Una candidata esclusa da un concorso per un piccolo tatuaggio sul polpaccio ha portato davanti ai giudici europei una questione che va oltre il singolo caso. Secondo l’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea Tamara Capeta, l’applicazione combinata del divieto di tatuaggi visibili e dell’obbligo di una divisa femminile specifica puo costituire discriminazione diretta fondata sul sesso.
La vicenda riguarda l’accesso alle forze di polizia italiane. La candidata, indicata negli atti con il nome fittizio HG, era stata esclusa perche il tatuaggio a forma di fiore sarebbe risultato visibile con la divisa femminile di cerimonia, composta da gonna e scarpe decollete. Il punto giuridico e concreto e questo: con una divisa maschile, lo stesso tatuaggio sulla parte bassa della gamba non avrebbe prodotto la stessa esclusione automatica.

Cadetti della Polizia di Stato in uniforme cerimoniale durante la Festa della Repubblica a Roma. Foto: Jollyroger/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.5.
Il punto della Corte Ue
Le conclusioni dell’avvocata generale non sono ancora una sentenza. La Corte comincera ora a deliberare e decidera in una data successiva. Ma il parere indica una direzione precisa: una regola apparentemente neutra, come il divieto di tatuaggi visibili, puo diventare discriminatoria quando viene applicata insieme a un’altra regola che pesa solo su una parte dei candidati.
Nel caso Lertimene, il nodo e l’uniforme. Le norme concorsuali escludono automaticamente chi abbia tatuaggi visibili in uniforme. Per le candidate, pero, la divisa di cerimonia prevede anche la gonna. Per i candidati uomini, il pantalone coprirebbe la stessa zona della gamba. Da qui la tesi: non e il tatuaggio in se a creare una differenza, ma l’effetto pratico dell’obbligo di uniforme distinta per genere.
Il governo italiano, secondo la ricostruzione della Corte, ha richiamato valori, tradizione e identita delle forze di polizia durante le cerimonie ufficiali. L’avvocata generale ritiene pero che questa giustificazione non superi il test europeo del requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell’attivita lavorativa. Le cerimonie rappresentano una parte limitata del lavoro di polizia; inoltre le agenti gia indossano pantaloni nell’uniforme operativa e possono essere autorizzate a usarli in alcune occasioni ufficiali.

Mezzo e agenti della Polizia di Stato in Piazza San Babila a Milano. Foto: Kevin.B/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.
Per chi partecipa a concorsi pubblici, la possibile svolta non significa liberta assoluta su ogni tatuaggio o su ogni elemento dell’uniforme. Significa, piuttosto, che le amministrazioni dovranno motivare meglio le esclusioni automatiche quando una regola incide in modo diverso su uomini e donne. Il parametro europeo chiede proporzionalita: il sacrificio imposto al candidato deve essere necessario rispetto all’obiettivo perseguito.
Se la Corte seguira le conclusioni, i giudici nazionali dovranno applicare l’interpretazione europea nel caso concreto. L’effetto potrebbe arrivare anche su casi analoghi: bandi, regolamenti interni e prassi di selezione dovrebbero essere riletti per evitare che una combinazione di norme formali produca una disparita sostanziale. Il tema non riguarda solo l’estetica, ma l’accesso al lavoro pubblico e la parita di trattamento nelle carriere in divisa.
Il passaggio piu delicato resta il confine tra immagine dell’amministrazione e diritti del candidato. Le forze di polizia possono chiedere disciplina, riconoscibilita e uniformita. Ma, secondo il parere europeo, non possono usare una differenza di abbigliamento legata al genere per creare un ostacolo sproporzionato all’assunzione. In altre parole, la regola sul decoro deve essere coerente con la funzione, non con un automatismo che colpisce solo alcune candidate.
Conclusioni finali
La decisione definitiva non e ancora arrivata, ma il segnale e forte. Il caso dei tatuaggi in Polizia mette sotto esame il modo in cui i concorsi pubblici traducono regole di immagine, uniformi e requisiti fisici in esclusioni concrete. Se il parere verra accolto, non cambiera solo il destino della candidata: cambiera il criterio con cui valutare regole che sembrano uguali per tutti, ma nella pratica non lo sono.
Fonti
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