Raccolta pubblicitaria, dalla carta al digitale

Proseguiamo, a grandi balzi, e relativi resoconti,  nella disamina dei molteplici incontri degli Stati generali dell’editoria, voluti dal Governo giallo-verde e che ad oggi non si sa bene che fine faranno, dopo il cambio di Governo e il relativo cambio di Sottosegretario all’editoria.  La nostra impressione, a poco più di metà del lavoro di analisi è che il lavoro iniziato dentro queste riunioni possa essere utile, ma sia solo una prima, anzi primissima e molto superficiale fase, che se non trovasse una sua continuazione più approfondita e concertata in modo trasparente e condiviso con la politica (intesa come programmazione e gestione amministrativa, non come strumentalizzazione partitica) porterebbe scarsi, se non inesistenti benefici, al dibattito sull’informazione. Che è invece centrale, come ben sappiamo, nell’odierna società della conoscenza, basata sempre più sulla gestione – meglio se corretta e partecipata – dei dati. Oggi ci occupiamo dell’incontro dedicato alla pubblicità e quindi ad una delle principali fonti di sostentamento del settore. L’incontro, come sempre coordinato dall’allora sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  (come sapete da qualche giorno il Dipartimento è guidato da Andrea Martella del Pd)  e condotto dal capo dipartimento per l’informazione e l’editoria Ferruccio Sepe, si è svolto l’11 giugno scorso presso la sala monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, posta in Via Santa Maria in

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Giornalismo radiotelevisivo: garanzie di libertà e indipendenza professionale

   Dopo la pausa estiva torniamo ad occuparci degli Stati generali dell’editoria. Riprendiamo il nostro lavoro di analisi puntuale di tutti gli incontri fra addetti ai lavori e rappresentanti delle istituzioni voluto dal Governo –  oramai ex – per analizzare la crisi del comparto e mettere a punto interventi a supporto. Proseguiamo ripartendo dall’incontro del 6 giugno scorso, tenutosi nella  Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dedicato al “Giornalismo radiotelevisivo: garanzie di libertà e indipendenza nello svolgimento della professione”, cui hanno partecipato il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con delega all’informazione e all’editoria, Vito Crimi,  Marco Gambaro, Professore di Economia e Industria dei Media dell’Università Statale di Milano,  Ruben Razzante, Professore di Diritto della Comunicazione per le imprese e i media e di Diritto dell’Informazione dell’Università Cattolica di Milano, e Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, che ha moderato l’incontro.

 

 

Come siamo soliti fare introduciamo l’argomento in discussione prendendo a prestito la definizione del vocabolario dell’enciclopedia Treccani. Oggi parleremo di radio e tv e quindi iniziamo dalla spiegazione contenuta sul vocabolario della scatola delle meraviglie, prima quella sonora;  e poi andremo a estrarre quella dell’altra scatola,  oramai non più tanto contenitore quanto,  una sorta di sottile e grande quadro da appendere, e a

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Circolare, circolare, non c’è niente da vedere (pt2)

   Seconda e ultima parte del corposo dossier scritto dal nostro associato, giornalista scientifico specializzato in ambiente ed esperto di giornalismo e comunicazione: Sergio Ferraris.  Come ci capita spesso abbiamo provato a scherzarci un pochino sopra, a cominciare dal titolo. Cerchiamo di non prenderci troppo sul serio – sebbene la materia sia serissima e il lavoro fatto da Ferraris sia eccellente – perchè, permetteteci una nota giornalistica ricavata dalla cronaca quotidiana, le questioni ambientali sembrano davvero interessare a tutti, ma non ci sembra che poi si stia davvero facendo nulla per affrontarle, concretamente. Pensate all’annoso e davvero insolubile, almeno apparentemente,  problema dei “rifiuti”. Ebbene oramai anche in Italia siamo alla quasi totale copertura territoriale del sistema di recupero, detto anche riciclaggio. Quasi ovunque, dai più piccoli ai più estesi comuni,  lo smaltimento dei rifiuti viene fatto in modo differenziato e con la raccolta porta a porta. Tutti noi ci impegniamo in prima battuta per dividere la plastica dal vetro, per recuperare i rifiuti organici dagli inorganici, per togliere dagli imballi la carta e il cartone e riporli nell’apposito contenitore, etc.etc. Ebbene è notizia di questi giorni che le posate e le stoviglie – se così ci è permesso definirle – totalmente biodegradabili, quelle prodotte in mater bi da aziende italiane –  tra l’altro leader mondiali nel

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Dossier

Rudimenti di economia tonda, meglio se circolare (pt1)

    La circolarità non solo dell’economia, rende necessaria l’educazione, l’informazione e la formazione di ciascuno di noi – esperti o neofiti – su molti argomenti che l’avvento della rivoluzione digitale ha introdotto. Molti temi sono specifici, molti altri sono generici. Tutti gli argomenti necessitano di una riflessione a monte. Un cambio di passo, di orientamento, un approccio mentale e spesso anche fisico diverso. Quello che attraverso la rivoluzione digitale siamo ora in grado di fare tutti, prima era appannaggio di pochi. L’essere riusciti a trascrivere il mondo in numeri, ci permette di avere un più libero accesso alle “cose” del pianeta. Di partecipare in modo attivo alla sua amministrazione, alla sua gestione, alla sua sopravvivenza. Ora più che mai l’esempio di ciascuno, può davvero influenzare il comportamento di molti. Ora più che mai ognuno di noi ha gli strumenti per poter fare la differenza. Come dice molto bene il nostro collega, associato e amico, Sergio Ferraris, giornalista scientifico, e grande esperto di questioni ambientali, nel suo saggio dedicato all’economia circolare intitolato: “L’economia cerca un sistema: circolare”

 

 

… Il capitale con la sua tendenza all’accumulazione iniqua e logaritmica, arrivata a livelli mai visti prima nella storia e che sta preoccupano anche gli economisti classici, sarà a breve insostenibile in primo luogo sul fronte sociale. 

 

 

La seconda fase dell’economia circolare, se

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Come funziona una techno-corporation

   La notizia è ghiotta e di strettissima attualità. I monopattini elettrici, dopo aver ricevuto il bene placito del Comune di Milano per circolare liberamente nel territorio cittadino, da Ferragosto sono stati bloccati dagli stressi amministratori milanesi per motivi di sicurezza e in attesa  di regole certe sull’utilizzo. Regole, che il Comune si appresta ad emanare, ma che ancora di fatto non esistono. L’uso di questi mezzi “ecologici” per aiutare i residenti a coprire “l’ultimo miglio” dei loro spostamenti nel centro storico allargato del capoluogo lombardo,  è durata poco più di 15 giorni. Ma piccoli incidenti, multe a raffica, e disagi vari alla cittadinanza “non mono-pattinante”, (si scherza),  hanno convinto gli assessori competenti a ritirare –  per il momento –  il permesso di noleggio dei mezzi alle ditte che gestiscono il servizio a Milano. Ebbene, fra le varie aziende interessate dal provvedimento e più in generale al “business”, dei monopattini elettrici, troviamo una compagnia “globale”, nata in un garage in un campus degli Stati Uniti,  che si chiama LIME, su cui, grazie ad un eccellente articolo di Nicola Zamperini –  che ci ha concesso di pubblicarlo integralmente – vorremmo provare ad illuminarVi dettagliatamente.

 

La storia di questa azienda è – a nostro avviso – paradigmatica e ci aiuta, non poco, a comprendere il funzionamento delle cosiddette OTT. Quel

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Nuove categorie professionali nell’editoria: criticità e prospettive (pt2)

La seconda parte della nostra cronaca della giornata degli Stati generali dell’editoria dello scorso 4 giugno dedicata, come dice il titolo, alle nuove professioni dell’editoria, si apre con l’intervento dell’allora Presidente della Federazione Italiana Relazioni Pubbliche – Ferpi – Pier Donato Vercellone. Nei mesi successivi i vertici della Ferpi sono stati rinnovati. L’attuale della Federazione è Rossella Sobrero. La prima parte del post si concludeva con l’intervento del “moderatore” del dibattito, il consigliere del dipartimento dell’editoria Ferruccio Sepe, ribadendo il tema in discussione, ovvero le nuove professioni dell’editoria,  ricordava come i social, in particolare per la pubblica amministrazione, siano uno strumento da maneggiare con estrema cura e soprattutto con cognizione di causa. E segnalava l’esempio, molto recente al tempo del dibattito, della querelle fra il social media manager dell’Inps e alcuni utenti sulla bacheca di facebook dell’ente, sul tema del “reddito di cittadinanza”. Continuiamo dunque la nostra analisi dell’incontro proseguendo nell’estrazione dei passaggi salienti degli interventi degli esperti e del pubblico presenti all’evento, buona lettura:

 

 

Pier Donato Vercellone: In generale da alcuni studi possiamo dire che i comunicatori in Italia sono circa 100.000.  Credo più o meno come i giornalisti. Da quanto mi risulta, il mercato che potenzialmente si muove,  credo sia  intorno ai 24 miliardi di euro.

Secondo la ricerca dell’ Edelman trust barometer che ogni anno misura il

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Nuove categorie professionali nell’editoria: criticità e prospettive (pt1)

L’immagine che accompagna questo pezzo fotografa, a nostro avviso, davvero bene,  alcuni degli elementi centrali del dibattito che abbiamo riassunto e riportato per Voi nelle sue fasi salienti qui sotto. Terzo passaggio pubblico  degli Stati generali dell’editoria, qui analizzato, e che si è svolto presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 4 giugno scorso,  e che riguardava, come dice il titolo, le nuove professioni dell’editoria. In realtà, come scoprirete se avrete la bontà di proseguire nella lettura, il dibattito ha riguardato una molteplicità ben più vasta di argomenti. L’immagine emblematica proviene dal sito di un’azienda estera che si chiama Fat bit technologies che si occupa, evidentemente, fra le altre cose, di User experience design, e ci fornisce un assist davvero memorabile con quelle tre domande scritte a sinistra dell’immagine. Tre W che proiettano –  a nostro avviso – un tema decisamente difficile per il giornalismo italiano come quello della Ux, in modo quasi automatico, dentro l’agone professionale quotidiano, dentro le redazioni, anche quelle ancora più analogiche del BelPaese. Avete presente le cinque W del giornalismo?

 

L’incontro sulle nuove professioni dell’editoria non è stato introdotto dal senatore Crimi, come i due precedenti, (assente giustificato);  ma come gli altri, è stato moderato dal Consigliere del Dipartimento per l’Editoria Ferruccio Sepe. All’incontro hanno partecipato in qualità

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Generali non saprei, forse sergenti maggiori

Partiti con gran fragore di zoccoli e tintinnio di spade alla fine di marzo dell’anno corrente, il 25 per l’esattezza, con una mega convocazione pubblica in diretta streaming presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui hanno preso parte nell’ordine:  il premier Conte, il sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  il Capo Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Ferruccio Sepe,  e alti esponenti della Federazione Italiana Editori Giornali, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana e Utenti Pubblicità Associati. Gli Stati Generali dell’editoria si sono consumati mese dopo mese, incontro dopo incontro,  nel generale silenzio-assenso,  fino all’ultimo convegno sul tema tenutosi il 4 luglio scorso alle ore 10 presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Un incontro finale dedicato alle proposte dei giornalisti. Un ultimo appuntamento, quello con i giornalisti, che ha deluso tutti, Crimi per primo, come ha dichiarato lo stesso vice ministro al termine del convegno durante il suo intervento conclusivo. Un appuntamento al quale i rappresentanti delle istituzioni del giornalismo: Ordine e Sindacato, hanno deciso di non partecipare. A deludere particolarmente è stata certo la mancata presenza dei rappresentanti delle istituzioni del giornalismo, ma  anche la scarsa presenza di pubblico, ovvero di giornalisti. Sulla scarsa partecipazione dei colleghi vorremmo azzardare una spiegazione,

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False dicotomie

Abbiamo parlato spesso di complessità sulle nostre colonne, forse non abbastanza, ma svariate volte. Oggi, complice il  nostro associato Piero Dominici,  e attingendo a piene mani dai contenuti di una sua recente partecipazione ad una conferenza TED che si è svolta a Roma il 3 maggio scorso, vorremmo provare ad aggiungere dati e spiegazioni a questo tema. O meglio vorremo provare ad associare il concetto di complessità ad alcuni comportamenti “più o meno tipici” del nostro tempo. Ci ha molto preoccupato un tema recentemente balzato agli onori delle cronache. Si tratta del cosiddetto “deepfake”. Video creati con tecniche di intelligenza artificiale che sono in grado di mettere la faccia di qualcuno sul corpo di altri e/o far fare cose, o far dire cose, a qualcuno senza che “egli o ella” lo abbia realmente fatto. Questo tipo di applicazione fa il paio con un’altro sofisticato uso dell’intelligenza artificiale di cui avevamo parlato anche qui non molto tempo fa e che era in grado di creare foto di persone, letteralmente, dal nulla.

 

 

Questo programma permette a ciascuno di noi, o meglio crea per chiunque lo voglia e glielo chieda, foto e probabilmente a breve anche piccoli video, di persone che non esistono. Questa cosa turba solo me o sentite anche Voi un brividino lungo la schiena? Leggi Tutto

Libra nos a malo

Parafrasando una frase assai nota di una preghiera cattolica, ma anche di una canzone decisamente laica; vorremmo provare a riflettere assieme a Voi sull’introduzione di una cripto-moneta,  nello stato libero e sovrano di Faccialibro, governato dal monarca assoluto Marco Zuckerberg primo. L’annuncio dell’introduzione della moneta di nome Libra dentro il micro-maxi mondo rappresentato dal social network di Menlo Park e che coinvolge ad oggi all’incirca due miliardi e mezzo di persone, è stato diffuso  dallo stesso king Mark qualche giorno fa. Battute a parte l’arrivo nel giro di un anno a partire da oggi, di una moneta di scambio esclusiva, coniata e diffusa  dentro a Facebook,  ha provocato numerose e perlopiù preoccupate reazioni in tutto il mondo. Come al solito noi vorremmo provare a ragionare assieme a Voi sul tema,  facendoci aiutare da una serie di esperti –  da noi medesimi selezionati – che sull’argomento si sono espressi nelle ultime ore, estraendo alcuni passaggi dagli articoli diffusi online dagli stessi sul tema specifico e su altri temi – a nostro avviso – assimilabili. Il concetto su cui vorremmo concentrarci inizialmente per mettere assieme i vari contributi è quello del valore dei dati. Nella nostra odierna società – come molti scienziati sostengono –  i dati sono:  il vero e unico carburante, il nuovo petrolio, l’unica e più grande ricchezza. Leggi Tutto

Elaborando lo scibile e un pezzettino oltre

Luca Corsato è un data scientist, un imprenditore, e un grande amico di Lsdi e digit. Gli spunti e i ragionamenti che Luca condivide ci servono spesso da stimolo per elaborare ragionamenti che alimentano i nostri studi e le riflessioni del nostro gruppo di lavoro. In particolare l’attività di Luca di data asset management dentro OSD che è l’azienda che ha fondato circa tre anni fa assieme ad altri due esperti nella lavorazione dei dati, accendono spesso  nostre ulteriori  riflessioni perchè vanno a indagare settori molto vicini a quelli in cui operiamo qui a bottega. In un contributo postato recentemente sul suo account sulla piattaforma medium, Luca usa le sue competenze per approfondire una serie di temi che riguardano il giornalismo. L’articolo nasce come contributo ad un lavoro sul data journalism realizzato da Elisabetta Tola, un’altra grande amica di digit, giornalista e grande esperta di giornalismo dei dati,  pubblicato a sua volta su medium e che Vi consigliamo di approfondire se vi interessa la materia. Dallo scritto di Luca noi vorremmo estrarre – come al solito – alcuni passaggi che ci sembrano salienti, per poi provare a ragionarci assieme qui, costruendo una nostra specifica riflessione. Prendendo a prestito alcune idee tratte da un antico trattato di strategia militare cinese, Luca Corsato elabora alcune interessanti teorie

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