Dal “fight to know” al “right to know”: il FOIA è (quasi!) legge

| 7 agosto 2015 | Tag:, , , , ,

Il Freedom of Information Act (FOIA) non è ancora legge, a dispetto di quello che da più parti è stato scritto e detto. Sono state assegnate le deleghe al Governo, e tra queste c’è anche quella per il FOIA; si tratta di un importante passo avanti, ma da qui a farlo diventare legge manca un passaggio fondamentale: la scrittura del decreto attuativo, che può rilanciare o azzoppare i principi guida alla base del FOIA.
Un passaggio, quello del decreto attuativo, che si spera possa essere aperto alla partecipazione e ai contributi di quella società civile che, attraverso le proprie competenze e passioni, ha di fatto reso possibile tutto questo, portando un acronimo infelice e poco conosciuto al centro dell’agenda governativa e di una riforma pesante come quella della Pubblica Amministrazione.

 

Il testo per un FOIA in Italia nasce da una consultazione pubblica, ma la versione su cui bisognerà lavorare è quella modificata dall’ufficio legislativo del PD. E a leggerla sorgono diversi dubbi.

Foia
Dalle definizioni, ad esempio, si apprende che per “chiunque” si intende “qualsiasi cittadino italiano”. Ma chiunque è chiunque, sia esso italiano o straniero, e sarebbe quindi opportuno estendere in tal senso l’ambito di applicazione della legge. D’altronde, anche un cittadino italiano può utilizzare il FOIA statunitense, proprio in virtù dell’universalità del principio.
Un altro aspetto che genera qualche perplessità riguarda l’art. 5 del testo, dove si legge: “Decorsi inutilmente trenta giorni dalla ricezione della richiesta di accesso da parte dell’amministrazione, questa si intende respinta”. In questo modo si confermerebbe quindi il principio del silenzio-dissenso, mentre in realtà, in caso di diniego, dovrebbe essere la PA a motivarne le ragioni. (Su questo aspetto occorre evidenziare che l’intera riforma sposa invece il concetto di silenzio-assenso, con possibili criticità legate, ad esempio, al rapporto tra le richieste sopraggiunte in determinati ambiti e il personale addetto a espletarle).
Resta poi la questione del segreto di Stato. Per come siamo abituati, potrebbe finire per rientrarci anche la dislocazione nei centri urbani delle rastrelliere porta-bicicletta …
Insomma, siamo di fronte a un’opportunità storica, ma resta ancora molto, delicatissimo lavoro da fare – e si spera di poterlo fare insieme, in modo aperto e collaborativo (visto poi che parliamo di trasparenza e partecipazione): una semplice parola “fuori posto” in sede di scrittura del decreto attuativo potrebbe vanificare un intero principio.

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