Editoria online: un modello sociale basato sulla qualità

| 30 maggio 2013 | Tag:, , , , , , ,

DalPozzo
(p. r.) – La sostenibilità dell’ editoria online non può passare solo attraverso un approccio economico ma impone un radicale cambiamento di prospettiva: più che un modello di business (che premia solo gli editori e le proprietà), è necessario produrre un modello sociale che rivaluti il ruolo del giornalismo e metta al centro i cittadini, riconoscendo un guadagno anche a coloro che reimmettono nella rete contenuti di qualità

 

E’ l’ indicazione strategica al centro di un ebook di Marco Dal Pozzo, dal titolo   “#1news2cents la Qualità Costa! un Modello Sociale per l’Editoria (Online)”, uscito in questi giorni.

 

 

Il modello è quello che Dal Pozzo – ingegnere elettronico e specialista in sistemi – ha definito  Fotovoltaico in quanto si basa su un ‘’meccanismo di ricompensa che cerca di ricentrare la questione sui Cittadini rivalutando così il ruolo sociale dell’Industria dell’ Informazione’’.  E’ lo stesso principio su cui poggia il riconoscimento di una ricompensa che  caratterizza il sistema di distribuzione dell’ Energia Elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici domestici, che prevede  infatti – spiega l’ autore nel suo volume – la ricompensa in denaro per chi immette nella rete di distribuzione nazionale l’energia prodotta in eccesso rispetto al proprio fabbisogno’’.

 

Secondo Dal Pozzo,  questo modello prevede il riconoscimento del valore economico solo per contenuti di qualità.  ‘’Non tutti i contenuti sono di qualità, non tutti i contenuti – quindi – sono degni di essere pagati; perchè non tutti i contenuti sono funzionali alla crescita dell’ ecosistema informativo e delle persone che lo popolano. La definizione di contenuto di qualità non è, cioè, fine a se stessa: il modello, infatti, prevede che soltanto il contenuto sopra una predeterminata soglia di qualità sia monetizzabile’’.

 

Spiega Dal Pozzo:

 

L’ accostamento tra Informazione/Conoscenza ed Energia –- , trae ispirazione dal saggio “Lo spettro del Capitale – Per una critica dell’economia della Conoscenza” (B20) scritto da Sergio Bellucci (E18) e Marcello Cini (E19). In questo saggio gli autori denunciano l’esproprio dei Beni Comuni (tra questi anche la Conoscenza) ad opera del Capitale e propongono per essi la gestione, facilitata dallo Stato, della peer-production, basata sul modello della rete condivisa. Un modello in cui, dicono i due saggisti, lo scambio di fabbisogni e offerte viene calcolato fuori dalla mediazione mercantile con una logica di scambio delle necessità tra autoproduttori; un modello, all’insegna della condivisione e del dono, per il quale viene meno la logica domanda/offerta a favore dei principi dell’economia di relazione e applicabile solo se lo Stato si facesse davvero garante di una tale svolta produttiva. L’esempio fatto da Bellucci e Cini a proposito della peer-production è proprio quello dell’Energia.

 

Dal Pozzo descrive la sua idea nei particolari, spiegando matematicamente i meccanismi di individuazione del valore e i  meccanismi di ‘’rating che, assegnando i punteggi a dei singoli attributi e stabilendo, così, se il Contenuto Online è di qualità, ne decreterebbe automaticamente l’ idoneità all’ accesso al finanziamento ovvero lo stato di “acquistabile online” con il microcredito giornaliero concesso dallo Stato ad ogni Cittadino’’.

 

Si tratta di un ragionamento assolutamente eccentrico rispetto alle tradizionali analisi basati sui meccanismi di mercato. E per questo, in ogni caso, sicuramente attraente. Anche se, va sottolineato, a volte i passaggi dell’ analisi inducono perplessità, anche forti. Come nel caso della netta svalorizzazione dell’ informazione su carta, o nella indicazioni dei coefficienti di valore rispetto al tipo di contenuti, per cui le unità di sport, ad esempio, dovrebbero valere 1 punto e quelle di politica 10 punti, ecc., nella illusione di poter definire un criterio “oggettivo” di valutazione della qualità dei contenuti.

 

L’ obbiettivo finale, racconta Dal Pozzo, era quello di ‘’rispondere a due questioni: quanto deve costare un articolo online? Tutti gli articoli online hanno diritto al finanziamento pubblico?’’

 

Le conclusioni:

 

L’ hashtag che dà il titolo a questo lavoro contiene la risposta alla prima domanda e, con qualche conto, anche l’ entità annuale di un eventuale finanziamento pubblico. Per rispondere alla seconda domanda, ho fatto un’indagine sulla questione della qualità dei contenuti elaborando un meccanismo di punteggi a soglia per stabilire, per l’appunto, il grado di qualità di un contenuto.

 L’auspicio è che ci sia qualche forza politica che si faccia promotrice di una legge che recepisca i principi del Modello Fotovoltaico. Nell’attesa ritengo che il valore economico del contenuto online e il meccanismo di assegnazione dei punteggi ai contenuti, siano dei risultati immediatamente utilizzabili: il primo come prezzo da praticare nella distribuzione online degli articoli da parte delle testate giornalistiche; il secondo come metodo promosso dalle testate stesse o usato in autonomia dai lettori, come percorso di consapevolezza di ciò che si sta leggendo.

 

La discussione è aperta.

 

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