Dig.it / Chieffi, la querela preventiva un’ arma potente contro la libertà di stampa

| 31 luglio 2012 | Tag:, , , , , ,

Daniele Chieffi, giornalista esperto di new media

 

Il giornalismo sotto pressione, querele preventive, minacce, intimidazioni, citazioni a giudizio.

 

L’idea del panel è assai chiara, le pressioni cui i giornalisti sono sottoposti nel nostro paese, facendo particolare attenzione a quello che avviene on line. Io ho cercato di documentarmi, ho navigato a lungo in rete e ho scoperto che non esiste una fonte unica di dati in questo senso.

 

 

Per fare il punto sulle questioni in corso bisognerebbe fare il giro di tutti i tribunali per capire quali sono le sentenze di diffamazione e le querele in corso. Ho però trovato, sempre sul web, un post di Alessandro Giglioli  che parlava di blogger alla sbarra e si riferiva all’ ennesima querela di un parlamentare nei confronti di un blogger , Massimo Malerba de Il Post Viola querelato da Franco Mugnai del Pdl .

 

 

In seguito a questo post sono fioccati in brevissimo tempo una miriade di commenti di tanti altri blogger che segnalano situazioni analoghe.

 

Fra i tanti esempi vorrei citare Linda, che scrive: << Sono stata querelata pure io, dalla giornalista Rai Roberta Badaloni per un commento lasciato sul mio blog Italiani Scostumati scritto da un utente anonimo >> oppure, e qui troviamo molte delle problematiche che vorrei approfondire: << Sono Zu, un blogger, e ho tre querele, una delle quali da 50.000 euro per un post sulla mia bacheca Facebook da parte di un giornalista del quale avevo rilevato una dozzina di errori (anche ortografici) in un pezzo e s’è offeso, una dall ’agente Betulla,  e un’ altra da un deputato leghista (quello di “stai zitta handicappata del c.”)() che ha denunciato almeno una dozzina di persone rei di aver commentato una notizia che era in prima pagina in tutti i giornali.

 

La prima storia dura da tre anni, le altre da più di un anno e mi sono già costate 5.000 Euro di avvocati. >>

 

I temi in discussione sono, a mio avviso, sostanzialmente due:

 

1) Esiste una tendenza a utilizzare la leva giudiziaria per zittire i blogger o anche i siti. Che tipo di possibilità di difesa hanno giornalisti e non, in particolare i blogger, che vogliono dire la loro in modo lecito e corretto?

 

2) Il modello di business sul quale si sostiene l’on line in generale rende le imprese editoriali, i giornali, fortemente vulnerabili non solo a un attacco di tipo giudiziario, perchè è ovvio che un blog o un giornale on line che hanno un fatturato di 100 massimo 200 mila euro in un anno siano facilmente “affondabili” da una querela per danni; ma li rende anche particolarmente vulnerabili a una pressione di tipo economico. Piccoli fatturati significano, spesso, debolezza, talvolta inesistenza di capacità contrattuale o negoziale nei confronti delle aziende o degli investitori.

 

Io personalmente sono stato testimone molte volte di atteggiamenti aziendali di tipo intimidatorio: << …li vuoi i soldi della pubblicità, ti interessa la mia pianificazione? Devi scrivere quello che voglio io…viceversa se scrivi qualcosa contro di me ti porto in tribunale!>>

 

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