Pace

| 16 Marzo 2022 | Tag:, , , , , ,

Lungi da noi provare anche solo appena un pò a mettere le mani nella questione mondiale più intricata del momento. Ci riferiamo alla disgraziata aggressione russa ad un paese indipendente e sovrano quale è l’Ucraina. Trattasi di materia troppo complicata e assolutamente non alla nostra portata. Come la pensiamo è ben esplicitato, almeno lo speriamo, nel titolo e nell’immagine di apertura di questo articolo. Il resto è solo sgomento, dolore e sofferenza. Rimaniamo attoniti al cospetto dell’ennesimo fallimento dell’Uomo. Senza parole. Senza fiato.

 

 

Quello che vorremmo provare a indagare quest’oggi sono le tante implicazioni che anche in questa terribile occasione si stanno verificando dentro al nostro mondo. Quello del giornalismo, quello della comunicazione, quello degli studi sulla transizione digitale dentro al giornalismo e alla comunicazione.   Il primo evento degno di nota arriva qualche giorno dopo l’inizio del conflitto – che oramai nel frattempo è giunto quando scriviamo al ventesimo giorno – si tratta del ritiro progressivo delle principali piattaforme digitali dalla Russia, come conseguenza e – forse – anche, in qualche modo,  “sanzione”,  – assieme a tutte le altre elaborate dai paesi europei e dalle Nazioni Unite  –  in altre parole i non belligeranti – contro la Russia. Ne scrive in modo egregio  sul suo canale Telegram “Disobbedienze”, il “solito”  – lo diciamo con grande ammirazione e rispetto –  Nicola Zamperini:

 

 

 

 

 

Netflix e Tik tok lasciano la Russia. La guerra ibrida ha due terreni delle operazioni. Uno fisico, statuale, conteso e difeso dalle forze militari sul campo. Un terreno digitale conteso dalle forze cyber sul campo. Ma questo terreno digitale di battaglia è proprietà privata.

 

Social network che dal canto loro, e dall’alto del loro potere, hanno allestito centri operativi speciali per monitorare le conversazioni in corso nei loro giardini recintati, nel campo di battaglia digitale.

 

Mykhailo Fedorov ministro ucraino per la trasformazione digitale, ha lanciato un appello proprio su Twitter a Elon Musk affinchè mettesse a disposizione del paese la connessione a internet attraverso i satelliti Starlink della sua azienda. La risposta di Musk è arrivata anch’essa via Twitter: “Starlink service is now active in Ukraine. More terminals en route”.

 

 

 

 

La seconda cosa sulla quale vorremmo porre l’accento e invitarVi a riflettere con cura,  arriva negli ultimi giorni, e sembra essere una sorta di evoluzione proprio delle riflessioni del collega e amico romano che abbiamo appena estrapolato  e riportato. La notizia è davvero clamorosa,  – a nostro parere – nella sua “devastante” semplicità. Il lancio di agenzia della Reuters  recita testualmente: ” in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, abbiamo temporaneamente concesso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole. Ad esempio, post violenti come l’invocare la “morte agli invasori russi”. Non consentiremo nulla che riguardi la violenza contro i civili russi”.  A parlare sono gli amministratori di Meta, il gioiello da svariati fantastiliardi di dollari possessore fra gli altri di Facebook, Instagram, e altre bazzecole digitali da milioni, anzi, miliardi,  di utenti. Ovviamente  –  tornando al testo del comunicato – queste speciali regole non possono essere applicate da tutti gli utenti di Facebook ma solo in alcuni Paesi come: Armenia, Azerbaigian, Estonia, Georgia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia e – ovviamente, purtroppo – Ucraina.   Se il contesto  non fosse così terribilmente drammatico, ci sarebbe da ridere parecchio, anche se molto amaramente, per la “presunta” ingenuità dei tycoon della Silicon Valley.  Che qualcuno potrebbe anche leggere come “sublime” scaltrezza ed eccellente “acume politico”.   Chissà.  Ai posteri la sentenza.  Purtroppo però, difronte a scenari così terribilmente crudeli,  la questione delle concessioni di Meta/Facebook  è soltanto – a nostro avviso –  “devastante”, lo ripetiamo, nella sua semplicità. Aggiungere odio all’odio, è solo un inutile accessorio malvagio e crudele, non certo un aiuto ai deboli ne una concessione “democratica” agli oppressi. La Pace non si persegue con le armi, e non si raggiunge uccidendo le persone. E se l’Umanità 4.0 è quella raccontata da questo “inusitato” conflitto, forse il presunto progresso prospettatoci dai soliti tycoon ipertecnologici non sembra essere quel “bengodi” che ci hanno prospettato. Che ne pensate?  Ma torniamo a noi, o meglio, torniamo alle considerazioni di Nicola Zamperini, estrapolate dall’articolo precedente e anche da un secondo pezzo, realizzato dallo scrittore e giornalista romano qualche ora dopo aver preso visione dell’  “editto imperiale di sua magnificenza Mark primo del Metaverso”.

 

 

 

 

 

Riferendosi al comportamento di alcune piattaforme digitali rispetto al conflitto in corso e prima di conoscere “l’editto imperiale”, Zamperini ci faceva notare che: “quando Meta e Twitter decidono di  limitare la visibilità di RT e Sputnik, si comportano da attori, delimitano il campo di battaglia, sottraggono armi all’invasore, diventano protagonisti del conflitto ibrido.  (E ancora non avevano emesso l’editto – aggiungiamo noi). 

Ancora una volta – dice Zamperini – definirle meta-nazioni digitali credo sia la cosa giusta. La loro sovranità è piena nel campo di battaglia digitale e i loro interessi sovranazionali nel determinano le scelte.

Scelte che, nel pezzo successivo all’editto di Zuck, Zamperini, riprendendo il concetto appena riportato qui sopra, riassume in modo ancora più preciso in questo passaggio:

Insomma Meta ha deciso di prendere parte alla Guerra in maniera esplicita, decidendo nel suo spazio – nel suo territorio, ricordiamo che si tratta di una meta-nazione digitale – che cosa possono fare alcune categorie di utenti, cosa possono dire e cosa non possono dire altri.

 

 

 

 

” e guardare di nascosto l’effetto che fa…” diceva il sommo Enzo Jannacci nel testo del suo capolavoro “vengo anch’io no tu no”.  Perchè è questo quello che è successo. Quando Mark primo del metaverso ha emesso il suo editto imperiale, ci sono state reazioni scomposte nel mondo reale. Reazioni attese, da molto, moltissimo tempo. Le reazioni dei “veri” Stati sovrani. Delle vere Nazioni. Dei Paesi dotati di governi regolarmente eletti etc-etc-etc. Perdonate la retorica e le ripetizioni, ma quelle reazioni le abbiamo invocate più e più volte su questa bacheca. E scoprire che qualcuno reagisce alla presa di posizione di Meta solo adesso e dentro ad una Guerra, ci fa arrabbiare moltissimo. Perdonateci. Ebbene la notizia aggiuntiva, forse la più importante di tutte quelle che abbiamo provato a raccontarVi oggi, è proprio questa.

Si tratta della reazione della Russia all’editto del padrone di Meta. Come scrive ancora Nicola Zamperini su Disobbedienze: l’ambasciata russa a Washington ha chiesto agli USA di fermare le attività estremiste di Meta. E con un tweet successivo i  diplomatici russi hanno sancito di fatto – a nostro avviso – l’arrivo del mondo nel primo giorno di una nuova era, quella dove sono le meta nazioni digitali ad “amministrare” il pianeta Terra. Il tweet diceva testualmente:

 

 

 

“gli utenti di Facebook e Instagram non hanno concesso ai proprietari di queste piattaforme il diritto di determinare i criteri di verità e mettere le nazioni l’una contro l’altra”.

 

 

 

 

 

La domanda sorge spontanea: ma gli addetti dell’ambasciata russa dove hanno vissuto  negli ultimi dieci anni? Hanno mai letto il contrratto che lega gli utenti ad un social qualunque?

“Houston” abbiamo  un problema  davvero enorme con le meta-nazioni digitali,  – viene spontaneo  dire a questo punto – dobbiamo rendercene conto in fretta e agire di conseguenza.

Avremmo anche una domanda: ma  alla Russia quello stesso diritto invocato dai suoi ambasciatori. Anzi – purtroppo – peggio:  il diritto di invadere e conquistare con la forza delle armi una nazione e un popolo sovrano,  chi l’avrebbe dato?

La realtà è peggiore. Decisamente peggiore. Addirittura devastante,  di qualsivoglia  “brutto” scenario futuro. E non permette altra riflessione se non invocare a gran voce la Pace.

 

 

 

 

Io sono come l’Ucraina

 

io sono come l’Ucraina

Per me nessuna gioia

Per me nessun affetto

Solo passi pesanti

che calpestano

il suolo martoriato

(Anonimo fiorentino 3 marzo 2022)

 

Print Friendly, PDF & Email

Leggi anche: