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TV: l’anomalia italiana

Il servizio pubblico nei principali paesi europei

(dati tratti da ‘’La Tv in Europa’’, di Pasquale Rotunno, Rubbettino)

Ciascuna televisione nazionale ha sue specifiche caratteristiche e sarebbe vano ricercare un comune denominatore nei diversi ordinamenti. Ma ciò che rende tali i servizi pubblici europei sono alcune esigenze condivise: la prima è quella che per servizio pubblico non deve intendersi servizio di Stato, e men che meno dei governi e dei partiti, ma servizio alla comunità nazionale; la seconda è che, per svolgere al meglio la loto ‘’missione’’, per essere imparziali ed obbiettivi, i servizi pubblici devono essere il più professionalmente autonomi dal potere politico e quindi ancorati a organi di garanzia civica; la terza esigenza è che debbono avere entrate coerenti che non condizionino la loro programmazione, cioè siano il più possibile pubbliche.

Jader Jacobell

GRAN BRETAGNA

La Bbc (British broadcasting corporation) è stata fondata nel 1926. Non ha pubblicità, è finanziata dal solo canone.

Nel 1998 aveva uno share del 41,2% (30,1 Bbc1 e 11,1 Bbc2) mentre il settore commerciale ha tre canali nazionali. Itv (32,2%), Channel 4 (10,5) e Channel 5 (4,4%). Il 10% di share è realizzato dalla pay tv, monopolizzato da BSkyb.

Nel 2003 per la prima volta nella storia della tv britannica gli ascolti della tv multichannel, via cavo e via satellite, controllata da Rupert Murdoch, hanno superato quelli di Bbc e Itv, con il 26% contro il 24% ciascuno di Bbc1 e Itv1.

La Royal charter garantisce fino al 2006 il finanziamento tramite canone. Il budget complessivo nell’ anno fiscale 1999 era di 2,4 milioni di sterline, di cui il 15% proviene da attività commerciali (non pubblicità, ma vendita programmi, ecc.)

In particolare attraverso Bbc Worldwide, creata nel 1994, per lo sfruttamento mondiale dei diritti, e Bbc Resources, creata nel 1998, a cui fanno capo strutture di produzione - studi tv e radio, sale di montaggio e post-produzione, ecc. – che consentono altri ricavi.

Bbc Worldwide – che ha un bilancio annuale autonomo per favorire la trasparenza delle operazioni commerciali e la loro separazione contabile da quelle di servizio pubblico - e Bbc resources sono due dei sei dipartimenti in cu è divisa. Gli altri sono Bbc broadcast (palinsesto e appalti); production (produzione ‘’in-house’’); news (informazione); corporate (tutti gli altri servizi).

Ha compiuto forti investimenti nel digitale – un canale di informazione, Bbc News 24, e uno educational, Bbc knowledge) e produce anche alcuni canali digitali commerciali (con Flextech, controllata dall’ americana Tci/At&t), fornendo contenuti – in quanto non ha risorse da investire in programmi commerciali.

Per questo il governo le ha concesso un aumento dell’ 1,5% in più rispetto al tasso di inflazione fino all’ anno fiscale 2006/2007.

Per la propria ‘’mission’’ nei prossimi anni, l’ azienda si descrive così: ‘’La visione strategica della bbc per l’ era digitale è chiara: ampliare, rafforzare ed animare le scelte della gente, offrendo un coinvolgimento genuino e garantendo nuovi livelli di convenienza e accesso per tutti’’.

Quello britannico è un sistema misto pubblico-privato dal 1954. La Bbc gestisce il servizio pubblico e dipende da un Board of Governors (Consiglio dei Governatori), indicato dal Governo, e la ITC (Independent television commission) un’ autorità pubblica che regola le televisioni private, concedendo o revocando le licenze e controllando la qualità delle trasmissioni secondo standard stabiliti in codici specifici.

Il Parlamento esercita un controllo sulla Bbc attraverso il bilancio e la discussione sulla Royal Charter e il ‘’Licence and agreement’’ (una sorta di contratto di servizio).

Mentre il governo

  • -indica i componenti del consiglio dei Governatori,
  • -nomina i membri dell’ ITC
  • -ha potere di controllo generale sulla Bbc e sulla radiotelevisione privata.

 

Il servizio pubblico viene garantito da un Agreement (formalmente approvato dalla Camera dei Comuni) fra Bbc e Governo, che stabilisce tra l’ altro l’ indipendenza editoriale nella scelta dei programmi edei palinsesti, nella gestione e gli obblighi della concessionaria per quanto riguarda la qualità dei programmi e il rispetto degli utenti.

La Bbc gode di un notevole grado di autonomia, sia dal Parlamento che dal Governo. Il governo, a parte l’ indicazione dei Governors della Corporation, può solo chiedere la trasmissione di messaggi governativi o il divieto di diffusione di messaggi relativi a vicende particolari. In 20 anni, però, l’ unico divieto effettivo fu emanato dalla Tatcher per impedire la diffusione di messaggi dell’ Ira.

L’ obbiettivo principale della Bbc è quello di garantire il servizio pubblico ed ha quindi una struttura funzionale a questo scopo, ma può anche creare nuove società o entrare in partecipazione in altre.

Nel 2003 aveva un organico di circa 22.000 unità (in passato era arrivato fino a 30.000 persone).

La Bbc è tenuta – come del resto gli altri operatori del settore – a darsi un codice di comportamento che garantisca determinati standard nei programmi e l’ osservanza di principi etici o deontologici. Nel 1996 ha adottato un Producers’ Guidelines (che regola minuziosamente i vari aspetti della produzione radioteleviva), secondo cui, dovendo servire la nazione nel suo insieme, deve tener presente la diversità di gusti, opinioni e punti di vista di tutti i segmenti e i gruppi del paese.

I programmi giornalistici – solo per fare un esempio – ‘’devono offrire agli utenti un resoconto intelligente e informato dei temi in modo da consentitre loro di farsi un’ opinione propria. Il giornalista può esprimere un giudizio professionale, ma non un’ opinione personale, e il giudizio deve essere palesemente equo ed acuto. Il pubblico non dovrebbe essere in grado di capire dai programmi della Bbc quali siano le pinioni personali di presentatori e giornalisti’’.

Il canone è la fonte principale di finanziamento. Non è ammessa la pubblicità né la sponsorizzazione dei programmi, salvo specifica autorizzazione del Secretary on State.

Con la costituzione come società autonome di Bbc World Wide e Bbc Resources, e la redazione di un bilancio separato, la Bbc ha distinto le attività di servizio pubblico, finanziate dal canone, da quelle commerciali.

FRANCIA

Il quadro della tv generalista è dominato da TF1, la ex ‘’ammiraglia’’ del servizio pubblico, che ora è una rete privata e che ha una share di circa il 34%, e dalle due reti generaliste pubbliche, Antenne2 e France 3, che insieme mantengono una quota del 40% di audience.

Nel 1974 per allentare il forte controllo dell’ esecutivo (sulla scia del tradizionale, massiccio intervento pubblico nell’ economia) sull’ Ortf, monopolista dei tre canali pubblici, essa è stata divisa in sette società. I tre canali citati, Radio France e tre società di servizio.

Ora il settore è caratterizzato da un sistema misto pubblico-privato, controllato dal CSA (Conseil Supérieur de l’ Audiovisuel, un’ autorità formalmente indipendente dal potere politico, con sette principali canali: quattro pubblici - Fr2 (la ex Antenne2), Fr3 e i canali culturali Arte e La cinquième – e tre privati – Tf1, M6 e la pay-tv Canal+).

Nel 2000 la legge di riforma ha previsto la costituzione di una holding pubblica –denominata France télévision – che controlla le tre società che controllano i canali pubblici (fr2, Fr3, La Cinquième) sotto la responsabilità di un unico presidente. Ognuna delle società concessionarie ha però un proprio Consiglio di amministrazione composta da 12 membri, nominati in modo da garantire il pluralismo.

I C.d.a. sono costituiti da

  • -due parlamentari nominati uno dal Senato e uno dall’ Assemblea nazionale;
  • -quattro rappresentanti dello Stato;
  • -quattro esperti nominati dal CSA;
  • -due rappresentanti del personale.

 

Il finanziamento dei canali pubblici è legato all’ esecuzione di contratti pluriennali di obbiettivo, che tengono conto dei loro profili (sostanzialmente previsti dalla riforma): il ruolo generalista di Fr2, il carattere regionale e locale di Fr3 e il taglio culturale ed educativo di La Cinquième.

Il tetto pubblicitario per Fr2 e Fr3 è di 8 minuti.

Le reti pubbliche sono autorizzate a trasmettere gli spot solo durante gli intervalli ‘’naturali’’ dei programmi – ovvero tra due trasmissioni – ed è vietata la pubblicità di alcolici, tabacchi, ecc.

La quota di canone che prima veniva ripartita fra Fr2, Fr3 e La Cinquième, ora viene assegnata a France Télévision, che provvede a ripartirla fra le controlate.

Il finanziamento pubblico deve coprire il budget di Fr2 per il 59% del totale e quello di Fr3 per il 66%. Il resto viene dalla pubblicità: nel 2000 comunque Fr2 e Fr3 avevano raccolto il 21,5% delle risorse pubblicitarie a fronte di uno share del 38,9%.

Le persone oltre i 65 anni sono esonerati dal pagamento del canone, così come gli invalidi, le scuole pubbliche, ospizi, orfanotrofi, ospedali e i piccoli alberghi.

GERMANIA

Il servizio pubblico comprende due canali tv nazionali (Ard e Zdf/ rispettivamente 16 e 14% di share), otto regionali (con una quota di mercato congiunto di oltre il 12%) e quattro canali tematici. Tre di essi sono gestiti congiuntamente da Ard e Zdf (Arte, canale franco-tedesco, che trasmette dalle 19 in poi), Kinderkanal (per i bambini) e Phoenix (informazione parlamentare), metre il quarto, 3Sat, è gestito in partnership con le emittenti pubbliche di Austria e Svizzera tedesca.

Il sistema ha una forte impronta federale, tanto che sono i Lander e non lo Stato centrale ad avere la responsabilità normativa sulla tv e ogni modifica della normativa nazionale avviene attraverso un accordo fra i sedici Lander.

Le istituzioni politiche non hanno alcuna influenza diretta sulla programmazione, ma intervengono politicamente al momento di negoziare gli accordi fra i Lander.

Il servizio pubblico è finanziato da un canone versato da ogni famiglia che possiede un televisore. La forma dei sussidi diretti (come nel caso della Spagna) non è prevista. L? ammontare del canone è fissato mediamente per un periodo di cinque anni.

Ard e Zdf sono parzialmente finanziate tramite la pubblicità ma con vincoli molto stretti: 20 minuti al giorno, solo nei giorni feriali e prima delle ore 20. Per la Zdf gli spot rappresentano solo il 12% del fatturato.

Da notare che la Corte costituzionale ha approvato il finanziamento misto nel 1994 considerandolo uno degli elementi di indipendenza della tv pubblica da pressioni economiche e politiche.

Il governo del servizio televisivo è nelle mani dei Consigli televisivi: si tratta di organismi locali derivanti dai parlamenti dei singoli Lander e sono formati dai vari gruppi di interesse della società: settore produttivo, scuola e Università, donne, religioni, arti, giovani. Dettano gli indirizzi generali degli enti televisivi e controllano il rispetto dei principi che regolano organizzazione e taglio dei programmi.

In più hanno anche poteri nel settore finanziario e del personale, visto che nominano i direttori generali degli enti e danno il loro parere sulle scelte di maggiore importanza.

L’ unica autorità federale – il Ministero federale delle poste e telecomunicazioni – ha solo funzioni di gestione tecnica, dovendo assicurare le condizioni migliori per la diffusione e la pianificazione delle frequenze. Non possono però decidere sull’ ammissione dei soggetti alla diffusione, compito che spetta sempre ai Lander.

Ard eZdf sono enti statali di diritto pubblico, indipendenti dal governo, e difendono con vigore il loro ruolo al di sopra delle parti.

Hanno poi l’ obbligo di pareggiare il bilancio annuale,cosa che si ritiene dovrebbe proteggerle da tentazioni commerciali.

SPAGNA

L’ ente radiotelevisivo pubblico – Rtve - è finanziato solo dalla pubblicità, mentre lo Stato concede dei sussidi per ripianare i bilanci.

Esistono due reti nazionali, Tve1 – La primera, e Tve2- La dos, attestate (dati del 1998) sul 35% di share.

A livello giuridico non c’ è un principio costituzionale che preveda il servizio pubblico. Una legge del 1980 disciplina la RTVE chiarendo che radiofonia e televisione sono servizi pubblici essenziali la cui titolarità spetta allo Stato.

Una legge del 1988 riconosce invece la legittimità dell’ remittenza televisiva privata, ritenendola comunque ‘’gestione indiretta di un servizio pubblico essenziale’’.

RTVE è un ente pubblico, è sottratto ai controlli amministrativi degli altri enti di diritto pubblico ed è sottoposto a un controllo sia parlamentare (attraverso la nomina del Consiglio di amministrazione e una specifica Commissione parlamentare) che governativo (attraverso la nomina del direttore generale, sentito però il pare del Cda).

La carica di presidente del Cda, essendo puramente funzionale, viene ricoperta a rotazione, ogni mese, da ciascuno dei 12 membri. Questi ultimi vengono eletti, a ogni legislatura, per metà dalla Camera e per metà dal Senato, a maggioranza di due terzi.

Nel 1983 è nato il Terzo canale, regionale, la cui gestione è affidata alle Comunità autonome e il cui finanziamento si basa su contributi derivanti dal bilancio regionale, su attività commerciali e su pubblicità.

Non essendoci un vero e proprio ‘’Contratto di servizio’’, il Cda di RTVE si autoregola attraverso un documento intitolato ‘’Principi di base e linee generali della programmazione’’ (del luglio 1981).

Secondo tale documento, in particolare,

  • -obbiettività e imparzialità vanno applicate alla luce del sistema di democrazia parlamentare e non in termini di criteri matematici.
  • -la verità dell’ informazione è essenziale e va effettuata sempre una verifica della fonte e un confronto con altre fonti.
  • -La netta separazione fra informazione ed opinione obbliga a evidenziare quando un certo intervento ha un carattere editoriale o costituisce un commento a una notizia.

 

Il documento prescrive anche nel campo dell’ informazione il controllo di termini particolari – zingari, omosessuali, ecc. – per evitare che si crei una cultura di discriminazione.

Non esiste il canone. Il sistema viene finanziato dai contributi statali e dalla pubblicità. Con una percentuale media di 60-70% di sussidi e di 40-30% di pubblicità. L’ Ue ha però messo in dubbio la legittimità degli aiuti statali in relazione ai principi della concorrenza.

I programmi possono essere interrotti dagli spot sono nelle loro interruzioni ‘’naturali’’, ma quelli di informazione, quelli religiosi e quelli per i giovani non possono essere interrotti.

OLANDA

IL sistema olandese presenta caratteristiche molto diverse dagli altri paesi europei perché risente delle esigenze di una società composta da gruppi culturalmente differenziati e poco comunicanti.

I canali pubblici sono tre Nederland 1, 2 e 3 e le licenze di trasmissione vengono assegnate ai singoli gruppi religioso-culturali in proporzione al loro peso sociale.

L’ impostazione della programmazione fa capo al cosiddetto NOS, un organismo pubblico con la funzione di coordinamento dei responsabili delle varie associazioni. Esse però, col tempo, hanno lentamente perso il loro profilo confessionale per trasformarsi in associazioni professionali specializzate in vari settori.

I tre canali pubblici hanno una programmazione generalista, con oltre la metà del tempo dedicata a programmi di informazione, educativi e culturali. L’ intrattenimento non deve superare il 25% per canale e la programmazione deve essere sottotitolata almeno al 50% per i non udenti.

I tre canali sono finanziati per il 75% dai budget delle associazioni e per il 25% dalla pubblicità.

Il principio di base è favorire l’ accesso al maggior numero di correnti politiche, religiose e filosofiche alla diffusione televisiva.

Le trasmissioni via etere sono ancora oggi consentite solo alle reti pubbliche, mentre le emittenti commerciali possono trasmettere solo via cavo o satellite.

Accanto al NOS è stato costituito il NOB, azienda per la produzione dei programmi: è una scietà per azioni di natura pubblica con struttura indipendente da quella del NOS, il cui bilancio è assicurato dal Ministero della educazione e della cultura.

Il NOS è regolato da un Consiglio di amministrazione i cui membri sono designati per il 50% dalle organizzazioni di diffusione, per un quarto dalla maggiori organizzazioni sociali e culturali e il restante 25% da rappresentanti del governo. Il presidente del consiglio di amministrazione è nominato direttamente dal Ministro per la educazione e la cultura.

L’ installazione degli impianti trasmettitori è affidata all’ azienda telefonica statale olandese (PTT), che è stata comunque privatizzata, mentre la gestione di tali impianti è di una società– la NOZEMA – che al 60% fa capo alle varie organizzazioni di emissione.

La legge prescrive al servizio pubblico una suddivisione del tempo di trasmissione per settori: 25% informazione, 20% cultura, 5% educazione, 25% intrattenimento e il restante 25% è gestibile direttamente dall’ organismo.

Esistono comunque quote di emissione ‘’etniche’’ e religiose dirette in particolare alle minoranze turca e marocchina.

Il sistema di finanziamento è misto, ma il canone è stato abolito nel 2000 ed è stato sostituito da contributi statali. La vendita degli spazi pubblicitari è affidata in esclusiva a un organismo pubblico, la Fondazione per la pubblicità via etere.

Esiste un tetto del 10% alla pubblicità, che non può interrompere i programmi.

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Oppure visualizza il contenuto del dossier:

Emilio Rossi: la bandiera della privatizzazione è una resa all’auditel

L’ anomalia italiana e il digitale terrestre
di Marco Mele (Il Sole 24 ore)

La legge Gasparri

Il servizio pubblico nei principali paesi europei

La direttiva europea:
“Televisioni senza frontiere”

Nei collegamenti sulla destra di questa pagina troviamo una serie di documenti sulla situazione italiana, a partire dal discorso del presidente Ciampi del 13 dicembre (“qualunque sia l’assetto della televisione pubblica italiana, essa deve conservare, rafforzare, migliorare sempre di più la sua attività di servizio pubblico”), alla lettera di Enzo Biagi sulla privatizzazione della Rai, dagli articoli di Romano Prodi e Giovanni Sartori sul futuro della Rai alle posizioni “eccentriche” di Franco Debenedetti (“Servizio pubblico? Un’idea da preistoria”), fino alla risoluzione del Consiglio d’Europa (1387/2004) su “Monopolio dei media e possibile abuso di potere in Italia”

(Pino Rea.)

INTERVENTI SULLA RAI

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Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

Enzo Biagi: lettera sulla privatizzazione

Introduzione di Roberto Natale al Confronto sulla privatizzazione Rai sede Fnsi, 21 dicembre 2004

Prodi: la Rai va divisa in due. Allo Stato il servizio pubblico

Rai, che fare? Una proposta per Prodi di Giovanni Sartori

Una Rai liberata di Giovanni Sartori

Tv, servizio pubblico? Un’idea da preistoria Di Franco Debenedetti

I falsi (e veri) limiti della legge Gasparri di Franco Debenedetti

Risoluzione del Consiglio d’Europa 1387 (2004): Monopolio dei media e possibile abuso di potere in Italia

In casa molta tv poco dialogo