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La direttiva europea: “Televisioni senza frontiere”

La televisione è la nostra fonte principale di informazione e intrattenimento. Ciascuno di noi trascorre, in media, fino a tre ore al giorno guardando notizie, eventi sportivi, film e altri programmi. Il settore audiovisivo nell'UE rappresenta un milione di posti di lavoro. In esso si concentrano cospicui interessi commerciali e importanti questioni di diversità culturale, servizio pubblico e responsabilità sociale. Ogni governo nazionale porta avanti la propria politica audiovisiva, mentre l'Unione stabilisce norme e orientamenti per quanto riguarda gli interessi comuni, come l'apertura delle frontiere interne e la lealtà della concorrenza.

La televisione senza frontiere

L'elemento fondante della legislazione europea nel settore audiovisivo è la direttiva "Televisione senza frontiere", che stabilisce le condizioni per la trasmissione di programmi televisivi all'interno del mercato unico europeo. La direttiva risale al 1989, ed è stata aggiornata nel 1997. Essa è ora soggetta a revisione e potrebbe essere ulteriormente modificata, per tener conto fra l"altro dell'impatto della televisione digitale e della maggiore scelta di canali che questa rende possibile. L’ambito di applicazione delle modifiche proposte sarà reso noto entro il 2005.La direttiva prevede che gli Stati membri coordinino le proprie normative nazionali per far sì che:

  • non vi siano ostacoli alla libera circolazione dei programmi televisivi all'interno del mercato unico;
  • i canali televisivi, se possibile, riservino almeno metà della durata delle proprie trasmissioni a film e programmi prodotti in Europa;
  • vi siano le tutele necessarie per proteggere alcuni importanti obiettivi d'interesse pubblico, come la diversità culturale;
  • i governi agiscano per garantire l'accesso del grande pubblico agli eventi più importanti, i quali pertanto non possono essere ristretti al solo circuito dei canali a pagamento (pay TV). Questa norma si riferisce in particolare alle manifestazioni sportive internazionali come i giochi olimpici, la coppa del mondo di calcio, ecc.;
  • i governi adottino misure per proteggere i minori dalle trasmissioni violente o pornografiche, provvedendo a che figurino nella programmazione notturna e/o che l'accesso sia limitato mediante accorgimenti tecnici connessi con l'apparecchio televisivo;
  • i soggetti ingiustamente accusati durante una trasmissione televisiva dispongano del diritto di replica;
  • il volume massimo della pubblicità che un canale può trasmettere in un determinato periodo (misurato in minuti all'ora o al giorno) sia pienamente rispettato.

 

Emittenti di servizio pubblico

L'impegno di promuovere il servizio pubblico di radiodiffusione è stato rafforzato da un protocollo allegato al trattato di Amsterdam, entrato in vigore nel 1999. È così confermata l'importanza attribuita dai governi al servizio pubblico di radiodiffusione, in ragione del suo ruolo di sostegno alle esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché all'esigenza di preservare il pluralismo dalla tendenza alla concentrazione dei mezzi di comunicazione.In base al protocollo, ogni Stato membro è libero di definire la struttura del proprio servizio pubblico di radiodiffusione e di organizzarne i compiti in modo rispondente all'interesse generale. Gli Stati possono anche sostenere finanziariamente il proprio servizio pubblico di radiodiffusione, purché i finanziamenti erogati perseguano obiettivi di pubblico servizio e non impediscano le normali operazioni commerciali o distorcano la concorrenza tra le diverse emittenti.

L'eccezione culturale

La norma della direttiva riguardante la quota minima di programmi europei riflette le preoccupazioni per cui le produzioni americane potrebbero fare la parte del leone sul mercato europeo. Va notato, ad esempio, che nonostante i paesi UE nel loro complesso producano più film degli Stati Uniti, il 75% delle entrate dei cinema europei è da attribuire a pellicole provenienti dall'altra sponda dell'Atlantico.Per proteggere la propria diversità culturale e promuovere le produzioni locali, l'UE ha cercato di garantire, presso l'Organizzazione mondiale del commercio, la cosiddetta "eccezione culturale". In questo modo, gli Stati membri dell'Unione sono esentati dall'aprire i propri mercati culturali a prodotti come quelli cinematografici, come è il caso di altri beni importati dall'esterno.

Media Plus

D'altra parte, non serve a granché riservare delle quote ai film e ai programmi europei se non vi è una produzione locale sufficiente per corrispondervi. È questo il motivo per cui si è istituito il programma Media, seconda pietra angolare della politica audiovisiva dell'Unione europea. Il suo obiettivo è fornire un sostegno finanziario per aumentare la produzione europea di film e programmi televisivi di qualità, nonché per rendere più competitiva internazionalmente l'industria europea.I precedenti programmi Media hanno riguardato i periodi 1990-1995 e 1996-2000. La terza generazione di programmi va dal 2001 al 2005 ed è suddivisa in Media Plus e Media Formazione. Il primo, dedicato allo sviluppo della programmazione, ha un bilancio di 350 milioni di €, il secondo un bilancio di 50 milioni. La Commissione europea ha proposto di prolungare il programma fino alla fine del 2006 e di aumentarne il bilancio complessivo da 400 a 493 milioni di euro.Media Plus sostiene la produzione, promozione e distribuzione delle opere audiovisive europee, si tratti di fiction (per cinema e televisione), documentari creativi, animazione o prodotti multimediali. Esso inoltre incoraggia l'uso delle tecnologie digitali nella creazione e distribuzione delle opere audiovisive. Media Plus spende il 60% dei propri finanziamenti per la distribuzione internazionale dei film e programmi europei, compreso il sostegno alla rete Cinema europei, che conta 379 cinema in 53 paesi. Esso inoltre promuove la produzione europea finanziando numerosi festival e diverse mostre.Media Formazione si concentra sulla formazione avanzata in settori quali la gestione economica, finanziaria e commerciale, la scrittura delle sceneggiature e le tecnologie multimediali. Esso inoltre si occupa della formazione relativa alle nuove tecnologie utili a salvaguardare e sviluppare il patrimonio cinematografico europeo.Dei fondi per l'espansione del settore audiovisivo possono venire anche dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), fonte di finanziamenti a lungo termine dell'UE. Nel quadro dell'iniziativa Innovation 2010 Audiovisual, la BEI mette a disposizione prestiti di lungo termine alle compagnie principali e prestiti più a breve termine o capitali di rischio per le piccole imprese che si occupano di creare contenuti audiovisivi nei campi della fiction, dell'animazione, dei documentari e dei prodotti multimediali.

Convergenza

Il ritmo dell'innovazione tecnologica è una delle ragioni per cui la direttiva "Televisione senza frontiere" è in via di essere modificata. L'innovazione, all'insegna della convergenza delle tecnologie di trasmissione e telecomunicazione e della rivoluzione digitale, ha già portato a un cambiamento di grande portata nel modo di disciplinare le trasmissioni televisive.Nel 2003 l'Unione ha unificato il regime normativo dei servizi di diffusione e telecomunicazioni nel cosiddetto nuovo quadro normativo (NQN). Obiettivo dell'NQN è creare pari condizioni per tutti i soggetti nel nuovo ambiente integrato in cui i gestori di televisione via cavo offrono ai propri clienti l'accesso a Internet e perfino servizi telefonici, e in cui gli operatori del settore delle telecomunicazioni possono offrire servizi audiovisivi in linea.Va osservato che il cambiamento riguarda i servizi di diffusione e trasmissione, ma non il contenuto dei programmi offerti da tali servizi, il quale resta soggetto alle stesse norme di prima.

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Oppure visualizza il contenuto del dossier:

Emilio Rossi: la bandiera della privatizzazione è una resa all’auditel

L’ anomalia italiana e il digitale terrestre
di Marco Mele (Il Sole 24 ore)

La legge Gasparri

Il servizio pubblico nei principali paesi europei

La direttiva europea:
“Televisioni senza frontiere”

Nei collegamenti sulla destra di questa pagina troviamo una serie di documenti sulla situazione italiana, a partire dal discorso del presidente Ciampi del 13 dicembre (“qualunque sia l’assetto della televisione pubblica italiana, essa deve conservare, rafforzare, migliorare sempre di più la sua attività di servizio pubblico”), alla lettera di Enzo Biagi sulla privatizzazione della Rai, dagli articoli di Romano Prodi e Giovanni Sartori sul futuro della Rai alle posizioni “eccentriche” di Franco Debenedetti (“Servizio pubblico? Un’idea da preistoria”), fino alla risoluzione del Consiglio d’Europa (1387/2004) su “Monopolio dei media e possibile abuso di potere in Italia”

(Pino Rea.)

INTERVENTI SULLA RAI

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Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

Enzo Biagi: lettera sulla privatizzazione

Introduzione di Roberto Natale al Confronto sulla privatizzazione Rai sede Fnsi, 21 dicembre 2004

Prodi: la Rai va divisa in due. Allo Stato il servizio pubblico

Rai, che fare? Una proposta per Prodi di Giovanni Sartori

Una Rai liberata di Giovanni Sartori

Tv, servizio pubblico? Un’idea da preistoria Di Franco Debenedetti

I falsi (e veri) limiti della legge Gasparri di Franco Debenedetti

Risoluzione del Consiglio d’Europa 1387 (2004): Monopolio dei media e possibile abuso di potere in Italia

In casa molta tv poco dialogo