Il nuovo bollettino dell’Istituto superiore di sanità sposta ancora in avanti il bilancio del West Nile virus in Italia: al 30 settembre 2026 i casi confermati sono 727, contro i 700 del report precedente, con 54 decessi notificati tra i casi confermati. Il dato non significa panico, ma indica che la stagione delle arbovirosi non è chiusa e che la sorveglianza resta decisiva anche quando l’estate sembra ormai alle spalle.
Il punto più concreto per i cittadini è questo: il virus non passa normalmente da persona a persona. Il ciclo coinvolge zanzare, soprattutto del genere Culex, e uccelli; l’uomo è un ospite accidentale. Proprio per questo il rischio non si misura solo guardando ai singoli ricoveri, ma anche alla diffusione territoriale del virus, alla presenza di forme neuro-invasive e alla sicurezza di sangue, organi e tessuti donati.
Il segnale dell’ISS: più casi e circolazione più ampia
Secondo il Report N. 10 dell’ISS, aggiornato al 30 settembre, i casi confermati di infezione da West Nile virus sono così distribuiti: 383 forme neuro-invasive, 93 casi asintomatici individuati tra i donatori di sangue, 247 casi di febbre, tre casi con altri sintomi e un caso asintomatico. Tra le forme neuro-invasive sono inclusi cinque casi importati, mentre un caso di febbre è collegato al Burkina Faso.
Il cambiamento più rilevante, rispetto alla settimana precedente, riguarda la mappa. Le province con dimostrata circolazione del virus salgono a 85 e appartengono a 20 regioni. L’elenco comprende ormai quasi tutto il Paese: dal Piemonte alla Sicilia, dalla Lombardia al Lazio, fino a Sardegna, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata. È una fotografia che rende meno utile ragionare per “zona lontana” e più utile ragionare per prevenzione ordinaria.
Il dato clinico resta delicato. La letalità calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone finora segnalate e confermate è pari al 14,0%, molto vicina al 14,4% rilevato nello stesso periodo del 2025. Non tutti i contagi sono gravi e molte infezioni possono restare asintomatiche, ma quando il virus raggiunge il sistema nervoso centrale il quadro cambia: febbre alta persistente, confusione, rigidità nucale, debolezza marcata o sintomi neurologici richiedono valutazione medica rapida, soprattutto negli anziani e nelle persone fragili.
Il bollettino segnala anche 16 casi di Usutu virus, altro flavivirus trasmesso da zanzare e uccelli. Non è il centro dell’allarme, ma conferma che la sorveglianza delle arbovirosi non riguarda un solo patogeno: serve a intercettare più segnali nello stesso ambiente.
La parte meno visibile, ma più importante per il sistema sanitario, riguarda donazioni e trapianti. Il Centro nazionale trapianti ha ricordato che, negli ultimi anni, l’aumento dei casi non ha prodotto trasmissioni attraverso trasfusioni e trapianti grazie agli screening mirati. Nel nuovo bollettino ISS, i 93 donatori asintomatici individuati mostrano proprio perché questi controlli sono necessari: intercettano infezioni che altrimenti non darebbero segnali immediati.
Per le famiglie, il messaggio pratico è semplice e poco spettacolare: ridurre le zanzare resta la misura più efficace. Vuol dire eliminare acqua stagnante da sottovasi, secchi, tombini privati e contenitori esterni; usare zanzariere dove possibile; proteggere braccia e gambe nelle ore serali in aree con alta presenza di zanzare; prestare più attenzione se in casa ci sono anziani, immunodepressi o persone con malattie croniche. La disinfestazione pubblica aiuta, ma non sostituisce la prevenzione domestica.
Il confronto con il bollettino precedente spiega perché questa non è una replica della stessa notizia: i casi crescono di 27 unità, le province interessate passano da 83 a 85 e le regioni coinvolte da 19 a 20. È un aggiornamento ufficiale, settimanale e operativo, utile per capire dove il rischio continua a muoversi e perché la chiusura della stagione calda non coincide automaticamente con la fine della sorveglianza.
Conclusioni finali
Il West Nile non va raccontato come emergenza indistinta, ma nemmeno archiviato come rumore di fondo: 727 casi, 383 forme neuro-invasive e circolazione in 20 regioni sono numeri che chiedono attenzione concreta. La prevenzione contro le zanzare, i controlli sui donatori e la sorveglianza territoriale sono la barriera più solida. Per chi ha sintomi importanti o appartiene a categorie fragili, il consiglio resta uno solo: non aspettare che passi da sé e contattare il medico.
Fonti
- Istituto superiore di sanità – Report N. 10 West Nile e Usutu virus 2026
- EpiCentro ISS – Sorveglianza dei casi umani di infezione da West Nile virus
- Centro nazionale trapianti – West Nile Virus, controlli su trasfusioni e trapianti
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