Il giornale nel 2025, esercizi di futurologia

| 18 marzo 2013 | Tag:, , , , , , , , ,

futuroIl quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un inserto speciale dal titolo “Futuro, i progressi tecnologici”. Al suo interno, un piccolo esercizio di futurologia firmato da Xavier Ternisien, responsabile della sezione Médias, dedicato al settore della stampa. Un divertissement che insegna qualcosa su come i giornalisti transalpini vivono le trasformazioni in corso. Con un finale amaro.

 

 

di  Andrea Paracchini

 

La carta è vintage, il digitale è popolare

 
Da qualche mese, in questo 2025, una nuova moda ha fatto la sua apparizione, una nuova forma di snobismo. Esibire ostentatamente un giornale cartaceo in metropolitana o sui tavolini di un bar è all’ultimo grido. Il must è che le sua pagine abbiano quel tocco di invecchiato. Ingiallite, orecchiate, l’inchiostro che sbava leggermente e macchia le dita.

 

Come già a loro tempo i collezionisti di vinili, i difensori del giornale cartaceo affermano che nulla uguaglia il confort di lettura offerto dalla lettere stampate. A dar retta a loro, il leggero fruscio della carta sotto alle dita, l’odore dell’inchiostro, sono sensazioni che favoriscono una migliore concentrazione, una modalità di lettura più intellettuale, più seria e meno ludica.

 

La chiamano “lettura zen” o “lettura vintage”. Certi detrattori parlano di “lettura pallosa”.

 

Questo nuova forma di snobismo è stato incoraggiata dal…prezzo elevato dei giornali cartacei.

 

Le decine di copie ancora diffuse, fabbricate su stampanti digitali, sono riservate a qualche privilegiato che ha sottoscritto un abbonamento VIP. (…) Dal canto suo, il grande pubblico si accontenta del suo foglio digitale (non si parla più di tablet), facile da piegare o da arrotolare in tasca o in borsa. Le informazioni sono aggiornate in continuo, con degli avvisi sonori in caso di breaking news. (…) I fogli digitali sono così poco costosi che li si può abbandonare su una panchina, nella metropolitana e comprarne un altro dal tabaccaio per qualche euro. L’ informazione circola di mano in mano, un po’ come con i gratuiti di una volta, distribuiti in strada. (…) Il governo ha appena fatto votare una legge che vieta l’uso del foglio digitale al volante. Troppi incidenti in questi ultimi anni.

 

I giornalisti, fra purosangue e nuovi proletari

 

L’informazione è diventata il luogo di una sottile segregazione sociale fra grande pubblico che riceve le informazioni “mainstream” e gli ambienti che hanno i mezzi per pagarsi un’informazione differenziata ed esclusiva. (…) Si può seguire il proprio giornalista preferito, a patto di pagare il prezzo di un abbonamento premium. Si ha così accesso alle sue inchieste, alle sue analisi, al suo post quotidiano e ovviamente anche ai suoi feed Twitter e alla sua pagina Facebook.

 

I grandi giornali sono divenuti con gli anni delle “scuderie” che attirano e trattengono qualche grande penna che fanno la loro reputazione. (…) Certi eminenti giornalisti hanno deciso di fare il cavaliere solitario e creare la loro piccola impresa. (…)

 

La produzione di informazione di base è stata subappaltata e delocalizzata in Cina e India, aprendo delle opportunità inaspettate ai pochi giovani che ancora studiano il francese in quei paesi. (…)

 

Poco a poco, un nuovo proletariato di redattori ha visto la luce, i cosiddetti produttori di informazione. Facendo i turni anche la notte in grandi piattaforme, alimentano senza sosta le content farm. Le informazioni arrivano dal mondo intero, spesso inviate da non professionisti. Uno o due colpi di telefono per verificare e via! Spedito. Queste grandi aziende subappaltatrici spingono sempre più gli stipendi verso il basso. (…) Certe rubriche come i risultati sportivi o il meteo sono già affidate a software.

 

A fianco a questi manovali dell’informazione, pochi padroncini spadroneggiano sui media, quale che sia il supporto. Scrivono, commentano, parlano in tv. Pochi hanno intenzione di andare in pensione, cosa che rende ancor più difficile per i giovani – ossia i cinquantenni – farsi largo nella professione.

 

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