macchine. E dunque il mestiere del giornalista è destinato a morire? Secondo Rasetti certamente sì, assieme a molte altre professioni così come le conosciamo e pratichiamo oggi. Secondo noi, e anche secondo gli ultimi studi presentati a

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Passione e saperi per la libertà

Riceviamo e pubblichiamo con  piacere questo contributo di Michele Mezza in cui viene riassunto in modo chiaro il significato dell’ultimo appuntamento pubblico da noi organizzato e realizzato lo scorso 2 febbraio a Roma presso la sala Walter Tobagi della Federazione Nazionale della Stampa Italiana denominato #digitRoma. Una giornata di cui siamo fieri e per la quale vorremmo ringraziarVi.

 

 

Ringraziare Voi per primi, i nostri lettori, che siete da sempre i nostri primi sostenitori ed estimatori e di cui noi andiamo molto fieri. Un ringraziamento a tutti i relatori, e a tutti coloro che hanno partecipato alla giornata e ai quali ci auguriamo sia piaciuta. E infine un ringraziamento a chi ha reso possibile questa giornata: l’Ordine dei giornalisti del Lazio e la Fnsi.  Le parole di Michele Mezza che di #digitRoma è stato uno dei relatori sono estremamente significative e mettono insieme con grande chiarezza e precisione spunti diversi e diversi operati da parte di persone, di enti e istituzioni che stanno dentro al nostro mondo, quello del giornalismo, od operano in settori limitrofi e contigui a quello dell’informazione. Persone, enti e istituzioni che se riuscissero sempre di più a rendersi complementari, a mettere in piedi sinergie e collaborazioni, renderebbero un servizio davvero utile alla “comunità”.

 

 

Buona lettura e grazie a Michele Mezza per questo contributo:

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#digitRoma Il modello di impresa editoriale

Siamo quasi alla conclusione dell’introduzione al Modello Sociale per l’Editoria che presenteremo a Roma nella imminente edizione di digit.

 

 

Quella di far transitare il finanziamento pubblico per le mani dei Cittadini con l’artificio del microcredito di acquisto di un contenuto non è, in tema di finanziamento, l’unico aspetto sostanziale. Nell’ottica di una rivisitazione radicale dell’intero ecosistema informativo, la proposta prevede infatti di assegnare il finanziamento non soltanto sulla base della qualità dei contenuti prodotti, ma anche in dipendenza dello specifico modello dell’impresa editoriale.

 

 

L’idea è di stabilire per legge che il finanziamento sia assegnato alle Imprese che abbiano finalità sociali (il benessere della Nazione, cioè l’applicazione dell’art. 3 della Costituzione) e che, inoltre, mettano da parte la logica del profitto (pericolosa quando gli interessi dei proprietari pesano sulle scelte delle Informazioni da dare e, soprattutto, da non dare) reinvestendo il proprio surplus esclusivamente nel miglioramento del proprio servizio.

 

 

È stato Muhammad Yunus a teorizzare prima e praticare poi il modello d’Impresa con Finalità Sociali, l’unico – a detta del Premio Nobel bengalese – in grado di funzionare per risolvere i problemi sociali. Le Imprese con Finalità Sociali – dice infatti Yunus in due suoi libri, “Il banchiere dei poveri”  e “Si può fare” – riescono a responsabilizzare chi le gestisce e sono lontane dal pericolo cui sono invece esposte

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#digitRoma Il programma

#digitRoma Contenuti, qualità, finanziamenti

#digitRoma Il ruolo dello Stato

Continuiamo nel percorso nel Modello Sociale per l’Editoria che presenteremo a Roma nella imminente edizione di digit.

 

 

Uno dei temi posti alla base del Modello è rappresentato dal ruolo centrale dello Stato.
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

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#digitRoma Il Capitale Sociale

Nei giorni che ci avvicinano all’importante appuntamento di Roma, per preparare il terreno per una discussione che tutti ci auguriamo proficua, cerco di dare qualche dettaglio in più sul Modello Editoriale di cui, in questo spazio, ho già detto degli elementi di base.

 

 

 

La fiducia è il primo di tali elementi: il tema è quello della riqualificazione delle relazioni tra lettori e giornalisti, ma non solo; più in generale direi tra cittadini. E’ il tema, detto in altri termini, dell’aumento del Capitale Sociale.

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#digitRoma 2 febbraio 2018 algoritmi giornalismo elezioni lavoro aziende

Ci eravamo salutati al calar della sera raccontandoci che l’anno appena finito non fosse a nostro avviso quello delle “fake news” bensì quello “dell’algoritmo”. Torniamo a Voi per invitarvi ad approfondire questo concetto e a metterlo in relazione con la vita reale, sempre più reale, ancorchè quasi del tutto digitale. Scusate il gioco di parole ma di questo si tratta. Negli ultimi mesi l’incidenza del “fattore algoritmico” nelle nostre vite è diventata sempre più evidente, tangibile, quotidiana. Ogni momento della nostra giornata è scandito da nostri comportamenti “digitali”, e in ogni nostro comportamento spuntano sempre di più condizionamenti più o meno consci, la maggior parte inconsapevoli, e determinati da codici realizzati da programmatori per risolvere problematiche che hanno davvero poco a che fare con il “bene comune” e che invece servono esclusivamente a rafforzare la posizione egemone sul mercato globale di questa o quella compagnia.

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Fiducia, giornali, capitale sociale e altri accidenti

Come possono le testate giornalistiche ricostruire la fiducia con i propri lettori?

 

Dato che, senza fiducia tra “chi scrive” e “chi legge”, l’ecosistema informativo non sta in piedi, quella della fiducia è questione cruciale per il futuro del giornalismo e dell’editoria; e, considerato il ruolo sociale del giornalismo ,  proviamo a ragionarci su anche per provare a migliorare le prospettive per il futuro del nostro Paese

 

 

Io credo che una delle più importanti cause di fallimento di numerosi tentativi di salvataggio delle testate giornalistiche sia il loro guardare più agli interessi dell’Editore (che, mediamente, del ruolo sociale del giornalismo, vuole servirsi esclusivamente per “far soldi”) che agli interessi del lettore, il loro essere una questione più finanziaria che sociale (un esempio su tutti, un po’ datato, forse, ma molto immediato dal mio punto di vista: la notizia della fusione tra Itedi e Gruppo Espresso è stata data sui siti de la Stampa  e di Repubblica nelle rispettive sezioni economiche).

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Antogia di vecchie e nuove proposte (capodanno e befana)

Ancora Auguri a Tutti e buona lettura!

Eccoci tornati a raccontar in breve gli ultimi sei mesi dell’anno 2017 come gli abbiamo visti e provati a narrare dal nostro particolare osservatorio. Eravamo rimasti a giugno più o meno e nel bel mezzo dell’ennesima richiesta di nuove leggi, nuovi regolamenti, nuovi balzelli, catene, piloni, recinti, steccati e quant’altro per limitare il rischio di “fake”dentro, sopra, sotto, e nel mentre delle notizie.

Non di balzelli non di costrizioni, non di censure abbiamo bisogno – a nostro personale e sindacabile avviso –  bensì di provare a farcene una ragione, di renderci edotti e consapevoli di come si costruiscono i circuiti viziati in cui vengono veicolate notizie fasulle come se piovesse.

Un modo per provare a capire come questo avviene potrebbe essere:  comprendere le regole che i padroni del vapore applicano o meglio, fanno applicare dagli algoritmi che regolano ad esempio la pubblicazione dei nostri post dentro il social più diffuso e frequentato del pianeta: facebook detto anche “faccialibro” per i più intimi. Sono regole davvero strane, verrebbe da dire bizzarre ma non vorremmo infrangere il nostro mandato che ci impone di osservare e non giudicare. Leggetele voi stessi e fateci sapere. Se poi volete indulgere fatevi anche un giro sull’altro social cardine dell’umana conoscienza  – anche meno  – che non raggiunge numeri

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