La crisi dei quotidiani? Perfettamente logica

| 3 gennaio 2009 | Tag:, , ,

joannes1.jpg Secondo Alain Joannes, giornalista e scrittore francese, non può che essere in forte deperimento una ‘’industria dei contenuti che non ha innovato pressoché niente in un secolo – A parte qualche dettaglio, come la fotografia a colori, i quotidiani del 2008 non sono molto diversi dai loro avi del 1908’

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Dal prossimo aprile l’ American Society of Newspaper Editors toglierà la parola "paper" dalla sua denominazione e si chiamerà American Society of News Editors, conservando comunque il suo logo – ASNE.

Jeff Jarvis, considerato un rivoluzionario per aver profetizzato la fine dei giornali di carta, se la starà ridendo sotto i baffi , commenta su Journalistiques.fr Alain Joannes, giornalista francese e autore del libro ‘’Le journalisme à l’ ère électronique’’. Comunque, anche se la carta non sparirà mai completamente come supporto dell’ informazione, non passa giorno senza che qualche quotidiano annunci una riduzione della sua produzione di informazione su carta, fino ad arrivare – come succederà al venerabile Christian Science Monitor – a une migrazione totale sul web.

Quello che sta accadendo alla stampa quotidiana su carta, secondo Joannes, ‘’è perfettamente logico per una industria dei contenuti che non ha innovato pressoché niente in un secolo. A parte qualche dettaglio, come  la fotografia a colori, i quotidiani del 2008 non sono molto diversi dai loro avi del 1908’’. 
Peggio: in Francia, i giornali stampati – che avevano fatto di tutto a suo tempo per impedire alla radio di diffondere informazioni (1) – continuano per la loro gran maggioranza a trattare l’ attualità come se i lettori non ne avessero già avuto conoscenza, la sera dalla tv e la mattina dalla radio. Non c’ è nessun motivo perché una persona paghi per una informazione che ha già avuto gratis. Non è stato Google ad inventare l’ informazione gratuita (2),  ma la radio e la tv, che saccheggiano, non meno di Google,  i contenuti originali prodotti dalla stampa scritta (3), che poi si mette a rimorchio dell’ audiovisivo.

Una parte della stampa scritta continua a voler vendere dei contenuti che in realtà non contengono più nessun valore aggiunto.

L’ accecamento "radicale e persistente" degli anni Novanta

Per identificare le cause profonde del disastro in corso, bisogna ricorrere all’ analisi retrospettiva. Praticata nelle scuole militari (4), questo esercizio intellettuale somiglia all’ esame delle ‘scatole nere’ dopo qualche catastrophe aerea: sulla base dei datiregistrati si ricostruisce almeno in modo parziale la logica delle decisioi che sono state, o meno, prese nei momenti cruciali. Applicando la retrospettiva a più avvenimenti, fra cui l’ esplosione della capsula "Challenger", Christian Morel ha elaborato una stimolantissima sociologia degli errori radicali e persistenti (5).

Per la stampa scritta di informazioni generali, la sfida è essenzialmente di natura tecnologica. Parte nel 1982, quando il CD audio apre una nuova era di digitalizzazione massiccia di tutti i contenuti di consumo di massa. Se la 9/a 9ème sinfonia di Beethoven in una versione lenta di Karajan può essere digitalizzata, tutti i segnali analogici che fino ad allora richiedevano dei supporti e dei ettori materiali – quelli della scrittura o delle immagini – possono essere ugualmente trasformati in micro-impulsi elettrici codificati e cambiare di supporto e di vettore.

A questo stadio, la stampa quotidiana non ha alcuna ragione oggettiva per allarmarsi. Anche se avrebbe potuto interesdsarsi al fenomeno del cambiameti dei supporti. Riassunto in questo grafico qui sotto, l’ accumularsi accelerato e massiccio di innovazioni tecnologiche relative ai contenuti avrebbe però dovuto metterla in allarme almeno a partire dal 1997.

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Realizzato nel 1995, il formato di compressione MP3 significa in effetti che i contenuti vengono  alleggeriti senza perdita di senso (5). I contenuti viaggiano meglio attraverso la rete visto che vengono tagliati in pacchetti elettronici che obbediscono a dei protocolli di avviamento. Due anni più tardi, le novità tecnologiche nei doppini telefonici dà all’ ADSL la possibilità di trasportare dato a una velocità almeno dieci volte superiore.

Quella situazione implicava una vera e propria esplosione dello scambio di contenuti. E’ i nqel momento, fra il 1995 e il 1998, che la stampa scritta avrebbe dovuto investire in queste tecnologie emergenti. Per ricordare: il primo giornale digitale, il San José Mercury News era stato messo online nel 1993.

Digitalizzazione massiccia (emergenza) + alleggerimento dei contenuti digitali (singolarità 1) + crescita dei flussi (singolarità 2): c’ erano tutte le condizioni per una trasformazione forte e irreversibile dell’ industria dei contenuti. Le industrie della foto e del video hanno non solo visto arrivare questa rivoluzione, ma l’ hanno accuratamente preparata. L’ industria musicale invece non l’ ha vista arrivare. Quella dell’ informazione non ha capito che quello che stava per sconvolgere l’ industria della musica avrebbe finito per riguardare direttamente la stampa scritta.

Google svolge lo stesso ruolo di Napster
 

joannes3.jpg E d’ altronde, Napster, il servizio di scambio dei file musicali nella configurazione di rete P2P (=Peer to Peer ) ha gettao i responsabili dell’ industria discografica nella stessa rabbia impotente dei ‘’rappresentanti’’ della stampa scritta che recentemente si sono scagliati contro gli animatori di Google venuti a Parigi per incontrarli (vedi Lsdi, Google? ”La causa di tutti i mali” per gli editori francesi).
 
  Rabbia doppiamente impotente perché se Napster e Google sono stati legittimati da centinaia di milioni di internauti, è prima di tutto perché le industrie dei contenuti non hanno saputo approfittare dall’ accumulazione delle innovazioni tecnologiche; e poi perché queste stesse industrie non sanno che cosa fare. Salvo mendicare un po’di aiuti e di sostegni pubblici. Esattamente come l’ industria automobilistica americana che continua a fabbricare motori che consumano 25 litri di carburante per 100 km mentre le risorse energetiche fossili deperiscono e le preoccupazioni ambientali impregnano abbondantemente gli spiriti.

Lo spauracchio Google sostituisce così il ‘’pirata’’ Napster come alibi all’ incompetenza dei ‘’capitani’’ d’ industria. L’ incompetenza dei dirigenti della stampa si articola in in cultura tecnologica, incapacità di espolorare il presente e il futuro e in totale assenza di creatività.

L’ incultura tecnologica delle élite francesi conduce i ricercatori più inventivi alla rovina o a emigrare quando non operano in settori fortemente redditizi come gli armamenti o alcuni campi della farmaceutica. (…)

L’ incapacità di esplorare il presente malgrado una fioritura di giovani sociologi perspicaci si tocca con mano anche nel fatto che nessuno, nelle aziende della stampa scritta, si è interessato ai comportamenti indotti dalle tecnologie della comunicazione. (…) Quanto al futuro, esso per la stampa scritta è opaco. Contrariamente alla Gran Bretagna e agli Usa, la Francia (e a maggior ragione l’ Italia, ndr) non dispone di nessun vero think tank in grado di prefigurare cosa sarà la professione concentrandosi sulle dimensioni tecnologiche, sociologiche, culturali ed economiche del futuro dei media.

La creatività, infine, è totalmente assente dalle decisioni strategiche prese dai proprietari e dirigenti della stampa. Copiare, e male, perché senza vere motivazioni e senza grandi mezzi, quello che si fa negli Usa non è una prova di inventività, ma è soltanto seguire gli altri come delle pecore. Praticamente da decine d’ anni non è successo niente.

Una industria che non crea niente è una industria che si condanna a deperire. Essa lo sa e mendica quei 280 milioni che lo Stato allunga alla stampa. Ma il fatto più importante è che i dirigenti di questa industria non sanno dove condurla.

 

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  1) I comportamenti della stampa scritta oggi di fronte a Google è esattamente lo stesso di quello dei proprietari dei giornali di fronte alla radio negli anni Venti del secolo scorso. Stesso riflesso di contrazione monopolistica davanti all’ emergere di un  ovo mezzo di comunicazione. Nessuna volontà di adattarsi accettando la sfida dell’ innovazione.
2) La parola ‘’gratuita’’ è fra virgolette perché in realtà alla radio, alla televisione o su Google il consumatore paga, nei prezzi dei prodotti che acquista, una parte degli investimenti pubblicitari che finanziano l’ informazione.

3) Daniel Carton, ex giornalista del "Monde":  "Bien entendu, c’est off Ce que les journalistes politiques ne racontent jamais", pages 76-77, Albin Michel 2003.

4) In particolare vengono analizzate le battaglie di Austerlitz e di Waterloo, e ‘’virtualmente’’ rifatte e corrette.  
5) "Les décisions absurdes"’, Folio Essais, 2004.
6) La compressione audio sopprime delle frequenze nello spettro udibile ma il senso della Nona di Beethoven o un articolo non vengono assolutamente alterati da questo piccolo compromesso neuro-acustico con le facoltà cognitive del cervello umano.

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