Cronaca

No Tav, assalto ai cantieri in Val di Susa: cosa rischia ora

Manifestazione No Tav con bandiere e striscioni
Manifestazione No Tav in Italia: immagine di contesto del movimento. Credito: MicerinoV/Wikimedia Commons, pubblico dominio.

La nuova giornata di tensione in Val di Susa riporta il dossier No Tav al centro della cronaca nazionale. L’assalto ai cantieri di Chiomonte e San Didero, avvenuto durante la marcia collegata al Festival Alta Felicità, non è solo un episodio di ordine pubblico: apre un problema più ampio su sicurezza dei cantieri, libertà di manifestare, infrastrutture strategiche e rischio di escalation nelle prossime settimane.

Secondo le ricostruzioni diffuse dalle agenzie, gruppi di manifestanti a volto coperto hanno lanciato pietre, razzi, bombe carta e bottiglie incendiarie contro le forze dell’ordine schierate a protezione delle aree della Torino-Lione. Il bilancio indicato dalle fonti varia tra una cinquantina e 60 feriti tra gli agenti, con mezzi incendiati e disagi anche per autostrada e ferrovia.

Che cosa è successo nei cantieri

Il corteo No Tav era stato annunciato da giorni come uno degli appuntamenti più delicati dell’estate valsusina. Le autorità avevano predisposto limitazioni e controlli preventivi, anche con sequestri di oggetti ritenuti pericolosi e provvedimenti di allontanamento. La protesta si è poi divisa in più tronconi: una parte dei partecipanti ha puntato verso il cantiere di San Didero, un’altra verso l’area di Chiomonte.

La dinamica più grave, secondo ANSA e Adnkronos, si è sviluppata quando alcune centinaia di persone incappucciate hanno tentato di forzare le recinzioni. Le forze dell’ordine hanno risposto con lacrimogeni e idranti, respingendo l’assalto dopo oltre un’ora di scontri. Nel frattempo la A32 Torino-Bardonecchia è stata chiusa in alcuni tratti e la circolazione ferroviaria ha subito stop e ritardi per la presenza di manifestanti vicino ai binari.

Manifestazione No Tav con bandiere e striscioni
Manifestazione No Tav in Italia: immagine di contesto del movimento. Credito: MicerinoV/Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Il nodo sicurezza e il rischio escalation

Il punto politico e istituzionale è la differenza tra dissenso e violenza. La contestazione alla Torino-Lione ha una storia lunga e radicata nel territorio, con comitati, amministratori, attivisti e cittadini che negli anni hanno espresso critiche ambientali, economiche e sociali. L’assalto organizzato ai cantieri, però, sposta il baricentro su un terreno diverso: quello della tutela dell’ordine pubblico e della protezione di infrastrutture considerate strategiche.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di una volontà di escalation da isolare senza ambiguità. Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo quanto riportato dalle agenzie, ha chiamato il ministro per far arrivare solidarietà e ringraziamento agli agenti feriti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito l’attacco alle forze dell’ordine un attacco allo Stato.

La prudenza resta necessaria: i numeri finali dei feriti e dei danni potrebbero essere aggiornati nelle prossime ore dagli organi competenti. Ma il segnale è già chiaro. Se la stagione dei cantieri procede verso fasi operative più intense, ogni nuova manifestazione in valle sarà valutata anche alla luce di quanto accaduto il 25 luglio 2026.

Trasporti, cantieri e impatto sul territorio

La Torino-Lione è una delle opere più contestate e discusse del Paese. Per i promotori rientra nella rete europea dei corridoi ferroviari e dovrebbe spostare quote di traffico merci dalla gomma al ferro. Per gli oppositori resta un’opera costosa, impattante e non necessaria rispetto alle priorità del territorio. Proprio questa frattura spiega perché ogni avanzamento dei lavori continui a trasformarsi in un banco di prova politico e sociale.

Gli scontri di Chiomonte e San Didero pesano anche sui collegamenti ordinari. La chiusura temporanea dell’autostrada e i rallentamenti ferroviari mostrano come la sicurezza dei cantieri non riguardi solo chi manifesta o chi lavora nelle aree interessate, ma anche viaggiatori, pendolari, imprese e residenti. In piena estate, con traffico turistico e rientri nel fine settimana, il blocco di un asse alpino può produrre effetti immediati sulla mobilità.

Ingresso a monte del Gran Pertus sopra Chiomonte in Val di Susa
Ingresso a monte del Gran Pertus sopra Chiomonte, in Val di Susa: contesto alpino dell’area interessata dalle infrastrutture. Credito: Francofranco56/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa cambia adesso

Nel breve periodo è probabile un rafforzamento dei controlli intorno ai siti più sensibili e una maggiore attenzione investigativa per identificare gli autori degli assalti. Le immagini riprese da droni, telecamere e operatori sul campo possono diventare decisive per distinguere tra manifestanti, partecipanti pacifici e gruppi organizzati che hanno cercato lo scontro.

Il rischio, per il dibattito pubblico, è che la violenza cancelli il confronto sul merito dell’opera. Una democrazia deve poter ospitare dissenso duro, argomentato e anche radicale nelle idee; non può però normalizzare il lancio di ordigni, incendi e aggressioni. La tenuta di questa distinzione sarà il vero test per istituzioni, forze politiche e movimento No Tav.

Conclusioni finali

L’assalto ai cantieri No Tav in Val di Susa segna un passaggio critico: non chiude la discussione sulla Torino-Lione, ma alza il livello di allarme sulla sicurezza. Il tema ora non è soltanto se l’opera debba avanzare e con quali garanzie per il territorio, ma come impedire che la protesta diventi terreno stabile di scontro fisico. La risposta più solida sarà quella capace di tenere insieme fermezza contro la violenza, trasparenza sui lavori e spazio reale per le posizioni dei cittadini.

Fonti

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