Una età dell’ oro per il giornalismo? Dipende da che cosa si intende per ‘’oro’’

| 19 agosto 2013 | Tag:, , , , , , ,

Ingram-cop

Mentre l’ industria giornalistica tradizionale si dibatte in una crisi mai vista prima, come è possibile definire quella attuale come una età dell’ oro del giornalismo? La risposta, spiega Mathew Ingram su Gigaom, dipende dal punto di vista.

 

Se siete interessati al business editoriale, le cose sembrano sempre più cupe, se non addirittura funeree, a volte. Ma se siete appassionati alla pratica attuale del giornalismo in tutte le sue forme, anche quelle del tutto nuove che non avremmo mai potuto immaginare fino a pochi decenni fa, allora – conclude Ingram  – chiamare questa una “età dell’ oro” non mi sembra affatto una forzatura.

 

 

– – –

IngramAre we living in a golden age for journalism? That depends on how you define gold

 

di Mathew Ingram

(Gigaom.com)

 

 

Stiamo vivendo in una nuova’’età dell’ oro per il giornalismo’’?  Negli ultimi giorni, due importanti protagonisti del mondo dei nuovi media lo hanno suggerito: in primo luogo Henry Blodget, co-fondatore e CEO di Business Insider, che ha fatto un commento al riguardo sul programma della CNN News ‘’Reliable Sources’’ – e poi Arianna Huffington, la fondatrice dell’ HuffPost, che ha usato esattamente la stessa frase alcuni giorni più tardi, in un commento su Jeff Bezos e l’ acquisizione del Washington Post.

 

Per dire il vero, la fondatrice del Post va osservando che saremmo in una età dell’ oro già da un po’ di tempo – almeno dal 2009, quando, parlando all’ Ithaca College, aveva detto: “il fatto che i giornali stanno morendo non vuol dire che non ci sia  posto per i giornalisti’’. Nel suo ultimo intervento ha affermato: “nonostante tutte le terribili notizie sullo stato dell’ industria dei giornali, ci troviamo in una sorta di età dell’oro del giornalismo per i consumatori di notizie. Non manca il grande giornalismo e non mancano le persone che ne hanno bisogno’’.

 

Più strumenti, più contatti, più precisione

 

Blodget, da parte sua, sostiene che stiamo vivendo un periodo d’ oro perché i consumatori di informazione hanno una maggiore offerta di contenuti tra cui scegliere e i giornalisti hanno molti più strumenti e risorse a disposizione con cui fare il proprio mestiere. Secondo il CEO di Business Insider, in un post di riflessione sul suo intervento alla CNN:

 

I giornalisti hanno più capacità di voce: Perché “su Internet tutto è a portata di click. E, cosa ancora più importante, su Internet tutte le storie possono essere memorizzate in modo permanente per essere poi visualizzate da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Pensate che differenza rispetto a 20  anni fa “.

 

– Non ci sono limiti di spazio / tempo: Grazie al web, “se la lunghezza del più bell’ articolo, per un lettore, è solo quella di un link a un altro sito web, ebbene, i giornalisti di oggi possono pubblicare un link. Se per un altro la lunghezza migliore è quella di un libro di approfondimento investigativo, il giornalista può scrivere quello’’.

 

– C’ è una maggiore accuratezza: Nonostante ci siano errori nei social media,  “tutte le informazioni possono essere istantaneamente e pubblicamente contestate, discusse, smascherate e talvolta anche corrette dalle fonti più velocemente che mai. E i protagonisti dei servizi giornalistici possono rispondere direttamente “.

 

– E ‘più facile diventare giornalista: Tutto ciò che serve è “un computer portatile, un cellulare (con fotocamera), un blog e un paio di account sui social media. Una volta dimostrato che siete bravi a scoprire i fatti, a condividere immagini e a raccontare storie che ai lettori piacciono, sarete pronti per la gara “.

 

Un’ età dell’ oro per il contenuto ma non per il giornalismo?

 

Una delle risposte più comuni a Blodget è che, mentre può essere un periodo d’ oro per le presentazioni con slide in stile Business Insider o per l’  iper-aggregazione di tutti gli altri giornalismo popolari, non lo è affatto per il tradizionale giornalismo di approfondimento investigativo – e in particolare non lo è per la cronaca locale, visto come i giornali continuano a restringersi. E anche l’affermazione che si tratta di un periodo d’oro per lo stile giornalistico alla Business Insider è discutibile, dicono alcuni critici di Blodget, visto che  BI stesso ancora non ha capito come fare effettivamente i soldi.

 

Le stesse critiche sono state fatte all’ inizio di quest’anno a proposito di un pezzo che Matt Yglesias ha scritto su Slate, in cui sosteneva che questi sarebbero ‘’giorni di gloria’’ per il giornalismo – una rivendicazione più tardi ripresa dall’ ex direttore di GOOD magazine in un post sulla Columbia Journalism Review, con indicazioni analoghe a quelle faceva Blodget. Fra coloro che sono in disaccordo con Yglesias, forse il più rumoroso è stato  l’ esperto di media Bob Garfield che, in un pezzo scritto per The Guardian, ha detto che questo era il ‘’tempo della fine dei media’’, paragonando i consumatori di notizie a dei  saccheggiatori:

 

“Tutto quel fantastico contenuto di cui Yglesias parla in maniera così esuberante viene prodotto da venture capitalist che fanno cattivi investimenti, aziende editoriali che scavano nei loro risparmi per pagare le bollette, lavoratori licenziati che guadagnano centesimi, dilettanti, semi-professionisti, volontari e monaci”.

 

Ma allora, questi sono i tempi migliori o i tempi peggiori per il giornalismo? Come ho cercato di spiegare in un precedente post, sono vere tutte e due le cose. Se ci si concentra sul lato business dei media tradizionali o dell’ industria del giornalismo, si vedono stragi ovunque – licenziamenti e chiusure e giornali che chiudono le tipografie o licenziano tutti i loro fotografi, ecc. Come si può dire che questo è un periodo d’oro per il  giornalismo quando i motori di quel giornalismo vanno in pezzi e stanno per morire?

 

Il giornalismo è qualcosa di più di un business

 

Se si guarda al giornalismo e ai media più in generale, però, diventa altrettanto ovvio che Friedman ha ragione, e, per estensione, che la stessa cosa vale per Blodget e Huffington – e non è un caso che questa visione viene da due persone che hanno dato vita a delle attività giornalistiche non tradizionali . Se ci si guarda in giro, ci sono nuove entità multimediali ovunque, da Atavist ed Epic a Syria Deep o a BuzzFeed e,  sì, anche l’Huffington Post – e tutto il resto. Come potrebbe questo non essere un segno di un periodo d’oro?

 

Come Jay Rosen, docente di giornalismo, osserva in un suo recente post, il Quarto Potere non è più soltanto un insieme di persone che lavorano per specifici organi di informazione, ma un sentimento o un modo di comportarsi – un atteggiamento o una prospettiva. Come io e altri hanno sostenuto più volte, il giornalismo non è più qualcosa che si è,  ma qualcosa che si fa – e,  che ci piaccia o no, chiunque può farlo e lo farà. Con  tutti i suoi difetti (e sono molti), questa è uno stato delle cose sostanzialmente ottimistico per chi ama il giornalismo.

 

Come faremo a pagare per tutto questo? Non sono sicuro che qualcuno lo sappia veramente, e se incontrate qualcuno che sostiene di avere la risposta, probabilmente vi conviene cambiare strada. Come Jack Shafer ha sottolineato, da ultimo, in un post per Reuters, le notizie ‘’hard’’ probabilmente non hanno mai fatto i soldi nella storia dei mezzi di comunicazione moderni – da quando cioè il giornalismo serio è stato sempre mantenuto da altre cose, come gli annunci di auto, le rubriche di  giardinaggio o i tamburini dei cinema – e probabilmente non li faranno mai.

 

Quindi, se siete concentrati sul business del giornalismo, le cose sembrano sempre più cupe, se non addirittura funeree, a volte. Ma se siete interessati alla pratica attuale del giornalismo in tutte le sue forme, anche quelle del tutto nuove che non avremmo mai potuto immaginare fino a pochi decenni fa, allora chiamare questa una “età dell’ oro” non mi sembra affatto una forzatura.

 

I commenti sono chiusi.