I dati come strumento di informazione e democrazia, parte il Data Journalism Award 2013

| 14 dicembre 2012 | Tag:, , , , , , , ,


Parte oggi la seconda edizione dei Data Journalism Awards, la competizione internazionale che premia i migliori prodotti del giornalismo dei dati organizzata da Global Editors Network (GEN) in collaborazione con Google.

 

I progetti potranno essere presentati attraverso il sito www.datajournalismawards.org e saranno suddivisi in quattro differenti categorie:

 

1. Data journalism investigativo

2. Applicazioni basate sui dati

3. Storytelling basato sui dati

4. Siti web o sezioni dedicati al data journalism

 

I DJ Awards sono aperti a gruppi editoriali, media company grandi e piccole, organizzazioni no-profit, freelance, ecc., che saranno giudicati separatamente da una giuria internazionale (es. Paul Steiger di ProPublica, Simon Rogers del DataBlog del Guardian e Liliana Bounegru di DataDrivenJournalism.net). Quest’anno anche il pubblico potrà votare i propri progetti preferiti, che si aggiudicheranno il “Public Choice Award”. Complessivamente, in palio ci sono 15.000 euro per otto progetti vincenti.

 

I progetti potranno essere presentati fino al 5 aprile 2013, con il vincolo che siano stati pubblicati dopo il 10 aprile 2012. Come per la scorsa edizione (che ha visto arrivare in finale due progetti italiani, Toxic Europe e People Movin) , anche quest’anno l’elenco dei finalisti sarà presentato il 27 aprile in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, mentre i vincitori dei DJA 2013 saranno annunciati nel corso del GEN News Summit che si terrà a Parigi il 20 giugno.

 

“I data journalist sono una specie in evoluzione nel giornalismo e, sfortunatamente, in molti casi le redazioni in crisi non si sono adattate alla loro presenza”, spiega Antoine Laurent, vice Direttore del GEN e project manager degli Awards, le cui parole ricalcano quanto più volte rilevato anche da Lsdi (qui e qui, ad esempio). “I Data Journalism Awards vogliono essere un riconoscimento per questi giornalisti, mostrando loro che non sono soli, che sono il presente e il futuro del giornalismo”.

 

E non solo del giornalismo. È pacifico e sempre più evidente, infatti, che la buona informazione – specie se partecipativa, innovativa e tentacolare come quella basata sull’uso di dati aperti – è il cuore pulsante di una sana democrazia.

 

Un principio che la comunità italiana pare ignorare. Il grande assente nella battaglia per l’openness tricolore – dall’adozione di un FOIA all’uso creativo, informativo, sociale dei dati aperti e delle informazioni pubbliche – è proprio, ancora, il giornalismo.

 

Lo hanno capito, invece, quelli di Code for Kenya, un progetto pilota finanziato dalla Africa Media Initiative e dalla Banca Mondiale, che hanno raccolto, pulito e ripubblicato le informazioni relative alla dislocazione dei centri di registrazione per i votanti kenioti. È la prima volta che il Governo rilascia queste informazioni, e lo ha fatto nell’ostico formato PDF.

 

Il team di C4K ha intuito immediatamente l’incredibile potenziale di quelle informazioni di cui, altrimenti, in pochi avrebbero fruito, e le ha quindi liberate (grazie ad uno scraping dei dati dal documento in PDF) per poi riversarle su un foglio di calcolo interattivo. Sulla base di quei dati ora aperti, C4K ha realizzato il sito GotToVote!, grazie al quale i cittadini kenioti possono localizzare facilmente i centri per il voto a loro più vicini, presso i quali registrarsi in vista delle elezioni.

 

Il sito ha registrato 2.500 accessi a poche ore dal lancio, e il traffico continua a crescere grazie al passa parola.

 

GotToVote! è stato realizzato da due persone e messo on-line in 24 ore. Costo totale dell’operazione: meno di 500 dollari.

 

A dimostrazione del fatto che il prezzo per una corretta informazione e una sana democrazia è culturale piuttosto che materiale.