Gli articoli-zombie e il ciclo vitale dei contenuti di lunga durata

| 1 agosto 2013 | Tag:, , ,

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L’ uomo costretto a ‘’sposare’’ una capra in Sudan.

 

Il tizio con una pianta di piselli che gli cresce nei polmoni.

 

Il messsicano che getta nel fuoco un topo che, col pelo in fiamme, fugge e ritorna nella casa incendiandola.

 

Sono ‘’articoli-zombie’’ che ritornano dall’ aldilà e schizzano ai primi posti nella classifica dei più letti nei grandi siti di informazione come la BBC.

Come è che succede e che cosa dobbiamo fare?

 

Martin Belam, designer e giornalista, fondatore della società di consulenza Emblem,spiega in un articolo su The Media Briefing che materiali d’ archivio ritenuti ‘’vecchi’’ possono essere una grossa risorsa per i siti online.

 

Zombie2 ‘’Il divario tra il numero di persone che raggiungiamo con i nostri contenuti e il numero di persone che potremmo raggiungere se producessimo di meno ma vendessimo meglio, è immenso’’, dice.  E osserva che allo ‘’stigma attorno a questo tipo di servizi’’ si può contrapporre la convinzione che alcuni contenuti possono essere di lunga durata (longtail content), avere quindi un ciclo vitale diverso e spesso hanno una potente forza di condivisione sociale.

 

 

Ma bisogna dedicare a questa operazione un trattamento intelligente, con algoritmi particolari, ottimizzazioni specifiche, ecc.

 

Certo, dice Belam, non a caso ci chiamiamo ‘’produttori di news’’.

 

L’ intero flusso del nostro lavoro è orientato a produrre la prossima notizia, e poi un’ altra e un’ altra ancora. Raramente ci guardiamo indietro e ci fermiamo a riflettere, a meno che non ci sia un anniversario importante, un compleanno, un matrimonio o una  morte che ci inducono a  riprenderle. Le storie leggere sono considerate spesso noiose e si tratta di cose – si pensa generalmente – che non rendono aggiornato il nostro sito.

 

 

Ma – aggiunge –

 

c’è un rovescio della medaglia in tutto questo. Tutto è nuovo la prima volta che lo si legge. Che differenza può fare in effetti per la reputazione della BBC se la storia del topo in fiamme era dal 2006, se uno non l’ aveva mai letto prima? E le storie che tendono a riaffiorare in questo modo di solito si fondano su qualcosa di profondamente umano – un capriccio del destino, un tourbillon ironico di eventi, qualcosa di assolutamente esilarante. E, soprattutto, qualcosa di condivisibile.

 

Quello che queste storie dimostrano più di ogni altra cosa è il potere della condivisione sociale. Leggetele e vedrete che hanno conquistato una legione di ‘Like’ e di tweet. Hanno quella qualità inconfondibile della storia che uno vorrebbe immediatamente trasmettere a un amico. Se voi poteste imbottigliarla, o produrla su richiesta, i sedicenti esperti di marketing “virale” vi aggredirebbero per ottenerla.

 

Gli editori – lamenta il consulente –

 

non fanno “content marketing” sulle vecchie notizie. Nessuno dice mai “abbiamo fatto questo grande servizio un paio di mesi fa, sono sicuro che possiamo strappare un altro po’ di pagine viste se lo ri-promuoviamo sui social ora”. Ma una delle cose che ho notato durante gli esperimenti di “frictionless sharing” su Facebook e sul Guardian era che singoli articoli potrebbero ottenere letteralmente milioni di pagine viste attraverso un aggressivo social marketing. Credo che il divario tra il numero di persone che raggiungiamo con i nostri contenuti e il numero di persone che potremmo raggiungere se producessimo di meno ma vendessimo meglio, è immenso.

 

 

Belam ammette che

 

culturalmente,  questa è una cosa problematica per un settore sempre di corsa, ma per me una intervista ben fatta per il 50 ° anniversario dei Rolling Stones potrebbe essere sempre una buona lettura, anche molto tempo dopo che il gruppo ha appeso al chiodo le chitarre, e non dovrebbe essere trattata come una ‘notizia vecchia’.

 

E conclude:

 

Dove noi vediamo una imbarazzante vecchia storia intasare la nostra lista dei “più letti”, un’ operazione commerciale più convincente dovrebbe essere costruire una nuova pagina efficace e ottimizzarla di conseguenza. Se improvvisamente ti accorgi di avere un sacco di traffico verso un URL, perché non rifare quella pagina, coinvolgere gli utenti con altri contenuti virali analoghi, ricorrere alle applicazioni, o fare qualsiasi altra cosa, invece di lasciare che una pagina di archivio languisca senza alcun intervento quando può diventare una delle più grandi risorse web che hai?

 

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