Soldi, mercati, posizioni dominanti

| 17 settembre 2018 | Tag:, , , , , , ,

Con l’analisi della relazione del Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, concludiamo  il nostro lavoro suddiviso in tre diversi articoli teso all’ individuazione dei temi caldi del mondo della comunicazione e dell’informazione post rivoluzione digitale dentro alle relazioni di fine anno  delle Autority nazionali della privacy, della comunicazione e della concorrenza e del  mercato; che  si occupano degli argomenti che studiamo e cerchiamo di approfondire anche noi qui a bottega. Mercato e concorrenza incidono direttamente sul business, sugli affari grandi e piccoli e quindi nel borsellino di tutti noi, privati o aziende. E lo sappiamo bene quando si parla di denaro l’attenzione è molto alta. Nel corso dell’intervento tenutosi lo scorso 12 luglio  anche il Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha spesso fatto riferimento ai cosiddetti “giganti del web”, ai big data e  alla sharing economy in funzione dell’attività dell’Autority da lui presieduta. Viste insieme le tre relazioni raccontano un Paese che sembra finalmente prendere le giuste distanze dalla rivoluzione digitale e prova ad affrontare le nuove problematiche che la rivoluzione pone in modo consono. In particolare proprio Pitruzzella nel corso della sua relazione parla del bisogno di dotarsi di personale competente da parte dell’Autority per tutelare al meglio i consumatori alle prese con le nuove problematiche dell’economia digitale.

L’Autorità è pronta a raccogliere queste sfide e, al riguardo, vorrei ricordare che recentemente abbiamo svolto un concorso per selezionare esperti di algoritmi e esperti informatici”.

Questo specifico passaggio della relazione del Presidente Pitruzzella racconta in modo evidente, a nostro avviso, alcune delle evidenze irrinunciabili del nostro presente post rivoluzione digitale: dobbiamo andare incontro in modo umile e partecipe al cambiamento; il cambiamento porta con sè difficoltà oggettive che vanno comprese e studiate; non dobbiamo minimizzare il cambiamento, semmai investire, trovare e creare nuove risorse, non ridimensionare quelle esistenti.

 

 

Del resto, aggiungiamo ancora noi, il passaggio epocale dal modello analogico al modello digitale se da una parte ha significato l’abbattimento della soglia di ingresso a qualsiasi attività allargando in modo esponenziale il numero delle persone che possono avere accesso a questo o a quel settore, dall’altra ha cambiato permanentemente il nostro modo di intendere quella particolare esperienza, sovente quella professione, costringendo tutti noi a cambiare anche il nostro modo di pensare. In altri termini grazie alla rivoluzione digitale tutti possiamo fare tutto o quasi, ma per farlo bene, solo la professionalità comprovata ed aggiornata alle rinnovate dinamiche digitali, ci può mettere in grado di raggiungere  il successo; il resto è solo rumore di fondo, sempre più forte, amplificato milioni di volte e assordante come non mai. Se prima era “uno su mille” a farcela, adesso “è uno su un milione”, ma la differenza più apprezzabile è che adesso tutti possono davvero provarci.

 

 

Nuovi mercati, nuovi modelli

 

 

“La quarta rivoluzione industriale, basata sulle tecnologie digitali, che si è sviluppata con una velocità sconosciuta alle precedenti rivoluzioni industriali (lo smartphone, per esempio, è stato introdotto soltanto nel 2007, meno di cinque anni prima dell’avvio della mia presidenza), creando nuovi mercati, nuovi modelli di business e nuovi monopolisti, con conseguenti profondi cambiamenti strutturali non solo nell’ecosistema di Internet e nei settori industriali collegati (in particolare le TLC), ma anche in 4 settori che riguardano industrie e servizi tradizionali (dagli alberghi al trasporto urbano alla manifattura con l’applicazione dell’intelligenza artificiale)”.

 

 

 

Banda larga e monopolio

 

La realizzazione della banda larga e ultralarga in Italia è stata rallentata dall’assenza della televisione via cavo, che in altri Paesi ha permesso di utilizzare la relativa infrastruttura per la realizzazione di connessioni a banda larga, ma anche dai comportamenti dell’incumbent, Telecom Italia, che ha il monopolio della rete in rame. Telecom aveva l’incentivo a sfruttare la rendita di posizione derivante dalla proprietà dell’infrastruttura di rete, difficilmente replicabile, piuttosto che a investire nella rete in fibra ottica. I concorrenti venivano sistematicamente ostacolati nell’accesso all’essential facility rappresentata dalla rete e, quindi, nell’offerta alla clientela di servizi di connessione a Internet a banda larga. Per questi motivi Telecom è stata sanzionata per abuso di posizione dominante con un’ammenda di 104 milioni di euro, cui hanno fatto seguito le azioni follow on dei concorrenti dirette a ottenere il risarcimento del danno subito”.

 

 

La fibra ottica

 

“Lo sviluppo della fibra ottica costituisce una delle grandi sfide infrastrutturali che l’Italia sta affrontando in questi anni. Si tratta di un processo che l’Antitrust ha seguito con particolare attenzione, pubblicando nel 2014 i risultati dell’indagine conoscitiva svolta con il regolatore di settore e rilasciando negli anni seguenti diversi pareri in merito agli schemi dei bandi di gara per la realizzazione delle reti pubbliche nelle aree a fallimento di mercato. La concorrenza dinamica sta dando i suoi frutti: nel 2017, circa l’87% delle abitazioni (nel 2014 era il 32%) era raggiunto da una rete fissa di nuova generazione, anche se solo il 22% aveva a disposizione reti interamente in fibra. Permane, tuttavia, una notevole distanza dall’Europa nell’effettivo utilizzo delle connessioni a banda larga e ultralarga da parte delle famiglie”.

 

 

Concentrazioni

 

 

“…negli ultimi anni, l’Antitrust si sia trovata a valutare un elevato numero di operazioni di concentrazione proprio nel settore dei media. Ad esempio, l’Autorità ha trattato il progetto di acquisizione delle Torri di RaiWay da parte di EI Towers (ritirato dalle parti dopo la comunicazione delle risultanze istruttorie da parte dell’Autorità), l’acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori, l’operazione RTI/Finelco nel settore delle radio, l’acquisizione di ITEDI da parte del Gruppo Editoriale l’Espresso, la concentrazione tra Seat Pagine Gialle e Libero. Un secondo aspetto dell’attività dell’Autorità della concorrenza riguardante l’economia digitale si collega al fatto che per svolgere un’attività economica occorre passare, sempre più di frequente, da piattaforme online, che diventano veri e propri gatekeeper in grado di controllare l’accesso al mercato“.

 

 

Sharing economy

 

 

” In molti Paesi europei, e sicuramente in Italia, una grande resistenza è frapposta alle piattaforme della sharing economy. Certamente non dobbiamo sottovalutare il loro impatto disruptive sui servizi tradizionali e quindi su tutti coloro che con essi si guadagnano da vivere. Così come è doveroso approntare forme di tutela dei lavoratori impiegati in questi nuovi mercati, parimenti non possiamo ignorare i vantaggi offerti da tali piattaforme: allargano le possibilità di scelta del consumatore, offrono servizi innovativi, permettono l’impiego di risorse che altrimenti sarebbero sottoutilizzate, abbattono i prezzi, consentono l’accesso ai nuovi servizi a fasce di consumatori che non si rivolgono ai servizi tradizionali “.

 

 

I giganti del web

 

 

“Vi è infine il tema dell’immenso potere di mercato dei giganti del web – come Google, Amazon, Facebook e Apple – e della spinta alla creazione di nuovi monopoli, che sono alimentati dal combinarsi di effetti di rete, economie di scala, pratiche di lock-in, economia dei Big Data. Qui entrano in gioco soprattutto i poteri della Commissione europea, a causa della dimensione dei fenomeni presi in considerazione (si pensi, per esempio, alla sanzione recentemente inflitta a Google). C’è, comunque, uno spazio anche per le Autorità nazionali nell’ambito del network europeo della concorrenza .

 

 

Esiste la grande questione dei Big Data come fonte di potere di mercato delle imprese hi-tech, che possono utilizzare questa nuova risorsa per chiudere i mercati e bloccare l’innovazione che proviene da nuovi attori. Numerosi sono i casi aperti dall’Autorità italiana.

 

 

Nel caso WhatsApp, l’Autorità è intervenuta tanto per la presenza di clausole vessatorie nei contratti con l’utenza, delle quali ha ottenuto l’eliminazione, quanto per sanzionare una pratica commerciale aggressiva.

L’Autorità ha contestato a WhatsApp di condizionare la scelta dell’utente, facendogli credere di dovere accettare le nuove condizioni (e cioè, la cessione dei propri dati) al fine di continuare a godere del servizio aggiornando le modalità di fruizione. E’ stato affermato il principio secondo cui un servizio, pur apparentemente gratuito, che però comporta la cessione di dati personali poi utilizzati a fini commerciali, implica l’esistenza di una controprestazione – la cessione dei dati – e pertanto costituisce un vero e proprio rapporto contrattuale soggetto alla disciplina di tutela del consumatore nei confronti delle pratiche commerciali scorrette.

 

 

Più di recente, l’Autorità ha aperto un procedimento, non ancora concluso, nei confronti di Facebook, avente a oggetto due possibili pratiche commerciali scorrette: una per la carenza informativa, al momento della registrazione, circa l’uso dei dati personali degli utenti; l’altra per la modalità aggressiva con la quale l’operatore imposta la piattaforma, prevedendo in automatico la cessione e la condivisione dei dati con soggetti terzi, concedendo solo successivamente all’utente la possibilità di negare l’autorizzazione .

 

 

Negli ultimi anni l’Autorità ha intensificato la propria azione a tutela del consumatore nelle transazioni online, così da favorire lo sviluppo dell’e-commerce che nel nostro Paese non raggiunge ancora livelli di diffusione comparabili a quelli dei principali Paesi europei. Tra gli interventi più significativi, ricordo quello nei confronti del gruppo Amazon per aver omesso o fornito in modo non adeguato ai consumatori informazioni rilevanti nel corso del processo di acquisto, in particolare, quelle precontrattuali obbligatorie relative al diritto di recesso e alla garanzia legale di conformità, nonché sulle condizioni dell’assistenza post vendita e sul perfezionamento del contratto di acquisto “.

 

 

Algoritmi

 

 

“La tutela della concorrenza e del consumatore nell’economia digitale continueranno a lanciare nuove sfide all’Antitrust, che dovrà sempre di più attrezzarsi per comprendere i nuovi mercati. Cito tra i tanti problemi che sicuramente si porranno alla sua attenzione, quello del ruolo che possono svolgere gli algoritmi nel realizzare il coordinamento delle attività economiche, particolarmente dei prezzi, di imprese concorrenti. Una collusione realizzata non più attraverso l’intesa tra le persone fisiche ma direttamente dalle macchine e dagli algoritmi, potrà essere sanzionata dall’Antitrust e in presenza di quali condizioni?

 

 

Torno a ribadire, pertanto, la necessità di individuare soluzioni che consentano una più ampia verifica da parte dell’Autorità delle operazioni di concentrazione. Va tenuto, peraltro, presente che a livello internazionale ci si interroga anche sull’opportunità di esercitare un effettivo controllo delle transazioni di valore ingente, sebbene realizzate tra imprese che non generano al momento dell’operazione fatturati elevati. Trovo tale soluzione del tutto auspicabile anche al fine di assicurare l’efficacia del controllo antitrust nel settore digitale, nel quale le acquisizioni di startup e imprese innovative da parte dei grandi operatori del web potrebbero altrimenti non essere soggette a uno scrutinio effettivo “.

 

 

Concludendo

 

 

“Alle Autorità della concorrenza spetta il compito di tutelare l’apertura dei mercati e l’integrazione economica non già in base ad astratte ideologie pro mercato, ma dimostrando nei fatti come il loro intervento serva a fare sì che siano valorizzate le virtù dei mercati e repressi i loro vizi, per realizzare quella che Jean Tirole, in un libro recente, ha definito l’Économie du Bien Commun”.

 

 

 

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