Social politica e dintorni, una interessante analisi sul portale web della Tgr

| 21 ottobre 2013 | Tag:, , , , , , , ,

Social0Quanto sono social gli amministratori locali italiani e in particolare quanto twittano e arringano i propri elettori su Facebook  i presidenti di regione detti anche governatori? Un bel lavoro giornalistico in  tal senso è stato realizzato dalla Rai, in particolare dai giornalisti che operano sul portale web della Tgr, la testata regionale del servizio pubblico.

 

A realizzare una interessante inchiesta in tal senso è stato nello specifico Andrea Bettini. Andrea, attento conoscitore della Rete anche prima di approdare al portale web della testata regionale della Rai, ha scritto fra l’altro il bel libro (recensito anche qui a bottega) Gazzette digitali, su input del capo struttura Mario Fatello, ha analizzato la presenza in rete dei Governatori italiani, verificando nello specifico, quanto sono “sociali” i presidenti delle regioni su  Twitter e Facebook.

 

Non si è trattato di compilare una classifica di gradimento né di analizzare il gradimento dei medesimi uomini politici attraverso la lente dei social, come ha precisato lo stesso Bettini, bensì di provare a capire come e quanto i politici italiani comunicano attraverso i media sociali. Per farci raccontare nel dettaglio gli esiti di questa ricerca abbiamo incontrato direttamene il giornalista della Rai.

 

Social2D: Allora Andrea, quanto sono social gli amministratori regionali del Belpaese?

 

R: Beh, c’è chi è sempre presente  e si muove con pratica e destrezza online da anni, e chi ancora ha un andamento ondivago, altalenante sui social, quasi temesse di concedersi forse troppo, oppure per legittima scelta ha deciso di non essere ancora presente. Nella strategia politica dei governatori italiani i media sociali non sono ancora del tutto penetrati, anche se qualcuno invece ha seguito l’esempio planetario e vincente di Obama e li utilizza con grande capacità. Il nostro intento era proprio quello di osservare come vengono utilizzati dagli amministratori pubblici questi strumenti. Molto spesso la scelta di apparire sui social può dipendere dal target di riferimento a cui ci si vuole rivolgere. Guardando le pagine Facebook e i profili Twitter dei giovernatori e in particolare di quelli che hanno una presenza più stabile, più assidua e organizzata, si possono individuare alcuni possibili vantaggi che vengono garantiti da questa loro presenza sui social: comunicazione diretta con i cittadini, idea di trasparenza nell’operato dell’uomo politico che racconta in prima persona il suo operato, l’interazione con i cittadini (in particolare su Facebook), l’uso dei social come strumenti per aumentare il consenso.

 

D: Questo dialogo non mediato fra amministratori ed elettori quanto positivamente può incidere sulle logiche della trasparenza e dell’ informazione o quanto è invece utilizzato “senza” scrupoli dai politici per farsi “solo” propaganda, a scapito talvolta dei propri stessi uffici stampa e di comunicazione, così come veniva rilevato da Ordine e Sindacato dei giornalisti della Toscana all’ indirizzo del sindaco di Firenze Matteo Renzi un paio di anni fa?

 

R: Anche qui abbiamo rilevato atteggiamenti diversi. Ci sono casi emblematici ad esempio: Nicola Zingaretti, il Presidente della Regione Lazio, sul suo profilo Facebook ha un link che riporta ad una pagina specifica di Facebook dove viene spiegato in modo dettagliato (n.b. il link funziona solo se si è iscritti a facebook) a cosa serve la pagina e per quale motivo e stata creata e anche quali siano le policy di comportamento per poter dialogare con lui sui social senza essere bannati. Altri attori della scena politica regionale non sono così espliciti e chiari. Non si capisce sulle loro pagine social con chi si sta dialogando se direttamente con il Presidente o qualcuno del loro staff. Anche questo è un aspetto importante che andrebbe approfondito.

 

Social1D: Hai notato lavorando a questa ricerca se nello staff dei politici che operano sul web siano presenti figure professionali specializzate nella comunicazione on line e in particolare nella gestione dei social,  una tematica che invece le aziende italiane, a cominciare dai grandi gruppi editoriali, non sembrano voler recepire?

 

R: Parliamo in questo caso di impressioni, non ho fatto domande specifiche in questo senso, ma la mia impressione personale è che la presenza di alcuni presidenti di regione sui social sia gestita in modo molto più consapevole e professionale rispetto ad altri. Ci sono governatori presenti da diversi anni su entrambi i social e con numeri molto significativi.

 

Ad esempio per citare qualche nome sia su Twitter che su Facebook  il più “seguito” numericamente risulta essere il governatore della Puglia Nichi Vendola. Ovvero ha più followers su Twitter e ha raccolto più mi piace su Facebook. Si capisce chiaramente che la sua presenza sui social,  molto organizzata e attiva, gli ha permesso di raggiungere numeri davvero considerevoli nel gradimento. Al momento della coclusione della nostra piccola inchiesta a fine settembre Vendola aveva circa 380 mila follower sul social dell’uccellino e 570 mila like su Facebook. Se andiamo poi a vedere un ipotetico podio, ci accorgiamo che i primi tre nomi per entrambi i social sono gli stessi: su Twitter dopo Vendola troviamo Deborah Serrachiani del Friuli e Zingaretti del Lazio. Su Facebook ordine diverso ma concorrenti uguali con Zingaretti secondo e Serrachiani terza.

 

Questo trio svetta con grande margine in tutte le classifiche e dimostra di avere certamente una presenza organizzata e stratturata sui social. Alcuni dati  emergono da questa nostra ricerca. Ad esempio non si possono applicare le categorie nord/sud oppure giovani/anziani, alla presenza  in rete degli amministratori regionali. Non si tratta di un aspetto geografico o generazionale.  In entrambi i casi un pugliese, Vendola, è davanti a tutti come presenze sui network sociali mentre il governatore dell’Emilia, ad esempio, Vasco Errani non è presente su Twitter.

 

Abbiamo cercato per Twitter di “pesare” il valore dei follower, cercare insomma di mettere in proporzione  i seguaci su Twitter di un governatore rispetto alle dimensioni e quindi alla popolazione della sua regione. Applicando il rapporto follower/cittadini amministrati sono emersi, a nostro avviso dei dati interessanti. Ci siamo detti dunque valgono di più i 33.600 mila follower di Roberto Maroni della Lombardia, una delle regioni più popolose del nostro Paese, o i 1.200 follower del governatore della Valle d’Aosta  Augusto Rollandin? Ebbene facendo un rapporto con la popolazione amministrata risultano più pesanti i follower di Rollandin rispetto a quelli di Maroni e di tanti altri governatori come Cota del Piemonte, o Rossi della Toscana, che in assoluto hanno un numero di seguaci maggiore sul social dell’uccellino. Applicando questi parametri Rollandin risalirebbe dalla sedicesima posizione in classifica generale alla quarta. Perchè, per spiegare meglio, la Val d’Aosta ha circa 120.000 abitanti  e quindi il rapporto rispetto ai 1200 followers di Rollandin  è di 1 ogni 104 abitanti mentre ad esempio la Lombardia con quasi 10 milioni di abitanti milioni di abitanti ha un rapporto per abitante di 1 follower ogni 288 abitanti per Maroni.

 

D: Come è cambiata, se è cambiata a tuo avviso,  la comunicazione politica ai tempi della rete?

 

R: E’ cambiata sicuramente dal punto di vista della disintermediazione. Oggi è possibile rivolgersi a platee sempre più ampie e con facilità rispetto a prima e in modo diretto. Si può, tra molte virgolette, “saltare” l’intermediario che molto spesso era il giornalista. Oggi il politico può utilizzare questi strumenti per rivolgersi direttamente ad un numero molto grande di cittadini. Si può comunicare ad un ritmo molto elevato con scambi serrati, talvolta in tempo reale, fornendo continui aggiornamenti sul proprio operato e producendo una mole di documenti e informazione che una volta sarebbe stato molto più difficile diffondere. E’ importante, e lo sarà sempre di più, utilizzare in modo consapevole questi strumenti. Più passa il tempo e più i social network diventano un luogo centrale per l’attività politica. Al punto che molti esponenti politici ci stanno abituando, anche nel nostro Paese, a rilasciare dichiarazioni pubbliche attraverso i social network, in particolare Twitter.

 

D: Potremo cominciare a parlare di democrazia digitale?

 

R: Credo sia una cosa diversa. Un conto è parlare del singolo che usa, anche con buona conoscienza, i social network per fare attività politica; per parlare di democrazia digitale e immaginare una serie di strumenti di consultazione diretta dei cittadini e così via, a mio avviso si pone prima un grosso problema di conoscienza e competenza e di accessibilità di tutti questi strumenti per la popolazione. Viviamo in un paese in cui molte persone ancora non si connettono alla rete e hanno una scarsa conoscienza degli strumenti digitali. Credo sia necessario riflettere sul grado di alfabetizzazione informatica della popolazione italiana prima di introdurre un concetto come questo.

 

D: Fra i casi esaminati nel tuo dossier spicca quello del governatore della Calabria Scopelliti.

 

R: Abbiamo preferito approfondire la presenza di Giuseppe Scopelliti sui social network perchè non ci era esattamente chiaro se la pagina chiamata con il suo nome cognome su Facebook fosse gestita oppure no proprio  dal governatore della Calabria. Su questa pagina fan di Facebook chiamata Giuseppe Scopelliti, e quindi apparentemente non ascrivibile direttamente al governatore, vengono pubblicati di continuo e apparentemente in prima persona, dal presidente stesso, una serie di contenuti estremamente dettagliati sull’attività politica del presidente della regione Calabria. Era difficile immaginare che potesse essere un fake. E quindi ci è parso necessario fare chiarezza.

 

Abbiamo contattato l’ufficio stampa della giunta regionale calabra per avere chiarimenti in merito. La risposta è stata che quella che abbiamo preso in esame non è una pagina ufficiale di Scopelliti ma una pagina fan dedicata a Scopelliti. Mentre il governatore ha sempre su facebook altre due pagine ufficiali e personali che si chiamano << Giuseppe Scopelliti prima pagina, e Giuseppe Scopelliti seconda pagina >> dove ha circa 5000 amici ciascuna, e dove la quantità di aggiornamenti pubblici, dunque visibili a tutti gli utenti, è abbastanza ridotta anche perchè per poter vedere gli aggiornamenti è tassativamente necessario essere amici di Scopelliti su Facebook. La pagina fan di Scopelliti è molto aggiornata al punto che gli  utenti stessi commentano  convinti di rivolgersi direttamente al governatore della Calabria. Un caso che valeva la pena di sottolineare perchè si distanzia abbastanza nell’uso del social da quella che è la consuetudine comune che abbiamo riscontrato fra gli altri amministratori online. Nel senso che mediamente o ci sono pagine fan, oppure  chi ha un profilo personale,  citiamo il caso del governatore della Liguria Burlando, fornisce a tutti la possibilità di seguire  gli aggiornamenti cliccando su segui, senza alcuna limitazione, senza che sia necessario diventare suoi amici.

 

D: A proposito di caratteristiche tecniche, come bypassano i politici, se lo fanno, il limite amici di Facebook fissato rigorosamente in 5000, per tutti?

 

R: Ne parlavamo un istante fa, ci sono le pagine fan che ovviano a questo tipo di problema perchè non hanno limiti numerici di affiliazione. L’esempio più clamoroso è la pagina fan di Barack Obama su Facebook che ha qualcosa come 37 milioni di fan.  Oppure, vedi proprio il caso di Scopelliti, alcuni di loro hanno aperto più profili personali, moltiplicando il limite di 5000 per il numero di profili aperti a proprio nome. O ancora, come fa appunto il presidente della Liguria Burlando, settando il proprio profilo personale in uno specifico modo che permetta a tutti, anche i non amici di Burlando, di seguire gli aggiornamenti della pagina  senza limitazioni, esattamente come possono fare i suoi amici di social. Infatti a conferma di tale ipotesi se andiamo sul profilo di Burlando su Facebook vediamo che oltre i 5000 amici il governatore della Liguria ha quasi 3000 seguaci, cioè persone che possono essere in contatto e aggiornate sulle notizie senza essere suoi amici. In effetti nel corso della nostra ricerca siamo stati un pochino messi in difficoltà da queste differenze di impostazione di Twitter e Facebook. Twitter è molto più semplice da quantificare perchè prevede un’unica modalità di seguaci che è costituita dai followers, per Facebook, come abbiamo appena visto, le configurazioni sono molteplici. Ci sono quelli che hanno la pagina fan e i relativi “like” su questa pagina, ma anche uno o più profili personali con altrettanti “like”. Noi alla fine abbiamo deciso di  prendere  come riferimento le pagine fan. Anche perchè ci sono governatori con profili chiusi su Facebook in cui non si entra se non si è loro amici, ad esempio Luca Zaia  governatore  del Veneto.

 

D: E per chiudere con una nota leggera, i politici sui social fanno anche delle gaffe più o meno clamorose?

 

R: Diciamo che su Twitter negli ultimi tempi abbiamo trovato alcune gaffe, mentre su Facebook abbiamo trovato in modo più evidente il fenomeno della contestazione, i cosiddetti troll. L’ultimo caso di Twitter è quello dei “funghi” di Burlando. Quando si utilizzano questi strumenti, soprattutto se  si è personaggi pubblici, bisogna sempre farlo in modo accorto. Bisogna tenere conto che ci si rivolge ad amici ed estimatori ma anche a persone che sono lì, online, pronte a criticare e contestare e non sempre in modo costruttivo. Su Facebook il fenomeno è davvero molto evidente. I commenti che arrivano dagli utenti che hanno cliccato mi piace sulla pagina fan, sono spesso caustici, anche  violenti, nei confronti dell’operato dell’amministratore scelto. Non sempre tutto questo ha valenza negativa. Succede anche che, sempre sulle pagine Facebook, siano gli stessi utenti a difendere il politico nei confronti delle critiche giunte online,  e si sviluppino nei commenti,  dibattiti spesso anche molto utili alla comprensione dei casi discussi e talvolta alla stessa “democrazia”.

 

I commenti sono chiusi.