L’ attrazione del potere, come il giornalismo perde la fiducia del pubblico

| 25 aprile 2012 | Tag:, , ,

In un articolo su Poynter  Craig Silverman cerca di ricostruire le ragioni per cui è crollata fra i cittadini la percezione di affidabilità della stampa e analizza i sei punti elencati recentemente da Jay Rosen, concludendo però che la base di questo crollo è la perdita di legami fra testata e lettori. ‘’Il nostro giornale’’ è diventato ‘’il giornale’’ e ora è ‘’altro’’, una istituzione senza volto, un sistema a volte canagliesco. L’ unica via è ripristinare i legami umani fra redazioni e pubblico, anche attraverso la vulnerabilità. ‘’ Il giornalismo che si muove come se fosse la voce di Dio, che non ascolta, che non ammette i propri errori, che spesso umilia coloro che si mostrano vulnerabili, non può stabilire nessun legame con il pubblico.

 

Rendendo pubblici e ammettendo i nostri errori e le nostre sconfitte – sottolinea Silverman -, noi mostreremo invece la nostra vulnerabilità. Mostreremo il nostro volto umano. Mostreremo di essere degni di amicizia, e quindi di fiducia’’.

 

 

Connecting the dots: Why doesn’t the public trust the press anymore?

 

di Craig Silverman

(Poynter.org)

 

 

 

 

Avere dei dati non significa avere la risposta.

 

Sappiamo che il livello della fiducia dei cittadini nella stampa è in calo da decenni. Lo sappiamo grazie ai dato forniti ad esempio dal Pew Research Center e dai sondaggi della Gallupfra le altre fonti, ma i dati non sono in discussione.

 

Quello che è in discussione invece è il perché ciò è accaduto. Cosa è successo?

 

 

Jay Rosen, docente di giornalismo alla New York University, ha pubblicato qualche giorno fa un post  in cui elenca cinque motivi per cui la fiducia nella stampa è crollata. Poi ne ha aggiunto un sesto, dopo aver ricevuto una indicazione su Twitter.

 

Questa una sintesi (comunque il suo post è qui). http://pressthink.org/2012/04/rosens-trust-puzzler-what-explains-falling-confidence-in-the-press/:

 

  1. Fa parte di una tendenza generale. Altre istituzioni, come le chiese, la scuola e la Presidenza registrano attualmente un calo di fiducia.
  2. Le mele cattive rovinano il cesto. I ciarlatani e i cattivi giornalisti influenzano il modo con cui il pubblico ci guarda globalmente.
  1. Troppo liberal. Non c’ è da aggiungere altro.
  2. “Lavorarsi gli arbitri.” Rosen scrive: “La destra ha imparato come manipolare I giornalisti calcando la mano sull’ accusa di ‘pregiudizi liberal’. E’ quello che intendeva l’ espressione ’’ working the refs’’, nella frase di Eric Alterman.”
  3. Problemi di professionalizzazione. Il calo di fiducia ha coincico con un aumento della professionalizzazione del Giornalismo. C’ è un collegamento? ‘’C’ è stata qualche dimenticanza o qualche sfasatura nelle idee e negli ideali che il giornalismo mainstream  ha adottato quando ha cominciato a pensare a se stesso come a una professione’’, sostiene Rosen.
  4. La cooptazione da parte del potere. La stampa è diventata un altro snodo della struttura del potere, piuttosto che  operare come controllore dl potere. Come il giornalista investigativo   Phil Williams ha scritto a Rosen su Twitter, “La stampa è diventata più popolare quando ha cominciato ad essere vista vicina al potere. Allora è diventata parte della stessa struttura del potere’’.

 

“Nessuna di queste spiegazioni mi convince appieno’’ scrive Rosen. ‘’Penso che tutte hanno qualche merito, ma ‘qualche’ non significa tutto. Propendo per la numero 5, ma non credo che da sola possa opesare per i 28 punti di crollo nella fiducia da parte del pubblico. Ed è per questo che io chiedo: quale sarebbe la tua teoria?’’.

 

Non credo che si possa definire una teoria, e non pretend di avere la risposta, ma penso che spesso trascuriamo nella discussion sulla fiducia un elemento cruciale: l’ aspetto umano.

 

Che cosa è stato dimenticato

Pochi mesi fa feci un intervento a uno degli incontri del TED dal titolo  “Why Failing is a Great Way to Build Trust.”

 

Come Rosen cominciai presentando una serie di dati sul declino della percezione di affidabilità della stampa e illustrando questo grafico del Pew Research Center del luglio scorso:

 

Guardando i dati, vediamo che a partire dal 1985 gli Americani hanno cominciato a vedere la stampa come sempre meno accurata, più schierata e più facilmente influenzabile da ‘’persone e organizzazioni del potere’’.

 

Meno accurata? Questa valutazione probabilmente fa riferimento ai punto 2, 3 e 4 dell’ elenco di Rosen.

 

Più schierata? Stessi numeri.

 

Vicina al potere? Ragioni 1, 5 e 6.

 

Ecco che si può vedere come le cose si connettono. Non è un caso, e questo rafforza il fatto che i sei punti di Rosen non sono indipendenti l’ uno dagli altri. Sono connessi.

 

Ecco qual è l’ elemento trascurato: il legame a livello umano.

 

La perdita di fiducia è, penso, strettamente legata alla perdita di collegamento a livello umano. I cittadini avvertono una perdita di connessione, di collegamento con la stampa, con  i giornalisti e con il giornalismo.

 

Come ha scritto recentemente John Robinson sul suo blog, le persone erano abituate a riferirsi ai giornali locali come a ‘’il nostro giornale’’. Che poteva diventare ‘’il giornale’’. (…)

 

Noi della stampa ora sia ‘’altro’’, una istituzione senza volto. E spesso anche un sistema canagliesco.

 

Molte cose tornano al loro posto. I sei punti di Rosen sono una buona mappa.

 

 

(Ri)-Costruire la connessione

 

Fortunatamente c’ è anche qualche mappa che aiuta a riparare e a ricostruire la connessione.

 

Come si collegano gli esseri umani?

 

Un modo per stabilire connessioni e fiducia è attraverso la vulnerabilità.

 

La ricercatrice Brené Brown ha affrontato questo argomento in un intervento al TED che è stato visto 4,3 milioni di volte. Certo, un sacco di gente si è collegata al suo messaggio.

 

Eccolo qui sotto:

 

 

Il giornalismo che si muove come se fosse la voce di Dio, che non ascolta, che non ammette i propri errori, che spesso umilia coloro che si mostrano vulnerabili, non può stabilire nessun legame con il pubblico.

 

Ci sentiamo più vicini e collegati gli uni con gli altri quando ci raccontiamo le nostre paure, le nostre sconfitte e i nostri difetti.

 

“Non ha senso mettersi a lutto per qualcosa che in ogni caso è ancora in vita’’, ha scritto Robinson. “I giornali — le redazioni, diciamo, meglio – possono fare vari passi per fare in modo che il pubblico avverta un senso di identità e di partecipazione col loro giornale’’.

 

Insieme a identità e partecipazione, possiamo sforzarci di instillare nei lettori un senso di connessione con noi e col lavoro che facciamo.

 

Senza che nessuno si sorprendesse, ho centrato il mio intervention al TEDx (qui sotto) su un aspetto di questa questione: come gli errori possono giocare un ruolo potente nel costruire o rescindere legami.

 

Rendendo pubblici e ammettendo i nostri errori e le nostre sconfitte, noi mostreremo la nostra vulnerabilità.

 

Mostreremo il nostro volto umano.

 

Mostreremo di essere degni di amicizia – e quindi di fiducia.

 

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