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Nazionale nel caos dopo il caso Pirlo: cosa rischia la FIGC

Andrea Pirlo a bordo campo durante una partita della Juventus
Andrea Pirlo a bordo campo durante Dynamo Kyiv-Juventus del 2020. Foto: Olga Shcherbytska / Dynamomania.com, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

La Nazionale italiana arriva al Consiglio federale del 28 luglio 2026 con un problema che non riguarda solo il nome del prossimo commissario tecnico. Il caso nato intorno ad Andrea Pirlo, poi l’uscita di scena di Paolo Maldini e Leonardo, hanno trasformato la scelta del ct in un passaggio politico-sportivo molto più delicato: chi guiderà gli Azzurri dovrà essere credibile subito, ma soprattutto dovrà reggere il peso di una ricostruzione già partita male.

La FIGC ha messo in calendario una riunione del Consiglio federale alle ore 12. All’ordine del giorno ci sono punti formali importanti, dall’elezione dei componenti del Comitato di Presidenza all’integrazione dell’organico di Serie C, fino alla nomina del presidente del Settore Giovanile e Scolastico. Ma il contesto esterno spinge tutta l’attenzione sulla panchina azzurra e sulla tenuta del nuovo corso federale.

Perché il caso pesa oltre la panchina

La vicenda Pirlo ha aperto una frattura prima ancora dell’annuncio ufficiale di un nuovo ct. Secondo la ricostruzione di Sky TG24, l’ex centrocampista era finito al centro delle polemiche per una collaborazione commerciale contestata, mentre Maldini e Leonardo, indicati dalla federazione come figure chiave del progetto tecnico, hanno lasciato i rispettivi incarichi. Il punto non è solo personale: il rischio è che la Nazionale riparta dando l’immagine di una filiera decisionale incerta.

Solo pochi giorni prima, la stessa FIGC aveva presentato Maldini come Direttore tecnico della Federazione e presidente del Club Italia, con Leonardo nel ruolo di advisor. Nel comunicato dell’11 luglio, il presidente federale Giovanni Malagò parlava di un impegno di quattro anni, con l’obiettivo di accompagnare il sistema azzurro verso il Mondiale 2030 passando per un Europeo. Il cambio di scenario, in meno di tre settimane, rende più pesante ogni nuova decisione.

La sede della Federazione Italiana Giuoco Calcio a Roma
La sede della FIGC a Roma, in via Gregorio Allegri. Foto: Sergio D Afflitto, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Cosa rischia la FIGC adesso

Il primo rischio e la perdita di autorevolezza. Dopo una fase già segnata dalle delusioni mondiali, il nuovo ct non puo nascere come soluzione d’emergenza o come nome scelto solo per chiudere una crisi mediatica. Serve una nomina che chiarisca responsabilità, staff, autonomia tecnica e rapporto con il settore giovanile.

Il secondo rischio riguarda il tempo. Le Nazionali moderne non vivono solo di convocazioni: lavorano su scouting, preparazione atletica, identità tattica, rapporto con i club e valorizzazione dei giovani. Ogni settimana persa in una fase di transizione pesa perché riduce il margine del prossimo selezionatore. Una panchina fragile produce scelte conservative; una panchina forte puo invece imporre un percorso, anche quando i risultati immediati non sono garantiti.

Il terzo rischio è comunicativo. In una situazione così esposta, ogni indiscrezione diventa un test di credibilità. Se i nomi circolano senza una linea ufficiale coerente, la federazione finisce per inseguire la notizia invece di guidarla. Per questo la riunione del 28 luglio assume valore anche fuori dai punti tecnici dell’ordine del giorno.

Il nodo dei giovani e della ricostruzione

La parte più concreta della crisi è il rapporto tra Nazionale maggiore e base tecnica. La nomina del presidente del Settore Giovanile e Scolastico, inserita tra i temi federali del giorno, non è un dettaglio burocratico. Se la FIGC vuole davvero ricostruire, deve collegare il ct a un progetto che parta da Under, vivai, formazione degli allenatori e criteri condivisi con i club.

Il nuovo commissario tecnico dovrà quindi essere più di un gestore dello spogliatoio. Dovrà accettare una missione difficile: ridare identità alla Nazionale, proteggere i giocatori più giovani dalla pressione immediata e riportare ordine in una struttura che negli ultimi giorni ha mostrato crepe evidenti. La scelta del nome conta, ma conta ancora di più il mandato che ricevera.

Conclusioni finali

La crisi nata intorno al caso Pirlo e all’addio di Maldini e Leonardo lascia la FIGC davanti a una scelta obbligata: non basta annunciare un nuovo ct, serve spiegare quale progetto tecnico lo sostiene. Il segnale atteso dal Consiglio federale non è soltanto un nome, ma un metodo. Senza una linea chiara, la Nazionale rischia di iniziare un’altra ricostruzione consumando credibilità prima ancora di tornare in campo.

Fonti

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