Appunti, spunti e riflessioni da Glocal12

| 19 novembre 2012 | Tag:, , , , , , , , ,

 

– Pier Luca Santoro:  l’ organizzazione del lavoro è un nodo cruciale

– Mario Tedeschini Lalli: niente paura, i giornalisti continueranno ad avere un mercato

– Twitter e le ciambelle

– Alessandro Bergonzoni racconta il suo Glocal

Carlo Felice Dalla Pasqua: Strumenti gratuiti (o quasi) per il giornalista digitale

 

 

 

Pier Luca Santoro:  l’ organizzazione del lavoro è un nodo cruciale

(Giornalaio)

 

L’organizzazione del lavoro è un nodo cruciale di questa fase dell’industria dell’informazione, dei giornali, che attualmente mantengono prevalentemente redazioni separate, con l’online sempre nella veste del “figlio povero” con scarse risorse dedicate sia economiche che umane.

L’ incertezza sulla strategia da adottare per rendere sostenibile economicamente l’evoluzione verso il digitale, che si respirava con chiarezza (…) durante gli (…) incontri delle tre giornate di lavoro, su quale siano le caratteristiche del mercato, del pubblico di riferimento, delle modalità più idonee di offrire comunicazione pubblicitaria agli investitori, alle imprese anziché pixel e/o click,  si riflette in un’organizzazione del lavoro spesso frammentata e confusa, in rivalità tra comparti che non possono che mettere a rischio lo sviluppo.

Pescando dalla prima pagina del bigino sulla formazione in azienda ho evidenziato come per i giornalisti del futuro e il futuro dei giornalisti sia necessario intervenire su quelle che vengono comunemente definite le “tre C”: Conoscenze, Competenze, Comportamenti.

Conoscenza è l’apprendere qualcosa in linea teorica, competenza è la capacità di metterla in pratica, mentre i comportamenti sono relativi all’adeguatezza degli stessi nel contesto organizzativo e più in generale al contesto sociale di riferimento.

Se, come accade, anche ai giornalisti, non viene offerto supporto, formazione, che li metta in condizione di conoscere la realtà attuale, i mezzi e gli strumenti idonei, se attraverso tempo e risorse dedicate a momenti di training on the job non vengono fornite ed affinate le competenze di utilizzo dei tool ampiamente disponibili e se, ancora, non vi è identificazione e chiarezza dei comportamenti da tenere è chiaro che l’evoluzione è lenta o nulla.

Dare per scontato che questo avvenga attraverso percorsi di auto-formazione non può che condurre al diffondersi di casi come quello che ha coinvolto Rosanna Santonocito pochi giorni fa accrescendo l’inadeguatezza di molti  giornalisti  e dunque di molti giornali che vivono e sempre più vivranno del rapporto con il proprio pubblico.

 

 

Mario Tedeschini Lalli: niente paura, i giornalisti continueranno ad avere un mercato

(Mariotedeschini.blog)

 

(…) nonostante le preoccupazioni di tanti colleghi più giovani, io sono relativamente ottimista nel senso che anche di fronte ad un eventuale crollo del sistema così come lo conosciamo in Italia le loro capacità di raccogliere, verificare, selezionare e comunicare informazioni avrà comunque un mercato. Questo mercato, naturalmente, non sarà tutto nella produzione di quel “cinque per cento” di giornalismo essenziale, sarà in gran parte nella produzione del 95% delle informazioni fungibili – quindi probabilmente anche in favore di organizzazioni NON giornalistiche. Non gradevole forse, ma non drammatico.

In questo quadro ci sarà comunque spazio per giornalisti (professionali e non) che aiutino gli altri cittadini a selezionare, scegliere e magari contestualizzare il diluvio di informazioni che sono già comunque disponibili a tutti.

Oggi li chiamiamo “curatori” o “aggregatori”, ma non sono poi mestieri molto diversi da quello che si è sempre fatto sui giornali nei quali la informazione veramente “esclusiva” è sempre stata una piccola parte: prendere informazioni disponibili altrove – spessissimo su altri giornali – e aggregarle secondo proprie strutture di senso. Ma senza dimenticare che l’universo è cambiato, è cambiata l’atmosfera che respiriamo, che le persone in favore delle quali scegliamo, aggreghiamo e “curiamo” sono solo a un click di distanza dalle informazioni originali che abbiamo appena riproposto. E – specialmente – sono loro stessi fonte di informazione, giocano la stessa partita, nello stesso campo, nello stesso momento in cui la giochiamo noi, il New York Times, il sito della Ferrari, l’account Twitter dell’esercito israeliano e l’associazione strade sicure della più sperduta cittadina dell’ Ohio.

 

Alessandro Bergonzoni racconta il suo Glocal

 

 

Carlo Felice Dalla Pasqua: Strumenti gratuiti (o quasi) per il giornalista digitale

 

Un post di servizio per rendere visibili anche a chi non era Varese, alla prima edizione di Glocal News, le slide dell’intervento mio e di Mario Tedeschini Lalli al laboratorio intitolato “Strumenti gratuiti (o quasi) per il giornalista digitale“.

 

È stato uno dei tre laboratori organizzati dall’Ona (Online News Association). Gli altri due sono stati tenuti da Rosa Maria Di Natale (“Oltre il telefonino, strumenti per la cronaca multimediale in mobilità”) e da Barbara Sgarzi (“Twitter Masterclass: trucchi e strumenti avanzati per giornalisti“). Le slide di Rosa Maria sono a questo indirizzo; c’è anche un videoche mostra alcune attrezzature per iPhone e altri smartphone.

 

Le nostre slide, invece, mostrano principalmente strumenti che non hanno a che vedere con la telefonia mobile (per quelli rimandiamo a Rosa Maria), anche se non è mancata qualche incursione. Alla fine ci sono tre testi che riteniamo importanti (due sono gratuiti) e una raccolta di altri “tools” di Robert Hernandez, docente alla Annenberg School for Communication and Journalism e membro del board dell’Ona.

 

Qui sotto gli strumenti che abbiamo proposto. 

 

 

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