La televisiùn

| 1 Giugno 2022 | Tag:, , , , , , , ,

Enzo Jannacci, poeta, dottore, cantautore, scrittore, autore, comico, e tanto altro, (quanto ci manca), aveva così sintetizzato in una sua canzone la famigerata “scatola dei sogni” che ancora tanto ci attrae e avviluppa, nonostante, o forse meglio, sebbene,  si sia nel bel mezzo della “rivoluzione digitale”:

 

 

 

 

La televisiun la g’ha na forsa de leun
La televisiun la g’ha paura de nisun
La televisiun la t’endormenta cume un cuiun
(Enzo Jannacci – Quelli che – 1975)
Cosa è rimasto di quella scatola che ha rappresentato una delle rivoluzioni epocali del nostro tempo, quanto ancora siamo dipendenti dal piccolo schermo, come si è evoluta la televisione e come attraverso la televisione si sono a loro volta modificati i nostri comportamenti, il nostro linguaggio, la moda/le mode? Lungi da noi l’idea di riuscire a rispondere a queste domande, sarebbe presuntuoso e inopportuno. Come spesso accade cerchiamo invece  di porre alcune domande e poi di trovare qualche indicazione per orientare le nostre,  e magari,  anche le Vs ricerche su questi temi. Inutile dire che il mitico Enzo aveva e ha, ancora,  completamente ragione nella sua sintesi poetica, e molti “imprenditori del quartierino, meglio conosciuti come furbetti” hanno provato più e più volte a mettere in pratica le indicazioni espresse dal poeta milanese nel testo della sua canzone. Il caso più eclatante di imprenditore televisivo di successo l’abbiamo ben presente tutti, crediamo. E se poi, tale imprenditore,  si è trasformato in  qualcos’altro ed è pure entrato nella storia del nostro paese. Sigh! E pure Sob!
Ma tanti altri sono stati,  nel corso degli anni,  i casi di personaggi che grazie all’uso più o meno ortodosso del medium televisivo,  hanno tratto o “sottratto” lauti pasti e guadagni, anche copiosi,  a destra e a manca. Nella nostra specifica osservazione del fenomeno,  legata all’epopea digitale e alla trasformazione della comunicazione,  ci sembra di poter dire che la televisione,  dopo il boom  e gli anni di predominio e successo quasi assoluto, in epoca più recente,- quella caratterizzata dalle trasformazioni digitali –  sia riuscita a conservare in parte – sempre meno col passare del tempo –  la propria posizione dominante. Con l’avvento del digitale, però, la tv ha conquistato un nuovo e importante ruolo,  adeguandosi,  o forse, trasformandosi suo malgrado, in un oggetto differente e più adatto alle nuove dinamiche di fruizione e consumo. A questo proposito abbiamo già un volta parlato del caso emblematico di Netflix. Caso che riassume e sintetizza in modo perfetto questa parabola di trasformazione e nuovo sfolgorante successo del medium televisivo. Per capirci meglio andiamo ad esportare,  brevemente,  alcuni stralci della “ns” definizione della techno corporation a stelle e strisce di produzione cine-televisiva:
Fondata nel 1997 (in origine distribuiva DVD a casa )
È stata una delle prime dot.com a fare dell’astrazione computazionale il suo progetto d’impresa.
Attualmente Netflix da lavoro ad oltre 70 mila persone e fattura più di 20 mld di dollari
Il 6 gennaio 2016 lancia lo streaming globale in 130 paesi divenendo di fatto una nuova rete TV globale solo online.
Netflix produce in proprio. È forse il più grande produttore di film e prodotti TV al mondo.
Le serie e i film vengono commissionati su calcoli e previsioni algoritmiche: dati previsionali computerizzati al 70%, giudizio umano al 30%.
Creazione di un nuovo tipo di spettatore/pubblico. Accesso istantaneo e personalizzazione totale del prodotto. Binge- watching.
Siamo  passati dalle statistiche astratte del pubblico dei rilevamenti a campione,  alle storie dettagliate di visualizzazione personale (minuto per minuto) raccolte in automatico dall’app di Netflix e processate costantemente dall’algoritmo. 
Il cinema e la TV come servizio (quando e dove vogliamo). I ruoli sono banditi. Siamo noi (spettatori/atomi) che interagiamo con l’algoritmo e sperimentiamo una library personale e personalizzata. Guardiamo i programmi nel nostro flusso temporale personalizzato mentre Netflix (ma in realtà l’algoritmo e tutti gli algoritmi ) guardano noi.
Con Netflix potremmo aver identificato uno dei modelli di uso e consumo del medium televisivo del presente. Un modello efficiente, tanto preciso e adeguato alla contemporaneità,  da non essere più  neanche riconducibile alla definizione di semplice“televisione” . Netflix come abbiamo provato a dire, qui sopra,  è un concentrato di molte altre e differenti “cose”. E gli altri?  Cosa ne è stato di tutti i  nuovi modelli che dalla tv avevano avuto origine, e  che dentro la trasformazione digitale e il nuovo ecosistema,  avrebbero dovuto trovare il proprio sviluppo?  Proviamo a spiegarci meglio. In origine dentro alla rivoluzione digitale e molto prima di Netflix era arrivato un altro player fondamentale per comprendere il cambiamento di usi, costumi, e conseguenti modelli “televisivi”  post transizione digitale: You Tube

 

YouTube è stato fondato il 14 febbraio 2005 da Chad Hurley (amministratore delegato), Jawed Karim (consigliere) e Steve Chen (direttore tecnico), tre ragazzi che in passato avevano lavorato per PayPal. Il primo video caricato su YouTube è stato Me at the zoo (Io allo zoo), pubblicato da Jawed Karim, alle 20:27 del 23 aprile 2005. Il breve filmato è stato girato di fronte alla gabbia degli elefanti dello Zoo di San Diego, in California.  Karim, il cui username è jawed, è stato anche il primo utente a registrarsi sul sito.

Nel giugno del 2006, l’azienda ha comunicato che quotidianamente venivano visualizzati circa 100 milioni di video, con 65.000 nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. Nell’agosto del 2006, Sony ha acquisito il sito concorrente Grouper per 65 milioni di dollari; all’epoca questo evento aveva lasciato presupporre che il valore di mercato di YouTube potesse aggirarsi intorno al miliardo di dollari; tuttavia, la stima si è rivelata sottodimensionata: il 10 ottobre 2006, infatti, Google ha acquisito YouTube per 1,65 miliardi di dollari, pagati in azioni proprie.

 Dal 14 maggio 2007 il sito è disponibile anche in italiano

(definizione Wikipedia)

 

 

 

 

 

 

Con un giocatore di questo tipo seduto al tavolo dei competitor televisivi le cose non potevano in alcun modo rimanere stabili. Gli equilibri sono cambiati, eccome. Le implicazioni che queste scarne note che abbiamo estratto dalla scheda che wikipedia ha dedicato a You Tube,  sono tali e tante,  da poter essere comprese con facilità da chiunque. Lasciando da parte le riflessioni dotte – non alla nostra altezza – potremo facilmente azzardare che You Tube sia in breve tempo diventata una sorta di televisione globale. Una tv visibile ovunque e da chiunque. Una tv senza palinsesto – o meglio con palinsesto variabile e totalmente personalizzabile –  e fruibile sia sui televisori “semplici”  e “fissi”, sia su tutti gli altri “strumenti” provvisti di uno schermo a nostra disposizione, e, in genere, utilizzabili in  “mobilità”. Ma lasciando da parte questi discorsi “alti” e tornando alla “televisiun”, la domanda che ancora ci poniamo è:  come mai? Perchè nella presunta abbondanza e “facilità” digitale,   non si sia avviato un nuovo e potente sviluppo del settore televisivo? E per sostanziare meglio la domanda e i presupposti che essa porta con se, andiamo a pescare alcuni stralci significativi da altrettanti articoli del nostro archivio dedicati al tema:

Si chiamerà ‘’jukebox’’ e lo lancerà la CBS News fra qualche giorno. E’ un servizio di televisione internet: 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana ma soprattutto televisione personalizzata.

’’E’ una tv di contenuti da scaricare via “podcasting” sul mio dispositivo portatile

Una televisione non stop che nega il tempo e il luogo dove la televisione è stata tradizionalmente consumata, il divano di casa. Perché va sul computer, si vede al lavoro, in treno, a letto. Una televisione che non appartiene più al televisore, inteso come oggetto fisico’’.

La logica è chiara: c’è una sola testata che si esprime con più mezzi, diretta a pubblici diversi, ma con un’ unica strategia informativa ed economica.

(Tv take away 17 lugl 2005)

 

 

 

 

 

 

Current tv

chiunque può mandare del materiale filmato e sperare nella sua messa in onda.

La missione del neonato network televisivo sta tutta nella citazione di Orson Wells: “Non date loro quello che pensate vogliano, date loro ciò che non hanno mai pensato fosse possibile”

tutti i filmati saranno sottoposti a una scelta e a una verifica, soprattutto riguardo i temi preponderanti: moda, lavoro, finanza, cronaca, costume. Ogni servizio che andrà in onda sarà pagato 250 dollari. Inoltre la stessa emittente metterà a disposizione dei corsi online per imparare a girare e a montare i servizi.

Innovazione anche sul versante spettatore: ogni utente potrà crearsi il proprio palinsesto, selezionando ‘on demand’ i programmi che desidera vedere.

(Current la tv fai da te 18 ago 2005)

 

 

 

 

 

 

Produzioni

Al di là dei contenuti generati in maniera casuale dagli utenti e quindi distribuiti in rete, sul Web avranno un peso crescente le cosiddette produzioni ProAm che riusciranno in buona parte a conquistarsi un’importante fetta di mercato all’interno dell’industria nu-televisiva, soprattutto grazie ad un nuovo processo produttivo low cost e ai nuovi linguaggi/format utilizzati. Se paragonate infatti alle produzioni televisive classiche queste realtà hanno un vantaggio competitivo senza precedenti proprio nella gestione dei costi. Una serie NetTV al top viene a costare mediamente sui $3000 al minuto (dati confermati da più fonti es. Prom Queen, Buried Alive), ma la maggior parte delle serie NetTV ha un costo minuto di un terzo (circa $1000) pur rimanendo con un livello qualitativo (script, cast, girato, montaggio) decisamente alto. Una serie TV ha dei costi molto variabili (in funzione del cast, del numero di riprese, delle location, etc.) ma raramente scende sotto i $30.000 per minuto, raggiungendo picchi ragguardevoli (>$70.000 x minuto)   

(il 40% dell’audiovisivo nel 2012 passerà via internet 26 dic 2007)

 

 

 

 

 

 

Dunque che fine hanno fatto tutte queste belle cose? E soprattutto cosa ne è stato della “rete orizzontale” che rendeva tutto democratico e accessibile, e rendeva  possibile ogni cosa? Dove sono queste produzioni a basso costo di cui si parla nell’ultimo ns articolo citato, risalente al 2007? E Current TV, per la quale si era speso – addirittura –  un vice presidente degli Stati Uniti? E per venire a noi nel Belpaese, cosa ne è stato del bellissimo e molto funzionale “esperimento” tutto italiano di piattaforma video – stile You Tube – che si chiamava You Reporter, dopo che nella migliore delle tradizioni delle “start up tecnologiche” di ogni luogo e latitudine,  i suoi creatori-possessori l’hanno venduta per tanti bei dollaroni ad un editore italiano mainstream: Rcs Corriere della Sera, per non far nomi? Domande, molte delle quali retoriche, a cui proveremo a rispondere nelle prossime settimane con qualche altro articolo sul tema. Cominceremo  con una intervista ad Angelo Cimarosti, co-fondatore e co-gestore del “fenomeno You Reporter”,  il quale,  nel corso degli anni  ha scritto anche un libro sul tema,  e qualche tempo dopo si è unito alla nostra associazione.    Grazie dell’attenzione e alla prossima ;)

 

 

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