Diffamazione online. Facciamo chiarezza

Diffamazione-online

Cerchiamo di fare chiarezza su un tema quanto mai dibattuto. Questa volta ci facciamo aiutare dalla “nostra” avvocata Deborah Bianchi. Il contributo che segue si rivela necessario alla luce di una recente pronunzia della nostra Cassazione che pare avere messo in subbuglio gli ambienti dei giornalisti digitali.
Si tratta della cosiddetta “sentenza Tavecchio” ovvero Cass. 54946/16; depositata lo scorso 27 dicembre 2016 ( che trovate scaricabile in fondo) che condanna il direttore di un giornale online e il giornalista che ha redatto il pezzo per un articolo diffamatorio apparso nelle colonne elettroniche a dispetto del principio giurisprudenziale della “non responsabilità” del direttore per i contenuti caricati dai terzi.
A questo punto, molti si sono interrogati sui limiti della responsabilità del direttore della testata telematica o del gestore di un blog per i commenti postati  sulla piattaforma dagli utenti o anche dai propri giornalisti. Occorre sorvegliare sempre e comunque? Esistono altre alternative alla sorveglianza h24?

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2017 (pre)visioni dal mondo

brigitte tohm

Di podcast, della voce diffusa digitalmente, di community, di marketing, di conversazione, di migliore esperienza per l’utente grazie al design, del mobile reso semplice, di modello economico, dell’importanza dei commenti, di realtà virtuale e web, di AI  e di condividere esperienze per migliorare… di queste che dovrebbero essere le parole chiave del 2017, Vi Vorremmo parlare.

Fra le previsioni del NiemanLab e quelle di Amy Webb troviamo qualcosa di nuovo ma anche qualcosa che da un po’ di anni si presenta come il trend dell’anno successivo nel giornalismo. Alcuni temi  paiono  persino banali, a Voi la conferma. Di seguito riportiamo alcune segnalazioni che speriamo possano essere utile spunto di riflessione per iniziare il nuovo anno.

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Essere giornalisti

cervelli-in-fuga

In risposta alla recente boutade del nostro Ministro Poletti: ”

Poletti: “Centomila giovani in fuga? Conosco gente che è bene non avere tra i piedi”

Il ministro del Lavoro sulla fuga dei cervelli: “Conosco gente che è bene sia andata via, questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi”. E sui rimasti: “Non sono tutti dei pistola”. Poi corregge il tiro: “Mi sono espresso male e mi scuso”

(estratto da Repubblica.it)

riceviamo e pubblichiamo da una nostra collega giornalista che vive e lavora all’estero questa lettera aperta rivolta proprio al Ministro in oggetto.

Buona lettura,  e a Lei e a tutti Voi, ovunque  siate e con grande e sempiterna stima e affetto,  da tutti noi auguri di Buon Natale e Felice Anno nuovo !

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La società dell’irresponsabilità

aquila

Per provare a comprendere il preoccupante fenomeno della postverità, vera immagine perfetta del disgregamento sociale, della forte crisi del comparto dell’informazione, e forse in parte anche  della realizzazione della rivoluzione digitale, proviamo ad aggiungere alcuni  tasselli  alla breve disamina iniziata la scorsa settimana proprio su queste colonne. Le aggiunte ce le fornisce un breve ma efficace saggio di sociologia applicata realizzato dal professor Piero Dominici all’indomani del disastroso terremoto dell’Aquila del 6 aprile del 2009. Si tratta di uno studio empirico e la successiva valutazione complessiva realizzata da Dominici sul comportamento della stampa italiana nel racconto giornalistico dell’evento catastrofico.

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L’aggettivo che divenne sostantivo

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La Postverità è un fatto, ma non era un aggettivo? Ora che l’ha usata il presidente del Consiglio, anzi l’ex, (sarebbe stato forse carino dire il “post presidente” ma in italiano significa un’altra cosa)  questa parola si è ancora più impressa nelle menti di tutti noi.  Noi audience alquanto social che molto commenta e notifica e “laika”: non inteso come non religioso e nemmeno come cagnetta nello spazio ma come tasto di approvazione ai commenti su  faccialibro. “Le conversazioni sono notizie” recitava il tema di #digit16 e nelle conversazioni il lavoro della ricerca della verità diventa davvero molto più difficile da fare, più difficile di sempre anche per i professionisti dell’informazione.

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Sperimentazioni “elettorali”

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Forse i media statunitensi hanno sbagliato nel raccontare le campagne elettorali, forse non hanno previsto il risultato (ma davvero ha senso che i media anticipino i risultati delle elezioni?). In effetti qualcuno lo aveva previsto. Rimangono i fatti: i media hanno sperimentato nel raccontare i sondaggi e nel monitorare via via la conta dei voti.  Ecco alcuni esempi di come si può fare informazione digitale, sperimentando. Dalle infografiche, alle notifiche su smartphone fino al livestream via YouTube.

 

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Narrazioni da altri schermi

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Uno dei modi per stare dentro al cambiamento in modo consapevole è quello di utilizzare al meglio gli strumenti che la rivoluzione digitale ci ha fornito su un piatto d’argento. Il cambiamento di passo da analogico a digitale ha, come oramai abbiamo compreso tutti, allargato in modo esponenziale il bacino di utenza per una determinata arte/ professione/ attività a dir si voglia che si voglia affrontare.

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Il cuore del potere

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Quale modo migliore di raccontare l‘ultima opera editoriale di Raffaele Fiengo, maestro di giornalismo, professore universitario e co-fondatore assieme a Pino Rea  di questo luogo della rete, da alcuni chiamato blog, dove proviamo a studiare il giornalismo e le sue molteplici forme, che affidare a lui stesso l’introduzione alla sua opera. Raffaele, non senza grandi difficoltà, è riuscito in un’impresa davvero preziosa per tutti noi, nessuno escluso, giornalisti e non, persone soprattutto, cittadini di un Paese, l’Italia, in cui la memoria fa difetto alla maggior parte di noi, e invece la generosità e la buona volontà ci contraddistingue. Ecco in questo luogo, in cui senza tema di retorica, viviamo tutti assai bene, in questo posto denso di contraddizioni  e luoghi, troppo spesso, “comuni”, sul potere e il controllo del medesimo, le parole di un testimone d’eccezione come Raffaele Fiengo servono a rimettere al centro la barra, riformulare i propri propositi e riprendere in mano le fila di matasse sin troppo complicate e dense di fatti e accadimenti, già dimenticati dai più sebbene ancora insoluti e grondanti sangue. I cosiddetti “misteri italiani” dalla P2, all’Italicus, dal Moby Prince all’ultimo, solo in ordine di tempo,  “omicidio Regeni” per quali tutti noi, nessuno escluso vorremmo tanto avere risposte.

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La vittoria dello showman

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Il caso mediatico “Trump” già analizzato su queste colonne nei mesi scorsi dal punto di vista dell’uso del linguaggio dall’allora studente   per la laurea triennale in Comunicazione presso l’Università di Padova del corso di “Linguaggio giornalistico” del Professor Raffaele Fiengo, diventa caso politico e torna ad essere analizzato da Massimiliano Pappalardo sulle nostre colonne. Pappalardo che  all’epoca sul tema aveva proposto alcuni estratti  dalla sua  sua tesi di Laurea intitolata: “I linguaggi di Donald J. Trump e Barack Obama e la loro diffusione giornalistica”, ci propone questa volta, sempre sotto la supervisione del suo professore e nostro mentore e fondatore Raffaele Fiengo, un’osservazione del voto americano che ha portato all’elezione del tycoon alla presidenza  analizzando una serie di articoli usciti sulla stampa Usa subito dopo il trionfo di Trump. In calce al pezzo oltre al solito spazio destinato ai commenti che come sempre saranno aperti, liberi  e a cui risponderemo sollecitamente dalla redazione, inseriremo per espressa richiesta dell’estensore dell’articolo,  la mail personale dell’autore che si mette a disposizione di chiunque voglia interagire anche in privato con lui sulla materia. Buona lettura.

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#glocal 16 Che fate venite?

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Si comincia il 17 novembre giovedì di buon mattino per provare ad adeguare la professione giornalistica al presente fornendo utili consigli e buone pratiche per lo svolgimento della vita professionale di chi informa le persone per professione. A fornire questi fondamentali consigli saranno rappresentanti dell’Ordine e del sindacato dei giornalisti affiancati dal presidente dei cronisti italiani e coordinati e stimolati dal vice direttore di VareseNews Michele Mancino. Da quel momento in poi se sarete a Varese in quei giorni 17-18-19 e 20 novembre,  non avrete, letteralmente, un attimo di pausa e sarete  “simpaticamente” costretti a partecipare agli oltre 50 diversi eventi di Glocalnews:  il festival dedicato al giornalismo iperlocale ideato e realizzato dai giornalisti di VareseNews.

 

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Podcast e oltre (segnalazioni dal mondo)

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Torniamo con le segnalazioni dal mondo, dopo digit16. Questa volta esploriamo un modo di fare informazione che sembra una semplice trasposizione della radio sul digitale ma in realtà è ben di più: il podcasting. Un mezzo fruito non solo in diretta streaming ma, e soprattutto, in occasioni che l’ascoltatore sceglie e che spesso diventano veri e propri riti del quotidiano. Una narrazione lunga, dettagliata, raccontata settimana dopo settimana, giorno dopo giorno a intervalli regolari. Il podcast può, grazie all’abilità della voce di chi parla, coinvolgere chi ascolta maggiormente rispetto ad altri mezzi. Questo tipo di fruizione delle informazioni – più spesso utilizzata per rassegne sulle ultime news su uno specifico argomento o come approfondimento e inchiesta – è scelta per tipo di argomento, per interesse. Decide l’utente quando ascoltarlo  quando metterlo in pausa e rimane a disposizione sul suo device mobile. 

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