La FEE Italia ha presentato il 14 maggio 2026, a Roma, durante la cerimonia di assegnazione delle Bandiere Blu 2026, la nuova intesa tra Bandiera Blu e Green Key per dare più forza al turismo sostenibile al mare.
L’idea è semplice: legare la qualità ambientale delle località balneari alle strutture ricettive che adottano regole concrete di gestione responsabile. Perché ormai, dietro i numeri della nuova edizione, il messaggio è chiaro: non bastano più acqua pulita e spiagge curate. Serve una destinazione che funzioni nel suo insieme, dal lungomare all’hotel, dal porto turistico al ristorante sotto casa.
La novità 2026: Bandiera Blu e Green Key fanno squadra
La novità del 2026 è proprio questa: l’unione tra due programmi internazionali della Foundation for Environmental Education. Da un lato la Bandiera Blu, assegnata a località balneari, comuni lacustri e approdi turistici. Dall’altro Green Key, il marchio ecologico pensato per il mondo dell’ospitalità. Un passaggio quasi naturale, perché chi sceglie una spiaggia certificata cerca spesso la stessa attenzione anche nel resto del viaggio.
Quest’anno l’Italia conta 257 località costiere premiate, 11 in più rispetto al 2025, con 14 nuovi ingressi e tre comuni non confermati. Le spiagge riconosciute salgono a 525, mentre gli approdi turistici Bandiera Blu sono 87. Numeri che, secondo la FEE, raccontano il lavoro fatto dai territori sull’ambiente. Ma indicano anche una fase nuova: la sostenibilità non si misura più soltanto sulla riva.
“Le Bandiere Blu 2026 confermano ancora una volta la crescita virtuosa dei territori italiani”, ha spiegato Claudio Mazza, presidente della FEE Italia, richiamando il lavoro sui Piani di Azione per la Sostenibilità. Non un passaggio burocratico, ha lasciato intendere. Piuttosto uno strumento di programmazione che le amministrazioni stanno imparando a usare con più metodo.
Hotel, campeggi e ristoranti: come funziona Green Key
Il programma Green Key certifica hotel, campeggi, bed and breakfast, ristoranti e altre strutture ricettive che rispettano criteri ambientali sulla gestione dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti e dei consumi di ogni giorno. Non è, almeno nelle intenzioni, un bollino da esporre all’ingresso. La valutazione riguarda comportamenti verificabili: meno sprechi, raccolta differenziata curata, uso più attento delle risorse, informazioni agli ospiti e formazione del personale.

Green Key e Bandiere Blu si incontrano (lsdi.it)
Per una struttura sul mare, ottenere la certificazione Green Key significa dimostrare che la sostenibilità entra nella gestione quotidiana. Dalla lavanderia alle colazioni, dagli impianti di climatizzazione al rapporto con i clienti. Sono dettagli piccoli, ma si vedono: cartelli chiari, personale preparato, meno plastica monouso, indicazioni per muoversi senza auto quando possibile.
Presentando la nuova collaborazione, la FEE ha spiegato che l’obiettivo è rafforzare “l’impegno delle destinazioni e delle strutture ricettive verso una gestione responsabile delle risorse naturali”. In parole semplici: una località con mare eccellente e servizi balneari ben organizzati diventa più credibile se anche hotel, campeggi e ristoranti alle spalle della spiaggia vanno nella stessa direzione.
Dalla spiaggia alla struttura ricettiva: una filiera turistica più responsabile
La Bandiera Blu resta legata a parametri severi. Le acque di balneazione devono risultare eccellenti per quattro anni consecutivi, sulla base delle analisi delle Arpa regionali, e i comuni candidati devono rispettare 33 criteri internazionali. Dentro ci sono depurazione, sicurezza, accessibilità, gestione dei rifiuti, cura dell’ambiente urbano, educazione ambientale. La spiaggia, insomma, viene valutata insieme al territorio che la sostiene.
Con Green Key, lo sguardo si allarga. Il turista non incontra la sostenibilità solo quando stende l’asciugamano, ma anche quando prenota una camera, sceglie un campeggio o cena in un ristorante della località. Da qui nasce l’idea di una filiera turistica più responsabile, capace di tenere insieme amministrazioni, operatori privati e comunità locali.
Nel 2026 questo passaggio si lega anche ai Piani di Azione per la Sostenibilità, richiesti ai comuni Bandiera Blu per il triennio 2025-2027. I macro-obiettivi sono cinque: mobilità sostenibile, città e comunità sostenibili, tutela della biodiversità terrestre, protezione degli ecosistemi marini e contrasto al cambiamento climatico. Secondo i dati citati da Mazza, i comuni che hanno lavorato su tutti e cinque gli obiettivi sono passati dall’81% del 2025 al 94% del 2026. Un salto netto. E concreto.
Viaggiatori, operatori e residenti: cosa cambia davvero
Per i viaggiatori, l’intesa tra Bandiere Blu e Green Key può rendere più semplice scegliere destinazioni e strutture che dichiarano attenzione all’ambiente. Il punto non è cercare una vacanza “perfetta”, espressione spesso vaga. È avere riferimenti più chiari: mare controllato, servizi pubblici adeguati, strutture ricettive impegnate su consumi, rifiuti e informazioni agli ospiti.
Per gli operatori turistici, invece, la direzione è meno facoltativa di quanto possa sembrare. Chi lavora in una località premiata con la Bandiera Blu può contare su una reputazione forte, ma viene anche spinto ad alzare gli standard. Un albergatore di costa, davanti a clienti sempre più attenti, non può limitarsi a dire “siamo green”. Deve dimostrarlo. Nelle bollette, nei fornitori, nelle procedure, persino nel modo in cui racconta il territorio.
Le comunità locali sono il terzo pezzo della questione. Una destinazione più sostenibile non riguarda solo chi arriva per una settimana ad agosto, ma anche chi vive lì tutto l’anno. Depuratori efficienti, raccolta dei rifiuti, piste ciclabili, aree pedonali, verde urbano e spiagge accessibili incidono sulla qualità della vita quotidiana. E quando questi elementi funzionano, il turismo pesa meno. L’impatto non scompare, certo. Però diventa più gestibile, più trasparente, più condiviso.

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