La Bandiera Blu 2026 è stata assegnata il 14 maggio a Roma dalla Foundation for Environmental Education a 257 località costiere italiane, 87 approdi turistici e 525 spiagge. Il riconoscimento arriva prima della stagione balneare e premia chi ha rispettato standard precisi su ambiente, servizi e qualità delle acque.
Per molti turisti è, semplicemente, il segnale che il mare è pulito. In realtà dietro quel vessillo c’è molto di più: analisi scientifiche, depurazione, sicurezza, accessibilità, gestione comunale e scelte sul territorio. Una bella spiaggia non basta. E spesso è proprio questo il punto più difficile per i Comuni.
I 33 criteri FEE: non basta una spiaggia da cartolina
Per ottenere la Bandiera Blu, una località deve rispettare 33 criteri internazionali fissati dalla FEE, l’organizzazione non profit con sede in Danimarca e presente in 85 Paesi. Si parte dalla qualità delle acque di balneazione, ma il giudizio non si ferma al mare.
Conta quello che succede sulla costa e, spesso, anche qualche chilometro più indietro: gestione del territorio, servizi, sicurezza dei bagnanti, informazione ambientale e capacità del Comune di programmare gli interventi nel tempo. Durante la cerimonia a Roma, FEE Italia ha ricordato che il vessillo non viene assegnato “alla cartolina”, ma a un sistema locale che deve reggere. Una spiaggia può essere bella, affollata, persino famosa. Ma se mancano controlli, servizi essenziali o politiche ambientali solide, la candidatura si indebolisce.
Nel 2026 le località costiere premiate sono salite a 257, undici in più rispetto all’anno precedente, con 14 nuovi ingressi e 3 Comuni non confermati. Un numero che racconta una crescita, certo, ma anche una selezione. La Liguria resta prima con 35 Comuni premiati, mentre la Calabria segna quattro nuove entrate e fa il salto più evidente.
Il ruolo delle Arpa: quattro anni di analisi prima del sì
Il primo passaggio, quello più tecnico, passa dalle Arpa, le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Sono loro a svolgere le analisi sulle acque seguendo le regole fissate dalle norme italiane ed europee.

Come si conquista una Bandiera Blu: dentro i criteri che valutano spiagge e comuni
Per concorrere alla Bandiera Blu, le acque devono risultare eccellenti per quattro anni consecutivi. Dunque non basta una buona stagione, magari aiutata dal meteo o da una minore pressione turistica. Serve continuità. Campione dopo campione. Le verifiche riguardano parametri microbiologici e condizioni igienico-sanitarie, con prelievi nei punti di balneazione indicati dalle autorità competenti. È qui che l’impressione del bagnante, spesso legata al colore dell’acqua o alla presenza di alghe, incontra il dato scientifico. “La trasparenza è solo una parte del discorso”, ricordano da anni i tecnici ambientali quando presentano i risultati della stagione. Un mare limpido può non bastare. E un litorale ordinato può nascondere problemi a monte.
Nel 2026 hanno avuto un peso anche i Comuni lacustri, con 23 località premiate e il nuovo ingresso di Limone sul Garda, in Lombardia. Un segnale non secondario: il programma riguarda non solo le coste marine, ma anche laghi e approdi turistici.
Depurazione, rifiuti e accessibilità: qui si gioca la differenza
Superato il requisito della qualità dell’acqua, entrano in campo gli aspetti più concreti della gestione: depurazione, allacci fognari, raccolta differenziata, rifiuti, pulizia degli arenili, accessibilità e sicurezza. Sono elementi che in una foto estiva si vedono poco, ma pesano molto nella valutazione finale. La FEE guarda al funzionamento degli impianti di depurazione, alla percentuale di utenze collegate alla rete fognaria, alla presenza di contenitori per i rifiuti e alla capacità di mantenere la spiaggia pulita anche nei giorni di maggiore afflusso.
Poi ci sono i servizi: bagni, docce dove previste, assistenza ai bagnanti, cartelli, informazioni sulla qualità delle acque e percorsi accessibili. Una rampa sistemata male, un cartello che manca, un servizio non garantito possono contare più di quanto si pensi. Dal 2025, inoltre, i Comuni candidati devono presentare un Piano di Azione per la Sostenibilità per il triennio 2025-2027. Il documento riguarda mobilità sostenibile, biodiversità, ecosistemi marini, comunità sostenibili e contrasto al cambiamento climatico.
Secondo Claudio Mazza, presidente della FEE Italia, i Comuni che hanno lavorato su tutti e cinque i macro-obiettivi sono passati dall’81% del 2025 al 94% nel 2026. “Più impegni, più progettualità, più qualità, più struttura e più metodo”, ha spiegato Mazza.
Quando la Bandiera Blu si perde: controlli e requisiti da confermare
La Bandiera Blu non è un titolo acquisito per sempre. Si può perdere, se gli standard non vengono mantenuti. Nel 2026, accanto alle 14 nuove località premiate, ci sono stati 3 Comuni non confermati: un avviso molto concreto per le amministrazioni. La revoca o la mancata conferma può dipendere da diversi fattori: acque non più classificate come eccellenti, servizi insufficienti, problemi di sicurezza, gestione ambientale carente o documentazione non adeguata. In alcuni casi si tratta di criticità temporanee. In altri, di problemi più profondi, che richiedono investimenti e tempi lunghi.
Il controllo, spiegano dalla FEE, non finisce con la consegna del vessillo durante la cerimonia. La località deve mantenere le condizioni dichiarate anche durante la stagione, quando arrivano i turisti e i servizi vengono messi davvero alla prova. È lì, tra parcheggi pieni, stabilimenti affollati e raccolta dei rifiuti nel tardo pomeriggio, che il riconoscimento mostra il suo valore reale. La novità del 2026 è anche la sinergia tra Bandiera Blu e Green Key, il marchio FEE dedicato a hotel, campeggi, B&B e ristoranti sostenibili. L’obiettivo è collegare la qualità delle località balneari a quella delle strutture ricettive. Perché una spiaggia pulita, da sola, ormai non racconta più tutto il viaggio.

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