I prestiti bancari tornano a correre, ma il segnale non e’ tutto rassicurante. Nel Rapporto mensile ABI di settembre 2026, riferito ai dati di agosto, il totale dei finanziamenti a famiglie e imprese cresce del 3,4% su base annua, in lieve accelerazione rispetto al mese precedente. Nello stesso quadro, pero’, il tasso medio sul totale dei prestiti sale al 4,19% e i nuovi mutui casa arrivano al 3,56%.
La fotografia e’ importante perche’ arriva dopo mesi di credito in ripresa, inflazione ancora sensibile per molte voci obbligate e incertezza geopolitica. In altre parole: banche e clienti stanno tornando a muoversi, ma il costo del denaro resta una variabile che puo’ cambiare la sostenibilita’ di rate, investimenti e liquidita’.
Il dato ABI che cambia il quadro
Secondo l’ABI, ad agosto il totale dei prestiti a famiglie e imprese registra un aumento del 3,4% rispetto a un anno prima, contro il 3,3% indicato per luglio. Per le famiglie si tratta del ventesimo mese di incremento; per le imprese del quattordicesimo. E’ un segnale di domanda di credito ancora viva, nonostante un’economia che cresce senza strappi.
Il punto piu’ delicato e’ nei tassi. Il tasso medio sul totale dei prestiti e’ indicato al 4,19%, con un piccolo rialzo mensile, mentre i nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni salgono al 3,56%. Per una famiglia che entra ora sul mercato della casa, anche pochi decimi possono incidere sulla rata mensile e sulla somma finale pagata nell’arco del finanziamento.
Perche’ i mutui pesano di nuovo
Il rapporto tra credito e casa va letto insieme a un altro elemento: una parte rilevante dei mutui gia’ in essere e’ a tasso fisso. Il vice direttore generale vicario dell’ABI, Gianfranco Torriero, segnala infatti che circa tre quarti dei mutui gia’ sottoscritti sono oggi in questa forma, rendendo molte famiglie meno esposte a eventuali nuovi rialzi rispetto al passato.
Questo non elimina il problema per chi deve comprare casa adesso, per chi deve rinegoziare o per chi arriva alla banca con redditi non cresciuti allo stesso ritmo dei prezzi. Il rischio non e’ un blocco automatico del mercato, ma una selezione piu’ dura: piu’ anticipo richiesto, rata meno elastica, maggiore attenzione della banca alla stabilita’ del reddito.
Famiglie: piu’ credito, ma meno margine
La crescita dei prestiti puo’ indicare fiducia, ma puo’ anche raccontare bisogni di liquidita’. Dopo anni di rincari su energia, alimentari, affitti e servizi, molte famiglie hanno meno risparmio disponibile per gestire spese impreviste. Se una parte del credito serve a comprare beni durevoli o a sostenere la casa, il segnale e’ fisiologico; se serve a compensare redditi insufficienti, la vulnerabilita’ aumenta.
Il confronto con il credito al consumo resta utile: rate piccole e finanziamenti finalizzati possono sembrare sostenibili se guardati uno alla volta, ma diventano pesanti quando si sommano a mutuo, bollette, auto e spese familiari. La variabile chiave e’ il rapporto tra rata complessiva e reddito disponibile, non il singolo tasso pubblicizzato.
Imprese: liquidita’ e investimenti sotto osservazione
Per le imprese, il quattordicesimo mese di crescita dei prestiti suggerisce che la domanda di finanziamenti non si e’ fermata. Puo’ servire a sostenere capitale circolante, scorte, investimenti, macchinari o costi energetici. Ma l’ABI collega il quadro anche a un contesto di incertezza geopolitica e a una dinamica del PIL definita non brillante.
Qui il rischio si sposta sulla qualita’ del credito. I crediti deteriorati netti a luglio risultano pari a 28 miliardi di euro, in calo rispetto ai 28,6 miliardi di marzo e lontanissimi dal picco del 2015, quando erano oltre 196 miliardi. Il livello resta quindi sotto controllo, ma andra’ monitorato se il costo dell’energia, i tassi o la domanda interna dovessero peggiorare.
Raccolta bancaria e risparmio
Nel rapporto ABI cresce anche la raccolta diretta complessiva: ad agosto aumenta del 2,3% annuo e raggiunge 2.152,6 miliardi di euro. I depositi avanzano dell’1,8%, mentre la raccolta tramite obbligazioni sale del 6,0%. E’ un dato che dice due cose: il sistema bancario ha ancora base di raccolta ampia, ma i risparmiatori cercano strumenti diversi dal semplice conto corrente.
Per le famiglie significa che il tema non e’ solo ottenere credito, ma gestire liquidita’, risparmio e debito insieme. Lasciare tutto fermo sul conto puo’ rendere poco; indebitarsi troppo puo’ togliere margine. La fase attuale chiede piu’ confronto tra offerte, durata, tasso fisso o variabile e costi accessori.
Conclusioni finali
Il segnale ABI e’ doppio: il credito italiano cresce e il sistema bancario appare piu’ solido rispetto alle grandi crisi passate, ma il costo dei nuovi finanziamenti resta una soglia concreta per famiglie e imprese. Con i mutui al 3,56% e il tasso medio dei prestiti al 4,19%, la domanda da farsi non e’ solo se la banca concede il credito, ma se la rata resta sostenibile anche in uno scenario meno favorevole. Chi deve firmare oggi dovrebbe guardare al costo totale, non solo alla rata iniziale.
Fonti
- ABI – Rapporto mensile settembre 2026
- ABI – Comunicato stampa settembre 2026 PDF
- ANSA – Abi: ad agosto accelerano prestiti a famiglie e imprese
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