Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.3

Ad aprire il terzo e conclusivo nostro pezzo di riassunto e sottolineatura dedicato agli Stati generali dell’editoria (gialloverdi) – per distinguerli da eventuali altri Stati generali similari e diversamente colorati politicamente – vorremmo presentarvi un lavoro,  che da solo vale tutti gli incontri,  e forse qualcosina in più. Una ricerca realizzata direttamente dagli esperti del dipartimento editoria e informazione del ministero, guidati da Ferruccio Sepe, che partendo da uno studio oramai vecchiotto del Reuters Institute, ha analizzato l’Europa in lungo e in largo,  per capire quale sia –  se c’è –  il Pubblico supporto al settore dell’editoria d’informazione.

 

 

Uno studio accurato e aggiornato, che si trova scaricabile per intero sul sito del dipartimento, e che il capo del dipartimento, Ferruccio Sepe,  ha presentato per sommi capi durante l’incontro degli Stati generali dedicato alle “imprese editoriali nell’epoca di internet”. Nell’ultima serie di incontri pubblici degli Stati generali si è parlato di editoria, provando a definire il comparto nella sua accezione più attuale, mischiando – come appare inevitabile –  le vecchie logiche produttive e industriali, con l’economia delle piattaforme,  e tenendo conto della scomparsa, quasi totale, degli introiti pubblicitari in editoria, a beneficio dei nuovi grandi player.  I proprietari di quelle piattaforme, che sono diventati piano piano, gli unici gestori di tutto “er cucuzzaro”, per dirla in modo colto e informato;

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Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.2

Torniamo a Voi con la seconda parte del nostro personalissimo resoconto per estratti degli Stati generali dell’editoria voluti dal Governo leghista e pentastellato (che solo a parlarne pare di evocare il fantasma del pirata formaggino, ma tant’è); una serie di appuntamenti –  scherzi a parte –  davvero utili per configurare il presente e l’immediato futuro del comparto dell’informazione in Italia, ma che le vicissitudini politiche recenti, rischiano o forse, hanno già: vanificato. Per non dimenticare, come recita il nostro titolo, di quello che è emerso in questi incontri, abbiamo provato ad estrarre le dichiarazioni, i passaggi salienti degli interventi, le considerazioni più utili – a nostro avviso –  per mettere al più presto mano, ad una urgente e non rimandabile riforma dell’intero comparto. Partendo dal nostro ordine professionale, o forse meglio, dalla definizione della professione giornalistica; per poi passare alla intera filiera industriale del mondo dell’informazione. Gli spunti importanti emersi da questi incontri arrivano da tutte le parti. Non sono stati solo gli esperti  chiamati, ad aggiungere elementi utili al dibattito, ma come vedrete, tutti o quasi gli intervenuti, hanno inserito  spunti e riflessioni davvero importanti per la discussione. Apriamo dunque la seconda parte del nostro resoconto partendo da una dichiarazione  – celebre –  sul futuro dell’informazione, così come abbiamo fatto nel nostro primo articolo sul tema:

 

 

Emily Bell:

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Stati e strati dell’informazione (appunti per non dimenticare) pt.1

Di seguito il resoconto per estratti – solo quelli che ci parevano particolarmente interessanti e significativi –  di tutti gli incontri degli Stati Generali dell’Informazione e dell’Editoria, voluti dal Governo giallo-verde nel 2019, convocati dall’allora sottosegretario all’informazione e all’editoria Vito Crimi, attuale reggente del Movimento 5 stelle, conclusi prematuramente, prima del loro naturale e previsto finale. Era infatti atteso un incontro risolutivo ad ottobre del 2019 al termine dei colloqui/incontri interlocutori svoltisi da marzo a luglio del 2019; tale incontro, a causa della caduta agostana del Governo, non ha mai avuto luogo. L’incontro già convocato a Torino per ottobre dello scorso anno, non si è mai tenuto, e di conseguenza questi Stati Generali non hanno raggiunto il loro scopo, non hanno trovato la loro naturale fine. Un’occasione davvero importante e utile, rischia così di andare sprecata. Un’occasione unica nel suo genere in tutta la storia dell’editoria e dell’informazione italiana, in cui per la prima volta, tutti gli attori della filiera industriale della produzione delle notizie si sono incontrati e confrontati, rischia di essere dimenticata, cancellata, di finire nell’oblio. Tutti gli spunti emersi. Tutte le istanze portate a conoscenza del mondo, non arriveranno probabilmente mai sui tavoli delle persone/istituzioni/enti deputati all’esame e alla discussione delle medesime. Il nuovo Governo è già al lavoro sul tema (?) Nuove commissioni, nuove

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Dossier

Valorizzare la risorsa informazione oggi (sg)

    Siamo quasi arrivati in fondo al nostro certosino lavoro di osservazione, analisi e contrappunto dedicato agli Stati generali dell’editoria intrapreso dall’oramai ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Vincenzo Crimi nell’ambito della precedente legislatura. Un lavoro indubbiamente utile e che sarebbe davvero disastroso, a nostro avviso, se andasse perduto, nonostante siano ovviamente cambiati, dopo il rinnovo dell’Esecutivo, molti dei protagonisti della vicenda. Il cambio di Governo non ha azzerato la crisi devastante e  pluriennale del settore, e non ha certamente azzerato la necessita urgente e inderogabile di mettere mano al più presto ad una profonda riforma del comparto. E non utilizzare, in qualche modo, tutti gli spunti, spesso davvero unici e anche utili, che sono arrivati dagli Stati generali dell’editoria voluti dal precedente Governo, sarebbe, a nostro avviso, una imperdonabile leggerezza. Ma nel frattempo non dobbiamo nemmeno commettere l’ingenuità di trascurare quello che accade oggi, in politica e nel settore dell’editoria e dell’analisi della crisi,  dopo il cambio alla guida del Paese. Per questo abbiamo pensato fosse utile aprire questo nostro ulteriore post di analisi sull’ennesimo convegno degli Stati generali, quello dedicato al “pluralismo dei territori”, come recita il titolo del nostro articolo, partendo dalla cronaca, dalle notizie più recenti sul tema. E quindi permetteteci di porgerVi, in video e in forma scritta, una sintesi dell’intervento

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Raccolta pubblicitaria, dalla carta al digitale (sg)

Proseguiamo, a grandi balzi, e relativi resoconti,  nella disamina dei molteplici incontri degli Stati generali dell’editoria, voluti dal Governo giallo-verde e che ad oggi non si sa bene che fine faranno, dopo il cambio di Governo e il relativo cambio di Sottosegretario all’editoria.  La nostra impressione, a poco più di metà del lavoro di analisi è che il lavoro iniziato dentro queste riunioni possa essere utile, ma sia solo una prima, anzi primissima e molto superficiale fase, che se non trovasse una sua continuazione più approfondita e concertata in modo trasparente e condiviso con la politica (intesa come programmazione e gestione amministrativa, non come strumentalizzazione partitica) porterebbe scarsi, se non inesistenti benefici, al dibattito sull’informazione. Che è invece centrale, come ben sappiamo, nell’odierna società della conoscenza, basata sempre più sulla gestione – meglio se corretta e partecipata – dei dati. Oggi ci occupiamo dell’incontro dedicato alla pubblicità e quindi ad una delle principali fonti di sostentamento del settore. L’incontro, come sempre coordinato dall’allora sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  (come sapete da qualche giorno il Dipartimento è guidato da Andrea Martella del Pd)  e condotto dal capo dipartimento per l’informazione e l’editoria Ferruccio Sepe, si è svolto l’11 giugno scorso presso la sala monumentale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, posta in Via Santa Maria in

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Circolare, circolare, non c’è niente da vedere (pt2)

   Seconda e ultima parte del corposo dossier scritto dal nostro associato, giornalista scientifico specializzato in ambiente ed esperto di giornalismo e comunicazione: Sergio Ferraris.  Come ci capita spesso abbiamo provato a scherzarci un pochino sopra, a cominciare dal titolo. Cerchiamo di non prenderci troppo sul serio – sebbene la materia sia serissima e il lavoro fatto da Ferraris sia eccellente – perchè, permetteteci una nota giornalistica ricavata dalla cronaca quotidiana, le questioni ambientali sembrano davvero interessare a tutti, ma non ci sembra che poi si stia davvero facendo nulla per affrontarle, concretamente. Pensate all’annoso e davvero insolubile, almeno apparentemente,  problema dei “rifiuti”. Ebbene oramai anche in Italia siamo alla quasi totale copertura territoriale del sistema di recupero, detto anche riciclaggio. Quasi ovunque, dai più piccoli ai più estesi comuni,  lo smaltimento dei rifiuti viene fatto in modo differenziato e con la raccolta porta a porta. Tutti noi ci impegniamo in prima battuta per dividere la plastica dal vetro, per recuperare i rifiuti organici dagli inorganici, per togliere dagli imballi la carta e il cartone e riporli nell’apposito contenitore, etc.etc. Ebbene è notizia di questi giorni che le posate e le stoviglie – se così ci è permesso definirle – totalmente biodegradabili, quelle prodotte in mater bi da aziende italiane –  tra l’altro leader mondiali nel

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Rudimenti di economia tonda, meglio se circolare (pt1)

    La circolarità non solo dell’economia, rende necessaria l’educazione, l’informazione e la formazione di ciascuno di noi – esperti o neofiti – su molti argomenti che l’avvento della rivoluzione digitale ha introdotto. Molti temi sono specifici, molti altri sono generici. Tutti gli argomenti necessitano di una riflessione a monte. Un cambio di passo, di orientamento, un approccio mentale e spesso anche fisico diverso. Quello che attraverso la rivoluzione digitale siamo ora in grado di fare tutti, prima era appannaggio di pochi. L’essere riusciti a trascrivere il mondo in numeri, ci permette di avere un più libero accesso alle “cose” del pianeta. Di partecipare in modo attivo alla sua amministrazione, alla sua gestione, alla sua sopravvivenza. Ora più che mai l’esempio di ciascuno, può davvero influenzare il comportamento di molti. Ora più che mai ognuno di noi ha gli strumenti per poter fare la differenza. Come dice molto bene il nostro collega, associato e amico, Sergio Ferraris, giornalista scientifico, e grande esperto di questioni ambientali, nel suo saggio dedicato all’economia circolare intitolato: “L’economia cerca un sistema: circolare”

 

 

… Il capitale con la sua tendenza all’accumulazione iniqua e logaritmica, arrivata a livelli mai visti prima nella storia e che sta preoccupano anche gli economisti classici, sarà a breve insostenibile in primo luogo sul fronte sociale. 

 

 

La seconda fase dell’economia circolare, se

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Come funziona una techno-corporation

   La notizia è ghiotta e di strettissima attualità. I monopattini elettrici, dopo aver ricevuto il bene placito del Comune di Milano per circolare liberamente nel territorio cittadino, da Ferragosto sono stati bloccati dagli stressi amministratori milanesi per motivi di sicurezza e in attesa  di regole certe sull’utilizzo. Regole, che il Comune si appresta ad emanare, ma che ancora di fatto non esistono. L’uso di questi mezzi “ecologici” per aiutare i residenti a coprire “l’ultimo miglio” dei loro spostamenti nel centro storico allargato del capoluogo lombardo,  è durata poco più di 15 giorni. Ma piccoli incidenti, multe a raffica, e disagi vari alla cittadinanza “non mono-pattinante”, (si scherza),  hanno convinto gli assessori competenti a ritirare –  per il momento –  il permesso di noleggio dei mezzi alle ditte che gestiscono il servizio a Milano. Ebbene, fra le varie aziende interessate dal provvedimento e più in generale al “business”, dei monopattini elettrici, troviamo una compagnia “globale”, nata in un garage in un campus degli Stati Uniti,  che si chiama LIME, su cui, grazie ad un eccellente articolo di Nicola Zamperini –  che ci ha concesso di pubblicarlo integralmente – vorremmo provare ad illuminarVi dettagliatamente.

 

La storia di questa azienda è – a nostro avviso – paradigmatica e ci aiuta, non poco, a comprendere il funzionamento delle cosiddette OTT. Quel

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Nuove categorie professionali nell’editoria: criticità e prospettive (pt2)(sg)

La seconda parte della nostra cronaca della giornata degli Stati generali dell’editoria dello scorso 4 giugno dedicata, come dice il titolo, alle nuove professioni dell’editoria, si apre con l’intervento dell’allora Presidente della Federazione Italiana Relazioni Pubbliche – Ferpi – Pier Donato Vercellone. Nei mesi successivi i vertici della Ferpi sono stati rinnovati. L’attuale della Federazione è Rossella Sobrero. La prima parte del post si concludeva con l’intervento del “moderatore” del dibattito, il consigliere del dipartimento dell’editoria Ferruccio Sepe, ribadendo il tema in discussione, ovvero le nuove professioni dell’editoria,  ricordava come i social, in particolare per la pubblica amministrazione, siano uno strumento da maneggiare con estrema cura e soprattutto con cognizione di causa. E segnalava l’esempio, molto recente al tempo del dibattito, della querelle fra il social media manager dell’Inps e alcuni utenti sulla bacheca di facebook dell’ente, sul tema del “reddito di cittadinanza”. Continuiamo dunque la nostra analisi dell’incontro proseguendo nell’estrazione dei passaggi salienti degli interventi degli esperti e del pubblico presenti all’evento, buona lettura:

 

 

Pier Donato Vercellone: In generale da alcuni studi possiamo dire che i comunicatori in Italia sono circa 100.000.  Credo più o meno come i giornalisti. Da quanto mi risulta, il mercato che potenzialmente si muove,  credo sia  intorno ai 24 miliardi di euro.

Secondo la ricerca dell’ Edelman trust barometer che ogni anno misura il

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Nuove categorie professionali nell’editoria: criticità e prospettive (pt1)(sg)

L’immagine che accompagna questo pezzo fotografa, a nostro avviso, davvero bene,  alcuni degli elementi centrali del dibattito che abbiamo riassunto e riportato per Voi nelle sue fasi salienti qui sotto. Terzo passaggio pubblico  degli Stati generali dell’editoria, qui analizzato, e che si è svolto presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il 4 giugno scorso,  e che riguardava, come dice il titolo, le nuove professioni dell’editoria. In realtà, come scoprirete se avrete la bontà di proseguire nella lettura, il dibattito ha riguardato una molteplicità ben più vasta di argomenti. L’immagine emblematica proviene dal sito di un’azienda estera che si chiama Fat bit technologies che si occupa, evidentemente, fra le altre cose, di User experience design, e ci fornisce un assist davvero memorabile con quelle tre domande scritte a sinistra dell’immagine. Tre W che proiettano –  a nostro avviso – un tema decisamente difficile per il giornalismo italiano come quello della Ux, in modo quasi automatico, dentro l’agone professionale quotidiano, dentro le redazioni, anche quelle ancora più analogiche del BelPaese. Avete presente le cinque W del giornalismo?

 

L’incontro sulle nuove professioni dell’editoria non è stato introdotto dal senatore Crimi, come i due precedenti, (assente giustificato);  ma come gli altri, è stato moderato dal Consigliere del Dipartimento per l’Editoria Ferruccio Sepe. All’incontro hanno partecipato in qualità

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Generali non saprei, forse sergenti maggiori

Partiti con gran fragore di zoccoli e tintinnio di spade alla fine di marzo dell’anno corrente, il 25 per l’esattezza, con una mega convocazione pubblica in diretta streaming presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri cui hanno preso parte nell’ordine:  il premier Conte, il sottosegretario all’editoria Vito Crimi,  il Capo Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Ferruccio Sepe,  e alti esponenti della Federazione Italiana Editori Giornali, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana e Utenti Pubblicità Associati. Gli Stati Generali dell’editoria si sono consumati mese dopo mese, incontro dopo incontro,  nel generale silenzio-assenso,  fino all’ultimo convegno sul tema tenutosi il 4 luglio scorso alle ore 10 presso la Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Un incontro finale dedicato alle proposte dei giornalisti. Un ultimo appuntamento, quello con i giornalisti, che ha deluso tutti, Crimi per primo, come ha dichiarato lo stesso vice ministro al termine del convegno durante il suo intervento conclusivo. Un appuntamento al quale i rappresentanti delle istituzioni del giornalismo: Ordine e Sindacato, hanno deciso di non partecipare. A deludere particolarmente è stata certo la mancata presenza dei rappresentanti delle istituzioni del giornalismo, ma  anche la scarsa presenza di pubblico, ovvero di giornalisti. Sulla scarsa partecipazione dei colleghi vorremmo azzardare una spiegazione,

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