La carenza di medici di famiglia non e’ piu’ un problema amministrativo da addetti ai lavori: rischia di diventare, per milioni di persone, la differenza tra una cura presa in tempo e una visita rimandata. Le nuove stime diffuse dalla Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, parlano di un deficit teorico di assistenza per circa 6,8 milioni di cittadini.
Il dato non significa che 6,8 milioni di italiani siano automaticamente senza medico. Significa pero’ che il sistema regge sempre piu’ spesso grazie al sovraccarico dei professionisti rimasti: ambulatori pieni, massimali superati, tempi piu’ stretti per prevenzione, cronicita’ e follow-up. Per i pazienti fragili, anziani o residenti nelle aree interne, il rischio e’ concreto.
Il nuovo allarme sui medici di famiglia
Secondo le elaborazioni presentate al congresso nazionale Fimmg, il fabbisogno stimato e’ di circa 42.500 medici di medicina generale. Nel 2025, invece, i professionisti in servizio risultavano 36.812. La differenza, circa 5.700 medici, viene tradotta in capacita’ assistenziale mancante usando il rapporto ottimale di 1.200 assistiti per medico.
La fotografia si innesta su un problema gia’ certificato dai dati ufficiali: oltre meta’ dei medici di famiglia supera la soglia ordinaria dei 1.500 assistiti. In alcune regioni la pressione e’ particolarmente alta, con punte segnalate in Lombardia, Veneto, Bolzano, Valle d’Aosta, Sardegna e Campania. Questo vuol dire meno tempo medio per paziente e piu’ difficolta’ nel seguire chi ha bisogno di continuita’.
Cosa rischiano i pazienti
Il primo rischio e’ l’accesso. Quando un ambulatorio e’ saturo, cambiare medico diventa difficile, ottenere un appuntamento rapido puo’ richiedere piu’ tentativi e anche una richiesta semplice, come un controllo dopo un esame o l’aggiornamento di una terapia, finisce in coda. Per chi lavora, per chi vive lontano dai servizi o per chi assiste un familiare fragile, ogni passaggio in piu’ pesa.
Il secondo rischio riguarda la prevenzione. Il medico di famiglia non serve solo quando c’e’ un sintomo acuto: tiene insieme vaccinazioni, screening, monitoraggio di pressione e diabete, gestione dei farmaci, invii allo specialista e valutazione dei segnali iniziali. Se il tempo si restringe, la medicina territoriale diventa piu’ reattiva e meno preventiva.

Pensionamenti e formazione: il nodo dei prossimi anni
La parte piu’ delicata e’ il ricambio generazionale. Tra il 2026 e il 2031, secondo le stime citate da Fimmg, oltre 10.600 medici di assistenza primaria potrebbero maturare i requisiti anagrafici per la pensione. Se le uscite non vengono compensate da nuovi ingressi, le zone gia’ carenti rischiano di allargarsi.
Qualche segnale positivo arriva dalle borse per la formazione specifica in medicina generale, salite per il triennio 2026-2029. Anche le candidature crescono. Ma il punto, avverte la categoria, non e’ solo aumentare i posti: bisogna rendere la professione attrattiva, sostenibile e distribuita in modo coerente con i bisogni territoriali. Un conto e’ formare nuovi medici, un altro e’ portarli e trattenerli dove mancano.
Perche’ la carenza pesa anche sugli ospedali
Quando il presidio territoriale si indebolisce, una parte della domanda sanitaria si sposta altrove: pronto soccorso, guardia medica, specialisti, strutture private. Non sempre per emergenze vere, ma per problemi che avrebbero bisogno di presa in carico vicino a casa. E’ qui che la carenza di medici di famiglia diventa un moltiplicatore di liste d’attesa, accessi impropri e disuguaglianze.
Il tema e’ anche economico. Se una visita di controllo salta, una patologia cronica puo’ peggiorare; se una diagnosi arriva tardi, il percorso costa di piu’ al paziente e al Servizio sanitario nazionale. La medicina generale e’ la porta d’ingresso del sistema: quando quella porta si restringe, tutto il resto si affolla.
Conclusioni finali
L’allarme sui medici di famiglia non va letto come una guerra di numeri, ma come un segnale pratico per il Paese. Se mancano professionisti, se troppi ambulatori superano i massimali e se i pensionamenti accelerano, la prima cura a rischio e’ quella quotidiana: il consiglio tempestivo, il controllo di routine, la gestione delle fragilita’. La soluzione passa da programmazione, formazione e condizioni di lavoro capaci di rendere la medicina generale di nuovo sostenibile.
Fonti
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