Per Mimmo (Lucano)

| 1 Dicembre 2021 | Tag:, , , , , , , , ,

Partiamo dalla fine: il sindaco di Riace  Domenico Lucano detto “Mimmo” è stato condannato dal tribunale di Locri a 13 anni e due mesi di carcere e a pagare un’ammenda di ca. 750 mila euro.  La sentenza integrale  la trovate a questo link dove trovate anche  un secondo collegamento che Vi permetterà di leggere integralmente anche la requisitoria dei pubblici ministeri al processo. 

Lungi da noi entrare nel merito delle carte e delle indagini che hanno portato all’incriminazione e poi alla condanna dell’ex primo cittadino di Riace. Saranno i giudici nei vari gradi di giudizio  a pronunciarsi nel merito, come è giusto che sia.  Noi stiamo e staremo sempre con Mimmo, come abbiamo avuto già modo di testimoniare, per quello che ha fatto realizzando il cosiddetto “modello Riace”.

La varietà, la diversità, la disomogeneità, le pratiche più  disparate, le persone e le loro esperienze, la fusione di conoscenze, il semplice parlarsi in gruppo e perseguire un medesimo obiettivo,  rappresentano un bellissimo modo per essere “società”. Il mondo globale è certamente un posto veloce – forse troppo –  dove tutti siamo interconnessi e possiamo condividere la nostra conoscenza, ma è anche un mondo in cui assieme alla conoscenza dovrebbero essere condivisi alcuni valori – quelli che ci rendono animali sociali – e non quelli che ci accomunano alle bestie feroci. In caso contrario  con la stessa velocità e pervasività tipiche del mondo globale ad essere condivisi ben presto saranno  soltanto i sentimenti peggiori che albergano dentro alla specie umana. Un esempio fulgido per ragionare in modo lucido del nostro “presente sociale”, di come siamo e agiamo nella società,  ci viene da questi quasi due anni di pandemia. Nel modo in cui abbiamo reagito. Nel modo in cui ci siamo comportati. E continuiamo ad agire ancora oggi. In un presente in cui le vaccinazioni sembrano averci fornito un sistema di reazione efficace contro la malattia, ma dove, proprio il nostro essere società e non bestie feroci,  sembra essere l’unico vero modo per fare fronte compatto contro il divenire, ancora molto incerto, della malattia. Il mondo immaginato e poi messo in pratica  a Riace da Mimmo Lucano è stato un po’ questo. Un mondo in cui tutti hanno gli stessi diritti, in cui nessuno viene lasciato indietro, un mondo di inclusione e sviluppo, dove non dominano le tecnologie ma l’essere “umani” sempre e comunque. Un mondo invidiato, e odiato da molti, che non potendo “guadagnarci” hanno preferito annichilirlo. Annullarlo in nome dei propri biechi interessi privati. Immolando sull’altare la vittima sacrificale designata, colui il quale aveva scelto la diversità all’omologazione, l’integrazione all’odio e al rifiuto generalizzato. Le azioni concrete,  alle vuote e inutili parole di circostanza. Ma lasciamo sia lo stesso Mimmo Lucano a spiegarci meglio i vari passaggi della realizzazione del suo “modello Riace” estraendo alcuni passaggi significativi dal suo libro: “Il fuorilegge”

 

 

 

 

“Riace ha costruito la sua storia partendo dalla materia più nobile: l’accoglienza e l’integrazione. Vanno insieme, l’accoglienza non può esaurirsi in ospitalità, una comunità per crescere ha bisogno di abitare il suo territorio, di interagire con ogni aspetto di esso, di costruire dinamiche vitali, durature. Anche dal punto di vista dello Stato, ciò è auspicabile e conveniente. Spesso, finita la fase di accoglienza, le persone diventano manovalanza per la mafia. Quando invece i piccoli governi locali riescono a realizzare un’apertura attraverso la partecipazione, diventa l’occasione più grande da cogliere. Fuori domina l’asfittico scenario in cui proliferano le mafie: l’abbandono, il silenzio e, sullo sfondo, il volto bieco del rancore e della violenza. La povertà è depredata completamente quando viene negato non tanto il possesso, ma i diritti, anche il diritto di non possedere nulla e di essere però riconosciuto come uomo libero.

Come si può pensare che le famiglie vadano avanti in un territorio ostile e difficile? Ho sempre cercato, sin da quando è iniziata l’accoglienza a Riace, di fare in modo che tutti venissero coinvolti in varie attività: l’arricchimento deriva dal coinvolgere i rifugiati come protagonisti nelle dinamiche sociali della comunità. Più forte ed esteso è lo scambio tra rifugiati e comunità autoctona, più si riducono gli spazi per le interferenze delle mafie. La luce del sole è l’unica barriera possibile tra un mondo che spinge alla deriva e un altro che coraggiosamente resiste e risplende”.

 

 

 

le linee guida del modello Riace:

 

a. Restituire dignità al centro storico

b. Recupero delle case e degli spazi abbandonati

c. Creare opportunità per la socializzazione

d. Riaprire le scuole chiuse

e. Recuperare la dimensione di comunità

f. Recuperare il significato di Bene Comune

g. Riempire i contenitori di valori sociali

 

 

le principali azioni realizzate:

 

 

(1) Raccolta Differenziata – raccolta dei rifiuti porta a porta realizzata in groppa agli asinelli

(2) Acqua Bene Comune – Il sindaco impiega fondi pubblici per cercare e trovare una falda acquifera e rendere Riace indipendente dal punto di vista idrico.  Con un atto del Consiglio Comunale viene modificato lo Statuto del Comune per ufficializzare che l’acqua è un bene pubblico e tale deve rimanere. Un atto di indirizzo dell’Ufficio Tecnico del per la realizzazione di un pozzo da mettere a disposizione della comunità.

(3) Scuola – Grazie alla presenza dei figli dei migranti  residenti a Riace,  la scuola che stava per chiudere per mancanza di studenti è stata salvata.

(4) Case – Decine di case abbandonate, lasciate da chi era emigrato all’estero e  rimaste chiuse anche per cinquant’anni: affidate in uso e custodia dai legittimi proprietari  su richiesta del Comune alle famiglie dei migranti ora residenti a Riace.

(5) Trasferimento di competenze e recupero di alcune attività lavorative tipiche –  le piccole botteghe riaprono nel borgo e diventano luoghi di scambio dei saperi e delle competenze, dove le donne e gli uomini di Riace insegnano a chi oggi vive qui a soffiare il vetro, a tessere la ginestra. Vicino al laboratorio di tessitura altre botteghe aperte e altri lavoratori sono all’opera. Quella del vetro produce lampadari, vetri per finestre e gioielli, quella della ceramica preziosi servizi di piatti, e ancora la produzione di olio e marmellate.

(6) Moneta locale – Il sindaco s’inventa una sorta di banconota per sopperire alla lentezza dei fondi pubblici “che per vederli”, lamenta, “ci vogliono sei o sette mesi”. Grazie ai bonus, convertibili in euro, i negozianti del paese possono far credito agli immigrati, così i debiti vengono accumulati e saldati successivamente con l’arrivo dei fondi. “Però nel frattempo si concede agli immigrati il diritto al potere d’acquisto”.

 

 

 

E nonostante la sentenza di condanna, così dura e apparentemente senza scampo. Una sentenza che sembra essere la conseguenza diretta degli esiti delle ripetute ispezioni dei funzionari locali e nazionali sul territorio di Riace. Ispezioni chieste a voce e per iscritto dallo stesso sindaco Mimmo Lucano (???). Un criminale davvero astuto – se possiamo permetterci la notazione. Ebbene dentro a quelle relazioni, e in particolare in alcuni stralci dell’ultimo, e a quanto pare, definitivo, rapporto, sono contenuti passaggi di raro apprezzamento per l’operato del sindaco. Alcuni di questi passaggi, vorremmo sottoporli alla Vs attenzione per completezza dell’informazione:

 

 

 

Il 20 febbraio 2018, dopo cinque giorni dalla richiesta tramite la Procura di Reggio Calabria, la relazione del Cas giunse finalmente in Comune. Quando lessi quella relazione confesso che mi misi a piangere. Qualcuno, da quegli uffici che tanto avevano criticato Riace, era riuscito a comprenderne la portata sul fronte dei valori umani, del dare un senso alla giustizia delle cose

 

“La scuola, ci dice il sindaco, era chiusa, per carenza di alunni. Adesso è di nuovo aperta e funziona. Le insegnanti lavorano e percepiscono il loro onorario. Una scuola senza bambini è la conclusione ingloriosa di un mondo, un universo senza futuro. Riace ha una scuola, degli insegnanti, dei ragazzi che apprendono.

 

 

“Gli ospiti delle case comprano gli alimenti con i loro ‘bonus’, utilizzabili in Riace e che, come tutti sanno, non hanno corso legale fuori da Riace. Ma Riace è così, è un microcosmo strano e composito, che ha inventato un modo per accogliere e investire sul proprio futuro.

 

 

“Seguendo i nostri accompagnatori per le visite a tutte le abitazioni del Cas, passiamo davanti ad alcuni esercizi commerciali. Sono le famose botteghe artigiane di Riace dove si lavora il legno, il vetro, la lana, i tessuti e molte altre cose. In ognuna di queste troviamo un ragazzo (o una ragazza) di Riace ed almeno un o una migrante, tutti nelle rispettive uniformi di lavoro, intenti nelle loro attività quotidiane, frutto di un apprendimento paziente di mestieri antichi, di una bellezza mai spenta.

 

 

 

“Più in basso, per una estensione di svariate decine di metri, sono stati realizzati alcuni terrazzamenti ordinati, in cima ai quali si palesa una specie di aia, con degli asini al pascolo. Servono per la differenziata, ci spiegano, che viene fatta con il metodo della raccolta porta a porta (a dorso di mulo), nelle stradine strette di Riace, dove le automobili non passano.

 

 

 

Questi sono solo alcuni estratti dall’ultimo definitivo rapporto degli ispettori governativi su Riace e le “pericolose” e “sovversive” azioni del suo sindaco. Così come sono state descritte dagli stessi controllori. Il resto è storia. Sono fatti. Un’azione dietro all’altra, per fermare l’azione di Mimmo Lucano, bloccare Riace, annullare il “modello sociale” inventato dal sindaco, accorto e lungimirante, in quel piccolo comune della Locride in provincia di Reggio Calabria.

 

 

 

“Il 21 luglio 2016 il Servizio centrale dello Sprar ha svolto un’ispezione a Riace. Un controllo di routine, previsto dalle attività di monitoraggio. La relazione che ne è scaturita, inviata anche al nostro Comune, alla Prefettura e al ministero dell’Interno, indicava alcune criticità, soprattutto di carattere amministrativo. Si tratta, in genere, di prescrizioni e questioni di carattere tecnico che, nella maggior parte dei casi, non si configurano come reati.

 

 

Le criticità elencate nella relazione riguardavano anche il ruolo del Comune, soggetto attuatore del progetto Sprar. Mi è sembrato molto strano. Ero consapevole che ci fossero alcune delle criticità elencate nel rapporto, ma ero altrettanto convinto degli aspetti positivi, dei punti di forza”.

 

 

“Il 2 ottobre 2017 ricevetti l’avviso di garanzia che diede il via alla mia vicenda giudiziaria. Fui raggiunto dalla Guardia di finanza, che condusse una perquisizione negli uffici del Comune contestandomi i reati di concussione, abuso d’ufficio e frode.

 

 

L’accusa che mi sembrava più strana era quella di “concussione”, nemmeno sapevo cosa significasse la parola. Ho poi scoperto che si tratta di una accusa odiosa. È quando un pubblico ufficiale, come lo è un sindaco, abusa delle sue funzioni per ottenere – illecitamente – denaro o altre utilità. Più che una accusa un marchio di infamia.

 

 

A dicembre, la tensione a Riace aumentò ulteriormente. C’era uno sciopero, i rifugiati occuparono la Statale 106, le farmacie non ci davano più il latte per i bambini, i supermercati non cambiavano più i bonus, mancavano gli alimenti di prima necessità, ci tagliavano la luce nelle case. Sembrava quasi che ci fosse una strategia concordata per far saltare tutto, per spegnere definitivamente il paese simbolo dell’integrazione multietnica in Italia, e forse nel mondo. Era necessario solo resistere. Era in gioco qualcosa di importante da difendere: un ideale politico, una visibilità internazionale, il miraggio di una soluzione alla questione globale dell’immigrazione. Un piccolo paese dell’estremo Sud italiano accendeva una speranza, un raggio di luce in una realtà di sole ombre, come raccontato dalla destra e da parte di chi pensa che l’immigrazione sia il “male” assoluto dei nostri tempi, proponendo una visione del mondo, diversa e libera dalla paura come giustificazione per la difesa del territorio, dall’ossessione di proteggere i confini e dal perenne proclama della necessità di sicurezza, di tutti quei temi manipolati per fare aumentare i consensi politici-elettorali.

 

 

 

“Il 22 dicembre 2017, Becky Moses venne in Comune per chiedermi una carta d’identità. Forse avrei dovuto dirle di andare dai carabinieri a sporgere denuncia per lo smarrimento, ma gliel’ho fatta subito. Ero arrivato a provare un senso di insofferenza rispetto alle formalità, alle fredde procedure burocratiche.

Becky era terrorizzata dal clima d’odio crescente, temeva il rimpatrio

Il 26 gennaio Becky morì bruciata viva nella baraccopoli di San Ferdinando. Le fiamme ridussero il suo corpo a “un lacero grumo senza vita”. Alcuni giorni dopo, qualcuno tra la cenere trovò quella carta d’identità ancora intatta”.

 

 

 

Questo è quanto. Ai tribunali e ai giudici le sentenze e le conseguenze. A Voi la conoscenza dei fatti e il giudizio sugli uomini e sulle azioni degli uomini. A Mimmo onore e sempiterna riconoscenza per aver cercato di cambiare le cose in modo non cruento, dando un’opportunità a coloro che altri respingono e mandano a morte solo perché diversi.

 

 

Per aiutare Mimmo Lucano in questa sua difficile battaglia per la sopravvivenza ci sono alcuni indirizzi a cui potersi rivolgere:

 

 

L’abuso di umanità non è reato. Dona per Mimmo Lucano

Scrivete un messaggio di solidarietà a Mimmo Lucano

 

 

 

 

Non riesco a immaginare quando verrà scritta la parola fine a tutta questa storia. A volte mi chiedo: ma cosa ho fatto? Perché l’ho fatto? Non è una risposta facile. Non c’è una sola risposta. Forse la casualità, le persone che hanno attraversato il mare in una disperata ricerca di salvezza e che sono arrivate qui da noi. Il vento ha scritto la mia storia.

Domenico Lucano

 

 

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