Il ritrovamento del corpo di Gabriella Querino chiude nel modo più doloroso le ricerche partite dopo lo scontro tra un barchino e un taxi acqueo nel Canale di Tessera, in laguna di Venezia. La donna, 26 anni, era dispersa da sabato mattina; il marito Sean Michieli, 25 anni, era morto in ospedale dopo l’accertamento della morte cerebrale.
La notizia non aggiunge soltanto un secondo nome al bilancio della tragedia. Sposta l’attenzione su un punto sensibile per Venezia: la convivenza, nello stesso spazio d’acqua, tra barche da lavoro, taxi acquei, piccoli natanti privati e rotte veloci verso l’aeroporto Marco Polo. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio nautico e gli accertamenti dovranno chiarire velocità, traiettorie, visibilità e responsabilità.
Il ritrovamento e il nodo delle ricerche
Secondo Rai News, il corpo è stato individuato intorno alle 9 nella zona di Campalto da un privato cittadino. La conferma dell’identità è arrivata dal sindaco di Venezia Simone Venturini, che ha parlato di una vicenda chiusa nel modo più doloroso per la città.
Per giorni erano stati impegnati i sommozzatori dei Vigili del fuoco, un’imbarcazione con sonar, l’elicottero e i presidi di Carabinieri, Polizia e Guardia Costiera. Le ricerche in laguna sono complesse perché fondali, correnti e torbidità dell’acqua cambiano rapidamente anche in tratti apparentemente vicini. Il fatto che il corpo sia stato avvistato casualmente a distanza dal punto dello scontro rende ancora più importante la ricostruzione tecnica delle ore successive all’impatto.

Perché il Canale di Tessera è un punto delicato
Il tratto di laguna collegato a Tessera è una delle aree operative più sensibili: collega la città all’aeroporto, viene attraversato da mezzi professionali e turistici e resta vicino a isole, velme e fondali bassi. In queste condizioni la sicurezza non dipende solo dal rispetto formale delle regole, ma anche dalla prevedibilità delle manovre, dalle luci di navigazione, dalla velocità effettiva e dalla capacità di vedere in tempo le altre imbarcazioni.
ANSA ha riferito che nel procedimento è indagato il conducente del taxi acqueo e che sono stati disposti accertamenti sul barchino affondato. Gli investigatori dovranno stabilire il senso di marcia dei mezzi, il punto dell’urto e la velocità. È un passaggio decisivo, perché nella navigazione lagunare pochi secondi possono fare la differenza tra una manovra evitata e una collisione.
Il tema riguarda anche chi non vive a Venezia. Molti lettori italiani usano taxi acquei, motoscafi o collegamenti lagunari per lavoro, vacanza o trasferimenti aeroportuali. La domanda concreta, dopo questa tragedia, è se i controlli e la separazione dei flussi siano sufficienti nei tratti in cui il traffico veloce incontra barche più piccole.
Cosa cambia per indagine e sicurezza
La morte di due giovani sposi impone prudenza nelle parole: le responsabilità penali saranno stabilite solo dagli inquirenti e, se necessario, dai giudici. Ma l’inchiesta può avere effetti pratici prima ancora di una sentenza. Può spingere a rivedere limiti di velocità, controlli, segnalazioni, tracciamenti e procedure di emergenza nei canali più trafficati.
Il punto non è trasformare la laguna in una strada, perché non lo è. È un ambiente mobile, con maree, nebbia, correnti e visibilità variabile. Proprio per questo le rotte a maggiore pressione devono essere lette come infrastrutture critiche: quando collegano aeroporto, città e isole, l’errore di un singolo mezzo rischia di moltiplicare le conseguenze.

Le domande aperte
Restano almeno tre domande centrali. La prima riguarda la dinamica: chi ha visto chi, a quale distanza e in quali condizioni di luce. La seconda riguarda la velocità: non soltanto quella dichiarata, ma quella compatibile con tracciati, danni agli scafi e testimonianze. La terza riguarda la prevenzione: se su una rotta così importante siano necessarie regole più chiare per distinguere flussi professionali, privati e turistici.
Per Venezia il caso è anche un colpo emotivo, perché tocca una comunità abituata all’acqua ma non per questo immune dal rischio. La laguna è lavoro, trasporto e vita quotidiana: proprio questa familiarità può rendere più facile sottovalutare l’imprevedibilità di un incrocio o di una scia.
Conclusioni finali
Il ritrovamento di Gabriella Querino trasforma lo scontro in laguna in una doppia tragedia e rende più urgente la parte meno visibile della vicenda: capire come si naviga nei punti veloci e affollati della laguna veneziana. L’inchiesta dovrà accertare le responsabilità, ma il segnale pubblico è già netto: la sicurezza dei canali non può essere affidata solo all’esperienza dei singoli conducenti.
Fonti
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