Deficit al 3,1%, segnale per la manovra: cosa rischia il governo

Palazzo delle Finanze, sede del Ministero dell'Economia a Roma

Il numero che Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia aspettavano per misurare i margini della prossima legge di bilancio e’ arrivato: il deficit 2025 resta al 3,1% del Pil. La revisione dei conti nazionali diffusa da Istat il 22 settembre non consegna quindi la soglia psicologica e politica che il governo sperava di poter usare per accelerare l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

Il dato non significa che i conti pubblici stiano peggiorando: rispetto al 2024 il rapporto deficit/Pil scende dal 3,4% al 3,1%, mentre il Pil reale 2025 viene rivisto al rialzo allo 0,6%. Ma la conferma del 3,1% lascia l’Italia sopra la linea del 3% e sposta il messaggio politico: la manovra dovra’ essere costruita con prudenza, selezionando le misure e rinviando al 2027 l’obiettivo di una normalizzazione piu’ piena con Bruxelles.

Palazzo delle Finanze, sede del MEF a Roma. Foto: Nicholas Gemini/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

Perche’ il 3,1% pesa sulla manovra

La partita e’ tecnica, ma l’effetto e’ molto concreto. Se il rapporto tra deficit e Pil fosse sceso sotto il 3%, il governo avrebbe potuto rivendicare un anticipo simbolico nell’uscita dal percorso europeo aperto sul disavanzo. Con il 3,1%, invece, resta il vincolo politico di una manovra ordinata: poche bandiere costose, coperture piu’ visibili e maggiore attenzione alla traiettoria della spesa.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di rammarico, precisando che l’Italia non uscira’ anticipatamente quest’anno dalla procedura ma potra’ farlo nel 2027. E’ un passaggio rilevante perche’ arriva mentre maggioranza e governo stanno mettendo in fila dossier sensibili: interventi sul carico fiscale, caro energia e carburanti, sanita’, pensioni, famiglie e possibili misure per la casa.

Il punto politico e’ che ogni misura dovra’ superare una domanda semplice: produce un beneficio riconoscibile senza mettere in discussione il sentiero di rientro? Se la risposta non e’ chiara, il rischio e’ che la proposta resti fuori o venga ridotta.

Il dato Istat: crescita rivista, ma pressione fiscale in salita

Nel comunicato sui conti economici nazionali, Istat indica un Pil ai prezzi di mercato pari a 2.265.003 milioni di euro, con una revisione al rialzo rispetto alla stima di marzo. Anche il Pil in volume viene corretto positivamente: +0,6% nel 2025, un decimo in piu’ della stima precedente.

La revisione non cambia pero’ il punto piu’ delicato per i conti pubblici: l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche resta al -3,1% del Pil. Il saldo primario migliora allo +0,8%, mentre la pressione fiscale sale al 42,9%, in aumento di 0,7 punti rispetto al 2024. Tradotto: lo Stato incassa di piu’ in rapporto alla ricchezza prodotta, ma il costo del debito e l’obbligo di mantenere credibile la correzione continuano a pesare.

Sede dell’Istat in via Cesare Balbo a Roma. Foto: Jordiferrer/Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0.

Cosa cambia per governo, Parlamento e cittadini

Per il governo cambia il tono della trattativa interna. La maggioranza potra’ comunque mettere in campo misure mirate, ma il margine politico per una manovra espansiva si restringe. Le priorita’ dovranno essere gerarchizzate: un intervento su tasse o bollette puo’ competere con sanita’ e pensioni; un aiuto alle imprese puo’ richiedere coperture che limitano altri capitoli.

Per il Parlamento si apre una fase di emendamenti piu’ selettiva. Quando lo spazio e’ limitato, le modifiche che non hanno coperture solide diventano piu’ fragili. Per i cittadini l’effetto non sara’ immediato domani mattina, ma si vedra’ nella forma della legge di bilancio: bonus piu’ mirati, platee piu’ ristrette, soglie Isee o requisiti piu’ stringenti, e meno spazio per promesse generalizzate.

Il rischio politico: troppe attese, poche risorse

Il problema non e’ soltanto contabile. Dopo mesi di annunci su caro vita, fisco, carburanti, sanita’ e sostegni alle famiglie, il governo deve evitare che la manovra sembri piu’ piccola delle attese. Il dato Istat fornisce una giustificazione tecnica alla prudenza, ma non cancella la pressione politica di categorie, partiti e territori.

Il nodo sara’ la capacita’ di spiegare le scelte: perche’ una misura entra e un’altra resta fuori, perche’ alcune platee vengono protette e altre no, perche’ il rientro dal deficit viene considerato una condizione per non pagare interessi piu’ alti. Senza questa chiarezza, il 3,1% rischia di diventare uno slogan di scontro piu’ che un indicatore di finanza pubblica.

Conclusioni finali

Il verdetto Istat non ribalta i conti, ma ridisegna il racconto della manovra. L’Italia cresce un po’ piu’ di quanto stimato a marzo, migliora il saldo primario e riduce il deficit rispetto al 2024. Tuttavia resta sopra il 3% e deve rinviare l’uscita anticipata dalla procedura europea.

Per il governo il messaggio e’ netto: la prossima legge di bilancio potra’ avere misure politicamente riconoscibili, ma dovra’ essere piu’ chirurgica che generosa. La vera prova sara’ trasformare un vincolo contabile in scelte comprensibili, evitando che la prudenza sembri immobilismo.

Fonti

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Autore: Redazione

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