Realtà aumentata: il Suddeutsche Zeitung Magazine ci crede

di Redazione | 26 agosto 2010 

Realtà aumentata

Il Süddeutsche Zeitung Magazine è la prima pubblicazione editoriale di massa a sfruttare la realtà aumentata, cioè la sovrapposizione di livelli informativi [elementi virtuali e multimediali, dati geolocalizzati, ecc.] all’esperienza reale di tutti i giorni.

Pierluca Santoro, nel suo blog Il giornalaio, riprende un video in cui viene spiegato con estrema chiarezza come, con l’utilizzo di uno smartphone [ed un'applicazione dedicata liberamente scaricabile], la rivista di carta “si anima” dando vita ad un’arricchimento di informazioni e di sensazioni  davvero straordinario.

“Tra tutte le proposte sin ora sperimentate – rileva Santoro – mi pare assolutamente la più convincente ed interessante sia per i contenuti informativi che per le proposte di comunicazione pubblicitaria.

Il primo pilastro per il processo di convergenza dell’editoria è stato piantato, non ho dubbi”.

Quotidiani: in Usa lieve crescita della pubblicità a partire dal 2014

di Redazione | 26 agosto 2010 

Pubblicità

Secondo una ricerca di VSS il calo degli investimenti pubblicitari sui quotidiani dovrebbe attenuarsi quest’ anno, con una stabilizzazione della situazione nel 2013 e l’ avvio di una nuova crescita all’ inizio del 2014. Ma, con una spesa di soli 36,76 miliardi di dollari quest’ anno, i giornali non potranno raggiungere il tetto di 66,37 miliardi che l’ industria aveva registrato nel 2005

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Il calo degli investimenti pubblicitari sui quotidiani dovrebbe attenuarsi quest’ anno, con una stabilizzazione della situazione nel 2013 e l’ avvio di una nuova crescita all’ inizio del 2014. Ma, con una spesa di soli 36,76 miliardi di dollari quest’ anno, i giornali non potranno raggiungere il tetto di 66,37 miliardi che l’ industria aveva registrato nel 2005.

Le previsioni sono della Veronis Suhler Stevenson, l’ azienda Usa specializzata in informazioni e servizi sull’ economia. La VSS – riporta Editor&publisher – prevede che gli inserzionisti, visto il declino della diffusione della stampa, continueranno a spostare i loro investimenti verso le piattaforme digitali puntando a “target mirati e a un buon ‘ritorno’ degli investimenti”, riflettendo quindi la migrazione dei giovani consumatori verso i media elettronici.

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Giornali “irrilevanti” a partire dal 2022

di Redazione | 26 agosto 2010 

Lettore-giovane

Ross Dawson, un noto consulente mediatico che già nel 2002 aveva previsto la tedenza a quella ‘evoluzione sociale’ che caratterizza gli attuali portali di informazione, ritiene che i dispositivi mobili saranno la prima fonte di in formazione entro i prossimi dieci anni e che la presenza dei giornali sarà “irrilevante” a partire dal 2022.

“Stiamo migrando verso una economia dei media dominata dalle relazioni sociali”, ha osservato Dawson, che prevede un forte abbattimento dei prezzi dei dispositivi come l’ iPad, che dovrebbero arrivare a costare 10 dollari o in molti casi dovrebbero essere regalati.

Secondo l’ esperto, che partecipa oggi a un congresso in Australia sul futuro dei media, la reputazione dei giornalisti sarà sempre più importante in futuro per attirare i lettori.

(Vía TheAustralian.com.au, 233grados.com)

La stampa svela la corruzione ma in alcuni paesi le denunce vengono ‘sterilizzate’

di Redazione | 25 agosto 2010 

Cafèbabel

Una inchiesta su ‘Truffe, crimini e giornalismo in Europa’ condotta da CafèBabel – E’ merito dell’intraprendenza della stampa se i casi di corruzione entrano a far parte della sfera pubblica, ma l’ impatto dei media in Europa cambia da paese a paese: se in Gran Bretagna, Germania e Polonia, infatti, le inchieste mediatiche spingono i governi a dimettersi, in Francia e in Italia, l’ informazione è praticamente sterile, “anche se qualcosa comincia a muoversi”.

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La corruzione politica in Europa è (ri)diventata il tormentone dell’estate. Di fronte alle rivelazioni divulgate dalla stampa, i governi della “vecchia Europa”, castigano, o meglio, imbavagliano uno spazio mediatico quando ne temono l’intraprendenza. Comunque, non c’è un’unica tendenza. Se in Gran Bretagna, Germania e Polonia, infatti, le inchieste mediatiche spingono i governi a dimettersi, in Francia e in Italia, l’informazione è praticamente sterile.

Questo il quadro emerso da una inchiesta su crimini e giornalismo pubblicata da CafèBabel

L’ autore dell’ inchiesta, Matthieu Amaré, passa in rassegna i vari episodi di corruzione e di impasto politica-crimine denunciati dalla stampa europea e sottolinea come sia “merito dell’intraprendenza della stampa se i casi di corruzione entrano a far parte della sfera pubblica. Ma l’impatto dei media in Europa – osserva – cambia da paese a paese.

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Putin, Medvedev e la ‘guerra’ dei blog

di Redazione | 25 agosto 2010 

Putin

In un clima già acceso in vista delle elezioni presidenziali del 2012, la Russia registra la novità dell’ ingresso di Putin a tutti gli effetti nel mondo della comunicazione virtuale – Sebbene il primo ministro già da anni sia presente in internet attraverso i canali ufficiali del governo, fino a questo momento si era limitato ad un tipo di comunicazione standard: immagini, testo e video ma senza interazione – Ma la durissima campagna contro il governo da parte di molti blog russi per l’ inefficienza dimostrata di fronte agli incendi, lo ha spinto a scendere in campo, rispondendo personalmente a uno dei blogger più accesi – Medvedev invece è sempre stato attento al mondo della Rete, essendo egli stesso un blogger molto attivo, ma secondo alcuni osservatori ne uscirebbe l’immagine di un impiego goffo ed encomiastico del mezzo

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di Valentina Barbieri

Alle elezioni presidenziali del 2012 saranno probabilmente concorrenti.

La campagna elettorale, per alcuni aspetti, è già in atto e Dmitrij Medvedev e Vladimir Putin, attuali presidente e primo ministro russo, stanno mirando ad una differenziazione sempre più chiara delle loro proposte.

Questo avviene anche attraverso le varie tipologie di media: mentre Medvedev è molto attento alle nuove tecnologie (ad esempio è un blogger molto attivo), Putin è maggiormente rivolto ai canali tradizionali (televisione in primis).

In questo contesto si inserisce un recente fatto di cronaca che ha visto Vladimir Putin confrontarsi con il mondo a lui poco conosciuto del web.

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Quotidiani Usa: 100.000 dollari al mese per fare lobbying sul governo

di Redazione | 24 agosto 2010 

NaaNel secondo trimestre di quest’ anno, la Newspaper Association of America (l’ organismo che rappresenta circa 2.000 quotidiani Usa) ha speso 290.000 dollari (228.781 euro) per azioni di lobby nei confronti del governo federale su questioni come il futuro dei media, la privacy e la legislazione diretta a rendere pubbliche le informazioni governative. Lo annuncia un  articolo dell’ Associated Press article pubblicato da Business Week, secondo quanto riporta Sfnblog.

Nel trimestre precedente la spesa era stata di 250.000 dollari, mentre nello stesso trimestre del 2009 la NAA aveva investito 278.000 dollari.

L’ Associazione, in particolare, ha fatto azioni di lobby sul Senato e sulla Camera Usa in relazione a una proposta di legge chiamata “Free Flow of Information Act”, che dovrebbe proteggere i giornalisti in alcuni casi, esentandoli in particolare dall’ obbligo di rivelare le proprie fonti confidenziali, una misura che dovrebbe incoraggiare segnalazioni e denunce alle redazioni.

La NAA  ha ‘lavorato’ anche nei confronti del Future of Media Project, che fa capo alla Federal Communications Commission, che potrebbe influenzare la politica federale sulla proprietà dei media.

Intanto la News Corp. di Rupert Murdoch – secondo la  ricostruzione di Politico – avrebbe versato quest’ anno 1 milione di dollari alla Republican Governors Association di Haley Barbour: un contributo che potrebbe rappresentare un ulteriore passo verso una aperta identificazione fra la News Corp.  e i repubblicani.

Free press: problemi in Europa ma il modello economico non è in declino

di Redazione | 24 agosto 2010 

Bakker

In Asia e in America latina i quotidiani gratuiti continuano ad andare a gonfie vele e per per quanto riguarda i paesi europei il mercato era talmente competitivo che alcune chiusure erano inevitabili – L’ ultima Newsletter di Piet Bakker dedicata alla free press quotidiana

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Nella sua ultima Newsletter, Piet Bakker segnala come in America Latina e Asia non ci siano segnali di declino, mentre in Europa – osserva – il mercato era talmente competitivo che alcune chiusure erano inevitabili.

Nel 2007 c’ erano in Europa 140 testate con una diffusione di 27 milioni di copie, mentre nel 2010 le testate si erano ridotte a 87 con una diffusione di 19,3 milioni di copie.

Quello che ora rimane – sottolinea Bakker – è una situazione con minori testate per paese (3,6 per ciascun mercato), che è un livello più sano rispetto  a quelli del 2007 e 2008 (4,7 testate per paese).

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Free press: ‘Leggo’ e ‘City’ fra i primi 4 quotidiani gratuiti più diffusi al mondo

di Redazione | 24 agosto 2010 

Free-press-Italia

Leggo e City sono al terzo e quarto posto fra i dieci quotidiani gratuiti più diffusi al mondo.

I dati (relativi alla diffusione nel 2009) sono contenuti nell’ ultima FDN (Free Daily Newspaper), la Newsletter sui quotidiani free press diffusa da Piet Bakker, il docente olandese considerato ormai il maggiore specialista del settore a livello mondiale.

Nella classifica, a Leggo viene attribuita una diffusione media di 963.000 copie quotidiane e a City di 779.000 copie.

Secondo Bakker comunque le cifre relative al quotidiano cinese Beijing Daily Messenger non sarebbero affidabili: “le fonti ufficiali – rileva Bakker – parlano di un milione di  copie, ma altri sostengono che la diffusione effettiva si aggirerebbe fra le 180.000 e 250.000 copie.  Se fosse vero i due gratuiti italiani sarebbero al secondo e al terzo posto e al decimo posto salirebbe il francese Direct-Plus con 650.000 copie.

Giornalismo iperlocale: AOL investe 50 mln di dollari ma i risultati sono deludenti

di Redazione | 23 agosto 2010 

Patch

Lavoro massacrante per i giornalisti e scarsissimi ricavi da parte della pubblicità – Nonostante l’ intervento di grossi gruppi editoriali, le iniziative di informazione iperlocale negli Usa, secondo un’analisi di Themediatrend, non hanno ancora trovato un modello economicamente sostenibile –Il caso di Patch.com e il crollo di diversi redattori, fra cui una giornalista che ha scritto a Den Kennedy, docente di Giornalismo alla  Norstheastern University, di non poter più lavorare così – “Le settimane di lavoro sono di 70 ore. Sì, 70 ore e più. E’ una start up, con tutto quello che segue, e lo sapevo che sarebbe stato un lavoro duro. Ma è inquietante il fatto che io non possa avere una pausa. Da più di 20 anni sono nel giornalismo, come cronista, redattore online, segretaria di redazione in un settimanale, ma non ho mai lavorato tanto nella mia vita”

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L’ informazione locale ha un futuro? Marc Mentre, su Themediatrend.com, compie una interessante analisi di quello che sta accadendo negli Stati Uniti e scopre che i risultati degli investimenti, anche massicci, sono fino ad ora molto deludenti.

Trende parte dalle iniziative – non più solo sperimentali – avviate anche da grossi gruppi, come EveryBlock (MSNBC), Patch.com (AOL), Outside.in, ecc, approfittando dello spazio liberato dalla scomparsa di numerosi giornali di informazione locale e regionale (o dalla soppressione delle loro edizioni locali) e basandosi sullo sviluppo dell’ informazione sul ‘mobile’, per misurare fino a qual punto siano cresciuti i siti di informazione locale e cita un articolo sul Boston Globe in cui si prende ad esempio la scelta offerta a un abitante di Harlington, una cittadina di 45.000 abitanti nel Massachusetts.

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Alla ricerca di una Arianna Huffington italiana

di Redazione | 20 agosto 2010 

Huffington

(da Vittorio Pasteris)

Una analisi delle dinamiche che hanno portato a questo risultato, non potrebbe prescindere da un’analisi della figura che lo ha propiziato. Arianna Huffington, nata Arianna Stassinopoulos, non era infatti una novizia quando ha cominciato ad interessarsi di giornalismo online, quanto piuttosto una figura giornalistica di successo, che aveva già tentato finanche una sua personale discesa nell’arena politica. Come non bastasse, le “necessità” informative della politica la signora in questione le conosceva bene anche indirettamente, in quanto moglie del miliardario repubblicano Michael Huffington.

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